Fondi europei per l’illuminazione pubblica: irragionevole escludere potenziali beneficiari privati che gestiscono impianti

Fondi europei per l’illuminazione pubblica: irragionevole escludere potenziali beneficiari privati che gestiscono impianti

Nella Sentenza n. 1671 del 25 luglio 2017 del Tar Lombardia, una Società controllata da una Spa, in qualità di proprietaria e gestore di numerosi impianti di illuminazione pubblica installati nel territorio di una Regione, ha impugnato i provvedimenti con i quali la Regione ha approvato l’iniziativa denominata “Interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica degli impianti di illuminazione pubblica e la diffusione di servizi tecnologici integrati”, nella parte in cui viene limitata la partecipazione ai soli Comuni e viene prescritta, quale requisito di ammissibilità dei progetti, la proprietà pubblica degli impianti esistenti ovvero l’acquisizione della disponibilità degli stessi attraverso l’avvio della procedura di riscatto e immissione in possesso prima della presentazione della domanda di partecipazione al bando.

La questione di fondo, oggetto della fattispecie in esame, si incentra sulla legittimità della disposizione che individua nei soli Comuni i soggetti beneficiari dei contributi pubblici in questione, finalizzati al risparmio energetico degli impianti di illuminazione pubblica. I Giudici lombardi rilevano che il cono prospettico per l’esame della questione non può che essere limitato alla concreta situazione di fatto che attiene all’ambito oggetto dell’intervento, ovvero gli impianti di illuminazione pubblica e i relativi soggetti attualmente proprietari, nonché alla modalità di realizzazione dell’intervento pubblico, che si attua attraverso l’erogazione di finanziamenti economici. La fattispecie dei contributi pubblici è inquadrabile, da un punto di vista civilistico, nel paradigma del mutuo di scopo, avente natura consensuale e non reale, che consiste nella circostanza che l’erogazione è finalizzata ad uno scopo che è proprio di entrambe le parti e che obbliga il mutuante a fornire i mezzi finanziari e l’accipiens ad eseguire il programma concordato (a pena di revoca del finanziamento). La realizzazione dello scopo previsto dall’erogazione assume particolare rilievo sotto il profilo causale, in quanto, nel sinallagma contrattuale, costituisce il corrispettivo dell’attribuzione della somma. Lo scopo comune alle parti (necessariamente di rilievo pubblicistico) condiziona strutturalmente l’erogazione delle future somme, essendo elemento costitutivo del contratto. La destinazione delle somme mutuate assurge a elemento di rilevanza causale, venendo a costituire parte inscindibile del regolamento di interessi voluto dai contraenti.

La lente attraverso cui scrutinare la legittimità degli atti impugnati è dunque, secondo i Giudici, la “causa” dell’operazione posta in essere dalla Regione, ovvero “la contrazione dei consumi e dei costi gestionali, e l’abbattimento dell’inquinamento luminoso” dei sistemi di pubblica illuminazione. A fronte di tale finalità e tenuto conto dell’attuale (diversificato) assetto proprietario e della titolarità della gestione dei sistemi non si vede come la limitazione dei soggetti beneficiari ad una sola categoria (i Comuni) e il requisito della titolarità pubblica della proprietà degli impianti possano incidere sulla “causa” dell’operazione e dunque sul raggiungimento dell’obiettivo prefissato dagli atti programmatori a monte, che peraltro nulla impongono sotto tale profilo. In altri termini, la limitazione dei soggetti beneficiari ai soli Comuni non risulta ragionevole e coerente con la finalità dell’intervento. All’irragionevolezza della previsione dei soggetti beneficiari nonché del requisito della necessaria titolarità dell’impianto da parte del Comune richiedente si accompagnano ulteriori profili di contraddizione intrinseca delle previsioni del bando, che rendono ancora più incomprensibili sia la condizione posta ai fini dell’ammissibilità della domanda e sia la limitazione dei soggetti beneficiari. Infatti, un articolo del bando in questione consente che il beneficiario finale del contributo sia il “partner” privato individuato con gara pubblica che realizzi l’intervento e sottoscriva il contratto di rendimento energetico o prestazione energetica.

Tale disposizione dimostra come nella stessa architettura del bando non vi sia una preclusione ad un finanziamento diretto del privato. Si badi che ai fini del raggiungimento dello specifico obiettivo della misura non può assumere rilievo dirimente la circostanza che tale soggetto sia scelto ex post (ovvero dopo la concessione del beneficio economico) tramite gara, rispetto alla circostanza (quale dato della realtà attuale del sistema di illuminazione pubblica) della preesistente proprietà dell’impianto da parte di un soggetto privato. Non si comprende quindi il rapporto logico tra la regola (beneficiari solo i Comuni) e l’eccezione (possibilità di finanziamento diretto anche a soggetto privato).


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