Ici e unità immobiliari di proprietà di un Istituto religioso adibite ad attività didattica

Ici e unità immobiliari di proprietà di un Istituto religioso adibite ad attività didattica

Nella Sentenza n. 13574 del 30 maggio 2017 della Corte di Cassazione, la questione controversa riguarda l’impugnazione di un avviso di accertamento Ici per l’anno 2002, con il quale un Comune aveva contestato l’omesso versamento del Tributo riguardo ad unità immobiliari di proprietà di un Istituto religioso adibite ad attività didattica di Scuola materna ed elementare ed a Casa per ferie, rispetto alle quali la Congregazione reclamava il diritto all’esenzione prevista dall’art. 7, comma 1, lett. i), del Dlgs. n. 504/92.

La Suprema Corte afferma che l’esenzione prevista dall’art. 7, comma 1, lett. i), del Dlgs. n. 504/92, è subordinata alla compresenza di un requisito oggettivo, rappresentato dallo svolgimento esclusivo nell’immobile di attività di assistenza o di altre attività equiparate, e di un requisito soggettivo, costituito dal diretto svolgimento di tali attività da parte di un Ente pubblico o privato che non abbia come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali. La sussistenza del requisito oggettivo deve essere accertata in concreto, verificando che l’attività cui l’immobile è destinato, pur rientrando tra quelle esenti, non sia svolta con le modalità di un’attività commerciale.

I Giudici di legittimità chiariscono che la prova della sussistenza del requisito oggettivo spetta al soggetto che pretende l’applicazione dell’esenzione, precisando che “non può essere desunta esclusivamente sulla base di documenti che attestino a priori il tipo di attività cui l’immobile è destinato, occorrendo invece verificare che tale attività, pur rientrante tra quelle esenti, non sia svolta, in concreto, con le modalità di un’attività commerciale”.


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