La giornata parlamentare – 12 febbraio

La giornata parlamentare – 12 febbraio

La road map elettorale

Mancano poco meno di tre settimane al giorno del voto: i partiti, dopo aver affrontato le turbolenze della fase della composizione delle liste, hanno presentato i propri programmi elettorali e si apprestano a entrare nel vivo della campagna elettorale. Dalla settimana scorsa, in linea con la road map, hanno iniziato a svolgersi i comizi e le riunioni di propaganda elettorale. Domenica18 febbraio scatterà lo stop alla pubblicazione dei sondaggi.

Dopo il voto del 4 marzo, la prima seduta delle nuove Camere sarà convocata a venti giorni dalle elezioni, quindi il 23 marzo. Solo dopo l’elezione dei due Presidenti di Camera e Senato e la costituzione dei gruppi parlamentari sarà possibile per il Capo dello Statoavviare le consultazioni per formare il nuovo governo. L’attuale, guidato dal presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, rimarrà in carica per lo svolgimento degli affari correnti fino al giuramento di quello nuovo che, in caso di risultato chiaro alle elezioni, non potrà comunque entrare in carica prima della prima settimana di aprile.

Berlusconi-Salvini, prove intesa su migranti-sicurezza

Complice la presenza di entrambi alla trasmissione di Rai3 In mezz’ora piùSilvio Berlusconi e Matteo Salvini hanno colto l’occasione per ricucire, almeno formalmente, i rapporti nella coalizione e smentire ogni ipotesi di divisione interna. Il leader della Lega nel salutare il Cavaliere ha ricordato come “siano più le cose che uniscono rispetto a quello che ci divide”; gli ha fatto eco il capo di Forza Italia convinto che sui temi divergenti si troverà una sintesi.

Insomma, a tre settimane dal voto, l’intento dei leader del centro destra, compresa Giorgia Meloni, è quello di mettere da parte i nodi e consolidare il vantaggio della coalizione rispetto agli altri competitor. Il tema su cui i tre sembrano concordare è quello in questo momento più di attualità e cioè la questione della sicurezza. Quindi poco importa se su alcuni capitoli del programma di Governo, come flat tax, rapporto con l’Unione Europea e abolizione o meno della legge Fornero le posizioni siano profondamente diverse.

Ma se sui temi c’è il tentativo di riportare, almeno in apparenza, una sorta di unità, a preoccupare sono gli scenari post elettoralinel caso il centro destra ottenga la maggioranza assoluta dei seggi. Berlusconi è tornato a ribadire che senza una maggioranza rimarrà in carica l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni per riportare immediatamente il paese al voto: affermazioni chiare che però non placano le voci di un accordo tra Forza Italia e Partito Democraticoo quelle di un sostegno della Lega a un governo guidato dal Movimento 5 Stelle. 

Nel Movimento 5 Stelle sarà rivoluzione scontrini

Dopo il clamore suscitato dall’ennesimo caso di mancata restituzione di una parte degli stipendi da parte dei parlamentari e candidati del Movimento 5 Stelle Andrea Cecconi e Carlo Martelli, Luigi Di Maio corre ai ripari con l’idea le procedure per la restituzione di una parte dello stipendio dei parlamentari. 

Sul tavolo dei vertici penta stellati sta prendendo quota una proposta per rendere più snello ed efficiente il sistema. Ecco allora un doppio binario: anzitutto, iter più veloce e tempi più ridotti; poi, niente più versamenti al fondo del micro credito. L’ipotesi è quella di trasformare la quota da restituire da variabile a fissa, una vera e propria rivoluzione che probabilmente farà storcere il naso all’ala più integralista del movimento e quindi sicuramente dovrà essere ratificata dal web tramite la piattaforma Rousseau.

M5S pugno duro contro candidato massone

Ma a scuotere il Movimento 5 Stelle è uno dei candidati alla Camera, l’avvocato Catello Vitiello, in corsa nel collegio uninominale di Campania 3 e risultato in passato, come riportato dal quotidiano Il Mattino, iscritto a una loggia massonica. Appresa la notizia, i vertici grillini lo hanno invitato a ritirare la candidatura, anche se l’interessato, in un lungo comunicato, ha dichiarato che la sua esperienza nella loggia massonica “appartiene al passato, si è conclusa in tempi non sospetti e non per ragioni di opportunismo politico”. Vitiello, che al momento della presentazione della candidatura è stato giudicato in regola con le regole del codice etico del Movimento, ha quindi deciso di non fare nessun passo indietro.

In serata, il M5S ha diffuso una nota nella quale lo diffida dall’utilizzo del simbolo: “Essendosi rifiutato di rinunciare spontaneamente alla candidatura e all’elezione con il M5S, Lello Vitiello viene diffidato dall’utilizzo del simbolo del M5S. Vitiello non può essere eletto con il M5S a causa della sua adesione in passato al Grande Oriente d’Italia e per non averlo comunicato al Movimento 5 Stelle all’atto della candidatura dichiarando quindi il falso”.

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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