La giornata parlamentare – 18 maggio

Dopo che nella giornata di ieri è stato approvato il ddl sull’introduzione del delitto di tortura nell’ordinamento italiano e il ddl relativo ai criteri per l’ esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi, l’Assemblea del Senato tornerà a riunirsi a partire dalle 9.30 per l’esame del ddl sul riconoscimento della lingua italiana dei segni.

Per quanto riguarda i lavori delle Commissioni, la Giustizia proseguirà l’esame del ddl sul Codice antimafia e la Commissione Finanze quello degli Atti europei sulla capacità assorbimento perdite e ricapitalizzazione enti creditizi. La Commissione Lavoro ascolterà i rappresentanti di CGIL, CISL, UIL e UGL sull’affare assegnato relativo all’impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale. La Commissione Sanità svolgerà diverse audizioni sul ddl relativo alle disposizioni anticipate di trattamento.

Per quanto riguarda l’altro ramo del Parlamento, dopo che nella giornata di ieri è stata approvata definitivamente la legge per la tutela dei minori, la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, l’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 9.30 per proseguire l’esame della proposta di legge sulle aree protette. Successivamente si confronterà sulla relazione della Giunta per le autorizzazioni sul procedimento penale nei confronti di Guido Crosetto e discuterà la proposta di legge per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista. Alle 14 il Parlamento sarà convocato in seduta comune per l’elezione di un giudice della Corte Costituzionale.

Quanto ai lavori delle Commissioni, la Affari costituzionali esaminerà la pdl per la modifica del trattamento economico e previdenziale spettante ai membri del Parlamento, la pdl sulle modifiche allo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige/Südtirol in materia di tutela della minoranza linguistica ladina e proseguirà il dibattito sulla revisione della legge elettorale. La Commissione Giustizia proseguirà il confronto sulla pdl relativa alle modifiche al Codice penale, al Codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario e sulla pdl sul reato di propaganda del regime fascista e nazifascista.

La Commissione Bilancio proseguirà l’esame degli emendamenti alla cosiddetta “manovrina economica” ovvero sul decreto relativo alle disposizioni urgenti in materia finanziaria, alle iniziative a favore degli enti territoriali, agli ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e alle misure per lo sviluppo.La Commissione Finanze esaminerà la pdl sulla compensazione e certificazione dei crediti nei confronti delle Pubbliche amministrazioni.

La Commissione Trasporti, in sede riunita con la Attività produttive e la Lavoro, ascolterà i membri del collegio commissariale di Alitalia, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, in merito alle misure volte a fronteggiare gli effetti della crisi della società. La Affari sociali si confronterà, in sede di comitato ristretto sulla pdl per l’impiego delle persone anziane nello svolgimento di attività socialmente utili.

Sulla legge elettorale Matteo Renzi non indietreggia di un millimetro e, quando si profila in Commissione Affari costituzionali della Camera la possibilità di uno slittamento dei tempi per l’approdo in aula, serra le fila dentro e fuori il Partito Democratico: “Dopo mesi di rinvii, la Camera ha deciso di andare in aula il 29 maggio. Questo permetterà di avere tempi contingentati e di approvare la nuova legge nei primi giorni di giugno. Come Partito Democratico lanciamo un appello a tutti gli altri: per favore, non perdete altro tempo. Diteci dei no o dei sì, fate emendamenti, avanzate controproposte. Ma non rinviate ancora la data del 29 maggio”.

Il cosiddetto Rosatellum, 50% maggioritario e 50% proporzionale, è arrivato infatti in Commissione nella serata di mercoledì, dopo che è stato affossato l ‘Italicum Bis a firma dello stesso Mazziotti. Ieri, in un Ufficio di presidenza durato oltre due ore, Mazziotti ha lasciato l’incarico e ha affidato oneri e onori della proposta al Partito democratico a Emanuele Fiano del Pd che sarà il nuovo relatore.

I tempi sono però strettissimi e sarà difficile rispettare la prima scadenza, quella della presentazione degli emendamenti fissata per venerdì alle 15.30. Oggi alle 14.30 è convocato un nuovo Ufficio di presidenza che detterà il timing e Fiano ha già annunciato di voler presentare, già oggi, il testo base alla Commissione.

Il sistema elettorale sposato dal Pd ricalca molto il Mattarellum, corretto però nelle percentuali tra maggioritario e proporzionale e che comunque favorisce e di molto le coalizioni. Confermata la soglia di sbarramento al 5%, spiega Fiano, si avranno “ 303 collegi per Camera, 11 per il Trentino Alto Adige, 1 per la Valle D’Aosta, 12 esteri e 150 collegi del Senato”. Il sistema di voto prevede la scheda unica, per collegio uninominale, nella quale i candidati sono associati a una delle liste della coalizione di riferimento o a una lista in caso non ci sia una coalizione. Quindi l’elettore indicando il nome o la lista o tutti e due dà un voto a colui che vuole far vincere nel collegio uninominale e contemporaneamente aggiunge un voto al conteggio nazionale del riparto proporzionale.

La proposta però non piace agli alleati di Alternativa popolare che parlano di “incomprensibile aggressione del Pd a un partner di Governo sulla legge elettorale”. Ma alla Camera c’è già chi parla di una disponibilità di massima del Partito Democratico ad abbassare la soglia al 3 %, una possibilità che potrebbe avere un effetto positivo sulla Lega Nord, su Ala ma anche sugli alfaniani.

E se alla Camera si conta di chiudere nella prima settimana di giugno, l’incognita resta il Senato dove la tenuta del Partito democratico in termini di numeri corre su un filo di lana: in aula al momento i numeri non sembrano ancora bastare visto che i certi a favore al momento sono 148 (Pd, Lega, Autonomie e Ala).

Non si placano le polemiche politiche all’indomani della pubblicazione della telefonata tra Matteo Renzi e il padre Tiziano sul caso Consip. Molti esponenti del Pd parlano direttamente di un attacco alla democrazia mirato a indebolire l’ex premier e segretario del Pd. La questione riporta al centro del dibattito la delicata questione delle intercettazioni. Ieri è intervenuto anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha ribadito che sulla questione “non c’è mai stata la volontà politica per concordare provvedimenti che mettano fine a questa insopportabile violazione”. Matteo Renzi nega di voler chiedere una stretta sugli ascolti, pur definendo illegittima la pubblicazione della sua telefonata con il padre. E insinua l’ipotesi di un complotto contro il Pd quando afferma che “pur di vedermi politicamente morto c’è chi farebbe di tutto, incluso prove false”.

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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