“Federalismo fiscale”: il punto del Direttore dell’Agenzia delle Entrate su attuazione e prospettive

“Federalismo fiscale”: il punto del Direttore dell’Agenzia delle Entrate su attuazione e prospettive

E’ stato pubblicato sul sito dell’Agenzia delle Entrate il resoconto dell’Audizione parlamentare del 25 settembre scorso del Direttore dell’Agenzia delle Entrate sull’attuazione e sulle prospettive del “Federalismo fiscale”.

Il Direttore, che ha riferito alla Commissione parlamentare per l’attuazione del “Federalismo fiscale”, ha premesso che in un sistema tributario di ampie dimensioni e multilivello, come quello italiano, è sempre necessario conformare ed equilibrare le esigenze di autonomia con quelle di funzionalità del sistema. Da un lato la ricerca della semplificazione, dell’efficienza e della trasparenza nell’amministrazione dei tributi spinge verso ungoverno unitario delle azioni di accertamento e riscossione o, comunque, verso una forte cooperazione interistituzionale, mentre a livello decentrato serve un’autonoma capacitàdecisionale circoscritta dal Legislatore entro determinati limiti e legata a ben precisi ambiti e finalità di attuazione. Necessario è garantire la centralità e l’unitarietà dell’indirizzo e del coordinamento dell’attività amministrativa senza sacrificare i rispettivi ambiti di autonomia degli enti.

La partecipazione dei Comuni all’accertamento dei tributi locali

Si sta sempre più consolidando la collaborazione tra i Comuni e l’Agenzia delle Entrate, in tema di accertamento dei tributi statali, anche grazie alla sottoscrizione di un nuovo Protocollo d’intesa tra l’Agenzia, l’Anci, l’Ifel e la Guardia di Finanza, dello scorso giugno. Il Protocollo ha come obiettivo  rendere uniforme, su tutto il territorio nazionale, il processo di partecipazione dei Comuni all’accertamento dei tributi statali, migliorandolo e rendendolo ancora più efficiente. L’Agenzia, a questo scopo, si concentrerà prevalentemente sulla formazione, sull’aggiornamento e sull’evoluzione delle best practices e sulla predisposizione e diffusione di specifici percorsi metodologici, che permetteranno ai Comuni di trasmettere segnalazioni qualificate di qualità e in numero compatibile con le capacità operative delle Direzioni provinciali dell’Agenzia e dei Reparti della Guardia di Finanza. L’Agenzia e la Guardia di Finanza effettueranno specifici corsi rivolti a operatori dei Comuni. L’Agenzia ha messo in condizione tutti gli Enti locali di accedere alla gran parte dei dati presenti in Anagrafe Tributaria attraverso un’importante infrastruttura informatica, nel rispetto degli standard di sicurezza e di tutela della riservatezza dei dati personali indicati dal Garante della Privacy.

Per consentire agli Enti Locali di trasmettere segnalazioni qualificate all’Agenzia per l’accertamento e il recupero di tributi statali evasi e per migliorare i loro processi interni di analisi del rischio e accertamento dei tributi locali e i loro servizi di assistenza ai cittadini, occorre un’efficace azione di formazione e un confronto costante tra le Direzioni provinciali dell’Agenzia e i Comuni nella fase operativa del processo di partecipazione.

Sono state oltre 66.000 le segnalazioni trasmesse da oltre 900 Comuni dal febbraio 2009 all’agosto 2014. Di queste, quasi 12.000 sono state già trasfuse in atti di accertamento, con oltre 226 milioni di maggiore imposta accertata.

Tra i Comuni più attivi su questo fronte spiccano quelli delle Regioni del Centro-Nord, mentre il processo stenta a decollare nelle Regioni meridionali. Quasi la metà delle segnalazioni comunali riguardano fenomeni evasivi legati al patrimonio immobiliare e consentono:

-all’Agenzia delle Entrate di effettuare recuperi ai fini delle imposte dirette, dell’Iva, delle imposte di registro, ipotecarie e catastali;

-ai Comuni, di effettuare – nell’immediato – recuperi di somme evase ai fini Imu, Tari e Tasi, nonché di ottenere – a regime – un aumento della compliance dichiarativa dei propri cittadini sui tributi locali.

Gli altri ambiti delle segnalazioni comunali sono l’individuazione dei beni indice di capacità contributiva, delle fittizie residenze all’estero e delle finte attività non profit.

Ricordiamo che ilDlgs. n. 23/11 ha innalzato al 50% la quota di compartecipazione al gettito derivante dall’accertamento dei tributi statali a seguito di segnalazioni comunali e, poi, il Dl. n. 138/11 ha portato tale quota al 100% per il solo triennio 2012-2014: pertanto, salvo interventi legislativi specifici, a partire dal1º gennaio 2015 la quota di compartecipazione tornerà ad attestarsi al 50%.

In allegato al resoconto è inserito un prospetto dove sono riepilogate, distinte per anno e per Regione, le maggiori somme, relative a tributi statali, riscosse a seguito di accertamenti effettuati a seguito a segnalazioni qualificate dei Comuni.

Le convenzioni per la gestione di Irap e Addizionale regionale all’Irpef

L’Agenzia fornisce alle Regioni e agli Enti Locali la propria competenza e le proprie strutture stipulando specifiche convenzioni per la gestione dei tributi di questi Enti.

L’affidamento all’Agenzia della gestione tecnico-operativa delle imposte regionali consente di amministrare efficientemente il tributo, garantendo l’uniformità dei rapporti con il contribuente, e di rispettare gli ambiti di autonomia riconosciuti dalle norme. Le attività regolate dagli accordi sono varie: assistenza ai contribuenti alla liquidazione delle imposte sulla base delle dichiarazioni presentate, accertamento, contenzioso, riscossione ed erogazione dei rimborsi.Il modello di gestione dei tributi basato su convenzioni realizza economie di gestione, senza duplicare le strutture e consente d’incrementare l’efficienza e la qualità dei servizi ai cittadini.

Fare amministrazione” con queste modalità consente di rispettare le politiche sempre più ferree di “Spendingreview” e l’esigenza di semplificazione nei rapporti con i contribuenti.

In materia di Irap, le strategie devono ispirare le attività di assistenza, di controllo e di contenzioso nei confronti dei contribuenti con domicilio fiscale nella regione. Attualmente sono convenzionate 18 Amministrazioni, rappresentative di oltre il 90% dei soggetti passivi Irap.

La riscossione coattiva degli Enti pubblici territoriali

Il sistema di riscossione coattiva degli Enti pubblici territoriali presenta un quadro normativo complesso e disarmonico; in proposito è intervenuta la “Legge-delega fiscale” (Legge n. 23/14) per rivedere e semplificare il quadro normativo.

L’Agenzia delle Entrate è interessata all’individuazione di un modello di riscossione degli Enti Locali centrato sulla chiarezza e sulla trasparenza per i contribuenti che sappia anche tenere in considerazione le ripercussioni sull’assetto organizzativo del Gruppo Equitalia. Quest’ultimo non si occuperà più della riscossione locale a partire dal 2015.

La Legge-delega intende attribuire agli Enti Locali il servizio della riscossione delle loro entrate, con l’obiettivo di ottenere controlli più stringenti e un corretto e regolare afflusso delle entrate.

Le nuove norme delegano il Governo a trovare delle soluzioni che possano valorizzare le competenze tecniche, organizzative e specialistiche in materia di entrate degli Enti Locali accumulate presso le aziende del Gruppo Equitalia. E’ necessario individuare una strategia che permetta sia agli Enti Locali sia al Gruppo Equitalia di programmare per tempo le attività e consentire un ordinato svolgimento della riscossione.

Il Direttore sostiene che l’Agenzia è disponibile a fornire le proprie competenze tecniche per individuare soluzioni, al fine di ottenere risultati riguardo:

– alla previsione di un maggior coinvolgimento e responsabilità degli Enti Locali nell’attività di indirizzo della riscossione coattiva delle proprie entrate;

– al conseguimento di economie di scala e di scopo per gli attuali attori della fiscalità locale, massimizzando i volumi di riscossione ed evitando duplicazioni di attività e sprechi di risorse pubbliche;

– all’individuazione della corretta riallocazione delle risorse materiali e organizzative attualmente dedicate alla riscossione delle entrate locali, a garanzia dei livelli occupazionali e dei livelli di servizio.

Ogni soluzione individuata, comunque, dovrà assicurare continuità all’attività di riscossione, attraverso una disciplina chiara per la sorte dei carichi già affidati ai soggetti incaricati della riscossione delle entrate locali, così da evitare ogni incertezza e potenziale contenzioso.

Fabbisogni standard”per gli Enti Locali

La Sosenel dicembre scorso ha concluso il calcolo dei “fabbisogni standard” delle funzioni fondamentali dei Comuni e delle Province delle Regioni a statuto ordinario. I “fabbisogni standard” rappresentano il peso specifico di ogni Ente Locale in termini di fabbisogno finanziario, sintetizzando in un coefficiente di riparto i fattori di domanda e offerta, estranei alle scelte discrezionali degli amministratori locali, che meglio spiegano i differenziali di costo e di bisogno lungo tutto il territorio nazionale.

Con l’intento di arginare il rischio di una carenza informativa legata al calcolo dei fabbisogni standard basato su tecniche statistiche, le informazioni desumibili dalle fonti ufficiali (Certificati di Conto Consuntivo, Ministero dell’Interno, Istat, Ancitel, Miur, Agenzia delle Entrate – Area Territorio, ecc.) sono state integrate con nuovi dati ottenuti inviando a tutti gli Enti dei questionari ad hoc.

Attraverso l’uso strategico dei questionari dei “fabbisogni standard” si è strutturata una nuova banca-dati che consente l’analisi dettagliata degli output, degli input, delle modalità di gestione e delle scelte organizzative adottate nel processo di produzione dei servizi locali da parte dei governi locali.

Il calcolo dei “fabbisogni standard” rappresenta il primo e imprescindibile passo verso un nuovo sistema perequativo non più legato al criterio della spesa storica, che si è rilevato una fonte di iniquità nella distribuzione delle risorse e una causa di inefficienza nella gestione della spesa da parte dei governi locali.

Già a partire dal prossimo anno, sulla base del “fabbisogno standard” e della capacità fiscalestandard di ogni singolo Ente Locale, sarà possibile individuare, in modo equo e tenendo conto delle reali necessità e possibilità, una corretta ripartizione del “Fondo di solidarietà comunale”.

La determinazione dei “fabbisogni standard” ha contribuito ad ampliare in misura importante il patrimonio informativo di supporto al decisore politico, sia in un’ottica d’individuazione dei processi di gestione dei servizi pubblici locali più efficienti, sia di definizione dei livelli essenziali delle prestazioni delle funzioni fondamentali, di cui all’art. 117, comma 2, lett. m) e p), della Costituzione.

Per quanto riguarda le Province, dove i “fabbisogni standard” sono di fondamentale importanza per la corretta riallocazione delle funzioni provinciali, in attuazione della Legge n. 56/14, è stato predisposto con l’Upi un nuovo questionario, pubblicato il 9 aprile 2014 e ora in fase finale di compilazione.

Per quanto riguarda i Comuni il nuovo questionario, costruito dall’Agenzia delle Entrate insieme all’Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel Fondazione Anci) è in fase finale di costruzione e in  pubblicazione per il mese di ottobre 2014.

Le principali attività complementari legate ai “fabbisogni standard”Sose ha fatto confluire i dati raccolti per la determinazione dei “fabbisogni standard” nella Business intelligenceopencivitas, uno strumento online di esplorazione, benchmarking e simulazione dei dati dei Comuni, delle Unioni di Comuni e delle Province. Questo strumento consente ai cittadini e agli Amministratori locali di monitorare il fabbisogno finanziario e la performance di tutti gli Enti Locali italiani delle Regioni a statuto ordinario, confrontando il posizionamento del proprio Ente rispetto agli altri, così da rendere più facile il controllo dei cittadini e supportare gli Amministratori locali nell’individuazione delle strategie di gestioneper l’erogazione più efficiente dei servizi.


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