Abuso di contratti a tempo da parte di un Comune: l’indennità da corrispondere al dipendente è pari ad un massimo di 12 mensilità

Abuso di contratti a tempo da parte di un Comune: l’indennità da corrispondere al dipendente è pari ad un massimo di 12 mensilità

Nell’Ordinanza n. 17100 dell’11 luglio 2017 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità si esprimono in tema di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di un’Amministrazione. In particolare, nel caso di specie, la Suprema Corte ha accolto in parte il ricorso di un Comune che era stato condannato a corrispondere 15 mensilità al dipendente a titolo di risarcimento commisurato alla mancata reintegra nel posto di lavoro.

I Giudici di legittimità chiariscono che, nel regime del lavoro pubblico contrattualizzato, in caso di abuso del ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato da parte di una Pubblica Amministrazione il dipendente che abbia subìto la illegittima precarizzazione del rapporto di impiego ha diritto, “fermo restando il divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato posto dall’art. 36, comma 5, del Dlgs. n. 165/01, al risarcimento del danno previsto dalla medesima disposizione con esonero dall’onere probatorio nella misura e nei limiti di cui all’art. 32, comma 5, della Legge n. 183/10, e quindi nella misura pari ad un’indennità onnicomprensiva tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 della Legge n. 604/66”.


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