Aran: la Corte ne analizza l’attività 2016-2019

La Corte dei conti ha reso nota la Delibera n. 23 del 31 dicembre 2020, della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, la quale ha analizzato l’attività svolta dall’Aran per il quadriennio 2016-2019, con l’aggiornamento di alcuni dati al 2020, esaminando l’andamento della gestione finanziaria, il gettito della contribuzione, cui è tenuta ciascuna Amministrazione rappresentata, e le risultanze di bilancio. L’attività contrattuale dell’Agenzia risulta ripresa dopo la lunga pausa di blocco dei contratti del pubblico impiego, seppur lentamente, nel corso del 2016. Per quanto riguarda la fase della riscossione delle entrate da parte dell’Agenzia, si evidenzia che le stesse sono andate diminuendo negli ultimi anni, sebbene in percentuale limitata, in quanto legate al numero di personale occupato nella Pubblica Amministrazione e soggetto al contributo. Infatti, la limitazione delle assunzioni e il mancato turn-over dei dipendenti pubblici, attuato da una serie di norme (Legge n. 244/2007, Dl. n. 112/2008, Dl. n. 78/2010, Dl. n. 98/2011) ha prodotto una diminuzione del numero complessivo dei dipendenti pubblici. Al contrario, come noto, ha fatto salire l’età media del personale presente nella Pubblica Amministrazione. I proventi dell’Agenzia, nonostante le riduzioni intervenute, sono scesi di poco perché, contemporaneamente, altri soggetti hanno goduto delle funzioni di rappresentanza dell’Agenzia, come gli Ordini e i Collegi professionali. Per quanto concerne le spese sostenute dall’Agenzia per provvedere alla sua gestione, esse sono rientrate, anche in ragione dei vincoli normativi, nel budget annuale disponibile, costituito dalle entrate ordinarie da contributo (per la quasi totalità) e straordinarie. Il surplus accumulato negli anni ha determinato un avanzo di amministrazione, a fine esercizio 2019, di oltre 31 milioni di euro (di questi, circa 7 milioni risultano accantonati per spese con vincolo di destinazione). In base a quanto sopra, la Corte dei conti invita l’Agenzia ad adottare una nuova soluzione che sia “improntata a criteri di economicità e che tenga conto, da un lato, della minor necessità di spazi nell’ottica di favorire il ricorso al lavoro agile anche dopo il periodo emergenziale e, dall’altro, della possibilità di rinegoziare il contratto d’affitto”. Tra le raccomandazioni, la Corte dei conti invita l’Aran a favorire la corretta ed effettiva applicazione anche ai lavoratori in smart working dell’art. 40, comma 4-bis, del Dlgs. n. 165/2001, il quale prevede che “i Contratti collettivi nazionali di lavoro devono prevedere apposite clausole che impediscono incrementi della consistenza complessiva delle risorse destinate ai trattamenti economici accessori nei casi in cui i dati sulle assenze evidenzino significativi scostamenti rispetto a dati medi annuali nazionali o di Settore”.