Armonizzazione: Audizione del Presidente della Corte dei conti sulla “bozza” di Decreto correttivo del Dlgs. n. 118/11

di Luciano Fazzi

Lo scorso mese di maggio 2014 si è tenuta, presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del Federalismo fiscale, l’Audizione del Presidente della Corte dei conti sul Decreto legislativo avente ad oggetto “Disposizioni integrative e correttive del Dlgs. 23 giugno 2011, n. 118, in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli Enti Locali e dei loro Organismi” (la Corte si era già pronunciata nel 2011 sull’originario Schema di Decreto n. 118/11).
Il Decreto correttivo infatti era atteso in vista dell’entrata a regime, a partire dal 1° gennaio 2015, dell’armonizzazione dei sistemi contabili per tutti gli Enti territoriali e dovrebbe essere approvato definitivamente entro l’estate.
Il Presidente della Corte, in primo luogo, esprime considerazioni generali in merito ai principi fondamentali dell’armonizzazione finalizzati alla necessità, confermata anche dalla Direttiva comunitaria 8 novembre 2011, n. 2011/85/Ue, di addivenire ad un’omogeneizzazione dei bilanci e delle regole contabili dei vari Enti della P.A. al fine di favorire la trasparenza dei conti pubblici, il rispetto degli equilibri e dei vincoli di finanza pubblica, il consolidamento dei conti tra gli Enti e gli Organismi partecipati e controllati (per una conoscenza puntuale degli effetti di finanza pubblica non solo sugli Enti territoriali, ma anche sui loro Organismi gestionali).
La relazione del Presidente della Corte successivamente passa in rassegna le problematiche che l’armonizzazione, con le sue regole, prevede di superare: fare chiarezza sulle posizioni debitorie degli Enti territoriali (vedasi il Dl. n. 35/12), dare soluzioni alla problematica legata alla presenza “patologica” di ingenti residui attivi nei bilanci degli Enti, porre vincoli alle risorse in bilancio a presidio di eventuali inesigibilità o passività potenziali (vedasi “Fondo crediti di dubbia esigibilità” e “Fondo rischi”), gestire e programmare il flussi monetari fino ad addivenire al corretto utilizzo dei Fondi vincolati.
Scendendo nel particolare di alcune problematiche sopra ricordate, la Corte sottolinea, ad esempio, il forte impatto del “Fondo crediti di dubbia esigibilità” sul bilancio degli Enti; il principio contabile della competenza finanziaria “potenziata” prevede che, a garanzia degli equilibri, venga appostata in bilancio una voce (calcolata secondo dettagliate modalità previste dal principio stesso) che, secondo la Corte, “potrà accompagnare le Amministrazioni in disavanzo nascosto (per effetto della inesigibilità di residui attivi), verso una condizione di equilibrio effettivo, mentre aiuterà gli Enti in sostanziale equilibrio a mantenere tale situazione di virtuosità, sterilizzando ogni utilizzo improvvido di risorse non riscuotibili”. Non va tuttavia dimenticato, come successivamente ricordato sempre dall’alto Magistrato della Corte, che la costituzione del Fondo secondo le indicazioni del principio può determinare un disavanzo di bilancio la cui entità non è da trascurare, vista la diffusa abitudine, da parte degli Enti Locali, di conservare crediti tra i residui attivi che, sebbene scaduti, sono di dubbia o di difficile esazione. L’obbligo di costituzione del Fondo opera infatti anche se il risultato di amministrazione non è capiente o è negativo e, in tal caso, si genera il disavanzo di amministrazione.
Altro aspetto toccato dalla Corte riguarda la nuova modalità di accertamento e di impegno di entrate e di spese alla luce del principio applicato della contabilità finanziaria. Gli effetti del “disallineamento” negli effetti della scadenza tra entrate e spese può avere effetti sull’avanzo di amministrazione, ma soprattutto rende necessario l’utilizzo del “Fondo pluriennale vincolato”. Tale Fondo consta in un saldo finanziario formato solo da entrate correnti vincolate e da entrate destinate al finanziamento di investimenti, accertate e imputate negli esercizi precedenti a quelli d’imputazione delle relative spese (salvo le eccezioni previste dal principio contabile, vedasi ad esempio gli impegni derivanti dal conferimento di incarichi legali e la spesa del personale in occasione del riaccertamento straordinario dei residui, limitatamente alla premialità e al trattamento accessorio), in grado di garantire gli equilibri di bilancio nonostante lo “sfasamento” temporale tra la manifestazione dell’entrata ed il sostenimento della spesa.
Una raccomandazione viene fatta agli Enti per quanto riguarda il monitoraggio e la realizzazione delle entrate. In base a quanto stabilito dai nuovi principi contabili, la regolare riscossione delle entrate diventa elemento indispensabile a presidio, sia del “mantenimento degli equilibri”, che “a garanzia della veridicità delle risultanze finali del conto del bilancio”.
Capitolo a parte è rappresentato dall’ordinamento contabile del Comparto Regioni, anch’esso interessato dalle novità del Dlgs. n. 118/11 e regolamentato in uno specifico Titolo del revisionato Decreto. Già da tempo la Corte aveva sollevato il problema che le Regioni, in virtù di una malintesa autonomia legislativa, si erano dotate di ordinamenti e regole contabili diversi l’una dalle altre. La Corte sottolinea come, pur nella legittima autonomia legislativa regionale nel rispetto dei principi fondamentali, sia necessario adottare regole e schemi armonizzati per una rappresentazione contabile univoca. Ciò è confermato anche dalla giurisprudenza costituzionale che ha affermato “la necessità della salvaguardia del principio del coordinamento della finanza pubblica, che può trovare una concreta declinazione solo in una disciplina contabile unitaria”. La Corte costituzionale ha più volte dichiarato l’incostituzionalità di Leggi regionali in contrasto con tale principio.
Sempre in tema di Regioni, la Corte ha evidenziato alcune criticità tipiche di quel Comparto che le nuove regole contabili dovrebbero “alleggerire”, tra le quali: il superamento dell’istituto della perenzione dei residui, criticità già evidenziata nella “Relazione sulla gestione finanziaria delle Regioni – Esercizi 2011-2012” della Sezione Autonomie; il capitolo “sanità”, che attualmente esula dalle regole generali, sia sotto il profilo dell’armonizzazione che del consolidamento dei conti a causa delle peculiarità ordinamentali, contabili e gestionali del Settore. Il meccanismo contabile che regola il Settore sanitario è in contraddizione con i principi della competenza finanziaria potenziata. Sull’argomento, stanno lavorando alcuni gruppi con l’intenzione di trovare soluzioni tecniche “in grado di contemperare l’esigenza del rispetto di un principio contabile omogeneo con quella della salvaguardia della finalizzazione delle risorse destinate alla tutela della salute”, da recepire nella stesura definitiva del Decreto correttivo del Dlgs. n. 118/11.


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