Blocco stipendi dipendenti pubblici: sancita l’incostituzionalità ma non spettano rimborsi

Blocco stipendi dipendenti pubblici: sancita l’incostituzionalità ma non spettano rimborsi

La Consulta, con la Sentenza del 23 giugno 2015, in corso di pubblicazione, ha giudicato “illegittimo” il blocco dei contratti nel pubblico impiego. La pronuncia della Corte Costituzionale riguarda la legittimità della norma emanata dal Governo ben quattro anni fa (in particolare dal Ministro Tremonti) che aveva deciso di congelare gli stipendi dei pubblici dipendenti dal 2011 al 2013; la disposizione è stata poi prorogata per il 2014 dal Governo Letta e, infine, per tutto il 2015 dall’attuale Esecutivo.

Ma la Sentenza, per fortuna per le casse dello Stato, non è retroattiva. La pronuncia dei Giudici, infatti, non riguarda il passato: se invece il ricorso fosse stato accolto in pieno, avrebbe comportato un esborso per lo Stato di almeno 35 miliardi per la vacanza tra il 2010 e il 2015. La Sentenza, infatti, avrebbe messo a rischio il rispetto del Patto di stabilità con l’Europa e rischiava soprattutto di far saltare le clausole di salvaguardia contenute nell’ultima “Legge di stabilità” (in particolare, l’aumento dell’Iva al 25,5% e l’innalzamento delle accise sulla benzina).

In altre parole, da oggi in poi il blocco degli stipendi sarà illegittimo, ma per gli anni pregressi non sarà dovuta, ai dipendenti pubblici, alcuna restituzione. La motivazione – almeno in attesa di leggere quelle ufficiali rilasciate dalla Corte – potrebbe consistere nel fatto che, secondo l’orientamento già manifestato in passato dai Giudici costituzionali, una misura d’urgenza – quale appunto il blocco degli stipendi – può essere ammessa solo a condizione che sia “straordinaria”, ossia non ripetuta con cadenza annuale.

“La Corte Costituzionale – si legge nel comunicato diffuso dalla Consulta mercoledì 24 giugno – in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate con le ordinanze R.O. n. 76/2014 e R.O. n. 125/2014, ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato”.

di Stefano Paoli


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