“Cedole librarie”: all’acquisto di libri di testo delle Scuole elementari da parte del Comune si applica la disciplina del “Codice dei Contratti” ?

di Marco Pucci e Francesco Vegni

Il testo del quesito:

Per l’acquisto dei libri di testo delle scuole elementari, le così dette ‘cedole librarie’, fino ad al 31 dicembre 2023 prendevamo gli ‘Smart Cig’ volta per volta a seconda del valore dei libri acquistati nelle librerie (i genitori infatti scelgono dove acquistare i libri e quindi il Comune non fa un Appalto, un Affidamento di Servizio a un unico fornitore), acquisivamo il Durc e tanti affidamenti quante erano le librerie, le quali fatturavano al Comune le cedole indicando ‘Cig’, ‘Codice univoco’, Determina di impegno e numero di impegno.

Dal 1° gennaio 2024 il ‘Cig’ può essere acquisito solo dalle Piattaforme autorizzate da Anac, rendendo la sua acquisizione particolarmente complessa.

Molti Comuni hanno, fin da subito, considerato l’acquisto dei libri di testo delle scuole elementari come un contributo indiretto alle famiglie e quindi non come un affidamento in quanto il Comune non sceglie il fornitore che viene scelto dalle famiglie.

Altri Comuni inseriscono in Determina che ‘non potendosi configurare la fattispecie dell’Appalto, i pagamenti che ne derivano sono esclusi dal campo di applicazione della disciplina sulla tracciabilità dei flussi finanziari ex art. 3 della Legge 13 agosto 2010, n. 136’, per cui non è necessario acquisire il ‘Cig’, facendo inserire in fattura la dicitura ‘Cig non dovuto (debito non commerciale) – Erogazione di liberalità art. 156 del Dlgs. n. 297/94’.

Qual è la soluzione migliore ? Quali gli aspetti fiscali da considerare ?”.

La risposta dei ns. esperti.

Nel caso di specie, ad avviso di chi scrive non siamo di fronte ad un “contributo” che il Comune decide di erogare alle famiglie (consegnando loro dei “buoni spesa”, le c.d. “cedole librarie” nella fattispecie), ma ad una norma di legge che prevede la gratuità dei testi per le famiglie che iscrivono i loro ragazzi alle Scuole primarie; quindi, è il Comune che, di fatto, si sostituisce alle famiglie nell’acquisto dei libri, e le famiglie si limitano a ritirarli, non ricevendo alcuna ricevuta o scontrino.

Il momento impositivo, dal punto di vista fiscale, si realizza infatti, non con la consegna dei libri alle famiglie, ma con l’erogazione del “contributo” da parte del Comune alla libreria, che emette fattura.

In realtà, dal punto di vista fiscale l’obbligo di fatturazione verso il Comune (acquirente dei libri, come da impostazione seguita) non sussisterebbe, in quanto, ai sensi dell’art. 74, comma 1, lett. c), del Dpr. n. 633/72, l’Iva è già stata assolta in capo all’editore (non tanto la libreria, che è il rivenditore, ma la Casa editrice indicata sul libro, che ha venduto il libro alla libreria e che a sua volta lo ha venduto alle famiglie, dietro pagamento ad opera del Comune).

Tuttavia, se il Comune richiede la fattura la libreria è tenuta a emetterla, indicando il suddetto regime sulla fattura stessa.

Riguardo all’obbligo o meno del “Cig” si ritiene altresì che la fattispecie esuli dall’applicazione della disciplina del “Codice dei Contratti pubblici”, dal momento che non è ravvisabile alcuna procedura e l’ipotetico affidatario della fornitura, come già rilevato nel quesito, non è neppure individuato dal Comune ma dal cittadino. Ne deriva che anche il “Cig”, finalizzato a garantire in via principale la tracciabilità dei flussi finanziari in caso di applicazione del “Codice”, non è necessario e, solo nel caso in cui il Comune richieda l’emissione della fattura, la libreria potrà inserire una dicitura analoga a quella indicata nel testo del quesito, dalla quale emerga comunque il riferimento alla norma di legge.