Concorsi pubblici: illegittimità della clausola anagrafica limitativa

Concorsi pubblici: illegittimità della clausola anagrafica limitativa

Nella Sentenza n. 424 del 7 novembre 2014 del Tar Emilia Romagna, alcuni partecipanti ad un concorso pubblico, istituito da un Comune per la copertura a tempo pieno ed indeterminato di posti di educatore presso i nidi di infanzia, hanno proposto ricorso per l’annullamento del bando e della relativa determinazione dirigenziale di approvazione. Nello specifico, i partecipanti reclamavano la violazione della disciplina comunitaria sulla parità di trattamento in materia di occupazione nonché la violazione del diritto, riconosciuto dalla Costituzione italiana, alla parità di accesso al lavoro. Infatti, nel bando, il Comune aveva inserito una clausola anagrafica limitativa – 40 anni – per l’assunzione a tempo indeterminato di educatori di asili nido e agenti di Polizia municipale, in osservanza, secondo l’Ente, della deroga alla disposizione di cui all’art. 3, comma 6, della Legge n. 127/97 (eliminazione del limite di età per l’ammissione ai concorsi pubblici). I Giudici emiliani rilevano che il divieto generalizzato all’introduzione di limiti di età nei concorsi, contenuto nell’art. 3, della Legge n. 127/97, può essere seguito dalla previsione di deroghe solo nel caso di oggettive necessità dell’Amministrazione o di una particolare natura del servizio e l’Ente è obbligato a motivarla chiaramente. Pertanto, in questo caso vige un onere motivazionale molto più rigoroso di quello imposto per l’adozione degli atti generali, che non si rinviene nel Regolamento comunale di approvazione del bando. Inoltre le argomentazioni esposte dalla difesa del Comune nel corso del giudizio davanti al Tar non hanno valore ai fini della motivazione postuma dell’atto e sono da ritenere non condivisibili, anche sulla base di indagini sociologiche, in quanto ritengono che educatori con più di 40 anni non sono in grado di occuparsi di bimbi di età compresa tra 0 e 3 anni. Infine i Giudici evidenziano che mentre un esclusione per motivi anagrafici potrebbe essere giustificata, sulla base della natura del servizio, con riferimento all’assunzione di nuovi agenti di polizia municipale, la stessa è irragionevole con riferimento agli educatori di asili nido concretandosi in una discriminazione illegittima ed anacronistica frutto di un distorto potere discrezionale della Pubblica Amministrazione.


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