Corte dei Conti: un’analisi sulle partecipate di Enti territoriali e sanitari sull’esercizio 2018

Corte dei Conti: un’analisi sulle partecipate di Enti territoriali e sanitari sull’esercizio 2018

La Corte dei conti nella veste istituzionale di organo ausiliario al Parlamento ai sensi della Costituzione, ha appena pubblicato e trasmesso ai Presidenti di Camera e Senato il rapporto sull’analisi delle partecipate di enti territoriali e sanitari sull’esercizio del 2018. Nel dispositivo che accompagna la deliberazione n.15/2021 della Sezione Autonomie si legge che sono stati censiti dagli enti territoriali nella banca dati MEF/Corte dei conti, tramite l’applicativo del Tesoro (www. https://portaletesoro.mef.gov.it), e individuati 7.154 organismi partecipati in via diretta e indiretta. In termini di numerosità di organismi partecipati censiti, emerge che tra le Regioni che detengono il più alto numero di organismi partecipati (società e non) vi è la Lombardia con 1.048, l’Emilia-Romagna 587, la Toscana con 560, il Piemonte con 528 e il Veneto con 497. Sotto il profilo del numero delle partecipazioni detenute, la Corte ha rilevato 101.478 partecipazioni, di cui 23.154 dirette e 78.324 indirette, per la maggior parte riferite ai Comuni (quasi il 97%) e localizzate prevalentemente al Nord Italia (75%). Infatti, è l’area geografica della Lombardia a rilevare il maggior numero di partecipazioni (22.651 partecipazioni totali) seguita dall’Emilia-Romagna (16.788 partecipazioni), dalla Toscana (11.620) e dal Piemonte (11.280 partecipazioni), distanziati di una buona misura si trovano il Veneto (8.679 partecipazioni) e la Provincia Autonoma di Trento (8.385 partecipazioni).  Di particolare interesse è l’andamento in controtendenza del numero relativamente modesto di partecipazioni detenute dalle amministrazioni territoriali del Lazio (912 partecipazioni in totale) e della Puglia (782 partecipazioni). Sotto il profilo della gestione, l’indagine della Sezione delle Autonomie rileva per l’esercizio 2018, che le società in perdita sono circa il 23% delle 2.656 società a controllo pubblico, con un risultato d’esercizio negativo che si attesta sul valore di 555 milioni di euro.

In tale contesto, i magistrati contabili ricordano che l’analisi svolta dalla Sezione mira a rilevare la diffusione, la rilevanza economica e la tendenza evolutiva del fenomeno delle partecipazioni pubbliche, anche alla luce delle verifiche operate sulle singole realtà territoriali dalle Sezioni regionali di controllo. Tra gli obiettivi che vengono perseguiti vi è quello di esaminare l’impatto delle esternalizzazioni sui bilanci degli enti partecipanti, verificando in quale misura gli stessi enti si siano attenuti all’obbligo di ricondurre il mantenimento delle partecipazioni nell’alveo dei principi di efficienza, di efficacia e di economicità dell’azione amministrativa. In estrema sintesi, sul punto, sebbene il percorso intrapreso stia dando risultati positivi, appare comunque un cammino ancora lontano dal pieno adeguamento ai canoni imposti dalla normativa speciale sulle partecipate pubbliche.

Come noto, la rilevazione tramite la banca dati MEF/Corte di conti si avvale anche dei dati di InfoCamere/Telemaco per cui molti quadri contabili sono alimentati automaticamente e trovano perfetta coincidenza con le analisi svolte da altri soggetti per il comparto delle società pubbliche. Occorre, altresì ricordare, che nel censimento operato dalla Corte sono escluse le società quotate, e le società detenute dalle stesse, se non espressamente previsto dalle norme di settore. Al netto di tale precisazione delle complessive 4.880 società partecipate osservate, 3.118 rientrano in quelle a controllo pubblico e 1.762 sono fuori da tale perimetro; specificamente rispetto a quelle incluse nel perimetro del controllo pubblico emerge che oltre 1/5 delle società che svolgono servizi pubblici locali è in perdita (16,36%), mentre nei servizi strumentali quasi 1/3 (27,73%) presenta un risultato di esercizio negativo. 

Sotto il profilo degli adempimenti di razionalizzazione delle partecipazioni consolidate all’interno del Testo Unico sulle Società Partecipate (TUSP), la Corte evidenzia l’atteggiamento conservativo degli enti territoriali, che tendono a “mantenere” le partecipazioni detenute, senza alcun intervento di razionalizzazione, con percentuali superiori all’80%. Questo si riscontra diffusamente nei Comuni mentre le Province/Città metropolitane e Regioni/Province Autonome hanno dimostrato condotte più attive. Infatti, i Comuni hanno scelto di mantenere le partecipazioni (con o senza interventi di razionalizzazione) nell’87,38% dei casi, a fronte di un valore del 59,48% e del 67,52%, rispettivamente, delle Regioni/Province autonome e delle Province/Città metropolitane.

Il contributo del comparto delle società pubbliche ai bilanci degli enti soci è notevole, sebbene il campione utilizzato si sia ridotto per via dell’assenza di alcuni dati contabili di alcune società individuate. I giudici del controllo evidenziano un “saldo” a favore degli enti partecipanti per un valore di oltre due miliardi di euro. A livello aggregato il complesso delle società prese in esame ha prodotto più utili che perdite (in rapporto pari a circa 7 a 1), fenomeno evidente in quasi tutte le Regioni, e in particolare nei territori regionali del Piemonte, della Provincia autonoma di Trento e del Friuli-Venezia Giulia. Al contrario, le perdite superano gli utili nelle società partecipate a controllo pubblico con sede in Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Sotto il profilo della gestione finanziaria, viene rilevata dai giudici contabili un’anomalia, non trascurabile, di 1.080 società controllate di cui non si dispongono di dati diretti rispetto a debiti e crediti verso controllante, bensì dei soli dati contabili rilevabili dai bilanci depositati in Camera di commercio. Si rilevano crediti verso partecipanti del 23,79% sul complessivo ammontare, cui corrispondono livelli più modesti dal lato dei debiti 16,48%. In alcuni ambiti territoriali, tuttavia, emerge una forte preminenza dei crediti verso partecipanti/controllanti sul totale: si evidenziano, infatti, percentuali del 70,87% per gli enti del Lazio, del 69,20% nel Molise, del 35,11% in Basilicata e del 33,27% in Liguria. Sotto il profilo dei debiti emergono in alcuni ambiti territoriali forti dipendenze delle società a controllo pubblico dagli enti partecipanti; in particolare, si rileva una forte incidenza dei debiti verso gli enti partecipanti aventi sede nelle Regioni Abruzzo (44,86%), Molise (42,73%) e Piemonte (37,71%).

Inoltre, l’indagine analizza diffusamente l’area dei servizi pubblici locali in cui oltre a concentrarsi il più alto numero di risorse umane impiegate (178 mila addetti circa), registra un valore della produzione che rappresenta quasi il 3% del PIL del 2018. La maggiore concentrazione degli affidamenti in termini sia di numerosità delle procedure sia di impegni di spesa. Tuttavia, i giudici contabili stigmatizzano che la forma di affidamento prevalente dei servizi pubblici locali resta quella diretta.

Infine, la relazione accoglie per il secondo anno consecutivo anche la rilevazione sugli gli enti sanitari. La Sezione delle Autonomie, nello specifico settore di indagine, ha individuato 149 organismi partecipati in via diretta e indiretta e sono state rilevate, per le società partecipate, 267 partecipazioni, di cui 238 dirette e 29 indirette. Con riferimento all’esercizio esaminato sono registrate perdite in 19 società su 90 (21,11%), con un risultato d’esercizio negativo pari a circa 3,9 milioni di euro. Ad ogni modo, per le società partecipate dagli enti sanitari il risultato dell’esercizio, aggregato a livello di comparto, riporta una netta prevalenza degli utili rispetto alle perdite, sia per gli organismi a controllo pubblico che per quelli non a controllo pubblico. In ultimo, in linea con la tendenza della Sezione delle Autonomie di restituire un quadro d’insieme sulla gestione delle partecipazioni pubbliche (di enti territoriali e sanitari) viene osservato che gli esiti della revisione periodica hanno riguardato, per la prima volta, anche gli enti sanitari, evidenziando un rilevante numero di società (34,65%) per le quali si sarebbero dovute adottare misure di razionalizzazione.


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