Costituzione “Fcde”: uniche eccezioni riguardano entrate tributarie accertate per cassa e crediti da altre P.A. o assistiti da fideiussione

Costituzione “Fcde”: uniche eccezioni riguardano entrate tributarie accertate per cassa e crediti da altre P.A. o assistiti da fideiussione

Nella Delibera n. 410 del 10 novembre 2015, la Corte dei conti Lombardia prende in esame una richiesta di parere relativa all’applicazione della Legge n. 118/11. In particolare è richiesto:

  • se, in sede di costituzione del “Fondo crediti di dubbia esigibilità”, si debba tenere conto anche dei residui attivi (nella specie: entrate tributarie per accertamenti Ici) per i quali sussista già un corrispondente residuo passivo volto a finanziare spese di investimento che, in caso di mancata riscossione dei residui attivi, non verrebbe realizzato;
  • se i residui attivi inerenti la Tosap debbano essere imputati nel “Fondo crediti di dubbia esigibilità” del bilancio dell’Unione ove la svalutazione sia applicata nei bilanci dei singoli Comuni facenti parte dell’Unione. Il dubbio su questa modalità di calcolo nasce da quanto indicato dal principio applicato alla contabilità finanziaria (allegato n. 4/2 al Dlgs. n. 118/11), secondo il quale “non sono altresì oggetto di svalutazione le entrate di dubbia e difficile esazione riguardanti entrate riscosse da un Ente per conto di un altro Ente e destinate ad essere versate all’Ente beneficiario finale”;
  • se, in sede di costituzione del “Fondo crediti di dubbia esigibilità”, si debba tenere conto dei residui attivi (entrate derivanti da “Servizio idrico”) anche di ruoli di annualità non ancora emesse, pur in presenza di atti che documentano l’erogazione del servizio, inserendo nella base imponibile l’intero importo del gettito derivante dal ruolo da emettere o se invece sia possibile, alla luce del citato principio contabile applicato alla contabilità finanziaria, inserire nella base imponibile una quota calcolata applicando una percentuale, data dalla media del non riscosso nel biennio precedente dei ruoli già emessi;
  • se, laddove l’Organo di revisione esprima parere negativo sulla proposta della Giunta in ordine all’operazione di riaccertamento straordinario dei residui e la Giunta, in ragione del parere negativo, apporti delle modifiche alla proposta, l’Organo di revisione possa rifiutarsi di esprimere un secondo parere sostenendo che il parere dell’Organo di revisione è unico e quindi non può essere reso nuovamente in seguito a modifiche della proposta.

Con riferimento al primo quesito, la Sezione risponde negativamente, rilevando che le uniche eccezioni alla costituzione del “Fondo crediti di dubbia esigibilità” riguardano i crediti da altre Amministrazioni pubbliche, i crediti assistiti da fideiussione e le entrate tributarie accertate per cassa. Non invece le entrate che, per vincolo legislativo o autonomamente imposto dall’Ente, siano destinate a predeterminate spese.

Per quel che concerne il secondo quesito, la Sezione osserva che, con specifico riferimento alla Tosap, la stessa costituisce Tributo di pertinenza del Comune (titolare della potestà impositiva e competente per la riscossione) e non dell’Unione. Quindi, se il Tributo è riscosso dall’Unione per conto dei singoli Comuni, il “Fondo crediti di dubbia esigibilità” dovrà essere costituito nei soli bilanci dei Comuni, beneficiari finali, e non necessariamente in quello dell’Unione, così come nel caso in cui i singoli Comuni fossero investiti della riscossione e, successivamente, tenuti a riversarlo nelle casse dell’Unione, atteso che per la stessa l’entrata costituirebbe un “trasferimento da altro ente pubblico”, come tale non soggetto a svalutazione.

Per quello che riguarda il terzo quesito, la Sezione afferma che, in sede di redazione del rendiconto, l’Ente dovrà verificare la congruità del “Fondo crediti di dubbia esigibilità” accantonato nel risultato di amministrazione, facendo riferimento all’importo complessivo dei residui attivi, sia di competenza dell’esercizio cui si riferisce il rendiconto, sia degli esercizi precedenti. Se il “Fondo crediti di dubbia esigibilità” accantonato nel risultato di amministrazione risulta inferiore all’importo considerato congruo è necessario incrementare la quota del risultato di amministrazione dedicata allo stesso, mentre se il Fondo risulta superiore a quello considerato congruo, è possibile svincolare conseguentemente la relativa quota del risultato di amministrazione. Pertanto, i Comuni istanti in questione si atterranno alle modalità di quantificazione del Fondo previste, analiticamente, dai citati principi, sia in sede di bilancio di previsione che di rendiconto, senza poter adottare diversi criteri non previsti dalle disposizioni in materia di armonizzazione contabile, e senza che assuma alcun rilievo a tal fine l’emissione del ruolo. Resta ferma comunque la responsabilità degli Amministratori nella concreta gestione delle poste finanziarie e nella applicazione dei principi contabili.

Infine, relativamente al quarto quesito, i riferimenti normativi sono costituiti, oltre che dall’art. 3, commi 7, 8 e 9, del Dlgs. n. 118/11, dall’art. 239 del Tuel. La Sezione statuisce che deve ritenersi che, nel caso di adozione di una Deliberazione di riaccertamento straordinario successiva al parere dei Revisori, adottata al fine di recepire le indicazioni dell’Organo di revisione, in aderenza all’art. 3, comma 8, del Dlgs. n. 118/11, che ne prescrive il rilascio, il parere debba essere nuovamente reso.

Corte dei conti Lombardia – Delibera n. 410 del 10 novembre 201


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