Decreto “Liquidità Imprese” e coordinamento con le norme del Decreto “Cura Italia”: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

by Redazione | 15/04/2020 19:12

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 9/E del 13 aprile 2020, ha fornito chiarimenti in merito ai contenuti del Dl. 8 aprile 2020, n. 23, recante “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali” (c.d. Decreto “Liquidità Imprese”, vedi Entilocalinews n. 15 del 14 aprile 2020).

Considerato che le disposizioni tributarie di tale Decreto, taluni casi modificano e integrano le misure già previste dal Dl.n. 18/2020 (c.d. Decreto “Cura Italia”, vedi Entilocalinews n. 12 del 23 marzo 2020), i chiarimenti contenuti nella Circolare in commento, ove necessario, operano un coordinamento con i chiarimenti già contenuti in precedenti documenti di prassi (in particolare, da ultimo, nella Circolare n. 8/E del 2020, vedi commento all’interno della presente Rivista), al fine di fornire una ricostruzione sistematica delle interpretazioni fino a questo momento rese ed aggiornare le stesse alla luce vigente quadro normativo.

A seguito dei quesiti pervenuti da parte delle associazioni di categoria in merito all’ambito applicativo delle previsioni fiscali contenute nel Decreto, con la Circolare in commento vengono forniti chiarimenti anche sotto forma di risposta ai quesiti.

  1. Sospensione dei versamenti tributari (art. 18 Dl. n. 23/2020)

Ambito applicativo

Per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di Euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del Dl. n. 23/2020, sono sospesi i versamenti in autoliquidazione in scadenza nel mese di aprile 2020 e nel mese di maggio 2020, relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, alle trattenute relative all’Addizionale regionale e comunale e all’imposta sul valore aggiunto. La sospensione si applica anche con riferimento ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria. Tali soggetti beneficiano della sospensione dei termini in scadenza nei mesi di aprile 2020 e maggio 2020, a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e una diminuzione della medesima percentuale nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta. Nei casi in cui non sussista l’obbligo della emissione della fattura o dei corrispettivi (come ad esempio per le operazioni previste all’art. 74 del Dpr. n. 633/1972) l’Agenzia ha chiarito che il riferimento al fatturato e ai corrispettivi può essere esteso al concetto di ricavi e compensi; pertanto, il contribuente potrà assumere detti elementi, ai fini della verifica della diminuzione cui collegare il beneficio della sospensione. Per i soggetti che, in virtù dell’attività esercitata, certificano le operazioni sia con fatture sia con corrispettivi – tra cui gli Enti Locali, per i servizi rilevanti Iva – il riscontro della percentuale di riduzione del fatturato o dei corrispettivi, nei termini sopra esposti, si compie sulla somma dei due elementi. Per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di Euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del Dl. n. 23/2020, viene subordinata la sospensione alla condizione che il fatturato o i corrispettivi siano diminuiti almeno del 50% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nella stessa percentuale nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta. Per quanto concerne gli adempimenti in materia di ritenute e compensazioni in appalti e subappalti, disciplinati dall’art. 17-bis del Dlgs. n. 241/1997 (introdotto dall’art. 4 del Dl. n. 124/2019) sono validi, opportunamente contestualizzati nella nuova previsione dell’art. 18 del Dl. n. 23/2020, i chiarimenti forniti al paragrafo 1.9 della Circolare n. 8/E del 2020 e, pertanto:

Le predette sospensioni dei versamenti fiscali spettano anche:

a) a tutti i soggetti che hanno intrapreso l’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione dopo il 31 marzo 2019, senza alcuna condizione collegata alla riduzione del fatturato o dei corrispettivi;

b) agli Enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore ed agli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa, limitatamente alle ritenute di cui agli artt. 23 e 24 del Dpr. n. 600/1973 (ritenuto di lavoro dipendente e assimilato, ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria; in attesa dell’operatività del “Registro del Terzo Settore” (c.d. “Runts”), l’Agenzia ha specificato che la disposizione in commento trova applicazione per tutti gli enti non commerciali che svolgono “prevalentemente attività istituzionale di interesse generale (non in regime d’impresa)”.

Una speciale disciplina è prevista i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza, per i quali è stabilita, a prescindere dall’entità dei ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente, la sospensione dei versamenti Iva, per i mesi di aprile e maggio 2020, alla sola condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo di imposta.

In merito alla ripresa della riscossione il Dl. n. 23/2020 prevede che i versamenti sospesi ai sensi dello stesso articolo siano effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal medesimo mese di giugno 2020. Non è consentito il rimborso di quanto già versato.

Riguardo infine agli operatori nazionali dei settori maggiormente colpiti dall’emergenza epidemiologica (individuati dagli artt. 8, comma 1, del Dl. n. 9/2020 e 61, comma 2, del Dl. n. 18/2020) resta ferma, qualora gli stessi non rientrino nei parametri stabiliti per fruire della sospensione di cui all’art. 18 del Dl. n. 23/20202, la sospensione prevista fino al 30 aprile 2020, con ripresa in unica soluzione entro il 31 maggio 2020, ovvero in massimo 5 rate mensili a partire dal mese di maggio 2020, dei versamenti delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria.

Analogamente si stabilisce che per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche resta ferma la sospensione fino al 31 maggio 2020, con ripresa dei versamenti entro il 30 giugno o mediante rateizzazione in cinque rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020.

Ai fini della verifica del rispetto del requisito della diminuzione del fatturato o dei corrispettivi, tra i mesi di marzo e aprile 2020, rispetto ai corrispondenti mesi del precedente periodo di imposta, necessario per fruire della sospensione dei versamenti prevista dall’art. 18 del Dl. n. 23/2020, vengono previste forme di cooperazione tra l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, l’Inail e gli altri enti previdenziali e assistenziali.

Analoga procedura si applica con riferimento ai soggetti di cui all’art. 62, comma 2, del Dl. n. 18/2020.

Si ricorda, infine, che restano comunque salve le disposizioni riguardanti tutti i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o quella operativa negli 11 Comuni della Lombardia e del Veneto, individuati dal Decreto Mef 24 febbraio 2020, che stabilisce la sospensione di tutti i versamenti con scadenza tra il 21 febbraio ed il 31 marzo 2020. Tali versamenti devono essere effettuati in unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dallo stesso mese di maggio.

Viene poi fornita una tabella di sintesi delle varie scadenze ed alcune risposte a quesiti di completamento dei chiarimenti sopra espressi:

Sintesi delle fattispecie interessate dalla sospensione dei versamenti e relative condizioni

Tipologia di soggetti Condizioni Oggetto della sospensione Ripresa della riscossione
Esercenti attività d’impresa, arti o professioni con ricavi o compensi non superiori a 50 mln. di Euro nel periodo di imposta precedente Diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo e nel mese di aprile 2020 rispetto agli stessi mesi del 2019 Versamenti in autoliquidazione di aprile 2020 e maggio 2020: ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilato; Iva. Versamenti di aprile e maggio 2020 dei contributi e premi previdenziali e assistenziali Unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante 5 rate mensili a decorrere da giugno 2020
Esercenti attività d’impresa, arti o professioni con ricavi o compensi superiori a 50 mln. di Euro nel periodo di imposta precedente Diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% nel mese di marzo e nel mese di aprile 2020 rispetto agli stessi mesi del 2019 Versamenti in autoliquidazione di aprile 2020 e maggio 2020: ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilato; Iva. Versamenti di aprile e maggio 2020 dei contributi e premi previdenziali e assistenziali Unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante 5 rate mensili a decorrere da giugno 2020
Soggetti che hanno intrapreso l’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione dopo il 31 marzo 2019 Non previste Versamenti in autoliquidazione di aprile 2020 e maggio 2020: ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilato; Iva. Versamenti di aprile e maggio 2020 dei contributi e premi previdenziali e assistenziali Unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante 5 rate mensili a decorrere da giugno 2020
Enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività non in regime d’impresa* Non previste Versamenti in autoliquidazione di aprile 2020 e maggio 2020 delle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato. Versamenti di aprile e maggio 2020 dei contributi e premi previdenziali e assistenziali Unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante 5 rate mensili a decorrere da giugno 2020

* con riferimento agli Enti Locali si rimanda anche al commento in calce alla seguente Risposta n. 4

Risposte a quesiti

  1. Riduzione del fatturato per la sospensione dei versamenti:

Ai fini della verifica della sussistenza delle condizioni previste dall’art. 18 del Decreto-legge n. 23 del 2020, si chiede se per la sospensione dei versamenti di maggio, è richiesta una riduzione del fatturato nel (solo) mese di aprile 2020 (rispetto al mese di aprile 2019) o una riduzione cumulativa nei mesi di marzo e aprile 2020 (rispetto ai mesi di marzo e aprile 2019) ?”.

Risposta:

In base al tenore letterale della norma, ai fini della sospensione dei versamenti da eseguire nei mesi di aprile e maggio 2020, va, dunque, valutata “rispettivamente” la diminuzione del fatturato o dei corrispettivi:

La situazione di marzo deve essere valutata ai fini della sospensione dei versamenti di aprile; la situazione di aprile dovrà essere valutata ai fini della sospensione dei versamenti di maggio. Potrà verificarsi una situazione in cui un contribuente avrà diritto alla sospensione dei versamenti di aprile (e potrà valutarlo già all’inizio di aprile stesso, in base ai dati di marzo) e non avrà diritto alla sospensione dei versamenti di maggio (e potrà valutarlo già all’inizio dello stesso mese di maggio, in base ai dati di aprile), senza che ciò pregiudichi la sospensione già applicata ad aprile.

Coloro che non hanno diritto alla sospensione dei versamenti del mese di aprile (in base ai dati di marzo) potranno ottenerla per i versamenti di maggio, se ne ricorreranno i presupposti in base ai dati di aprile.

Alle imprese agricole il cui reddito si determina sulla base delle tariffe d’estimo catastali ai sensi dell’art. 32 del Tuir si applicano le misure di sospensione dei versamenti, anche se la norma fa riferimento a “ricavi o compensi”, ai fini del rispetto dei parametri di cui all’art. 18 del Decreto”.

Risposta:

Il regime di sospensione si applica ai soggetti esercenti attività d’impresa. Non essendo prevista alcuna distinzione tra le attività, per ragioni di ordine sistematico, lo stesso deve intendersi riferito anche a quella agricole, indipendentemente dalla natura dei soggetti o dal regime fiscale adottato.

Pertanto, tutte le imprese agricole, sia quelle che determinano per regime naturale il reddito (fondiario) su base catastale, sia quelle che producono reddito di impresa commerciale, sono da ritenersi incluse nell’ambito di applicazione dell’art. 18 del Dl. n. 23/2020. Per quanto riguarda le condizioni di accesso al regime di sospensione de quo, il confronto può essere effettuato utilizzando i ricavi risultanti dalle scritture contabili relativi ai mesi di marzo e aprile 2019 rispetto a quelli annotati nei medesimi mesi del 2020, ovvero, in mancanza di scritture contabili, l’importo del fatturato relativo ai medesimi mesi, come risultante dai registri Iva.

3) Tipologia di enti a cui si applica la sospensione dei versamenti

Ai sensi del comma 5, dell’articolo 18, la sospensione dei versamenti fiscali a quali tipologia di enti si rivolge ?”.

Risposta:

L’Agenzia delle Entrate ritiene che, mediante l’utilizzo della locuzione “enti non commerciali, compresi gli ‘Enti del Terzo Settore’ e gli Enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale”, il Legislatore abbia inteso estendere il beneficio in questione a tutti gli enti diversi da quelli che esercitano, in via prevalente o esclusiva, un’attività in regime di impresa in base ai criteri stabiliti dall’art. 55 del Tuir. Per tale motivo, l’elencazione prevista dal comma 5, secondo periodo, dell’art. 18 del Dl. n. 23/2020 deve ritenersi esemplificativa. Ad esempio, fra i soggetti beneficiari vi rientrano le Onlus, le Organizzazioni di volontariato, le Associazioni di promozione sociale che esercitano, in via esclusiva o principale, una o più attività di interesse generale previste dall’art. 5, comma 1, del Dlgs. n. 117/2017 (“Codice del Terzo Settore”).

4) Verifica delle condizioni per la sospensione per enti non commerciali che svolgono anche attività commerciale

Nel caso in cui un ente non commerciale svolga anche attività commerciale, quale criterio può essere utilizzato per la verifica della sospensione dei versamenti relativi alla parte commerciale ai fini della applicazione della sospensione di cui all’articolo 18 ?”.

Risposta:

Le disposizioni previste dal comma 5 dell’art. 18 prevedono la sospensione dei versamenti ivi previsti per gli enti non commerciali e, come si può evincere dalla relazione illustrativa, ciò indipendentemente dalla sussistenza o meno delle condizioni previste dai commi 1 e 3 del medesimo articolo. La sospensione è inoltre subordinata alla condizione che i medesimi enti non svolgano un’attività commerciale. Pertanto, l’Agenzia ritiene che la disposizione trovi applicazione anche nell’ipotesi in cui l’ente svolga, oltre alla attività istituzionale, anche un’attività commerciale, in modo non prevalente o esclusivo. In tale ultimo caso, con riferimento all’attività commerciale, l’Ente potrà usufruire della sospensione dei versamenti, al verificarsi delle condizioni previste dai commi 1 e 3 dell’art. 18 per i soggetti esercitanti attività d’impresa.

Con riferimento agli Enti Locali, dalla lettura delle sopra richiamate norme e della presente risposta possiamo concludere dunque che:

  1. per le attività istituzionali (non rilevanti Iva) valgono le disposizioni di cui all’art. 18, comma 5, del Dl. n. 23/2020, con riferimento alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, contributi Inps e Inail e, si ritiene, all’Irap retributiva;
  2. per le attività commerciali (rilevanti Iva) valgono le disposizioni di cui all’art. 18, commi 1 e 3, del Dl. n. 23/2020, con riferimento all’Iva risultante dalle liquidazioni mensili o trimestrali ed anche alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilato ed ai contributi Inps e Inail riferite al personale impiegato nei servizi rilevanti Iva.

5) Verifica della condizione del calo del fatturato

Con riferimento alla sospensione dei versamenti disposta dall’art. 18 del Decreto si chiede se la verifica della condizione di calo di fatturato o dei corrispettivi debba essere condotta con riferimento alle fatture di vendita e ai corrispettivi che concorrono alla liquidazione Iva dei citati mesi (si tratta delle operazioni effettuate ai fini Iva nei citati mesi) ovvero, nel caso di operazioni non assoggettate ad Iva, alle fatture e ai documenti emessi riportanti una data compresa nei citati mesi e ai corrispettivi degli stessi periodi”.

Risposta:

Il calcolo del fatturato e dei corrispettivi relativi, rispettivamente, ai mesi di marzo e aprile del 2019 e del 2020, va eseguito prendendo a riferimento le operazioni eseguite nei mesi di marzo ed aprile e fatturate o certificate, e che, conseguentemente, hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di marzo 2019 (rispetto a marzo 2020) e del mese di aprile 2019 (rispetto ad aprile 2020), cui vanno sommati i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate in detti mesi non rilevanti ai fini Iva. La data da prendere a riferimento è quella di effettuazione dell’operazione che, per le fatture immediate e i corrispettivi, è rispettivamente la data della fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.1.3 <Data>) e la data del corrispettivo giornaliero, mentre per la fattura differita è la data dei Ddt o dei documenti equipollenti richiamati in fattura (nel caso di fattura elettronica il campo 2.1.8.2 <DataDdt>).

Ad esempio, nel calcolo dell’ammontare del fatturato del mese di marzo 2020 e 2019, rilevante per il controllo del requisito della riduzione, andranno escluse le fatture differite emesse nei citati mesi (entro il giorno 15) relative ad operazioni effettuate nel corso dei mesi di febbraio 2020 e 2019, mentre andranno incluse le fatture differite di marzo 2020 e 2019 emesse entro il 15 aprile 2020 e 2019. 

6) Verifica della diminuzione del fatturato per contribuenti che liquidano l’Iva trimestralmente

Per i contribuenti che liquidano l’Iva trimestralmente la verifica della diminuzione del fatturato va fatta in relazione ai soli mesi di marzo ed aprile (2020 e 2019) ?”.

Risposta:

Stante il dato letterale della norma, che fa espresso riferimento al fatturato o ai corrispettivi dei mesi di marzo ed aprile, la verifica va eseguita solo con riferimento a detti mesi anche da parte dei contribuenti che liquidano l’Iva con cadenza trimestrale.

7) Sospensione dei versamenti delle rate successive alla prima, in caso di rateazione del saldo e versamento della prima rata il 16 marzo 2020

Il Decreto n. 18 del 17 marzo 2020, ricorrendone le condizioni, ha sospeso il versamento dell’Iva annuale in scadenza lo scorso 16 marzo 2020. Nel caso in cui il contribuente abbia rateizzato il saldo e il 16 marzo 2020 abbia versato la prima rata si chiede se, ricorrendo le condizioni previste dal Decreto, possa sospendere il versamento delle rate successive”.

Risposta:

L’art. 18 del Decreto ha previsto, al verificarsi delle condizioni ivi indicate, la sospensione dei versamenti in autoliquidazione, da eseguirsi nei mesi di aprile e maggio 2020, relativi anche all’Iva, compresi i versamenti delle due rate relative al saldo Iva da eseguirsi in detti mesi. Il versamento potrà essere eseguito entro il 30 giugno 2020 in un’unica soluzione, ovvero in 5 rate a partire dalla stessa data.

Ambito applicativo

I beneficiari di tale misura (“i sostituiti”):

Per tali soggetti, il beneficio consiste nella possibilità di incassare i redditi di cui agli artt. 25 e 25-bis del Dpr. n. 600/1973 senza subire l’effettuazione delle ritenute d’acconto previste dalle richiamate disposizioni, purché la percezione di tali redditi avvenga nel periodo compreso tra il 17 marzo 2020 (data di entrata in vigore del Dl. “Cura Italia”) e il 31 maggio 2020 (in luogo del 31 marzo 2020). Il versamento dell’importo corrispondente alle ritenute d’acconto non subite potrà essere effettuato dai beneficiari della predetta sospensione in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 (in luogo del 31 maggio 2020) o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di luglio 2020 (in luogo di maggio 2020), senza applicazione di sanzioni e interessi. Restano validi i chiarimenti forniti con la Circolare n. 8/E del 3 aprile 2020 al Par. 1.13, con riferimento alla precedente previsione di cui all’art. 62, comma 7, del Dl. n. 18/2020 in merito ai seguenti aspetti:

a) omissione dell’indicazione della ritenuta d’acconto in fattura laddove ricorrano tutte le condizioni previste per l’applicazione della norma agevolativa in esame;

b) non rilevanza, per la determinazione del limite di 400.000 Euro individuato dalla norma in argomento, degli ulteriori componenti eventualmente indicati per migliorare il proprio profilo di affidabilità fiscale;

c) effettuazione da parte dei percipienti del versamento delle somme corrispondenti alle ritenute non operate, tramite Modello F24, indicando un nuovo e specifico codice tributo di prossima istituzione.

Ambito applicativo

Al fine di agevolare i contribuenti che, a causa degli effetti della crisi sanitaria dovuta alla diffusione del virus Covid-19, potrebbero registrare una diminuzione dell’imponibile fiscale ai fini dell’Irpef, dell’Ires e dell’Irap (commerciale), l’art. 20 del Dl. n. 23/2020 favorisce la possibilità di calcolare e versare gli acconti dovuti utilizzando il metodo “previsionale” anziché il metodo “storico”. Infatti, la norma stabilisce, solo per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, la non applicazione di sanzioni e interessi in caso di insufficiente versamento delle somme dovute se l’importo versato non è inferiore all’80% della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo di imposta in corso (in sostanza, in caso di scostamento dell’importo versato a titolo di acconto, rispetto a quello dovuto sulla base delle risultanze della dichiarazione dei redditi e dell’Irap, entro il margine del 20%).

Quanto all’ambito oggettivo, la previsione si applica anche:

– all’imposta sostitutiva delle Imposte sui redditi e dell’Irap (commerciale) dovuta dai contribuenti che si avvalgono di forme di determinazione del reddito con criteri forfetari;

– alla cedolare secca sul canone di locazione, all’Imposta dovuta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) o sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe).

Risposte a quesiti

1) Ravvedimento operoso in caso di insufficiente o omesso versamento

La soglia minima dell’80% delle Imposte dovute per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019 può essere garantita anche con un versamento carente e/o omesso, purché sanato mediante l’istituto del ravvedimento operoso?

Risposta:

La disposizione non esclude la possibilità di ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso.

2) Acconti successivi a quelli di giugno 2020

La previsione di cui all’articolo 20 del Decreto si applica anche agli acconti successivi a quelli di giugno 2020 ?”.

Risposta:

L’art. 20 del Dl. n. 23/2020, al comma 2 prevede espressamente che la disposizione si applichi agli acconti dovuti per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. La disposizione, pertanto, si applica ad entrambe le rate dell’acconto dovuto per tale periodo.

Nel caso degli Enti Locali il riferimento potrebbe essere al II acconto Irap commerciale, in scadenza il 30 novembre 2020.

Ambito applicativo

La norma consente di considerare regolarmente effettuati i versamenti nei confronti delle Pubbliche amministrazioni con scadenza il 16 marzo 2020, prorogati al 20 marzo 2020 per effetto dell’articolo 60 del Dl. “Cura Italia”, se eseguiti entro il 16 aprile 2020, senza il pagamento di sanzioni e interessi.

L’Agenzia ricorda che restano comunque salve le disposizioni riguardanti tutti i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o quella operativa negli 11 comuni della Lombardia e del Veneto, individuati dal Decreto Mef 24 febbraio 2020, che stabilisce la sospensione di tutti i versamenti con scadenza tra il 21 febbraio ed il 31 marzo 2020. Tali versamenti devono essere effettuati in unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dallo stesso mese di maggio. Restano validi i chiarimenti forniti con la Circolare n. 8/E del 2020 in merito all’ambito applicativo dell’art. 60 del Decreto “Cura Italia”, a cui si rinvia (vedi Entilocalinews n. 14 del 6 aprile 2020).

Ambito applicativo

I termini di consegna ai percipienti e di trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate delle Certificazioni Uniche 2020 sono stati prorogati al 31 marzo 2020 dall’art. 1, comma 3, Dl. n. 9/2020. In particolare, il comma 1 del citato art. 22 del Dl. n. 23/2020 differisce al 30 aprile 2020 il termine entro il quale i sostituti d’imposta devono consegnare agli interessati CU relative ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e ai redditi di lavoro autonomo. Il comma 2 dispone la non applicazione di sanzioni nel caso in cui le certificazioni siano trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate oltre il termine del 31 marzo 2020, purché l’invio avvenga entro il 30 aprile 2020.

Resta fermo che la trasmissione in via telematica all’Agenzia delle Entrate delle CU contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione precompilata (es. redditi di lavoro autonomo professionale), può avvenire entro il termine di presentazione della dichiarazione Modello 770/2020 (ad oggi 31 ottobre 2020).

Risposte a quesiti

1) Termine per la trasmissione telematica delle ‘CU’ su redditi esenti o non dichiarabili tramite precompilata

Si chiede conferma che il termine per la trasmissione telematica delle certificazioni uniche contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata è il 31 ottobre 2020”.

Risposta:

Il termine per la trasmissione telematica delle “CU” contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata è confermato al 31 ottobre 2020.

Ambito applicativo

La proroga si riferisce ai certificati emessi fino al 29 febbraio 2020 prorogandone la validità fino al 30 giugno 2020, al fine di evitare, in considerazione della situazione connessa all’emergenza epidemiologica da “Covid-19”, accessi da parte di contribuenti agli Uffici dell’Agenzia. Per il resto, l’Agenzia rinvia ai contenuti del Par. 1.9 della Circolare n. 8/E del 2020 (vedi Entilocalinews n. 14 del 6 aprile 2020) e a quanto sopra precisato al Par. 1 della presente Circolare n. 9/2020, in commento all’art. 18 del Dl. n. 23/2020.

Ambito applicativo

La norma, con riferimento al periodo d’imposta 2019, intende agevolare la tempestiva presentazione della Dichiarazione mediante il Modello “730”, facilitando le modalità di rilascio della delega all’accesso alla dichiarazione precompilata e della relativa documentazione da parte dei i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati. In particolare, è consentito che i Caf e i professionisti abilitati gestiscano “a distanza” l’attività di assistenza fiscale o di assistenza per la predisposizione del Modello 730, con modalità telematiche, acquisendo la delega sottoscritta dal contribuente.

È, inoltre, previsto che, in caso di necessità determinata, ad esempio, dall’indisponibilità di strumenti, quali stampanti o scanner, il contribuente possa inviare una delega non sottoscritta, ma suffragata da una propria autorizzazione.

L’autorizzazione può essere resa, ad esempio, con strumenti informatici, quali un video o un messaggio di posta elettronica accompagnato da una foto, anche mediante il deposito nel cloud dell’intermediario.

Resta fermo l’obbligo di regolarizzazione, con consegna delle deleghe e della documentazione, una volta cessata l’attuale situazione emergenziale.

Risposte a quesiti

1) Trasmissione telematica e autorizzazione all’accesso alla dichiarazione precompilata Modello ‘730/2020 ‘

Per l’assistenza fiscale a distanza si prevede che i soggetti titolari dei redditi di lavoro dipendente e assimilati indicati all’art. 34, comma 4, del Decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, possono inviare in via telematica ai Caf e ai professionisti abilitati la copia per immagine della delega all’accesso alla dichiarazione precompilata sottoscritta e la copia della documentazione necessaria, unitamente alla copia del documento di identità e che, ‘in caso di necessità, in luogo della sottoscrizione della delega, il contribuente può inviare al Caf o al professionista abilitato, in via telematica, copia per immagine di un’apposita autorizzazione predisposta in forma libera e sottoscritta’. Nei casi in cui i contribuenti non dispongano di strumenti per la stampa dei modelli di delega o scanner per la riproduzione delle immagini delle deleghe sottoscritte come possono conferire ai Caf o ai Professionisti l’accesso alla dichiarazione precompilata ?”.

Risposta:

Tenuto conto che la norma intende agevolare le attività dei contribuenti che devono assolvere agli obblighi dichiarativi, evitando che gli stessi debbano spostarsi dalle proprie abitazioni, l’autorizzazione all’accesso alla dichiarazione precompilata Modello “730/2020” può essere trasmessa, anche in forma libera, in via telematica, ad esempio, tramite e-mail o sistemi di messaggistica istantanea o mediante il deposito nel cloud del Caf o del professionista abilitato e deve contenere le informazioni essenziali quali:

Ambito applicativo

La norma prevede che, nel caso in cui l’ammontare dell’Imposta di bollo dovuta per le fatture elettroniche emesse nel primo trimestre solare dell’anno sia di importo inferiore a 250 Euro (ma l’importo complessivo dell’Imposta dovuta per il primo e secondo trimestre è superiore a 250 Euro), il versamento può essere effettuato, senza applicazione di interessi e sanzioni, nei termini previsti per il versamento dell’Imposta relativa alle fatture emesse nel secondo trimestre dell’anno. Se, considerando anche l’Imposta dovuta per le fatture emesse nel secondo trimestre dell’anno, l’importo complessivo da versare resta inferiore a 250 Euro, il versamento dell’Imposta di bollo relativa al primo e secondo trimestre dell’anno può essere effettuato, senza applicazione di interessi e sanzioni, nei termini previsti per il versamento dell’Imposta dovuta in relazione alle fatture elettroniche emesse nel terzo trimestre dell’anno di riferimento. Restano ferme le ordinarie scadenze per i versamenti dell’Imposta di bollo dovuta per le fatture elettroniche emesse nel terzo e nel quarto trimestre solare dell’anno. La disposizione sostituisce, pertanto, il comma 1-bis dell’art. 17 del Dl. n. 124/2019, allo scopo di semplificare e ridurre gli adempimenti dei contribuenti. Prevede pertanto, a regime, come sopra indicato, nuovi termini di scadenza per il versamento dell’Imposta di bollo relativa ai primi due trimestri dell’anno solare, a condizione che l’importo da versare sia inferiore a 250 Euro. Per definire la data di scadenza del versamento occorrerà tener conto dell’ammontare dell’Imposta di bollo relativa sia al primo trimestre che al secondo trimestre.

Se l’Imposta di bollo sulle fatture elettroniche relative al primo trimestre è inferiore a 250 Euro, il relativo versamento può essere effettuato entro la scadenza del secondo trimestre, quindi entro il 20 luglio. Tale ultima scadenza potrà essere ulteriormente prorogata nell’ipotesi in cui l’importo complessivo dell’Imposta di bollo, determinato dalla somma dell’importo relativo sia al primo che al secondo trimestre dell’anno solare, sia ugualmente inferiore a 250 Euro; in tal caso, infatti, il versamento può essere posticipato alla scadenza prevista per il versamento del terzo trimestre, quindi al 20 ottobre 2020. La disposizione in esame non modifica i termini di versamento relativi all’Imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche emesse sia nel terzo che nel quarto trimestre dell’anno solare.

Ambito applicativo

La norma (di interesse anche per le farmacie comunali o gestite da società pubbliche ed aziende speciali) prevede, a regime, che la presunzione di cessione di cui all’art. 1 del Dpr. n. 441/1997 non operi per le cessioni gratuite di farmaci nell’ambito dei programmi ad uso compassionevole, individuati dal Decreto Ministero della Salute 7 settembre 2017, autorizzate dal competente Comitato Etico, effettuate nei confronti dei soggetti indicati dall’art. 3 dello stesso Decreto (trattasi, in sintesi, dell’uso terapeutico di medicinali sottoposti a sperimentazione clinica, la cui fornitura avviene a titolo gratuito). Inoltre, i farmaci di cui al comma 1 non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ai sensi dell’art. 85, comma 2, del Tuir. Come noto, allo stato attuale, mancano terapie efficaci a contrastare la diffusione dell’epidemia. In mancanza di farmaci specifici, ai pazienti con Covid-19 vengono somministrati farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche nell’ambito di studi clinici, oppure farmaci ancora in fase di sperimentazione e che rientrano nei programmi cosiddetti di uso compassionevole. La Relazione illustrativa precisa che “la disposizione mira a neutralizzare gli effetti fiscali delle cessioni di farmaci nell’ambito di programmi ad uso compassionevole, equiparando ai fini Iva la cessione di detti farmaci alla loro distruzione ed escludendo la concorrenza del loro valore normale alla formazione dei ricavi ai fini delle Imposte dirette”.

Alla luce della suddetta volontà legislativa si ritiene che vada riconosciuto:

Ai fini delle Imposte sui redditi, quindi, il valore normale dei beni ceduti non concorrerà alla determinazione del reddito d’impresa, mentre il costo sostenuto per il loro acquisto concorrerà alla formazione del reddito d’impresa nel periodo d’imposta in cui si verifica l’estromissione.

  1. Credito d’imposta per l’acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro

Ambito applicativo

La disposizione in esame amplia l’ambito oggettivo di applicazione del credito d’imposta già previsto dall’art. 64 del Dl. n. 18/2020 per le spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, includendovi anche quelle sostenute nel 2020 per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (quali, ad esempio, mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari), ovvero per l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale (quali, ad esempio, barriere e pannelli protettivi). Sono, inoltre, compresi i detergenti mani e i disinfettanti.

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