Dimissioni dei Consiglieri comunali

Nella Sentenza n. 6004 del 24 settembre 2021 del Tar Campania, i Giudici si soffermano sulle differenze tra la previsione di cui all’art. 38, comma 8, del Dlgs. n. 267/2000 (Tuel), in materia di dimissioni dalla carica del singolo Consigliere, da quella di cui all’art. 141 del Tuel, in materia di dimissioni della maggioranza dei Consiglieri (ultra dimidium) con effetto dissolutorio del Consiglio comunale. 

Nel caso di dimissioni dalla carica di Consigliere, l’art. 38 richiede che le stesse siano, non solo presentate “personalmente” ma anche “assunte immediatamente al Protocollo dell’Ente nell’ordine temporale di presentazione”. Le dimissioni del singolo sono irrevocabili, non necessitano di presa d’atto e sono immediatamente efficaci. Le dimissioni singole sono riconducibili a scelte personali del Consigliere, eventualmente anche legate a ragioni di carattere politico, il quale manifesta semplicemente la sua volontà di abbandonare la carica. Il rigore procedimentale introdotto dalla disposizione appena illustrata si spiega perché, nell’intento del Legislatore, è indispensabile che il Consiglio comunale possa procedere, nel breve termine di 10 giorni, alla surroga del dimissionario e, quindi, a ricostituire prontamente la propria compagine nella sua interezza. L’effetto non cambia qualora le dimissioni siano presentate da una pluralità di Consiglieri, sempreché ognuna sia disgiunta dall’altra. In questa ipotesi, la norma si preoccupa solo di garantire che la surroga di ciascun Consigliere dimissionario avvenga nel rispetto dell’ordine di presentazione delle dimissioni quale risulta dal Protocollo. Per questa ragione è importante l’assunzione delle dimissioni al Protocollo dell’Ente.

Al contrario, nel caso di dimissioni collettive ultra dimidium, la disposizione di cui all’art. 141, comma 1, lett. b), del Tuel, richiede, per la realizzazione dell’effetto dissolutorio avente carattere automatico, 2 presupposti: quello oggettivo della contestualità e quello soggettivo della “metà più uno dei membri assegnati”. 

La contestualità non viene meno qualora le dimissioni siano presentate con atti separati, dovendosi in quest’ultimo caso garantirsi esclusivamente la contemporanea presentazione di tali atti al Protocollo dell’Ente. Su questo specifico aspetto, si osserva che l’art. 141 del Tuel, a differenza dell’art 38 del Tuel, non si sofferma sulla conseguenziale fase relativa all’assunzione materiale al Protocollo dell’Ente, del tutto indifferente al realizzarsi dell’effetto previsto dalla fattispecie normativa della dissoluzione del Consiglio. La non assimilabilità tra le 2 tipologie si spiega perché le dimissioni collettive, previste dall’art. 141, rispondono al preciso obiettivo di provocare lo scioglimento del Consiglio comunale laddove, come sopra più ampiamente chiarito, le dimissioni del singolo esprimono solo l’intento di abbandonare la carica.

Dunque, i Giudici affermano che nel caso in cui lo scioglimento del Consiglio comunale non ha luogo per l’irregolare formazione o esternazione di alcuna tra le manifestazioni di volontà da parte dei Consiglieri contestualmente dimissionari, non si può procedere alla surroga limitata solo ad alcuni dei Consiglieri dimissionari, proprio per l’inscindibilità del legame esistente tra le singole dichiarazioni dei Consiglieri dimissionari, rese con un unico atto. In altri termini, le dimissioni ultra dimidium non possono trasformarsi né convertirsi in dimissioni infra dimidium. Infatti, è evidente che, rispetto alla generale previsione del menzionato art. 38, comma 8, del Tuel, la fattispecie legale tipica di cui all’art. 141, comma 1, lett. b), n. 3), del Tuel, col suo effetto dissolutorio dell’Organo consiliare, non si pone in rapporto di genus ad speciem, ma di totale irriducibile alternatività. Ciò trova conferma nella previsione di cui al comma 8, del menzionato art. 38, nel punto in cui dispone che “non si fa luogo alla surroga qualora, ricorrendone i presupposti, si debba procedere allo scioglimento a norma dell’art. 141”. Ne consegue che, nei casi in cui la fattispecie legale tipica non si sia perfezionata in tutti i suoi elementi, le dimissioni presentate con unico atto o contestualmente non possono valere, parzialmente, quale singolo atto di dimissioni individuali, scindendo il contenuto dell’atto tipizzato dal Legislatore quale indivisibile, non fosse altro perché i singoli atti di dimissioni, eventualmente validi, non potrebbero essere assunti al Protocollo dell’Ente nell’ordine temporale di presentazione, come invece richiede l’art. 38, comma 8, del Tuel.