Durc: il parere del Consiglio di Stato sulla verifica della regolarità contributiva

Durc: il parere del Consiglio di Stato sulla verifica della regolarità contributiva

Il Consiglio di Stato, Sezione IV, con la Sentenza n. 5064 del 14 ottobre 2014, si è espresso sulla verifica della regolarità contributiva mediante Durc. I Giudici osservano che con la Sentenza n. 8/12 l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, ha attribuito al Durc carattere vincolante quanto al requisito della gravità dell’irregolarità contributiva. La nozione di violazione grave non è rimessa alla valutazione caso per caso della stazione appaltante, ma si deduce dalla disciplina del Documento unico di regolarità contributiva. Ne consegue che la verifica della regolarità contributiva delle imprese partecipanti a procedure di gara per l’aggiudicazione di appalti con la Pubblica Amministrazione è rimessa agli Istituti di previdenza, le cui certificazioni si impongono alle stazioni appaltanti che non possono controllarne il contenuto. Invece con riguardo al requisito del carattere definitivo di dette irregolarità, richiesto in aggiunta a quello della gravità delle stesse, i Giudici pervengono a diverse conclusioni. Decisivo in questo senso è l’esame degli artt. 5 e 7 del Dm. Lavoro e Previdenza sociale 24 ottobre 2007. La prima delle citate disposizioni regolamentari enumera i casi di regolarità contributiva al ricorrere dei quali è consentito il rilascio del documento, mentre la seconda, al comma 3, obbliga l’Ente previdenziale ad invitare l’impresa a regolarizzare la propria posizione in caso di mancanza dei requisiti di cui all’art. 5. L’invito alla regolarizzazione è stato quindi recepito a livello di legislazione primaria con l’art. 31, comma 8, del Dl. n. 69/13. Benché non applicabile rationetemporis, nella fattispecie in esame, la norma primaria costituisce la conferma di un preciso indirizzo di politica legislativa volto a favorire la massima partecipazione alle procedure di affidamento di contratti pubblici. Quindi, la stazione appaltante avrebbe dovuto procedere ad accertare in via autonoma la sussistenza di una irregolarità definitiva del rapporto previdenziale, e non già limitarsi ad una presa d’atto di irregolarità meramente formali, non conseguenti ad una consapevole volontà della Società di sottrarsi al pagamento degli oneri contributivi nei confronti dei propri dipendenti.


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