Enti Locali: criterio di approvazione dello Statuto comunale

by Redazione | 09/02/2021 15:42

Nel Parere n. 129 del 1° febbraio 2021 del Consiglio di Stato, i Giudici rilevano che, ai sensi dell’art. 6, comma 4, del Dlgs. n. 267/2000 (Tuel), che richiede per l’approvazione dello Statuto e per le modifiche statutarie in prima seduta il voto favorevole dei 2/3 dei Consiglieri assegnati, ai fini del quorum deve computarsi anche il Sindaco, in quanto non espressamente escluso dalla disposizione normativa. In sede di approvazione e modifiche dello Statuto comunale, la maggioranza richiesta per la Deliberazione è definita dalla norma indicando una frazione (un terzo, due terzi, ecc.) del numero complessivo dei Componenti (che è variabile in funzione della classe demografica di appartenenza dell’Ente Locale). Se il risultato della divisione del numero dei Componenti l’Organo collegiale (o dei Consiglieri assegnati) dovesse dare un resto in decimali, ai fini del calcolo dell’arrotondamento, nel caso in cui la maggioranza richiesta per la Deliberazione sia definita dalla norma indicando una frazione del numero complessivo dei componenti e il risultato della divisione del numero dei Componenti l’oOgano collegiale dovesse dare un resto in decimali, in assenza di indicazioni normative espresse di segno diverso si deve procedere all’arrotondamento per eccesso alla cifra intera superiore.

Peraltro, i Giudici chiariscono che la legge fornisce scarne e incomplete indicazioni in merito, lasciando all’autonomia organizzativa comunale ampi margini di autorganizzazione tramite lo Statuto e i Regolamenti sul funzionamento degli Organi. In particolare, l’art. 38, comma 2, del Tuel, riserva a un apposito Regolamento comunale, approvato a maggioranza assoluta, la disciplina del funzionamento dei Consigli, nel quadro dei Principi stabiliti dallo Statuto.  L’unico limite invalicabile posto dalla legge all’autonomia statutaria e regolamentare comunale è costituito dalle soglie minime di validità della costituzione e riunione dell’organo (quorum strutturale).

Quanto all’interpretazione dell’art. 6, comma 4, del Tuel, i Giudici osservano che, in assenza di indicazioni normative puntuali di diverso segno, in base ai Principi di logica immanenti al sistema, tra i quali devono senz’altro includersi le regole dell’aritmetica, dovrebbe sempre trovare applicazione prioritaria il criterio aritmetico di arrotondamento, menzionato peraltro nello stesso Tuel, nell’art. 47, sulla composizione delle Giunte, dove si prevede che il numero degli Assessori “non deve essere superiore a un terzo, arrotondato aritmeticamente, del numero dei consiglieri comunali e provinciali”. L’arrotondamento aritmetico (o “troncamento”) comporta che l’arrotondamento debba essere effettuato per difetto quando la cifra decimale sia uguale o inferiore a 5 (0,50 centesimi), mentre debba essere per eccesso, ove la cifra decimale sia superiore a 5 (0,50).  

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