Esercizio associato di “funzioni fondamentali” da parte degli Enti Locali

by Redazione | 23/02/2016 10:30

Nella Delibera n. 10 del 18 febbraio 2016 della Corte dei conti Campania, in occasione della revisione dello statuto di un Consorzio, istituito ai sensi dell’art. 31 del Dlgs. n. 267/00, per la gestione associata dei “Servizi sociali”, di cui alla Legge n. 328/00, nonché per la gestione delle funzioni previste dall’art. 19, lett. g), del Dl. n. 95/12, convertito con modificazioni dalla Legge n. 135/12, per l’adeguamento alle sopraggiunte norme nazionali e regionali (Lr. n. 11/07 – Legge n. 135/12), viene chiesto se nel dimensionamento del nuovo Consiglio di amministrazione vada applicato, per analogia con le Società partecipate degli Enti Locali e degli Enti strumentali, la norma dell’art. 4, commi 4 e 5, del Dl. n. 95/12, convertito con Legge n. 135/12, che prevede il numero di componenti dei Consigli di amministrazione compreso tra 3 e un massimo di 5. La Sezione afferma che la richiesta di parere possa essere scrutinata sotto il profilo dei principi applicabili in materia di riduzione dei costi riconducibili ai Consorzi ancora ammessi dall’ordinamento statale e regionale (Consorzi per l’esercizio associato di servizi e Consorzi per l’esercizio associato di servizi e bacini imbriferi montani, costituiti ai sensi dell’art. 1 della Legge n. 959/53), tra i quali non rientrerebbe prima facie la fattispecie prospettata dall’Ente istante, ascrivibile invece ai Consorzi di funzioni, soppressi ai sensi delle sopra citate leggi statale e regionale. In proposito, la Sezione evidenzia che, in osservanza dei principi di efficacia, efficienza ed economicità, nonché per ragioni di snellezza operativa, sarebbe auspicabile la riduzione del numero dei componenti dei Consigli di amministrazione dei Consorzi, in linea con la generale tendenza del Legislatore al contenimento di Organi collegiali pletorici. Sono peraltro vigenti ben più pregnanti norme volte a ridurne fortemente i costi. In particolare, la Sezione pone in evidenza l’art. 5, comma 7, del Dl. n. 78/10, che si applica a tutti i Consorzi, e statuisce che “tra le forme associative di Enti Locali aventi per oggetto la gestione di servizi e funzioni pubbliche ai cui Amministratori (…) non possono essere attribuite retribuzioni, gettoni e indennità o emolumenti in qualsiasi forma, deve ritenersi che rientrano anche i componenti dei consigli di amministrazione dei consorzi di Enti Locali”.

Corte dei conti Campania – Delibera n. 10 del 18 febbraio 2016[1]

Endnotes:
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