Europa: una svolta finanziaria epocale per limitare, uniti, i danni del “Covid-19” e ripartire

Europa: una svolta finanziaria epocale per limitare, uniti, i danni del “Covid-19” e  ripartire

Introduzione[1]

A parere di chi scrive l’incipit, ovvero tutto quello che di straordinario sta accadendo in Europa a livello finanziario, trae profonda origine da questa famosa dichiarazione di Mario Draghi che ascoltammo a Londra nel 2012: “Ho un messaggio chiaro da darvi: nell’ambito del nostro mandato la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l’Euro. E credetemi: sarà abbastanza”. Questo passaggio risuonò a livello mondiale: “The Ecb is ready to do whatever it takes to preserve the Euro. And believe me, it will be enough”.

E la tempesta, come d’incanto, cominciò a placarsi…

Ciò doverosamente menzionato, dopo aver ricordato quali sono alcuni attori fondamentali in Europa e sottolineato le principali funzioni della Unione europea, della Commissione europea e della Banca centrale europea, si passeranno in rassegna taluni strumenti a loro disposizione o di altri soggetti europei per contrastare finanziariamente la pandemia del “Coronavirus”. Per poi visionare le misure già prese e quelle in ponte.

Ma immediatamente, per offrire un primo e autentico quadro di quanto sta avvenendo in Europa[2], si sintetizza per titoli ciò che è già stato fatto dalle Istituzioni europee in termini economico-finanziari e sociali[3]. L’elenco che suggeriamo si limita a quelle misure e proposte che hanno un valore quantificabile. Ci limitiamo ad esso e non a tutte le altre iniziative, al coordinamento, ecc. (es. rimpatrio cittadini, sblocco invio materiale sanitario, lotta a prodotti contraffatti, linee gestione lavoratori transfrontalieri, green lines per le merci, linee guida air cargo negli aeroporti, supporto aziende per riconversione prodotti sanitari, protezione di asset e tecnologie europee a carattere strategico, sospensione patto di stabilità e crescita, flessibilità aiuti di stato, lotta alle fakenews, ecc.). Manca un valore quantitativo espresso in moneta di conto, però possiamo ben comprendere sin da ora il loro valore. Se non altro immateriale.

Passiamo alle 2 aree d’intervento finanziario espresse in Euro.

  1. Sanità
  2. acquisti e distribuzione dei dispositivi medici (3 mld): destinati 3 miliardi;
  3. ricerca (93,5 mln), start up innovative (164 mln) e cure vaccinali (80 mln): totale di 0,337 miliardi.
  4. Economia
  5. acquisto titoli (120 + 750 mld, q.e.[4] con 20 miliardi al mese per un totale di 240 miliardi nel 2020): dalla Bce 1.110 miliardi;
  6. fondi politica coesione (37 mld), fondo di solidarietà (0,800 mld), “SURE” (100 mld): dalla Commissione europea proposti 137,8 miliardi a carico del bilancio UE;
  7. liquidità alle Pmi (8 mld) per oltre 100mila Imprese, mobilitazione finanziamenti (40 mld): dalla Bei un complessivo di 48 miliardi;
  8. ulteriore liquidità (25 mld): dalla Bei ulteriore leva finanziaria (200 mld).

In termini aritmetici sommando, pur con larga approssimazione, si tratta già ora di circa 1.500 miliardi. Ma, come si vedrà più avanti, stiamo arrivando a 3.000 miliardi. Questo ci spiegano dalla Bce[5].

Ciò precisato, dapprima si dedica un doveroso e rispettoso paragrafo, seppur breve, sul senso autentico dell’attuale Europa[6]. Quella da cui già è venuto tanto anche in queste settimane e tanto altro ancora potrà venir fuori in futuro. Per poi passare agli aspetti più strettamente tecnici.

L’anima e l’intima essenza dell’UE: non dimenticare mai e poi mai

In breve, l’Unione Europea (UE) è un’unione economica e politica tra 27 Paesi che per popolazione e territorio costituiscono la gran parte del continente geografico.

Quando parliamo di UE parliamo per davvero di qualcosa di unico e straordinario nel suo genere. Qualcosa di incredibilmente giusto e bello.

Infatti, va scritto a caratteri cubitali, e mai e poi mai dimenticato (come viceversa ancora oggi talvolta accade), che l’idea ispiratrice dalla quale scaturì il percorso che ha condotto all’attuale UE è venuta alla luce all’indomani della tragica e devastante Seconda Guerra mondiale. Conflitto armato globale causato dal “virus umano” del nazifascismo.

L’idea dell’Europa unita poggiava sull’obiettivo iniziale, da parte dei Padri fondatori, di favorire in primo luogo la cooperazione economica. Partendo dal saggio e sperimentato principio che il commercio produce un’interdipendenza tra i Paesi. La quale, a sua volta, riduce il rischio di conflitti e inevitabilmente tende a bandire la guerra come atroce mezzo per risolvere le più virulente diatribe e le accese ostilità. Con tutto ciò promuovendo l’aspirazione, pressoché universale della normale cittadinanza mondiale e delle famiglie, per la Pace tra i popoli.

Questa è l’intima e sacrale essenza dell’Unione Europea. Che, in questa fase storica di accesa discussione, soltanto quelli senza memoria, se non gli ignoranti, i miseri, i reitti, i meschini e i pari grado, invadendo i mezzi di comunicazione (dai social alle tv), non prendono adeguatamente in considerazione. Perché l’anelito alla Pace, cioè la negazione della morte e della distruzione, è l’abc! Per essere generosi, non ricordano, non sanno o non pensano. Ovvero, “pensano” istintivamente, con la pancia, forse a breve. Insomma, non guardano l’orizzonte, ma solo i loro piedi. Al peggio, talvolta sono esseri spregevoli infettati da alcuni “virus” comunque perniciosi e malefici. Con biechi interessi personalistici. Che spianano anche la strada al razzismo, all’antisemitismo, alla discriminazione di genere, alla violenza di vario tipo e via dicendo. Se non addirittura alla illibertà e alla sostanziale negazione della democrazia. Sono forme di dispotismo, non certo illuminato. Alcuni tristissimi esempi in Europa orientale sono del tutto lampanti.

Seppure con talora altri tragici sbocchi, in parte superati pensando al terribile blocco sovietico che dominò sino a 30 anni fa, fu la Liberazione dell’Italia e dell’Europa la grande svolta. Ciò dopo gli infiniti lutti e le incalcolabili macerie dagli anni ’30 alla prima metà degli anni ’40. La Liberazione ispirò, anche nelle nostre Famiglie, gli ormai anziani o deceduti nostri Padri e Nonni che vollero con tutte le loro forze un’Europa unita e pacifica. Da qui la Ricostruzione e via via tutto il benessere e il progresso odierno. Di cui stiamo godendo tuttora.

Chi fa finta di non ricordare, nell’attuale dibattito pubblico, è inqualificabile. Ed avrà una responsabilità storica che inevitabilmente lo condannerà. Marchiandolo per sempre di alto tradimento davanti anche alle generazioni future.

L’Europa cresce: dalla Cee alla UE

Pur saltando le prime tappe, quelle iniziali, andiamo al 1958 quando venne creata la Comunità economica europea (Cee), che rafforzò la collaborazione economica tra 6 Paesi: Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Da quell’anno altri 22 membri hanno aderito alla Cee formando un grandissimo mercato unico che continua a crescere per realizzare appieno le sue potenzialità. Purtroppo, per le ragioni di cui sono piene le odierne cronache, il 31 gennaio scorso il Regno Unito ha infine abbandonato l’Unione europea. Peccato cari amici del Regno Unito. “Ai posteri l’ardua sentenza”. Comunque, la porta dell’Europa resterà aperta al popolo fratello. Che per tantissima parte non voleva e non vorrebbe uscire dall’UE.

Quella che inizialmente era nata come un’unione soltanto economica è pian piano diventata un’organizzazione attiva in tutta una serie di settori che vanno dal clima all’ambiente, dalla salute alla sicurezza, dalla giustizia alle relazioni esterne. Per dare un senso a questo processo di implementazione, nel 1993 la denominazione di Comunità economica europea (Cee) è stata mutata in Unione Europea (UE).

Così, in breve, l’Unione europea elenca attualmente i propri obiettivi di fondo:

  • promuovere la Pace, i suoi valori e il Benessere dei suoi cittadini;
  • offrire Libertà, Sicurezza e Giustizia, senza frontiere interne;
  • favorire lo Sviluppo sostenibile basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia di mercato altamente competitiva, con la piena occupazione e il progresso sociale e inoltre la protezione dell’Ambiente;
  • lottare contro l’esclusione sociale e la discriminazione;
  • promuovere il Progresso scientifico e tecnologico;
  • rafforzare la Coesione economica, sociale e territoriale e la Solidarietà tra gli Stati membri;
  • rispettare la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica;
  • istituire un’Unione economica e monetaria con l’Euro come Moneta unica.

L’UE guida strategica per stabilità, Moneta unica, mobilità e crescita

Entrando sempre più nel nostro tema finanziario, l’UE si definisce “fattore di pace, stabilità e prosperità da oltre mezzo secolo” e dimostra nei fatti di aver contribuito ad innalzare il tenore di vita avendo introdotto anche l’Euro, la Moneta unica europea. In 19 Paesi oltre 340 milioni di cittadini dell’UE la usano come valuta e ne traggono benefici.

In termini di capitale umano e sociale, l’abolizione dei controlli alle frontiere tra i Paesi membri consente alle persone di circolare liberamente in quasi tutto il continente. Ovviamente, è diventato molto più semplice vivere, lavorare e viaggiare in un altro Paese dell’UE. Ne consegue che ciò garantisce a tutti i cittadini la certezza dei propri diritti e la libertà di scegliere in quale Stato membro lavorare, studiare o trascorrere gli anni della pensione. Difatti, ogni Paese membro riguardo al lavoro, alla sicurezza sociale e alle tasse, ha il dovere di trattare i cittadini dell’Unione in maniera identica ai propri cittadini.

Naturalmente, il primo motore economico dell’UE è il mercato unico, che permette alla maggior parte delle merci, dei servizi, dei capitali e delle persone di circolare liberamente e senza ostacoli. Che grande operazione è stata realizzata in questi decenni.

A livello politico, l’UE è governata dal principio della democrazia rappresentativa. In sostanza i cittadini sono rappresentati direttamente a livello dell’Unione Europea nel Parlamento Europeo e gli Stati membri sono rappresentati nel Consiglio Europeo e nel Consiglio dell’UE. Rimarchevole il Parlamento Europeo, eletto a suffragio universale diretto, che dispone di sempre più poteri. I Parlamenti nazionali svolgono anch’essi un ruolo via via maggiormente apprezzabile, affiancando costantemente le Istituzioni europee nella loro attività.

La Commissione Europea

La Commissione Europea è il l’Organo esecutivo politicamente indipendente dell’UE. In definitiva, è l’unico Organo cui compete redigere le proposte di nuovi atti legislativi europei. Inoltre, attua le decisioni del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’UE.

Più esattamente, che cosa fa la Commissione ? La Commissione è l’unica Istituzione dell’UE a presentare al Parlamento Europeo e al Consiglio disposizioni legislative da adottare per tutelare gli interessi dell’UE e dei suoi cittadini su questioni che non possono essere gestite efficacemente a livello nazionale. A tal fine si avvale, per gli aspetti tecnici, di esperti e pure dell’opinione pubblica. Inoltre, gestisce le politiche e assegna i finanziamenti dell’UE, stabilendo le priorità di spesa unitamente al Consiglio e al Parlamento. Predispone anche i bilanci annuali da sottoporre all’approvazione del Parlamento e del Consiglio. Inoltre, controlla come vengono usati i fondi, sotto l’attenta sorveglianza della Corte dei conti europea. Ed anche, ed è molto importante, assicura il rispetto della legislazione dell’UE insieme alla Corte di Giustizia e garantisce che il diritto dell’UE sia correttamente applicato in tutti i Paesi membri.

Infine, rappresenta l’UE sulla scena internazionale facendosi portavoce per tutti i Paesi dell’UE presso gli organismi internazionali, in specie nei settori della politica commerciale e degli aiuti umanitari e negozia accordi internazionali per conto dell’UE.

Il mandato dell’attuale Commissione scade fra quasi 5 anni, il 31 ottobre 2024.

Come funziona la Commissione Europea

Il Presidente definisce l’indirizzo politico generale della Commissione[7], ovvero si occupa della pianificazione strategica, consentendo così ai Commissari di decidere collegialmente gli obiettivi strategici e delineare il Programma annuale di lavoro. Va precisato che le decisioni vengono assunte sulla base di una responsabilità collettiva. Tutti i Commissari hanno lo stesso peso nel processo decisionale e sono ugualmente responsabili delle decisioni adottate. Però, va rimarcato che essi non hanno alcun potere decisionale individuale, salvo quando autorizzato in determinate situazioni[8]. Poi, sotto un profilo tecnico, è la Direzione generale competente, diretta da un Direttore generale responsabile di fronte al Commissario competente, che in particolare si fa carico dei Progetti di proposte legislative.

Le proposte vengono poi sottoposte ai Commissari al fine di adottarle nella loro riunione settimanale. In generale, le decisioni sono accolte per consenso, ma possono anche aver luogo delle votazioni. In questo caso, le decisioni sono prese a maggioranza semplice e ogni Commissario dispone di un voto. Se approvate vengono trasmesse al Consiglio e al Parlamento per la fase successiva del processo legislativo europeo.

Commissione Europea e Covid-19

La Commissione Europea sta coordinando una risposta comune europea alla pandemia di “Covid-19”. Sta agendo con evidente decisione per rafforzare i Settori della Sanità pubblica e attenuare l’impatto sociale ed economica nell’UE. E in effetti, sta mobilitando tutti i mezzi a sua disposizione per aiutare gli Stati membri affinché possano coordinare le loro risposte nazionali.

Azione di coordinamento della Commissione Europea

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha proposto una serie completa di misure finalizzate a:

  • garantire l’adeguato rifornimento di dispositivi di protezione e forniture mediche in tutta Europa;
  • attenuare l’impatto sui mezzi di sussistenza delle persone e sull’economia applicando pienamente la flessibilità delle norme dell’UE in materia di bilancio;
  • istituire un’iniziativa di investimento in risposta al coronavirus per un importo di Euro 37 miliardi per fornire liquidità alle piccole imprese e al settore dell’assistenza sanitaria.

Quindi, il ruolo della Commissione è anche quello di aiutare gli Stati membri ad affrontare la crisi, formulando raccomandazioni su una linea d’azione comune. Risulta che la Commissione Europea voglia evitare che gli Stati membri adottino misure non coordinate o addirittura contraddittorie che, in ultima analisi, compromettano gli sforzi comuni per combattere l’insorgere del virus. Quindi, il coordinamento e le raccomandazioni risultano necessari nei Settori della Sanità pubblica, ma anche dei Trasporti, dei Controlli alle frontiere, dei Mercati interni e del Commercio. Il “Meccanismo di coordinamento delle crisi” della Commissione è stato attivato e il Comitato di coordinamento di crisi si riunisce regolarmente proprio per creare sinergie tra gli interventi di tutti i servizi competenti della Commissione e delle Agenzie dell’UE.

Infine, la Commissione ha istituito un team di risposta al coronavirus con funzioni di coordinamento a livello più strettamente politico, composto dai Commissari responsabili per le politiche maggiormente interessate.

Iniziativa di investimento in risposta al “Coronavirus

Già un mese fa, il 13 marzo 2020, la Commissione ha proposto un Regolamento di nome “Iniziativa di investimento in risposta al ‘Coronavirus’”. L’intervento a titolo Temporary Framework è un aiuto dell’art. 107.3.b del Trattato di funzionamento dell’UE che pone rimedio ad un grave turbamento dell’economia e quindi un aiuto compatibile con la normativa sugli aiuti di Stato[9].

Con ciò la Commissione ha inteso mobilitare le riserve di liquidità disponibili nei Fondi strutturali e di investimento europei con Euro 37 miliardi, suggerendo di rinunciare per quest’anno all’obbligo di chiedere il rimborso dei prefinanziamenti che non sono stati spesi a titolo del “Fondo europeo di sviluppo regionale” (“Fesr”), del “Fondo sociale europeo” (“Fse”), del “Fondo di coesione” (“Fc”) e del “Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca” (“Feamp”), fino alla chiusura del Programma.

Si fa notare che trattasi di un Regolamento e non di una Direttiva, poiché può entrare direttamente in funzione in tutti i singoli Stati membri, ovverosia senza quell’iter di recepimento e approvazione il quale ritarda la specificazione e l’entrata in vigore delle Direttive. I fondi saranno dirottati ai Sistemi sanitari, alle Pmi, ai mercati del lavoro e alle altre parti vulnerabili delle economie degli Stati membri dell’Unione Europea.

Interessante sottolineare che il plafond per Impresa previsto dal “Temporary Framework” è cumulabile con gli altri aiuti. Le singole misure di aiuto in Italia potranno regolare le tipologie di cumulo con altri regimi notificati o in esenzione di notifica.

Certo, si manifestano alcune critiche che vanno ascoltate. Sostiene il Prof. Aurelio: “… il coriaceo impianto dei Principi unionali sugli aiuti di Stato, eretto a garanzia dei sacrosanti ‘fondamentali’ sulla libera concorrenza tra le Imprese Europee, sta dimostrando di non essere utile agli Stati membri più colpiti dalla crisi, Italia innanzitutto. Mentre la sua controparte regolamentare, quella delle politiche di coesione basata sui fondi strutturali europei, altrettanto, non riesce a produrre alcuna risposta alle urgenti ed immediate necessità di intervento, salvo una sparuta modifica del Regolamento base e un intervento finanziario limitatissimo (e magari da erogare ad emergenza finita)[10].

La sospensione del “Patto di stabilità e crescita”

La Commissione UE ha attivato la clausola di salvaguardia del “Patto di stabilità”, cioè la cd ”General Escape Clause” del “Patto”, che consentirà ai Governi di muoversi con maggiori margini. Come ha detto la Presidente della Commissione, “… questo è nuovo e non è mai stato fatto, inneschiamo la ‘clausola generale di salvaguardia’ del ‘Patto di stabilità’. Questo vuol dire che i Governi nazionali possono pompare nell’economia quanto serve. Stiamo allentando le regole per consentire loro di farlo… ho detto che avrei fatto qualsiasi cosa sia necessaria per sostenere gli europei e l’economia europea. Oggi sono lieta di poter dire che abbiamo mantenuto la parola data…”. E ancora: “quello che tutti abbiamo capito è che nessuno Stato membro può fronteggiare questa minaccia da solo, dobbiamo lavorare insieme e aiutarci reciprocamente. Il virus non ha confini e l’Unione Europea è più forte quando mostriamo piena solidarietà: questo è quello che voglio trasmettere agli italiani, non solo a parole, lo dimostreremo anche con i fatti“. Ulteriormente: “il ‘Coronavirus’ ha un impatto drammatico sull’economia, molti Settori sono colpiti. Il lockdown è necessario ma rallenta severamente l’attività economica… faremo tutto il possibile per sostenere l’economia e i cittadini… Gli aiuti di Stato sono i più flessibili di sempre e i vostri Governi possono dare i soldi che servono a ristoranti, negozi, imprese piccole e medie“.

Derogare, sebbene temporaneamente, al “Patto di stabilità” indica la volontà di sospendere l’insieme di regole che regolano le politiche di bilancio degli Stati membri, le quali risalgono al 1997 e sono state via via adeguate. I suoi cardini fondamentali, che risalgono al famoso Trattato di Maastricht, erano un limite di Deficit/Pil al 3%, e un debito sotto il 60% del Pil. Poi nel tempo il “Patto” si è sviluppato in “Fiscal Compact” e prevede una linea preventiva che fissa obiettivi ad hoc per ciascun Paese e una linea correttiva che avvia le procedure in caso di deviazione rispetto agli standard fissati.

Ovviamente, per un Paese con debito altissimo come l’Italia, il via libera è oltremodo necessario e adatto alla straordinaria situazione.

Gli aiuti di Stato sono stati riconsiderati

Si ricorda che l’art. 107, comma 2, lett. b), del Trattato di funzionamento (Tfue), prevede che le Autorità nazionali possano erogare fondi per riparare i danni direttamente collegati ad eventi eccezionali. Per cui, dopo una notifica da parte dello Stato membro, la Commissione si limita a verificare l’eccezionalità dell’evento e l’assenza di cd sovra-compensazione, per evitare fenomeni di ingiusto arricchimento. In più, l’art. 107, comma 3, lett. b), consente l’approvazione da parte della Commissione di misure nazionali indirizzate a “porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro”.

Nel suggerire la lettura di quanto scritto dalla Commissione Europea[11], si passa ad una breve illustrazione per rammentare qualcos’altro. Ebbene, con la Comunicazione 13 marzo 2020 della Commissione Europea si scrive dell’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure che gli Stati membri vorranno adottare per fronteggiare l’epidemia di “Covid-19”.  La Commissione propone una risposta economica coordinata e indica agli Stati pensabili soluzioni normative compatibili con il vigente ordinamento in materia di aiuti di Stato. La Commissione ha ammesso che in Italia vi sono le condizioni per erogare aiuti “per ovviare ai danni arrecati da calamità naturali oppure da altri eventi eccezionali” di cui all’art. 107, comma 2, lett. b), del Tfue, e ha posto l’accento su alcuni Settori economici molto colpiti dall’emergenza, ad esempio come quelli relativi alla Cultura, al Turismo, ai Trasporti e all’Alberghiero.

Va detto che esistono anche altre importanti opzioni disponibili per gli Stati membri, senza il coinvolgimento della Commissione, quindi esterne al campo di applicazione del controllo sugli aiuti di Stato dell’UE. Tali opzioni comprendono misure applicabili in materia di sussidi salariali, sospensione dei pagamenti delle Imposte dirette e delle Imposte sul valore aggiunto, contributi previdenziali o sostegno finanziario diretto ai consumatori per servizi cancellati o previsione di rimborsi sui servizi o biglietti non rimborsati dagli operatori interessati.

Poi, la Commissione, con successiva Comunicazione 19 marzo 2020, sempre sul “Temporary Framework for State aid measures to support the economy in the current Covid-19Outbreak”, ha citato l’art. 107, paragrafo 3, lett. b), del Tfue, per ribadire quanto già sostenuto nella Comunicazione precedente. Ciò significa che si può dichiarare compatibili con il mercato interno aiuti assunti “per porre rimedio a un grave turbamento dell’economia di uno Stato membro“.

In molte Sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è stabilito che il turbamento deve riguardare l’insieme o una parte significativa dell’economia dello Stato membro interessato e non puramente quella di una delle sue Regioni o parti del suo territorio. Ciò a significare, dato che la crisi sanitaria colpisce tutti gli Stati membri e siccome le misure di contenimento adottate dagli Stati membri incidono anche sulle Imprese, reputa che gli aiuti di Stato siano compatibili sulla base del citato art. 107, paragrafo 3, lett. b), del Tfue. Però, solo per un periodo limitato e onde porre rimedio alla carenza di liquidità da parte delle Imprese in tanta parte chiuse in lockdown. Va da sé che gli Stati membri debbano provare che le misure di aiuto di Stato notificate alla Commissione Europea siano necessarie, adeguate e proporzionate per porre rimedio ad un grave turbamento dell’economia dello Stato membro interessato.

La Commissione precisa anche che gli aiuti erogati sotto forma di sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili o agevolazioni fiscali, sono accumulabili con gli aiuti nella modalità di garanzie su prestiti, con gli aiuti relativi ai tassi di interesse agevolati per prestiti e pure con l’assicurazione del credito all’esportazione a breve termine.

Per altri dettagli, certo importanti, si rimanda a quanto deciso dalla Commissione Europea.

La recentissima novità del “SURE

Così la Presidente von der Leyen: “con questo nuovo strumento di solidarietà mobiliteremo 100 miliardi per tenere la gente al lavoro e consentire alle Imprese di restare in attività… stiamo unendo le forze per salvare vite e proteggere i mezzi di sussistenza”. A questo riguardo, il Commissario UE, Paolo Gentiloni, ha detto che questo “Fondo” UE destinato a finanziare la Cassa integrazione negli Stati membri “è la prima risposta comune dei Paesi europei e comincio a essere ottimista sul fatto che altre ne seguiranno”.

Il nuovo strumento è stato battezzato “SURE” (“Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency”), e trae ispirazione dal Sistema tedesco di sostegno statale al part-time “Kurzarbeit” che la Presidente von der Leyen applicò quando era Ministro del Lavoro in Germania durante le ultime crisi. Nella declinazione europea, applicabile anche ad agricoltori e pescatori, dovrebbe funzionare da metodo di riassicurazione a sostegno dei sistemi di ammortizzatori sociali nazionali.

SURE” dovrebbe essere sperimentata nei Paesi più colpiti dal “Coronavirus”, come stiamo vedendo in Italia e Spagna, partendo all’inizio dalle aree di Milano e Madrid poiché è interesse economico anche europeo aiutare onde favorire il successivo rilancio anche per tutti gli interscambi consolidati.

I 100 miliardi di Euro, sinora preventivati, sarebbero raccolti sul mercato con emissioni di titoli della Commissione Europea garantiti dagli Stati membri. Per cui i Governi nazionali non dovrebbero anticipare fondi, ma circoscrivere l’impegno ripartendo la garanzia con l’eventuale copertura di circa Euro 25 miliardi. Per la precisione, il Fondo “SURE” raccoglierà risorse sui mercati emettendo bond con tripla A, cioè a tassi bassissimi, che darà poi ai Paesi che ne hanno bisogno. Prestiti con scadenze a lunghissimo termine. In pratica si tratterebbe di Eurobond. Eppure, nel dibattito pubblico italiano spesso mal condotto, non se ne parla molto. O meglio, si sottace. Crediamo sia un modo errato per attaccare ingiustamente l’UE. Ma perché si fa tutto questo ? Ognuno può provare a darsi la risposta che crede. Per chi scrive criticare è giusto. Però, non riconoscere le cose egregie e ben fatte è sbagliato. Come minimo.

In sostanza, si mettono insieme le forze economiche di Paesi che hanno livelli di debito e di accesso ai mercati variegati. Ciò per fronteggiare una situazione di emergenza e questi Sure bond ne sono la prima fattispecie.

Questa “assicurazione” contro la piaga della disoccupazione, insieme ad altre proposte per l’emergenza “Coronavirus” della Commissione UE (“Support instrument e Response investment initiative plus”), è già stata valutata nella riunione del 7 aprile 2020[12] dell’Eurogruppo fra i 19 Ministri finanziari della “Zona Euro”, che sta negoziando un compromesso sull’insieme delle misure da oltre 1.000 miliardi per fronteggiare la crisi economica provocata dal “Covid-19”. Successivamente, da passare al massimo livello decisionale, il Consiglio dei 27 capi di Stato e di Governo.

Che cosa è la Bce e quale ruolo svolge

La Banca centrale europea (Bce) è la Banca centrale dei 19 Stati dell’Unione Europea che hanno scelto l’Euro. L’obiettivo fondamentale (come da art. 127, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) è mantenere la stabilità dei prezzi nell’Area dell’Euro e preservare così il potere di acquisto della Moneta unica[13].

La Bce è anche attore del Meccanismo di vigilanza unico, per quanto riguarda la vigilanza sulle Banche.

Il capitale della Bce, che ammonta ad oltre Euro 10,9 miliardi, è sottoscritto dalle Banche centrali nazionali (Bcn) di tutti gli Stati membri dell’UE. Le quote di partecipazione delle Bcn al capitale della Bce sono calcolate secondo uno schema che riflette, sia il peso percentuale del rispettivo Stato membro nella popolazione totale, come nel Prodotto interno lordo dell’UE. La Deutsche Bundesbank (Germania) ha il 21,4%. La Banque de France (Francia) possiede il 16,6%. La Banca d’Italia (Italia) partecipa col 13,8%. Segue il Banco de España (Spagna) col 9,7%. Poi abbiamo la De Nederlandsche Bank (Paesi Bassi) col 4,7% e la Oesterreichische Nationalbank (Austria) col 2,4%. Come si vede, i cosiddetti 3 Paesi “nordici” detengono il 28,5% mentre i 3 Paesi “latini” sommano il 40,1%.

La Bce è formalmente responsabile nei confronti dei cittadini europei e deve rendere pubblicamente conto attraverso il Parlamento Europeo. I Trattati dell’Unione Europea indicano le varie modalità per il tramite dei quali adempiere tale responsabilità, come ad esempio pubblicando il Rapporto annuale.

In generale, il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea fa riferimento al “SEBC” e non all’Eurosistema, essendo stato approvato a suo tempo sulla base dell’ipotesi che tutti gli Stati membri dell’UE avrebbero adottato l’Euro. L’Eurosistema è formato dalla Bce e dalle Banche centrali nazionali (Bcn) degli Stati membri dell’UE la cui moneta è l’Euro, mentre il “SEBC” comprende la Bce e le Bcn di tutti i Paesi dell’UE (art. 282, paragrafo 1, del Trattato). La distinzione fra Eurosistema e “SEBC” continuerà a essere necessaria finché vi saranno Stati membri dell’UE che non hanno adottato l’Euro.

L’art. 127 precisa anche che, “fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il ‘SEBC’ sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’art. 3 del Trattato sull’Unione europea.”

Ma quali obiettivi stabilisce l’art. 3 del Trattato sull’Unione europea ? Sono lo Sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su:

-una crescita economica equilibrata;

-stabilità dei prezzi;

-un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira:

  • alla piena occupazione;
  • al progresso sociale.

Ne consegue che la stabilità dei prezzi è l’obiettivo primario della politica monetaria della Bce, ma è ugualmente un obiettivo dell’intera UE. Questo va sottolineato ben bene e tenuto ben bene a mente.

I 2 Trattati, l’uno sul funzionamento dell’Unione europea e l’altro sull’Unione Europea, fissano una evidente gerarchia di obiettivi per l’Eurosistema, evidenziando come la stabilità dei prezzi sia il contributo più rilevante che la politica monetaria può offrire per il conseguimento di un contesto economico favorevole e di un elevato livello di occupazione. Per cui l’obiettivo è l’occupazione, ovverosia il lavoro. Non certo la finanza in sé stessa.

Va fatto notare che il Consiglio direttivo della Bce si pone, quale obiettivo primario, di tenere l’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% annuo nel medio periodo. A tale proposito, le sue disposizioni si basano su una strategia di politica monetaria fondata su 2 pilastri: stabilità finanziaria e politica macroprudenziale.

Nel primo caso, la Bce tiene sotto osservazione gli andamenti nei Settori bancari dell’Area Euro e dell’insieme dell’UE, nonché in altri Comparti finanziari, per verificare la capacità di tenuta del Sistema. Quando nel Sistema finanziario emergono potenziali rischi sistemici si interviene attraverso cd “politiche macroprudenziali”. Queste politiche si pongono come principale obiettivo la salvaguardia della stabilità finanziaria.

Però, come definire la stabilità finanziaria ? Ebbene, si può dire che trattasi della condizione per cui il Sistema finanziario, compresi gli Intermediari, i Mercati e le Infrastrutture di mercato, è in grado di resistere agli shock e correggere i bruschi squilibri finanziari. Tutto ciò per contenere l’eventualità che il processo di intermediazione finanziaria patisca turbative di gravità tali da generare un impatto negativo sull’attività economica reale.

In questo quadro le “politiche macroprudenziali” servono a:

  • impedire l’eccessivo accumulo di rischi, rapportabili a fattori esterni o altresì a limiti di mercato, al fine di contenere le variazioni del ciclo finanziario (nella sua dimensione cd “temporale”);
  • implementare la capacità di tenuta complessiva del Settore finanziario e limitare gli effetti di contagio (in termini di dimensione cd “trasversale”);
  • sostenere una prospettiva sistemica nella regolamentazione finanziaria al fine di perseguire la giusta combinazione di incentivi agli operatori di mercato (trattasi della dimensione cd “strutturale”).

Gli strumenti a disposizione si articolano lungo 3 direttrici di misure concernenti:

  • il capitale;
  • i prenditori di fondi;
  • la liquidità.

Queste misure potenziano la capacità di tenuta del Sistema finanziario tramite l’aumento delle riserve di capitale e di liquidità[14].

Bce e Covid-19

Riassumiamo in ordine cronologico e molto schematico le principali e importantissime misure adottate dalla Bce.

  1. 12 marzo 2020: 120 miliardi ed altro ancora

La dichiarazione iniziale della Bce è stata: “i Governi e tutti gli Organismi responsabili delle politiche sono chiamati a intraprendere azioni tempestive e mirate per fronteggiare la sfida di contenere la diffusione del ‘Coronavirus’ a tutela della Salute pubblica e per attenuarne l’impatto economico. Occorre, in particolare, una risposta ambiziosa e coordinata sul piano delle politiche di bilancio per supportare le Imprese e i lavoratori a rischio. Il Consiglio direttivo sostiene con forza l’impegno dei Governi dell’Area dell’Euro e delle Istituzioni europee per un’azione politica congiunta e coordinata in risposta alle ripercussioni del diffondersi del ‘Coronavirus’”.

Ecco le 5 principali misure.

1^ misura: condurre, temporaneamente, operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (“ORLT”) aggiuntive, per fornire un’immediata iniezione di liquidità a supporto del Sistema finanziario dell’Area dell’Euro. Queste operazioni garantiranno un supporto efficace in caso di necessità.

2^ misura: è stato deciso di applicare condizioni considerevolmente più favorevoli nel periodo compreso fra giugno 2020 e giugno 2021 a tutte le operazioni “OMRLT-III” in essere nel corso di detto periodo. Tali operazioni sosterranno il credito bancario a favore dei più colpiti dalla diffusione del “Coronavirus”, in particolare le Piccole e Medie Imprese. Per tutta la durata di tale periodo, a queste operazioni “OMRLT-III” si applicherà un tasso di interesse inferiore di 25 punti base rispetto al tasso medio sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema. Le controparti che manterranno i propri livelli di erogazione di credito beneficeranno di un tasso di interesse più basso in queste operazioni che, nel periodo che terminerà a giugno 2021, potrà essere ridotto fino a raggiungere un livello inferiore di 25 punti base rispetto al tasso medio applicato ai depositi presso la Banca centrale. Inoltre, l’ammontare totale massimo che d’ora innanzi le controparti potranno ottenere in prestito nelle operazioni “OMRLT-III” è incrementato al 50% del rispettivo stock di prestiti idonei al 28 febbraio 2019.

3^ misura: è stato stabilito di prevedere una dotazione temporanea aggiuntiva di Euro 120 miliardi per ulteriori acquisti netti di attività sino alla fine dell’anno, assicurando un contributo notevole dei programmi di acquisto per il settore privato. Unitamente al “Programma di acquisto di attività” (“PAA”) in corso, questa misura sosterrà condizioni di finanziamento favorevoli per l’economia reale in fasi di accresciuta incertezza.

4^ misura: i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la Banca centrale rimangono invariati, rispettivamente, allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%; il Consiglio direttivo si attende che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali.

5^ misura: continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del “PAA” per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui si inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento della Bce, e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

18 marzo 2020: 750 miliardi ed altro che portano a 1.110 miliardi

Il Consiglio direttivo della Bce ha dichiarato di voler fare la sua parte per sostenere tutti i cittadini dell’Area Euro in questo momento di estrema difficoltà. Al tal fine, la Bce assicura che tutti i Settori dell’Economia devono poter beneficiare di condizioni di finanziamento favorevoli, che consentano loro di assorbire questo shock. Ciò si applica senza distinzioni a Famiglie, Imprese, Banche e Amministrazioni pubbliche.

Il Consiglio direttivo si è impegnato a far tutto ciò che sarà necessario nell’ambito del proprio mandato, ed è pronto ad incrementare l’entità dei programmi di acquisto di attività e adeguarne la composizione, nella misura necessaria e finché le circostanze lo richiederanno. In tal senso, la Bce esplorerà tutte le opzioni e tutti gli scenari per sostenere l’Economia per l’intera durata di questo shock. Precisa che se alcuni dei limiti autoimposti possono ostacolare l’azione che essa dovrà intraprendere per assolvere il suo mandato, il Consiglio direttivo valuterà un loro riesame nella misura necessaria a rendere il suo intervento proporzionato ai rischi da affrontare. La Bce ha dichiarato solennemente come non consentirà che alcun rischio comprometta la regolare trasmissione della politica monetaria in alcun Paese dell’Area Euro.

La Bce ha annunciato anche un Programma di acquisto per l’emergenza pandemica e altre misure.

1) Avvio di un nuovo “Programma temporaneo di acquisto” di titoli del Settore privato e pubblico per contrastare i gravi rischi a cui il meccanismo di trasmissione della politica monetaria e le prospettive per l’Area Euro potrebbe andare incontro. Il nuovo “Programma di acquisto per l’emergenza pandemica2 (“Pandemic Emergency Purchase Programme” – “PEPP”) avrà una dotazione finanziaria complessiva di Euro 750 miliardi.    Gli acquisti saranno condotti sino alla fine del 2020 e includeranno tutte le categorie di attività ammissibili nell’ambito del “Programma di acquisto di attività” (“PAA”) in corso. Per quanto riguarda gli acquisti di titoli del Settore pubblico, il benchmark per la ripartizione fra i vari Paesi continuerà a essere lo schema di partecipazione delle Banche centrali nazionali al capitale della Bce[15].

2) Estendere la gamma delle attività ammissibili nell’ambito del “Programma di acquisto per il Settore societario” (“Corporate Sector Purchase Programme” – “CSPP”) alla carta commerciale emessa da Società non finanziarie, considerando idonee all’acquisto nell’ambito del “CSPP” tutte le tipologie di carta commerciale di adeguata qualità creditizia.

3) Allentare i requisiti in materia di garanzie, apportando correzioni ai principali parametri di rischio nell’ambito del Sistema delle garanzie. In particolare, ampliare la portata degli schemi di crediti aggiuntivi “Additional Credit Claims” (“ACC”), includendo i crediti relativi al finanziamento del Settore societario. Ciò assicurerà che le controparti possano continuare ad avvalersi appieno delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema.

19 marzo 2020: in volume resa disponibile liquidità per 3.000 miliardi

Il giorno successivo la Bce fa il punto sulle misure adottate facendo notare che sono stati stanziati Euro 870 miliardi nell’ambito del Programma adottato ad inizio marzo 2020. Una massa pari al 7,3% del Prodotto interno lordo dell’Area Euro. Estensibile in caso di necessità per contenere i rischi connessi alla pandemia. Inoltre, ha stabilito altre misure in termini di acquisti, riacquisti, rifinanziamenti, finanziamenti con tassi negativi dello 0,75%, ecc.

Tutto questo significa “inondare” di liquidità il Sistema con oltre Euro 3.000 miliardi[16].

Intanto, il 15 marzo 2020 Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce ed ex Direttore generale della Banca d’Italia, ha affermato in un’intervista al Corriere della Sera: “la politica monetaria sta sostenendo le Famiglie e le Imprese mantenendo i tassi d’interesse eccezionalmente bassi, addirittura negativi, e mettendo le Banche in condizione di continuare a finanziare l’Economia. Le misure che abbiamo appena adottato spingeranno a non tagliare il credito all’economia reale, se possibile ad aumentarlo. Le Banche possono ora ottenere prestiti dalla Bce per Euro 3.000 miliardi alle condizioni più favorevoli mai registrate. Ci aspettiamo che queste misure aiutino i Settori più colpiti dalla crisi, in particolare le piccole e medie imprese (Pmi), che svolgono un ruolo chiave nel Sistema produttivo italiano“. Per sollecitare che le Banche “a loro volta trasferiscano a Famiglie e Imprese i fondi così ottenuti“. Specificando che la Bce per adesso non ha abbassato il tasso sulla cosiddetta deposit facility (il tasso di politica monetaria oggi rilevante, inferiore allo zero) ma ulteriori riduzioni sono però possibili qualora le prospettive dell’Economia dovessero richiederlo. E asserire: “la turbolenza che ha colpito il mercato dei titoli pubblici italiani nei giorni scorsi rappresenta un evento indesiderato, che dovrà essere riassorbito. Forti aumenti ingiustificati degli spread, spinti dalla grave emergenza sanitaria – in grado di segmentare il mercato dei titoli dell’Area dell’Euro e di ostacolare la trasmissione della politica monetaria – saranno contrastati con forza“. Insomma, nel concludere, per Panetta ci sono buoni motivi per essere ottimisti: “dal punto di vista economico abbiamo un Settore privato forte, con un basso indebitamento delle Famiglie, una manifattura competitiva a livello internazionale, un saldo positivo della bilancia dei pagamenti, una posizione patrimoniale estera in pareggio. Dobbiamo evitare che la crisi ci indebolisca“.

Trattasi di un periodo di sfide estreme a cui la Bce non si è sottratta. Infatti, questa Istituzione europea del tutto fondamentale, sostiene con grande chiarezza: “we will do everything necessary within our mandate to help the Euro Area through this crisis, because the ‘ECB’ is at the service of the European people[17]. Un messaggio forte e chiaro. Di grande aiuto per l’Italia.

25 marzo 2020: sulla Gazzetta Ufficiale Europea

Viene pubblicata il 25 marzo 2020, in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (Atti non formali), la Decisione del Consiglio direttivo della Bce nella quale si precisano le misure sinora adottate. E che qui si riportano solo in parte, per ragioni di brevità, per darne anche letteralmente il senso: “considerate le eccezionali circostanze economiche e finanziarie correlate alla diffusione della malattia causata dal ‘Coronavirus’ (Covid-19), in data 18 marzo 2020, il Consiglio direttivo ha deciso di lanciare un nuovo ‘Programma temporaneo di acquisto per l’emergenza pandemica’ (‘Pandemic Emergency Purchase Programme’) (di seguito il ‘PEPP’) che include tutte le categorie di attività idonee ai fini del ‘PAA’. Gli acquisti nell’ambito del ‘PEPP’ saranno distinti dagli acquisti effettuati nell’ambito del ‘PAA’ e si aggiungono a questi ultimi, con una dotazione complessiva supplementare di Euro 750 miliardi fino alla fine del 2020. Il ‘PEPP’ è istituito per rispondere a una crisi economica specifica, straordinaria e acuta che potrebbe compromettere l’obiettivo della stabilità dei prezzi e il corretto funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. A causa di tali circostanze eccezionali, in rapida evoluzione e caratterizzate da incertezza, il ‘PEPP’ richiede un elevato grado di flessibilità nella sua pianificazione e attuazione rispetto al ‘PAA’ e i suoi obiettivi di politica monetaria non sono identici a quelli del ‘PAA’. La ‘Covid-19 è stata dichiarata pandemica dall’Organizzazione mondiale della sanità ed è la causa di un’emergenza collettiva per la Salute pubblica senza precedenti nella storia recente. Essa ha provocato uno shock economico estremo che richiede una reazione ambiziosa, coordinata e urgente delle politiche su tutti i fronti per sostenere le imprese e i lavoratori a rischio. In conseguenza della pandemia, le attività economiche in tutta l’Area dell’Euro sono in flessione e subiranno inevitabilmente una contrazione significativa, in particolare per l’esigenza di diversi Paesi di intensificare le misure di contenimento. Tali misure creano gravi tensioni per i flussi di cassa di Imprese e lavoratori e pongono a rischio la sopravvivenza stessa delle Imprese e dei posti di lavoro. È altresì chiaro che tale situazione frappone ostacoli agli impulsi di trasmissione della politica monetaria e genera ulteriori gravi rischi al ribasso per le relative prospettive inflazionistiche. In tale contesto, il ‘PEPP’ è una misura proporzionata per contrastare i gravi rischi per la stabilità dei prezzi, per la trasmissione della politica monetaria e per le prospettive dell’Economia nell’Area dell’Euro posti dall’epidemia e dalla crescente diffusione della Covid-19. Il Consiglio direttivo cesserà gli acquisti netti di attività nell’ambito del ‘PEPP’ quando riterrà che la fase critica della Covid-19 si sia conclusa, ma in ogni caso non prima della fine del 2020. Per gli acquisti nell’ambito del ‘PEPP’ di titoli di debito negoziabili idonei emessi dalle Amministrazioni centrali, regionali o locali idonee e dalle Agenzie riconosciute, l’allocazione di riferimento tra le giurisdizioni dell’Area dell’Euro sarà condotta in base allo schema per la sottoscrizione del capitale della Bce delle ‘Bcn’ rispettive di cui all’art. 29 dello Statuto del ‘SEBC’. Un approccio flessibile alla composizione degli acquisti nell’ambito del ‘PEPP’ è purtuttavia essenziale per impedire che le attuali dislocazioni della curva dei rendimenti dei titoli sovrani aggregata dell’Area dell’Euro si traducano in ulteriori distorsioni nella curva dei rendimenti privi di rischio dell’Area dell’Euro, assicurando altresì nel contempo che l’orientamento complessivo del Programma comprenda tutte le giurisdizioni dell’Area dell’euro. Per rafforzare ulteriormente la flessibilità del ‘PEPP’, i titoli di debito negoziabili del Settore pubblico con scadenze più brevi di quelli acquistati nell’ambito del ‘PSPP’ saranno acquistati anche nell’ambito del ‘PEPP’. Il Consiglio direttivo ha altresì deciso che, nella misura in cui alcuni limiti autoimposti possano essere d’ostacolo alle misure che l’Eurosistema è chiamato ad adottare al fine di assolvere il proprio mandato, il Consiglio direttivo prenderà in esame la possibilità di rivedere tali limiti nella misura necessaria a rendere il proprio intervento proporzionato ai rischi da affrontare. Per garantire l’efficacia della presente Decisione, il consolidamento di quote di cui all’art. 5 della Decisione (UE) 2020/188 della Banca centrale europea (Bce/2020/9) non dovrebbe applicarsi alle quote ai fini del ‘PEPP’. L’Eurosistema non tollererà di porre in alcun modo a rischio la regolare trasmissione della sua politica monetaria in tutte le giurisdizioni dell’Area dell’euro. Il ‘PEPP’ rispetta pienamente gli obblighi incombenti sulle Banche centrali dell’Eurosistema in base ai trattati, compreso il divieto di finanziamento monetario, e non incide negativamente sulle operazioni dell’Eurosistema in conformità al Principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza”.

Per adottare la seguente Decisione[18].

Art. 1 – Istituzione e ambito del ‘PEPP’

1. L’Eurosistema istituisce il ‘Programma temporaneo di acquisto per l’emergenza pandemica’ (‘Pandemic Emergency Purchase Programme’ – ‘PEPP’) quale Programma di acquisto distinto, con una dotazione complessiva di Euro 750 miliardi.

2. Nell’ambito del ‘PEPP’ le Banche centrali dell’Eurosistema, salvo che sia altrimenti espressamente disposto nella presente Decisione, acquistano:

a) titoli di debito negoziabili idonei nell’accezione di cui alla Decisione (UE) 2020/188 della Banca centrale europea (Bce/2020/9) e in conformità alle disposizioni della stessa;

b) obbligazioni societarie e altri strumenti di debito negoziabili idonei nell’accezione di cui alla Decisione (UE) 2016/948 della Banca centrale europea (Bce/2016/16) e in conformità alle disposizioni della stessa;

c) obbligazioni garantite idonee nell’accezione di cui alla Decisione (UE) 2020/187 della Banca centrale europea (Bce/2020/8) e in conformità alle disposizioni della stessa; d) titoli garantiti da attività (‘ABS’) idonei nell’accezione di cui alla Decisione (‘UE’) 2015/5 della Banca centrale europea (Bce/2014/45) e in conformità alle disposizioni della stessa.

Art. 2 – Scadenza dei titoli di debito pubblici negoziabili

Per essere idonei all’acquisto nell’ambito del ‘PEPP’, i titoli di debito negoziabili, nell’accezione di cui all’art. 1, paragrafo 2, lett. a), devono avere una scadenza residua minima di 70 giorni e massima di 30 anni al momento del loro acquisto da parte della banca centrale dell’Eurosistema competente…”.

Che cosa è veramente il “MES” ?

Il “Meccanismo europeo di stabilità” (“MES”), ovvero “European Stability Mechanism, ESM” è stato creato mediante un Trattato intergovernativo, al di fuori del quadro giuridico della UE, nel 2012. La sua funzione sostanziale è concedere, rispettando però precise condizioni, un’assistenza finanziaria agli Stati membri i quali rilevino temporanee difficoltà nel finanziarsi sul mercato. E ciò nonostante un debito pubblico sostenibile.

Il Principio della condizionalità varia a seconda della natura dello strumento utilizzato. Per i prestiti assume la forma di un Programma di aggiustamento macroeconomico, indicato in un apposito Memorandum. Esso è tutto sommato meno vincolante nel caso di linee di credito precauzionali, cioè indirizzate a Paesi in condizioni economiche e finanziarie di fondo sane, però colpiti da shock avversi.

Un Consiglio dei Governatori guida il “MES” ed è composto dai 19 Ministri delle Finanze dell’Area Euro. Il Consiglio assume all’unanimità tutte le principali decisioni. Ivi incluse quelle relative alla concessione di assistenza finanziaria e all’approvazione dei Protocolli d’intesa con i Paesi che ricevono l’aiuto.

Il “MES” può operare a maggioranza qualificata dell’85% del capitale qualora, in caso di minaccia per la stabilità finanziaria ed economica dell’Area Euro, la Commissione Europea e la Bce richiedano l’assunzione di decisioni urgenti in materia di assistenza finanziaria.

Il capitale sottoscritto dal “MES” ammonta a quasi 705 miliardi. Al momento 80,5, miliardi sono stati versati. Ammonta a 500 miliardi la sua capacità di prestito.

L’Italia ha sottoscritto il capitale del “MES” per 125,3 miliardi, versandone oltre 14. Il diritto di voto dei membri del Consiglio è proporzionale al capitale sottoscritto dai rispettivi Paesi. Germania, Francia e Italia hanno diritti di voto superiori al 15% e pertanto possono porre il loro veto anche sulle decisioni prese in condizioni di urgenza.

All’atto pratico, il “MES” ha sede in Lussemburgo ed è gestito così:

  • un Board of Governors, cioè i Ministri finanziari dell’Area Euro presieduto dal portoghese Mario Centeno, Presidente dell’Eurogruppo;
  • un Board of Directors, i cui membri vengono scelti dai Ministri finanziari;
  • un Direttore generale, oggi il tedesco Klaus Regling, che gestisce gli affari correnti del “MES” seguendo le indicazioni del Board of Directors; presiede le riunioni del Board of Directors e partecipa a quelle del Board of Governors;
  • il Presidente della Bce e il Commissario Europeo agli Affari Economici partecipano in qualità di osservatori.

In generale, ai richiedenti i fondi vengono richieste riforme specifiche, rivolte ad eliminare o almeno mitigare l’effetto dei punti deboli dell’Economia del Paese richiedente.

Il “MES” prevede specialmente interventi in 3 aree:

  • consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica per ridurre i costi della Pubblica Amministrazione e migliorarne l’efficienza, con parallelamente aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali;
  • riforme strutturali, con l’adozione di misure di stimolo alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla competitività;
  • miglioramenti del Settore finanziario, con misure destinate a rafforzare la vigilanza bancaria o, se imprescindibile, a ricapitalizzare le Banche.

A latere, si discute ed esiste una proposta di riforma del Trattato istitutivo del “MES”. Essa interviene sulle condizioni necessarie per la concessione di assistenza finanziaria e sui compiti svolti dal Meccanismo, inserendo modifiche di portata abbastanza limitata. La proposta di riforma non immagina né rivela un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani e non affida al “MES” compiti di sorveglianza macroeconomica. Ulteriormente, la proposta attribuirebbe al Meccanismo una nuova funzione, quella di fornire una rete di sicurezza finanziaria cd “backstop” al “Fondo di risoluzione unico” – “Single Resolution Fund” (“SRF”) con riferimento al Sistema di gestione delle crisi bancarie.

Per dare il senso autentico del “MES” ad oggi e in prospettiva con la riforma, senza andare formalmente al Trattato istitutivo e alla proposta di riforma, ci sembra assai interessante riprendere alcune risposte testuali della Banca d’Italia[19], nostro autorevole e prestigioso Istituto centrale, ad alcune domande. In questo modo si spera di contribuire a far svanire tanti luoghi comuni o vulgate che ci vengono somministrate in dosi massicce sui mass media.

D. È vero che il ‘MES’ non serve all’Italia e che anzi addirittura la danneggia ?

R. Il ‘MES’ non è un Organismo inutile e, certo, non danneggia il nostro Paese; serve all’Italia tanto quanto a ciascun altro Paese dell’Area dell’Euro. Il ‘MES’ attenua i rischi di contagio connessi con eventuali crisi di un Paese dell’Area dell’Euro, rischi che in passato si sono materializzati e hanno avuto gravi ripercussioni sul nostro Paese (come è accaduto, ad esempio, a partire dal 2010 con la crisi della Grecia). La presenza del ‘MES’ riduce la probabilità di un default sovrano, almeno per i Paesi le cui difficoltà sono temporanee e possono essere risolte con prestiti o linee di credito (per gli altri non cambia nulla). Con la riforma, che consente al ‘MES’ di fungere da backstop del ‘Fondo di risoluzione unico’, il ‘MES’ contribuirebbe anche a contenere i rischi di contagio connessi con eventuali crisi bancarie di rilievo sistemico. Per quanto riguarda specificamente l’Italia, il rifinanziamento dell’elevato debito pubblico del nostro Paese può avvenire in maniera più ordinata e a costi più contenuti se le condizioni sui mercati finanziari restano distese.

D. È vero che il Governatore Visco ha definito un ‘enorme rischio’ la riforma ?

R. No, il Governatore ha sostenuto che l’introduzione di un ‘Meccanismo di ristrutturazione del debito sovrano’ (‘Debt Restructuring Mechanism’) comporterebbe un rischio enorme; la riforma del ‘MES’ non prevede né annuncia un tale meccanismo.

D. È vero che la riforma del ‘MES’ implicherebbe una ristrutturazione automatica del debito nel caso in cui il nostro Paese dovesse chiedere accesso ai suoi fondi ?

R. No, la riforma non prevede né annuncia un ‘Meccanismo automatico di ristrutturazione dei debiti sovrani’. Come nel Trattato già oggi in vigore, non c’è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. La riforma chiarisce che le verifiche preliminari sulla sostenibilità del debito del Paese che chiede assistenza non hanno alcun carattere di automaticità (sono condotte con un ‘margine di discrezionalità sufficiente’) e ribadisce che il coinvolgimento del Settore privato nella ristrutturazione del debito rimane strettamente circoscritto a casi eccezionali.

D. È vero che la riforma è costruita in modo da facilitare l’accesso ai fondi di Paesi che sono in regola con i conti pubblici (per esempio, la Germania per affrontare una crisi delle sue Banche) e da penalizzare invece l’accesso ai fondi dei Paesi che non rispettano i parametri di Maastricht (per esempio, l’Italia se dovesse esserci una crisi del suo debito sovrano) ?

R. Le condizioni per l’accesso ai finanziamenti del ‘MES’ (prestiti e linee di credito precauzionali) a seguito della riforma rimarrebbero sostanzialmente inalterate. Per quanto riguarda i prestiti (che sono condizionati a un programma di aggiustamento macroeconomico), alla preliminare verifica della sostenibilità del debito (già prevista dal trattato in vigore) verrebbe affiancata quella della capacità di ripagare il prestito (già utilizzata nella sorveglianza post-programma). Sono clausole a tutela delle risorse del ‘MES’, di cui l’Italia è il terzo principale finanziatore. Per quanto riguarda le linee di credito precauzionali la riforma conferma la differenza già esistente nel Trattato in vigore tra quella ‘semplice’ (‘Precautionary Conditioned Credit Line’, ‘PCCL’) e quella ‘a condizionalità rafforzata’ (‘Enhanced Conditions Credit Line’, ‘ECCL’): la ‘PCCL’ è riservata ai Paesi che rispettano le prescrizioni del ‘Patto di stabilità e crescita’, che non presentano squilibri macroeconomici eccessivi e che non hanno problemi di stabilità finanziaria, mentre la ‘ECCL’ è destinata ai Paesi che non rispettano pienamente i suddetti criteri e ai quali pertanto vengono richieste misure correttive. La riforma precisa, rendendoli più stringenti, i criteri attualmente in vigore per l’accesso alla ‘PCCL’. In particolare, la riforma stabilisce che di norma la ‘PCCL’ può essere utilizzata solo dai Paesi non soggetti a procedure per disavanzo o per squilibri macroeconomici eccessivi e prevede benchmark quantitativi per le variabili di finanza pubblica. A fronte di requisiti più stringenti, per la concessione della ‘PCCL’ non sarebbe più richiesta la firma di un Memorandum of Understanding: la linea di credito verrebbe concessa a fronte di una lettera di intenti del Paese richiedente.

D. È vero che la riforma del ‘MES’ aumenta la probabilità di un default sovrano?

R. No, non è vero. La riforma ribadisce che la ristrutturazione del debito sovrano con il coinvolgimento del Settore privato rimane strettamente circoscritta a casi eccezionali. È alla luce di questa confermata eccezionalità che va interpretata la modifica – che avverrebbe a partire dal 2022 – delle clausole di azione collettiva (‘collective action clauses’, ‘CACs’). In base a tale modifica, se un Paese decidesse di procedere alla ristrutturazione del proprio debito, sarebbe sufficiente un’unica Deliberazione dei possessori dei titoli pubblici al fine di modificare i termini e le condizioni di tutte le obbligazioni (‘single limb CACs’), anziché richiedere una doppia Deliberazione (una per ciascuna emissione e una per l’insieme dei titoli). Lo scopo di questa modifica è di rendere più ordinata un’eventuale ristrutturazione del debito, riducendo i costi connessi con l’incertezza sulle modalità e sui tempi della sua realizzazione, che danneggiano sia il Paese debitore sia i suoi creditori. Ma questi costi sono solo una piccola parte di quelli complessivi di un default, e la loro riduzione non è certo sufficiente a renderlo più probabile: il vero disincentivo al default sono le sue disastrose conseguenze economiche e sociali. Come già avvenuto nel 2013 quando furono introdotte le ‘CACs’ attualmente in vigore, la modifica ora proposta – che non aumenta la probabilità di insolvenza ma riduce l’incertezza relativa al suo esito – potrebbe favorire un calo dei premi per il rischio che gravano sui titoli pubblici di tutti i Paesi dell’Area, inclusi quelli italiani. Va in ogni caso ricordato che la probabilità di un default dipende in primo luogo dalle politiche economiche messe in atto dai Paesi.

D. È vero che, nel processo decisionale che porta alla concessione di aiuti ai Paesi da parte del ‘MES’, la riforma accresce il potere della struttura che governa il ‘MES’ (Organismo tecnico) rispetto a quello della Commissione europea (Organismo politico) ?

R. Pur svolgendo compiti ‘tecnici’, il ‘MES’ è guidato da un ‘Consiglio dei Governatori’ composto dai 19 Ministri delle Finanze dell’Area dell’Euro ai quali spetta la decisione sulla concessione del supporto finanziario ai Paesi che lo richiedono (di norma all’unanimità). La riforma non accresce i poteri del ‘MES’ ma prevede un suo ruolo attivo nella gestione delle crisi e nel processo che conduce all’erogazione dell’assistenza finanziaria, così come nel successivo monitoraggio; coerentemente vengono indicati i compiti dell’Amministratore delegato del ‘MES’. Il ‘MES’ affianca, non sostituisce la Commissione Europea. Le modalità di cooperazione tra le 2 Istituzioni saranno definite in un Accordo che verrà sottoscritto quando le modifiche al Trattato entreranno in vigore. I termini di un’intesa di massima raggiunta tra le 2 Istituzioni nel 2018 sono riflessi nel testo della proposta di riforma. L’attività del ‘MES’ è vincolata al rispetto della legislazione dell’Unione Europea; al riguardo sono affidati compiti di controllo alla Commissione. Rimane responsabilità esclusiva della Commissione la valutazione complessiva della situazione economica dei Paesi e la loro posizione rispetto alle regole del ‘Patto di stabilità e crescita’ e della ‘Procedura per gli squilibri macroeconomici’. È esclusa la possibilità che il ‘MES’ serva allo scopo del coordinamento delle politiche economiche tra gli Stati membri per il quale il diritto dell’Unione Europea prevede le disposizioni necessarie.

D. È vero che con la riforma l’Italia dovrà versare al ‘MES’ ulteriori fondi ?

R. No, il capitale del ‘MES’ è invariato, così come le regole che ne governano l’eventuale versamento.

D. È vero che in caso di intervento del ‘Meccanismo’ in una crisi dovremmo versare entro 7 giorni la quota mancante ?

R. Già nel Trattato in vigore il versamento di ulteriore capitale entro 7 giorni è previsto solo in condizioni di assoluta emergenza, e cioè nel caso in cui il ‘MES’ dovesse rischiare di trovarsi in default nei confronti dei suoi creditori. In generale, la decisione di richiedere ulteriori versamenti di capitale spetta al ‘Consiglio dei Governatori’ e segue le normali procedure di voto. Il Consiglio di amministrazione del ‘MES’ può decidere a maggioranza semplice solo per versamenti volti a ripianare perdite che hanno ridotto il livello del capitale versato. La riforma non interviene su questi aspetti.

D. È vero che con la riforma né la Bce né la Commissione Europea potrebbero più intervenire in caso di crisi senza la decisione del ‘MES’ ?

R. In questo campo non ci sono cambiamenti con la riforma. Da sempre la presenza di assistenza finanziaria del ‘MES’ (nella forma di un prestito accompagnato da un ‘Programma di aggiustamento macroeconomico’ o di una ‘ECCL’) è condizione necessaria per l’intervento della Bce sul mercato secondario dei titoli di Stato di un Paese (con le ‘operazioni monetarie definitive’, ‘Outright Monetary Transactions’, ‘OMT’). Per quanto riguarda la Commissione Europea, lo strumento a sua disposizione era ed è il ‘Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria’ (‘European Financial Stabilisaton Mechanism’, ‘EFSM’), istituito nel 2010 con una capacità di prestito di 60 miliardi e utilizzato per fornire assistenza all’Irlanda e al Portogallo. Con la piena operatività del ‘MES’, ‘EFSM’ resta oggi di fatto attivo solo per compiti specifici come l’allungamento delle scadenze dei prestiti in essere e la concessione di prestiti ponte”.

Ad integrazione dell’illustrazione e per altri versi, sinora il “Fondo Salva-Stati” è servito a fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell’Area Euro che attraversavano, o rischiavano in modo tangibile, pesanti problemi di finanziamento. In breve, con questo “Fondo” particolare, l’assistenza viene concessa solo nel caso in cui sia necessaria per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera Area Euro e dei membri del “MES” stesso. Gli strumenti a disposizione vanno dalla possibilità di concedere prestiti ai Paesi in difficoltà per consentire un aggiustamento macroeconomico (soluzione utilizzata finora da Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro), sino al prestito per la ricapitalizzazione indiretta delle Banche (aiuto per ora fornito alla sola Spagna).

Infine, e per aggiornare, in quest’ultimo periodo di grande e pubblico dibattito in tutta Europa, il Ministro dell’Economia tedesco Olaf Scholz ha dichiarato: “non ci devono essere assurde condizionalità e non ci sarà nessuna troika nel Paese”, descrivendo il lavoro che si fa in queste ore riguardo all’utilizzo del “MES”. In sostanza, il punto è avere un solo tipo di condizionalità, uguale per tutti, che colleghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza. Insomma, una condizionalità abbastanza vaga da lasciare margini ed elasticità per ogni Paese. L’emergenza economica è tale che un compromesso in materia pare approssimarsi.

Che cosa sono gli Eurobond ?

Si parla tanto di “Coronavirus”, ovvero di Eurobond. Il primo a lanciare l’idea degli Eurobond fu Jacques Delors, Presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995. L’obiettivo era quello di finanziare attraverso l’emissione di debito sovrano dell’UE grandi Progetti comuni di investimento in infrastrutture, ricerca, energia, ambiente. Nel 2011, nel pieno della crisi dei debiti dell’Eurozona, la proposta relativa alla possibile emissione di Eurobond venne rilanciata dall’allora Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in un’intervista al Wall Street Journal. Da allora non sono mancate ulteriori suggerimenti e diverse ipotesi rispetto alla idea originaria.

Allora, per dare maggiore stabilità finanziaria ai Paesi dell’Eurozona e dell’Unione Europea, l’UE ha lanciato il Progetto dei bond comunitari, cioè gli Eurobond. In breve, con la parola Eurobond si intende un’obbligazione garantita in solido da tutti gli Stati membri della “Zona Euro”. Gli Eurobond potrebbero essere ceduti ad un rendimento molto basso, vicino a quello del benchmark tedesco Bund. Consentirebbero di risolvere molti problemi di finanziamento tra cui il costo, in termini di rendimenti, dei Paesi più indebitati.

Gli argomenti contrari risiedono essenzialmente nella constatazione che i Paesi più virtuosi dovrebbero accollarsi un onere aggiuntivo, in termini di costo del debito, a favore dei Paesi meno virtuosi. Ecco perché assistiamo alla forte opposizione all’emissione degli Eurobond che arriva dall’Olanda e a ruota dalla Germania.

Sotto un profilo giuridico, l’ipotesi Eurobond incontra diverse difficoltà oggettive poiché richiede una riforma dei Trattati europei e dei ruoli e compiti. Che sono affidati per via statutaria alla Bce. Sono allo studio riforme per uniformare gli standard di rigore delle politiche fiscali nazionali. Le riforme richiederebbero la ratifica unanime degli Stati membri. Va poi detto che la Corte Costituzionale tedesca potrebbe considerare incostituzionali gli Eurobond senza un’unione politica.

Eppure, in questa situazione drammatica, la possibile strutturazione degli Eurobond potrebbe consistere nell’emissione di obbligazioni garantite da tutti i Paesi che fanno parte dell’Eurozona, e che dunque dovrebbero poter contare su un rating da tripla A, di massima affidabilità sui mercati. Si propone, ad esempio, che ad emetterli potrebbe essere un’apposita Agenzia europea per il debito. Per Mario Draghi, nel giugno del 2019, poteva essere un Ente sovranazionale europeo, come l’ESM (il “Fondo Salva-Stati”), ad emettere obbligazioni per una porzione dei debiti nazionali dell’Eurozona, così da creare un asset, appunto gli Eurobond, di notevole qualità. Vedremo che cosa ne verrà fuori in termini di una più profonda integrazione economica tra gli Stati membri in Europa. Almeno temporanea di fronte a questa gravissima crisi. Allo stato, la questione della condivisione e della riduzione dei rischi, cosiddetta risk sharing, ha diviso finora i Paesi rigoristi del Nord Europa dagli altri.

Il ruolo strategico della Bei

Da principio si ricorda che Bei sta per “Banca europea per gli investimenti”, la quale promuove gli obiettivi dell’Unione Europea fornendo finanziamenti, garanzie e consulenza a lungo termine in relazione a progetti pertinenti. La Bei sovvenziona Progetti sia all’interno che all’esterno dell’UE. I suoi azionisti sono gli Stati membri dell’UE. La Bei rappresenta l’azionista principale del “Fondo europeo per gli investimenti” (“FEI”), insieme al quale costituisce il Gruppo Bei. Nell’ambito del Piano di investimenti per l’Europa proposto dalla Commissione Europea, il Gruppo Bei rientra in una strategia più ampia finalizzata a colmare la notevole carenza di investimenti agevolando gli investitori grazie alla riduzione di alcuni dei rischi inerenti ai Progetti.

La Bei ha il miglior rating esistente, la tripla A, e ciò le consente di raccogliere capitali sul mercato a tassi ridottissimi, se non negativi, e prestarli poi a chi ne ha bisogno a tassi altrettanto vantaggiosi e con scadenze a lunghissimo termine.

La Bei e il “Coronavirus

Veniamo alle misure adottate in questo drammatico frangente. Si può sintetizzare che il Consiglio direttivo della Bei ha deciso di proporre all’Eurogruppo di martedì 7 aprile 2020 la creazione di un “Fondo di garanzia” di 25 miliardi, messi a disposizione di tutti i 27 Stati membri, per offrire alle Imprese europee liquidità per investimenti fino a circa 200 miliardi. L’iniziativa si aggiunge al pacchetto di aiuti annunciato a metà marzo pari a circa 40 miliardi.

Così ha detto il Presidente della Bei, il tedesco Werner Hoyer: “abbiamo bisogno di una risposta paneuropea alla pandemia ed è necessario che essa sia ambiziosa e veloce”. Ancora: “le Aziende di tutta Europa hanno bisogno di un sostegno massiccio. Servono linee di credito, prestiti ponte e capitali per superare una sfida che non ha precedenti. Con il sostegno degli Stati membri la Bei potrà dare un sostegno finanziario pari all’1,5% del Pil europeo”.

Si era anche parlato, tra le opzioni prese in considerazione, di aumentare la potenza di fuoco della Bei con l’aumento di capitale. Però ciò presuppone un tempo troppo lungo di attuazione, mentre per contrastare la crisi economica avviata dal “Coronavirus” sono necessari interventi immediati. L’Eurogruppo del 7 aprile 2020 è stato incaricato dal Consiglio UE, che riunisce i Capi di Stato e di Governo, di trovare le soluzioni finanziarie per affrontare tempestivamente la crisi.

La Bei si avvarrà della compartecipazione di Istituti nazionali come, in Italia, la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp)[20].

L’Eurogruppo e gli sviluppi in corso

L’Eurogruppo è un Organo informale nel quale i Ministri degli Stati membri della “Zona Euro” discutono di questioni relative alle responsabilità condivise riferita all’Euro. Il suo maggior compito è garantire un coordinamento stretto delle politiche economiche tra gli Stati che lo compongono. Ulteriormente, intende favorire le condizioni per una più alta crescita economica.

L’Eurogruppo di solito si riunisce una volta al mese alla vigilia della sessione del Consiglio “Economia e finanza”. Partecipano alle riunioni dell’Eurogruppo anche il Commissario per gli Affari economici e finanziari, la Fiscalità e le Dogane, e il Presidente della Bce[21]. Infine, l’Eurogruppo è responsabile della preparazione delle riunioni del “Vertice Euro” e del relativo seguito.

Dal 7 al 9 aprile 2020, in più riunioni, l’Eurogruppo è giunto infine ad un Accordo. I Ministri erano chiamati ad effettuare una selezione tra le opzioni da presentare ai Capi di Stato e di Governo.

Per darne il senso offriamo una sintesi[22] miscelata con alcune dichiarazioni e commenti.

Riassumendo, l’Intesa raggiunta dall’Eurogruppo prevede un pacchetto di 4 misure strategiche che erano già annunciate ufficialmente (Bei, “SURE”, “MES”) o prospettate informalmente (“Fondo per la ripresa”):

  1. Piano da Euro 240 miliardi della Bei per le piccole e medie Imprese;
  2. Programma da Euro 100 miliardi “SURE” della Commissione Europea per il sostegno alle Casse integrazioni;
  3. utilizzo delle linee di credito (“ECCL”) del “Fondo Salva-Stati” (“ESM”) a condizioni collegate solo alla destinazione della spesa;
  4. sostegno di principio al Piano francese di un “Fondo per la ripresa”, sia pure senza molti dettagli.

Abbiamo trovato un accordo su 3 reti di salvataggio e un Piano di rilancio dell’Economia”, ha riassunto in una conferenza stampa il Presidente dell’Eurogruppo, Mário Centeno.

L’Eurogruppo ha così dato il via libera all’intervento della Bei a favore delle Imprese e al Piano “SURE” della Commissione Europea di sostegno contro la disoccupazione degli Stati membri[23].

Nell’Intesa è stabilito il ricorso al “MES”, che potrà fornire assistenza finanziaria ai Paesi che lo chiederanno per le spese mediche e sanitarie dirette o indirette collegate al “Covid-19”. E ciò senza condizionalità. O, per meglio dire: “l’unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’Area dell’Euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi ‘Covid-19’“.

Riguardo alle condizionalità del “MES”, il testo del documento in sostanza stabilisce che la linea di credito del “Fondo Salva-Stati” sarà “disponibile per tutti gli Stati membri dell’Area dell’Euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli Organi direttivi del ‘MES’“, sulla base di valutazioni iniziali delle Istituzioni europee. “L’accesso concesso sarà il 2% del Pil del rispettivo Stato membro alla fine del 2019, come parametro di riferimento“. Tutti gli Stati membri dell’Area Euro comunque “rimarranno impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i Quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’Ue, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti Istituzioni dell’Ue“.

Parallelamente, e non è poco, entra nel documento finale il “Recovery fund”, un Fondo per la ripresa che secondo il nostro Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sarà “alimentato dall’emissione di debito comune europeo“. Nel testo delle conclusioni non si fa menzione esplicita di emissione comune del debito, però il Presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, ha precisato che le dimensioni del nuovo “Fondo” e le modalità di finanziamento saranno decretate direttamente dai leader dei singoli Stati in occasione del loro incontro. A margine dell’Eurogruppo – aggiunge il Ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire: “non c’è accordo sulla mutualizzazione del debito. C’è un accordo per un ‘Fondo per la ripresa’“, secondo cui l’ipotesi di mutualizzazione del debito è “implicita” nel testo.

Insomma, pare di poter affermare che non viene menzionato il termine “Coronabond”, ma dovrebbe esserci una condivisione maggiore del debito. Vedremo. Obiettivo del “Fondo” è preparare e sostenere la ripresa, fornendo finanziamenti attraverso il bilancio dell’UE a Programmi progettati per rilanciare l’Economia in linea con le priorità europee e per garantire la solidarietà dell’UE con gli Stati membri più colpiti. Resta il fatto considerevole che il “Fondo” potrebbe muovere fino a Euro 500 miliardi nel post-crisi o fasi 2 e 3. Fondamentale sarà attenderne la definizione, le regole e le norme che ne detteranno l’avvio e i paletti sull’erogazione dei finanziamenti.

All’atto pratico, un compromesso su Bei e “SURE” è stato facile da raggiungere. All’opposto, è da sottolineare che sia sul fronte “MES” (escluse le spese sanitarie, ecc.), che ancor di più per quanto riguarda il “Fondo” francese di rilancio dell’economia, saranno necessari nuovi negoziati diplomatici e politici per mettere a punto tutti gli aspetti operativi. L’Accordo all’Eurogruppo è un primo passo, certo tangibile, ma di un lungo negoziato che si avvierà dopo il prossimo benestare dei Capi di Stato e di Governo.

Ad ogni modo, l’Eurogruppo ha trovato un Accordo di mediazione per affrontare le conseguenze della pandemia in atto. Per ora non si profilano gli Eurobond, ma Euro 540 miliardi di prestiti con i 3 strumenti già previsti, non sono pochi. E poi concessioni sulle spese sanitarie e possibili stimoli futuri all’Economia per altri Euro 500 miliardi. Obiettivamente, un pacchetto di dimensioni senza precedenti per sostenere il Sistema sanitario, la Cassa integrazione, la liquidità alle Imprese e il “Fondo” per un piano di rinascita. Che si aggiunge a quanto deciso dalla Bce. L’ordine di grandezza è di migliaia di miliardi. Con una prospettiva tutto sommato non negativa, o per meglio dire positiva: “una componente chiave sarà il ‘Fondo per la ripresa’, che metterà il turbo per costruire un’Economia più robusta e più digitale“, utilizzando le parole del Presidente dell’Eurogruppo. Il “Fondo” sarà “temporaneo, mirato e commisurato ai costi straordinari della crisi attuale, che aiuterà a spalmare nel tempo, con appropriati finanziamenti”. Pur onestamente dando atto del dibattito in corso: “alcuni Stati membri hanno espresso l’opinione che sia necessaria l’emissione di debito comune, secondo altri dovrebbero essere trovate vie alternative“.

Sulla questione tanto dibattuta si può dire che in definitiva è passata una linea di compromesso che conferma le condizioni ultraleggere ovverosia niente richieste di riforme e aggiustamenti, però si circoscrive l’utilizzo alle spese sanitarie e non all’impatto economico più ampio. Come si legge nel testo dell’Accordo: “l’unico requisito per accedere alle linee di credito sarà che gli Stati dell’Eurozona i quali richiederanno aiuto si impegnino a utilizzarle per sostegno ai costi finanziari diretti e indiretti per la cura sanitaria, nonché i costi di cura e di prevenzione legati al Covid-19”. Ne consegue che le spese economiche passano sul capitolo del “Fondo di ricostruzione” transalpino il cui finanziamento è demandato alla “guida dei Leader”. Con la precisazione, per le politiche di bilancio, che terminata la pandemia, “gli Stati membri rimangono impegnati a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, in coerenza con il Quadro di coordinamento e sorveglianza economica e di bilancio, inclusa ogni flessibilità applicata dalle Autorità competenti”.

Questa, per sommi capi, la situazione al momento in cui si scrive.

Conclusioni in itinere: autorevoli dichiarazioni o interventi

Ecco una rassegna di alcune importanti dichiarazioni rilasciate prima dell’Eurogruppo.

Come rilanciato anche dall’Ansa il 2 aprile scorso, l’attuale Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, in questi giorni ci ha ricordato che, “ad oggi l’UE, e cioè le Istituzioni europee e gli Stati membri, hanno mobilitato Euro 2.770 miliardi. Si tratta della più ampia risposta finanziaria ad una crisi europea mai data nella storia“. Per proseguire: “sento che molti invocano un nuovo ‘Piano Marshall’. Il budget dell’Unione dovrebbe essere il nostro ‘Piano Marshall’“. Non senza precisare che “oggi l’Europa si mobilita al fianco dell’Italia, ma va riconosciuto che nei primi giorni della crisi, di fronte al bisogno di una risposta comune, in troppi hanno pensato solo ai problemi di casa propria”.

Anche Gentiloni, il Commissario agli Affari economici, sul bondSURE” ha sostenuto che “è la prima risposta comune dei Paesi europei alla crisi… il primo esempio concreto, un passo forse storico, e comincio a essere ottimista sul fatto che altri ne seguiranno“. Per precisare che “il ‘MES’ è nato in un’altra epoca storica” ed oggi “è completamente inadeguato a quello che ci troviamo di fronte”. Per precisare che se le condizionalità del “MES” “venissero eliminate potrebbe essere guardato in un altro modo. Ma non fossilizziamoci, abbiamo diversi strumenti e diversi obiettivi”.

Altri, come il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, sostiene che “la UE deve usare tutti gli strumenti. Attivando il ‘MES’ senza stigma e con condizionalità light“. Sottolineando poi come la risposta immediata che comprende anche Bei e schema antidisoccupazione deve “far riflettere su strumenti a lungo termine per far ripartire la crisi… dobbiamo mettere insieme risorse, perciò la Francia ha proposto di creare un ‘Fondo temporaneo’ che emette bond garantiti dagli Stati“.

Così il Commissario UE al Mercato interno Thierry Breton: “non dobbiamo esitare a ricorrere a strumenti straordinari per accompagnare il rilancio anche industriale dopo la crisi, la Proposta ‘SURE’ è un ottimo esempio degli interventi di cui abbiamo bisogno“. L’impatto del “Coronavirus” sulle nostre Economie sarà enorme e dobbiamo pensare anche al dopo, quando il mondo sarà molto diverso, ha detto Breton, sottolineando che “l’Europa ha imparato molto dalla crisi del 2008 e alla fine ci sarà solamente una parola che dovremo ricordare: solidarietà”.

Anche l’Olanda ha parlato con il Premier Mark Rutte, precisando che stanno lavorando ad una proposta per un “Fondo di emergenza” “Covid-19” per aiutare gli Stati membri più colpiti dalla pandemia a far fronte alle spese legate all’emergenza sanitaria, senza alcuna condizionalità.

Ma è bene chiudere con Mario Draghi: “la pandemia del ‘Coronavirus’ è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Oggi molti temono per la loro vita o piangono i loro cari scomparsi. Le misure varate dai Governi per impedire il collasso delle strutture sanitarie sono state coraggiose e necessarie, e meritano tutto il nostro sostegno. Ma queste azioni sono accompagnate da un costo economico elevatissimo – e inevitabile. E se molti temono la perdita della vita, molti di più dovranno affrontare la perdita dei mezzi di sostentamento. L’economia lancia segnali preoccupanti giorno dopo giorno. Le Aziende di ogni Settore devono far fronte alla perdita di introiti, e molte di esse stanno già riducendo la loro operatività e licenziando i lavoratori. Appare scontato che ci troviamo all’inizio di una profonda recessione. La sfida che ci si pone davanti è come intervenire con la necessaria forza e rapidità per impedire che la recessione si trasformi in una depressione duratura, resa ancor più grave da un’infinità di fallimenti che causeranno danni irreversibili. È ormai chiaro che la nostra reazione dovrà far leva su un aumento significativo del debito pubblico. La perdita di reddito a cui va incontro il Settore privato – e l’indebitamento necessario per colmare il divario – dovrà prima o poi essere assorbita, interamente o in parte, dal bilancio dello stato. Livelli molto più alti di debito pubblico diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e dovranno essere accompagnati dalla cancellazione del debito privato”.

Appendice

Sul tema una pubblicazione di fonte bancaria pubblica

Vogliamo trarre spunto dalla recentissima pubblicazione di Claudia Biancotti, Alessandro Borin, Federico Cingano, Pietro Tommasino e Giovanni Veronese, dal titolo: “Nessun Paese è un’isola: per una risposta coordinata al Covid-19[24]. Si tratta di “mini” Working paper con una ricca bibliografia con 22 testi mondiali citati. Si tratta di uno scritto interdisciplinare molto interessante.

Per questo, sebbene in Appendice, pensiamo sia utile leggerne alcuni passaggi che abbiamo selezionato e incentrati sulle questioni più economiche-finanziarie.

Eventuali decisioni restrittive non dovrebbero essere prese alla leggera: la quarantena è fattibile solo se accompagnata da misure appropriate per contenere le ricadute economiche e sociali. Con essa, sia l’offerta che la domanda subiscono uno shock. E quando il consumo e la produzione diminuiscono simultaneamente, il rischio di innescare spirali negative è concreto. L’incertezza sulla politica economica aggrava questi effetti (Müller, 2020). Preservare la fiducia nelle istituzioni richiede quindi un’attenta ponderazione delle scelte. Il principio guida dovrebbe essere quello di sostenere la liquidità nel Sistema economico (Baldwin, 2020). Diverse forme di intervento di natura fiscale – tagli temporanei dell’imposizione, sostegno al reddito e introduzione di forme di reddito minimo universale (Gentilini, 2020) – dovrebbero essere introdotte a sostegno dei settori e delle aree maggiormente colpiti (Gaspar e Mauro, 2020). Anche gli interventi atti a preservare la disponibilità di credito alle Imprese, come le garanzie pubbliche sui prestiti, sono essenziali. Alcune di queste misure sono già state attuate nei paesi più colpiti.

Al contempo, le Banche centrali devono esser pronte a fornire liquidità a sostegno dei prestiti bancari in modo da evitare un inasprimento delle condizioni del credito (Cochrane, 2020). Dovrebbero anche essere pronte a fronteggiare il progressivo traslarsi delle difficoltà nel settore produttivo nei bilanci delle banche, evitando possibili cali nella quantità di prestiti offerti (Demertzis et al, 2020). Dovrebbero infine garantire il mantenimento di regolari condizioni sui mercati del debito pubblico, con acquisti considerevoli di obbligazioni a lungo termine, per consentire al settore pubblico di finanziare le necessarie misure di sostegno al sistema sanitario e al lavoro delle donne e gli uomini che sono oggi in prima linea…

In prospettiva, sembra esserci ampio spazio per disegnare una strategia coordinata per affrontare le minacce delle pandemie a lungo termine. Ricerche recenti suggeriscono che la disponibilità delle nostre società a pagare per evitare un altro “Covid-19” è di gran lunga superiore ai costi effettivi necessari per ridurne notevolmente la probabilità (Martin e Pindyck, 2019; National Academy of Medicine, 2016). A livello globale, la National Academy of Medicine stima che un incremento di 4,5 miliardi di dollari all’anno della spesa per rafforzare i sistemi sanitari pubblici nazionali, finanziare la ricerca e gli sforzi globali di coordinamento e di emergenza sarebbe sufficiente a rendere il mondo molto più sicuro contro le pandemie.

Come giustamente affermato da Bénassy-Quéré et alia (2020), la crisi rappresenterà anche una prova della nostra capacità di essere solidali. Se i paesi membri dell’UE riuscissero a unire i loro sforzi per evitare questo “male comune”, la loro cooperazione potrebbe trovare un nuovo slancio per arrivare a dotare l’Unione di un fondamentale bene comune: una governance più completa ed efficace. Se dovessero invece fallire, le speranze di una più profonda integrazione economica e politica dovrebbero probabilmente essere accantonate per un lungo periodo”.

Corollario: un diario di alcune “cure” adottate dal Governo italiano

Avvertenza

Avvalendoci di un lavoro in corso della Banca d’Italia, ovviamente eccellente, che ha elencato cronologicamente tutte le attività del Governo di contrasto al “Covid-19”, qui si sono selezionate quelle che ci sono sembrate le più significative tappe in termini economici, sociali e finanziari. Evidentemente, sono rimaste escluse le altre innumerevoli misure di carattere più strettamente sanitario.

Il 30 gennaio 2020

In seguito alla segnalazione da parte della Cina (31 dicembre 2019) di un cluster di casi di polmonite ad eziologia ignota (poi identificata come un nuovo “Coronavirus” “Sars-CoV-2”) nella città di Wuhan, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha dichiarato emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale l’epidemia di “Coronavirus” in Cina.

Il giorno successivo il Governo italiano, dopo i primi Provvedimenti cautelativi adottati a partire dal 22 gennaio 2020, tenuto conto del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, ha proclamato lo stato di emergenza e messo in atto le prime misure contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale.

Il 31 gennaio 2020

Come annunciato dal Presidente Conte in conferenza stampa, si è riunito a Palazzo Chigi il Consiglio dei Ministri che ha deliberato lo stanziamento dei fondi necessari all’attuazione delle misure precauzionali conseguenti alla dichiarazione di “Emergenza internazionale di salute pubblica” da parte dell’Oms e deliberato lo stato d’emergenza, per la durata di sei mesi, come previsto dalla normativa vigente, al fine di consentire l’emanazione delle necessarie ordinanze di Protezione civile.

Il 10 febbraio 2020

Si è tenuto a Palazzo Chigi l’incontro interministeriale, presieduto dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per un aggiornamento sul rischio sanitario collegato al “coronavirus” e su tutte le varie implicazioni legate all’emergenza, specie sul fronte economico e turistico.

Il 28 febbraio 2020

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto-legge recante “Misure urgenti di sostegno per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da ‘Covid-19’“. Prima dell’inizio della riunione, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri, Roberto Gualtieri, ha illustrato il Provvedimento in conferenza-stampa.

Il 5 marzo 2020

Il Consiglio dei Ministri ha approvato la “Relazione al Parlamento per il 2020”, redatta ai sensi dell’art. 6 della Legge n. 243/2012, da presentare alle Camere, ai fini dell’autorizzazione dell’aggiornamento del “Piano di rientro” verso l’Obiettivo di medio termine (“OMT”) rispetto a quello già autorizzato con la “Relazione al Parlamento 2019”, allegata alla “Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2019”. Lo scostamento rispetto all’OMT già indicato si rende necessario in relazione alle iniziative immediate, di carattere straordinario e urgente, che il Governo intende assumere per fronteggiare le rilevanti esigenze di natura sanitaria e socio-economica in relazione allo stato di emergenza dichiarato per la diffusione del virusCovid-19”. Al termine il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, hanno tenuto una conferenza-stampa.

L’11 marzo 2020

Al fine di rafforzare ulteriormente il sostegno previsto per il sistema sanitario, per i cittadini e per le imprese e aumentare le risorse a favore della protezione civile e della sicurezza, il Consiglio dei Ministri n. 36 ha approvato un’integrazione alla “Relazione al Parlamento per il 2020” (rispetto a quella approvata il 5 marzo) per un ricorso ulteriore all’indebitamento. Considerato l’importo complessivo per il quale si chiede l’autorizzazione delle Camere, il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato potrà aumentare fino a Euro 104,5 miliardi nel 2020 in termini di competenza ed a Euro 154 miliardi in termini di cassa, con un incremento degli stanziamenti fino a 25 miliardi sia in termini di competenza che in termini di cassa.

Al termine della riunione del Consiglio dei Ministri, il Presidente Conte, ha tenuto una conferenza-stampa con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, e il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo.

In serata, il Presidente Conte ha firmato il nuovo Dpcm. recante ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da “Covid-19” sull’intero territorio nazionale. In un video il Presidente ha annunciato la chiusura di tutte le attività commerciali, di vendita al dettaglio, ad eccezione dei negozi di generi alimentari, di prima necessità, delle Farmacie e delle Parafarmacie.

Il 14 marzo 2020

Si è svolta a Palazzo Chigi la videoconferenza tra il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, i Ministri competenti e le parti sociali. Nel corso dell’incontro è stato siglato tra Sindacati e Associazioni di categoria, il Protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il 16 marzo 2020

Il Consiglio dei Ministri n. 37 ha approvato il Decreto “Cura-Italia”, recante le nuove misure a sostegno di famiglie, lavoratori e imprese per contrastare gli effetti dell’emergenza “Coronavirus” sull’Economia. Al termine della riunione, il Presidente Conte, il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, e il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, hanno illustrato il Provvedimento in conferenza-stampa.

Il 22 marzo 2020

E’ stata adottata congiuntamente dal Ministro della Salute e dal Ministro dell’Interno una nuova Ordinanza che vieta a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute.

In serata, il Presidente Conte ha firmato il Dpcm. recante nuove per il contenimento del contagio su tutto il territorio nazionale, annunciato la sera precedente. Il Provvedimento prevede la chiusura attività produttive non essenziali o strategiche. Aperti alimentari, Farmacie, negozi di generi di prima necessità e i servizi essenziali. Le disposizioni producono effetto dalla data del 23 marzo 2020 e sono efficaci fino al 3 aprile 2020. Le stesse si applicano, cumulativamente a quelle di cui al Dpcm. 11 marzo 2020, nonché a quelle previste dall’Ordinanza del Ministro della Salute 20 marzo 2020, i cui termini di efficacia, già fissati al 25 marzo 2020, sono entrambi prorogati al 3 aprile 2020.

Il 25 marzo 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è intervenuto alla Camera dei Deputati per una Informativa in merito all’emergenza “Covid-19”. In serata, a seguito del confronto intercorso tra il Ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, e le Sigle sindacali nazionali, si sono convenute alcune modifiche all’Allegato 1 del Dpcm. 22 marzo 2020. Alle Imprese che non erano state sospese dal Dpcm. 22 marzo 2020 e che, per effetto del Decreto, dovranno sospendere la propria attività, sarà consentita la possibilità di ultimare le attività necessarie alla sospensione, inclusa la spedizione della merce in giacenza, fino alla data del 28 marzo 2020.

Il 28 marzo 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tenuto a Palazzo Chigi una conferenza-stampa con il Ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri e, in videocollegamento, il Presidente dell’Anci, Antonio Decaro. Al fine di supportare i Comuni interessati dall’emergenza epidemiologica da virus “Covid-19”, è stato firmato il Dpcm. che anticipa l’erogazione di 4,3 miliardi del “Fondo di solidarietà comunale”.

Inoltre, con un’ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione civile sono resi disponibili altri 400 milioni da destinare alle misure urgenti di solidarietà alimentare.

Il 1° aprile 2020

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato in conferenza-stampa di aver firmato il Dpcm. che proroga fino al 13 aprile 2020 le misure fin qui adottate per il contenimento del contagio epidemiologico da “Covid-19”.

Il 6 aprile 2020

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un Dl. che introduce misure urgenti in materia di accesso al credito e rinvio di adempimenti per le imprese, nonché di poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e di giustizia. Il Decreto interviene in sostegno alle Imprese in difficoltà con misure specifiche su 5 principali ambiti: accesso al credito, sostegno alla liquidità, all’esportazione, all’internazionalizzazione e agli investimenti; misure per garantire la continuità delle aziende; rafforzamento dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e degli obblighi di trasparenza in materia finanziaria; misure fiscali e contabili; ulteriori disposizioni.

Inoltre, su proposta del Ministro dell’Istruzione e del Ministro dell’Università e della Ricerca, è stato approvato un Dl. che introduce misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato. Le norme disciplinano, con strumenti temporalmente efficaci, tutte le complesse operazioni relative alla chiusura dell’Anno scolastico 2019/2020 e all’avvio dell’Anno scolastico 2020/2021, tenendo conto della situazione determinatasi a seguito dell’emergenza sanitaria e dell’eventuale protrazione del periodo di sospensione dell’attività didattica svolta “in presenza” oltre il 18 maggio 2020. In relazione alle criticità emerse nel proseguimento delle attività formative pratiche o di tirocinio in ambito universitario, si adottano misure eccezionali per lo svolgimento degli esami di Stato per l’esercizio delle Professioni, per le quali l’attività di tirocinio in parola costituisce una condizione di ammissione.

Il 10 aprile 2020

Il Presidente del Consiglio ha annunciato in conferenza-stampa di aver firmato il nuovo Dpcm. con cui vengono prorogate fino al 3 maggio 2020 le misure restrittive sin qui adottate per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da “Covid-19”. Con il nuovo Dpcm., a partire dal 14 aprile 2020 sarà però permessa l’apertura delle cartolerie, delle librerie e dei negozi di vestiti per bambini e neonati e vengono inserite tra le attività produttive consentite la Silvicoltura e l’Industria del legno.

Per quanto riguarda la cd “Fase 2”, il Presidente ha dichiarato che il Governo è già al lavoro per far ripartire il sistema produttivo attraverso un programma articolato che poggia su 2 pilastri: l’istituzione di un Gruppo di lavoro di esperti e il Protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Comitato, guidato da Vittorio Colao e composto da esperti in materia economica e sociale, avrà il compito, di concerto con il Comitato tecnico-scientifico, di elaborare le misure necessarie per una ripresa graduale nei diversi Settori delle attività sociali, economiche e produttive, anche attraverso l’individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali, che tengano conto delle esigenze di contenimento e prevenzione dell’emergenza.



di Luca Eller Vainicher e Nicola Tonveronachi




[1] Considerata la ristrettezza dei tempi, la continua evoluzione del tema e la sua intrinseca vastità, si deve avvertire come questo lavoro si basi su molte fonti divulgative e scientifiche non sempre citate appropriatamente, anche in termini di Autori. Nel ringraziarli, me ne scuso con loro e con i gentili Lettori. Comunque, e ovviamente, si conferma la serietà e lo scrupolo impiegato per svolgere questa attività editoriale.

[2] Per una ricognizione di quelle italiane, si rimanda all’Appendice di questo articolo.

[3] Per un’interessante trattazione del tema oggetto di questo articolo, vedi Fasi (“Funding aid strategies investments”), Digital Conference 3 aprile 2020, sotto l’egida del Parlamento Europeo e della Commissione Europea, dal titolo “Gli interventi delle Istituzioni UE per l’emergenza ‘Coronavirus’”. In particolare, ai nostri fini, si suggerisce l’intervento della Dott.ssa Adelaide Mozzi, EU Official at European Commission, relatrice.

[4] Quantitative Easing, ovvero iniezione di liquidità nel Sistema, attraverso l’acquisto sul mercato di attività finanziarie come azioni, obbligazioni e titoli di Stato, con il fine di sopperire al pericoloso calo per numero e consistenza di prestiti concessi a famiglie e imprese e anche per eliminare dal mercato i titoli tossici.

[5] Vedasi più avanti nell’apposito paragrafo.

[6] Naturalmente molte potrebbero essere anche le critiche all’Europa. Figuriamoci. Ma se siamo obiettivi, mettendo le critiche nella parte negativa di un ipotetico bilancio, la sezione attiva sovrasta ampiamente quella passiva. Il saldo è assolutamente positivo per l’UE. A meno che, come alcuni anche in questi giorni stanno dimostrandoci, non sappiano fare i conti. Questi soggetti sono abbastanza numerosi, anche ad alto livello, e fanno un sacco di confusione e danni. Ricordano un po’ gli stregoni o le fattucchiere. Ma in democrazia, giustamente, esiste la libertà di opinione. Magari, se l’opinione fosse equilibrata e basata sui fatti e non sugli umori o finalità spesso indicibili, sarebbe meglio. Molto meglio. Ma tant’è. Bisogna sopportare e contrastare. Con pazienza e senza stancarci.

[7] In termini di composizione, la guida politica è esercitata da un gruppo di 27 Commissari (uno per ciascun Paese dell’UE) sotto la direzione del Presidente della Commissione che assegna le diverse competenze politiche. Il Collegio dei Commissari è costituito dal Presidente della Commissione, dai suoi 8 Vice-Presidenti, inclusi i 3 Vice-Presidenti esecutivi e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, e dai 18 Commissari incaricati dei rispettivi portafogli. Come avviene la nomina del Presidente ? Il candidato viene presentato dai leader nazionali nel Consiglio Europeo, tenendo conto dei risultati delle Elezioni del Parlamento Europeo. Per essere eletto deve ottenere il sostegno della maggioranza dei membri del Parlamento Europeo.

[8] I Vice-Presidenti agiscono a nome del Presidente e coordinano i lavori nel loro specifico Settore di competenza in collaborazione con diversi Commissari. Per contribuire a far sì che il Collegio lavori in stretta collaborazione e in modo flessibile vengono definiti dei Progetti prioritari, i Commissari aiutano i Vice-Presidenti a presentare proposte al Collegio.

[9] Per un utile studio, con spunti di applicazione pratica, si legga in Diritto.it, di Bruno AurelioCoronavirus e recenti interventi della Commissione Europea nel Settore degli aiuti di stato: lezioni da trarre dall’emergenza”, aprile 2020.

[10] Ibidem.

[11] Per un quadro approfondito vedi Commissione Europea, “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19”, Bruxelles, 19 marzo 2020.

[12] Vedasi più avanti il paragrafo dedicato all’Eurogruppo.

[13] Sappiamo tutti che, tra le 2 Guerre mondiali, la drammatica inflazione in Germania spianò la strada ad Hitler e al nazismo. Ma per studi e memoria vorrei ricordare qualcosa meno terribile, più vicino ed italico. Detto in parole povere la super inflazione, ovvero la perdita di potere di acquisto della vecchia Lira anche negli anni ‘70 e ‘80, fu ingiusta e iniqua. Grazie all’illusione monetaria generata dall’avere più lirette in tasca, si fece credere che fosse aumentata la capacità di spesa della cittadinanza che riceveva di più sottoforma di stipendi, salari, pensioni e provvidenze. Niente di più falso. Viceversa, l’aumento della circolazione di lirette era meno che proporzionale all’aumento dei prezzi (qui lascio perdere se da speculazione, offerta carente, importazione dall’estero, ecc.). Di fatto, se annualmente metto in mano ad una persona +12% di moneta, ma i prezzi salgono +21%, faccio credere a Tizio o a Caio di essere più ricco, ma in effetti lo impoverisco del 9%! L’inflazione è una “Tassa occulta” che colpisce anche il risparmio, un bene primario e preziosissimo, svalutandolo e depredandolo. Chi ancora oggi propugna il ritorno alla liretta, per suoi fini vergognosi e ignobili, in realtà vuole rovinare la gran massa degli italiani facendogli credere che riappropriandoci del potere di “battere moneta” si risolvano i problemi. Un maledetto inganno perpetrato, da veri lestofanti, sulla pelle della popolazione che notoriamente mastica poco di macroeconomia e di finanza pubblica. I “noeuro” sono come i “novax”. Ma se ora difronte al “Coronavisus” i “novax” sono d’incanto spariti, i “noeuro” seguitano a contagiare la cittadinanza sui vari social e tv. Non dobbiamo aspettare l’epidemia del loro virus perché porterebbe morte, dolore e drammi come ora. Dobbiamo ostinatamente combatterli per il bene dell’Italia, della nostra Salute economica e del Benessere in generale. Poi, non entro in altri tecnicismi, tipo la svalutazione competitiva, ecc. Diventerebbe troppo lunga. Per ora mi basta denunciare questa atroce mistificazione degli untori “noeuro” contro l’Europa e contro la Moneta unica, l’Euro.

[14] Sono un chiaro esempio le riserve di capitale per gli Enti a rilevanza sistemica a livello globale e gli altri Enti a rilevanza sistemica, il coefficiente di copertura della liquidità e il coefficiente netto di finanziamento stabile. Le Autorità nazionali e la Bce possono imporre riserve anticicliche al fine di contrastare l’accumulo ciclico di rischi sistemici. Inoltre, laddove previsto dagli ordinamenti nazionali, le Autorità competenti possono anche introdurre misure che limitino la concessione di prestiti, ovvero di mutui ipotecari, a livello di singolo debitore.

[15] Per la composizione del capitale vedi in precedenza.

[16] Dal Comunicato Bce 19 marzo 2020. “As a result, the ECB’s Governing Council announced on Wednesday a new Pandemic Emergency Purchase Programme with an envelope of Euro 750 billion until the end of the year, in addition to the Euro 120 billion we decided on 12 March. Together this amounts to 7.3% of Euro Area GDP. The programme is temporary and designed to address the unprecedented situation our monetary union is facing. It is available to all jurisdictions and will remain in place until we assess that the coronavirus crisis phase is over. Moreover, to the extent that some self-imposed limits might hamper action that the ECB is required to take in order to fulfil its mandate, the Governing Council will consider revising them to the extent necessary to make its action proportionate to the risks that we face. We have also decided to purchase commercial papers of sufficient credit quality and to expand the eligible collateral in our refinancing operations. The aim is to reinforce the actions that we took last week to protect the flow of credit to companies and people. We are making available up to Euro 3 trillion in liquidity through our refinancing operations, including at the lowest interest rate we have ever offered, -0.75%. Offering funds below our deposit facility rate allows us to amplify the stimulus from negative rates and channel it directly to those who can benefit most. European banking supervisors have also freed up an estimated Euro 120 billion of extra bank capital, which can support considerable lending capacity by Euro Area banks. All this underlines the ‘ECB’s commitment to play its role in supporting every citizen of the Euro Area through this extremely challenging time. The ‘ECB’ will ensure that all sectors of the economy can benefit from supportive financing conditions that enable them to absorb this shock”.

[17]Nel nostro mandato faremo tutto ciò che è necessario per aiutare l’Area Euro coinvolta in questa crisi, perché la Bce è al servizio del popolo europeo”. Con ciò riecheggiando Mario Draghi.

[18] Si citano solo i primi 2 articoli degli 8 che fanno parte della Decisione pubblicata in Gazzetta ufficiale europea. Sono comunque sufficienti considerato il tenore di questo scritto.

[19] Per un approfondimento tecnico si può leggere l’interessante “Audizione sul funzionamento del ‘Meccanismo europeo di stabilità’ e sulle sue prospettive di riforma”, Intervento del Governatore della Banca d’Italia’ Ignazio Visco, Roma, 4 dicembre 2019.

[20] Anche il Settore bancario privato si sta muovendo. Ad esempio, e tanto per dare l’idea, Ubi Banca dà il via libera al Piano “Rilancio Italia”, un Programma integrato che comprende una pluralità di interventi urgenti del valore complessivo e disponibile, fino a Euro 10 miliardi. Il sistema di iniziative riguarda tutti i segmenti di clientela del Gruppo bancario: le Imprese per assicurarne continuità operativa a fronte di possibili crisi della liquidità; le Famiglie, individui ed “Enti del Terzo Settore” per sostenerne la tenuta in un momento sociale potenzialmente critico. Sostiene Victor Massiah, Consigliere delegato di Ubi Banca: “lo storico legame con il territorio e un forte senso di responsabilità ci portano ad agire con determinazione per aiutare le Famiglie e le Imprese ad affrontare la crisi. La forza del nostro bilancio e il radicamento territoriale ci permettono di proporre ‘Rilancio Italia’ per sottolineare l`impegno di una grande Banca a favore del Paese”.

[21] La prima riunione informale dei Ministri delle Finanze dei Paesi della zona Euro si è tenuta il 4 giugno 1998 in Lussemburgo. L’Eurogruppo elegge il proprio Presidente per un mandato di 2 anni e mezzo a maggioranza semplice dei voti. Il Presidente in carica è Mário Centeno, che è stato eletto per l’incarico il 4 dicembre 2017. Mário Centeno è il Ministro delle Finanze del Portogallo.

[22] In via informale, si possono consultare Agenzie giornalistiche e Organi di stampa quotidiana. Viceversa, il testo in Inglese si può leggere sul Portale del Consiglio Europeo e del Consiglio UE sotto il titolo: “Report on the comprehensive economic policy response to the ‘Covid-19’ pandemic”.

[23] Sulla Bei e sul “SURE” si rimanda ai nostri precedenti paragrafi.

[24] Gli autori sono parte del Gruppo di monitoraggio dell’emergenza “Covid-19” presso la Banca d’Italia. Si ringraziano Andrea Brandolini, Pietro Catte, Valerio Ercolani, Maura Francese, Daniele Franco, Eugenio Gaiotti, Giuseppe Parigi e Michele Savini Zangrandi per gli utili commenti ricevuti. Le opinioni espresse sono personali e non riflettono necessariamente la posizione della Banca d’Italia. Il testo è apparso su Voxeu.org il 18 marzo 2020.


Related Articles

Imposta di soggiorno: destinazione del gettito per il finanziamento di spese di pubblicità per la promozione turistica

Corte dei conti – Delibera 15 ottobre 2015, n. 210   Nella Pronuncia, un Sindaco ha posto 2 quesiti in

“Decreto Milleproroghe”: conversione in dirittura di arrivo al Senato

Il testo del Ddl. di conversione del Dl. 22 dicembre 2019 n. 162, cd. “Milleproroghe 2020” (C. 2325-A/R) è stato

Fatturazione elettronica: possono essere accettate le fatture emesse prima del 30 marzo acquisite dal Comune in data successiva?

Il quesito: “Le fatture correttamente emesse prima del 30 marzo ancorché acquisite in data successiva al 30 marzo 2015 (con

Non ci sono commenti per questo articolo

Scrivi un commento
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Only registered users can comment.