Finanziamenti con sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alle violazioni al “Codice della Strada”

Corte dei conti Toscana, delibera n. 2 del 22 gennaio 2024

Nel caso in studio, un Ente Locale chiede se sia possibile finanziare con i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie conseguenti alle violazioni al “Codice della Strada” ai sensi dell’art. 208, comma 4 e 5-bis, del Dlgs. n. 285/1992, eventuali Progetti di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e stradale, nello specifico progetti di implementazione del controllo finalizzati al contrasto delle occupazioni abusive. A supporto di una risposta positiva, il Comune in questione ricorda che l’art. 208 prevede che, tra le possibili destinazioni dei proventi in esame, una quota degli stessi possa essere destinata “al finanziamento di Progetti di potenziamento dei servizi di controllo finalizzati alla sicurezza urbana e alla sicurezza stradale”. In caso di risposta affermativa al quesito, viene chiesto se le risorse di cui sopra siano escluse dai vincoli di cui all’art. 23, comma 2, del Dlgs. n. 75/2017, in quanto da ritenersi come risorse ulteriori di natura variabile, quindi aggiuntive, come peraltro previsto dall’art. 79, comma 2, lett. c), del Ccnl. 16 novembre 2022.

La Sezione ritiene di non poter dare risposta positiva. Difatti, dalla lettura dell’art. 208, con specifico riferimento ai commi 4 e 5-bis, emerge come il bene primario che si intende tutelare con l’utilizzo dei proventi in esame sia rappresentato dal miglioramento della sicurezza e della circolazione stradale nelle molteplici forme individuate dall’art. 208 citato. In particolare, l’art. 208, comma 4, lett. c), a cui rinvia il comma 5-bis), individua all’inizio del periodo, in modo espresso, la finalità perseguita mediante l’utilizzo dei proventi: “ad altre finalità connesse al miglioramento della sicurezza stradale”. Di contro, il Dm. 5 agosto 2008 del Ministro degli Interni, richiamato dall’Ente a supporto di una soluzione favorevole al quesito posto, definisce il concetto di “sicurezza urbana” con riferimento all’art. 54 del Dlgs. n. 267/2000, il quale individua le funzioni dei Sindaci, quali ufficiali del Governo.

Nello specifico, per ciò che rileva ai fini del presente parere, il comma 4 dispone che “il Sindaco, quale Ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, [anche] contingibili e urgenti nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. I provvedimenti di cui al presente comma sono preventivamente comunicati al prefetto anche ai fini della predisposizione degli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione”; ed il comma 4-bis evidenzia come i “provvedimenti adottati ai sensi del comma 4 …….. concernenti la sicurezza urbana sono diretti a prevenire e contrastare l’insorgere di fenomeni criminosi o di illegalità, quali lo spaccio di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, la tratta di persone, l’accattonaggio con impiego di minori e disabili, ovvero riguardano fenomeni di abusivismo, quale l’illecita occupazione di spazi pubblici, o di violenza, anche legati all’abuso di alcool o all’uso di sostanze stupefacenti”.

Risulta evidente che si tratti di finalità che non hanno alcuna diretta connessione con la sicurezza e la circolazione stradale (se non indirettamente, come nel caso di guida sotto l’effetto di alcool o di stupefacenti).

Pertanto, in conclusione, la Sezione esclude che il contrasto alle occupazioni abusive possa rientrare nell’ambito del concetto di sicurezza delineato dall’art. 208, comma 5-bis, del “Codice della Strada”. In tale ambito è possibile far rientrare solo quegli interventi che l’Ente ritiene (con adeguata motivazione) possano migliorare la sicurezza e la circolazione stradale.

Quanto al secondo quesito, lo stesso è assorbito dal parere negativo espresso nei confronti della prima richiesta di parere.