Ici: benefici per gli immobili di interesse storico-artistico

Ici: benefici per gli immobili di interesse storico-artistico

Nella Sentenza n. 6636 del 7 marzo 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità chiariscono che, in tema di Ici, l’agevolazione prevista dall’art. 2, comma 5, del Dl. n. 16/1993, convertito in Legge n. 75/1993, per gli immobili dichiarati di interesse storico o artistico, ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 1089/1939, persegue l’obiettivo di venire incontro alle maggiori spese di manutenzione e conservazione che i proprietari sono tenuti ad affrontare per preservare le caratteristiche degli immobili vincolati.

Pertanto, la ratio della agevolazione va individuata in una esigenza di equità fiscale, derivante dalla considerazione della minore utilità economica che presentano i beni immobili di interesse storico o artistico in conseguenza del complesso di vincoli e limiti cui la loro proprietà è sottoposta. Inoltre, la Suprema Corte specifica che il Dlgs. n. 42/2004 non ha abrogato il “Testo unico in materia di beni culturali e ambientali” previsto dal Dlgs. n. 490/1999 ed inciso sulla disciplina contenuta nella Legge n. 1089/1939 introducendo, per quanto qui interessa, un Sistema di tutela misto a seconda che si tratti di beni, ovviamente sempre di rilievo culturale, di proprietà privata oppure di proprietà pubblica, nel senso che la proprietà pubblica gode sempre delle disposizioni di tutela previste dal “Codice dei Beni culturali e del Paesaggio”, mentre la proprietà privata ne gode solo allorquando sul bene sia intervenuta una dichiarazione di interesse storico, artistico, archeologico o etnoantropologico, da parte della Soprintendenza. Infine, i Giudici di legittimità precisano che il riconoscimento delle cose di interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, che si estrinseca a mezzo del provvedimento di notifica, è previsto per le sole cose di proprietà privata, al fine dì assoggettarle alle limitazioni e agli obblighi della legislazione di tutela, laddove per i beni che appartengono agli Enti pubblici è sufficiente la mera appartenenza alle categorie storica, artistica, archeologica, essendo solo previsto l’obbligo dei legali rappresentanti degli Enti della compilazione degli speciali elenchi con effetti meramente ricognitivi e non già costitutivi.


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