Ici e rendita catastale

Nella Sentenza n. 15640 del 11 giugno 2019 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità premettono che l’Ici, istituita dal Dlgs. n. 504/1992, per le sue caratteristiche strutturali va definita un’Imposta territoriale, diretta e, soprattutto, reale, poiché considera, come “base imponibile”, il valore in sé del bene immobile, a prescindere, in linea generale, da qualsivoglia condizione personale del titolare del diritto reale sullo stesso considerato dalle afferenti norme.

Presupposto dell’Imposta, come stabilito dall’art. 1, comma 2, del Dlgs. n. 504/1992, è il “possesso” di fabbricati, aree fabbricabili e terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla, cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’Impresa.

Poi, il successivo art. 2, afferma che per “fabbricato” si intende “l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano”. Quindi, ogni “unità immobiliare” già iscritta o che, per le sue caratteristiche, deve essere iscritta nel Catasto edilizio urbano, costituisce, per definizione della legge in esame, “fabbricato” assoggettato all’Imposta. Di conseguenza, il “possesso” di una “unità immobiliare” da considerare come “fabbricato” (perché iscritta o da iscrivere nel Catasto detto) fa sorgere in capo al “soggetto passivo” l’obbligo di corrispondere l’Ici afferente.

L’art. 5 prosegue statuendo che “per i fabbricati iscritti in Catasto” il “valore” costituente la “base imponibile” è determinato “applicando all’ammontare delle rendite multanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, i moltiplicatori determinati con i criteri e le modalità previsti dal primo periodo dell’art. 52 del Dpr. n. 131/1986”.

Dalle norme sopra richiamate, la Suprema Corte evince la stretta ed imprescindibile relazione, da esse posta ai fini della individuazione della “base imponibile”, necessaria per la successiva determinazione del quantum dell’Imposta dovuta, tra iscrizione (o necessaria iscrivibilità) in Catasto di una “unità immobiliare” (con il connesso necessario riferimento alla nozione catastale di “unità immobiliare”) e rendita catastale vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione.

Inoltre, dalla medesima correlazione discende che il dato – sia relativo all’iscrizione che alla classificazione ed alla misura della rendita attribuite dal competente Organo pubblico (dal 1° gennaio 2001 l’Ufficio locale dell’Agenzia del Territorio, in precedenza, l’Ufficio Tecnico erariale dell’allora denominato Ministero delle Finanze) – del singolo “fabbricato”, quale risultante dal Catasto, ai fini della assoggettamento all’Imposta e della determinazione del quantum dovuto a titolo di Ici, costituisce un “fatto oggettivo”, non contestabile da nessuna delle parti (Comune e contribuente) del rapporto obbligatorio concernente questa Imposta, neppure in via incidentale e limitata a tale rapporto, come impone di ritenere l’inciso dell’art. 5, comma 2, a mente del quale “per i fabbricati iscritti in Catasto, il valore” della “base imponibile” è costituito “da quello che risulta applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto” (cioè iscritte in catasto), “vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, i moltiplicatori” validi ai fini dell’imposta di registro, ivi richiamati.

Incontestabilità che è limitata allo specifico rapporto d’imposta e non esclude né limita il potere del contribuente di chiedere la modifica (eventualmente in via di autotutela) ovvero di impugnare (in sede giurisdizionale) l’atto di accatastamento e/o di attribuzione delle rendita, però, unicamente nei confronti dell’organo preposto alle relative operazioni, e non nei confronti del Comune con naturale ripercussione (ed effetto vincolante per le parti del rapporto Ici) del provvedimento definitivo.

Le osservazioni svolte mettono in evidenza la correttezza del ragionamento seguito dal Giudice di appello, avendo lo stesso affermato che “l’omesso adempimento da parte del contribuente dell’obbligo di dichiarare la variazione della rendita a seguito degli interventi di ristrutturazione effettuati sull’immobile in questione per sostituirla con il valore di mercato dell’area fabbricabile” vincolava il Comune ad applicare la rendita nella misura risultante dagli atti del Catasto alla data del 2004 .

Per tale dettato come sopra ricostruito, l’iscrizione al Catasto edilizio dei fabbricati di una unità immobiliare costituisce presupposto sufficiente per l’assoggettamento della stessa all’afferente Imposta comunale.

Non pertinenti pertanto devono ritenersi i richiami all’art. 2, lett a), del Dlgs. n. 504/1992, che si riferisce ai fabbricati di nuova costruzione e non a quelli preesistenti iscritti al Catasto edilizio.

di Carolina Vallini