Ici/Imu: la determinazione del valore delle aree fabbricabili in caso di successione

Ici/Imu: la determinazione del valore delle aree fabbricabili in caso di successione

Nell’Ordinanza n. 8614 del 26 marzo 2021 della Corte di Cassazione, la Suprema Corte afferma che la determinazione della base imponibile ai fini Ici non può essere effettuata mediante i criteri dell’Imposta di successione, dato che l’imposizione locale appare segnata da presupposti impositivi del tutto autonomi e divergenti da quelli invece riconducibili all’Imposta sulle successioni e donazioni. L’avviso di rettifica emesso dal Comune sulla base del valore del bene indicato nella Dichiarazione di successione non costituisce quindi un criterio corretto ai fini della determinazione della base imponibile.

Il caso

Nel caso di specie, la Commissione tributaria regionale aveva rigettato l’appello proposto dai contribuenti avverso la Sentenza della Commissione tributaria provinciale, nell’ambito di un contenzioso relativo ad avvisi di accertamento in rettifica dell’Ici dovuta per l’anno 2011.

Il Giudice di appello, pur dando atto che i valori accertati dal Comune erano superiori a quelli deliberati dall’Amministrazione, condivideva il giudizio espresso dalla Ctp, che si era astenuta dall’esaminare il merito delle contestazioni dei contribuenti in assenza della richiesta di variazione Ici, i cui effetti sarebbero decorsi solamente dal momento in cui la relativa domanda fosse stata presentata.

Avverso tale Sentenza i contribuenti proponevano quindi ricorso per cassazione, denunciando l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oltre che la violazione delle norme di diritto in tema di Ici e di dichiarazione di successione. I ricorrenti criticavano, in particolare, l’affermazione del Comune, recepita nella Sentenza impugnata, secondo cui il fatto che gli eredi, ai sensi dell’art. 15, comma 2, della Legge n. 393/2001, con la presentazione della Dichiarazione di successione sono esentati dalla presentazione di Denuncia Ici, implicherebbe una perfetta sovrapposizione, anche di merito, fra la denuncia successoria e quella ai fini del Tributo locale. Rilevavano i ricorrenti che tale normativa, assoggettata ad una interpretazione sistematica e non meramente letterale, consente invece di pervenire a conclusione diverse. La soppressione dell’obbligo degli eredi di presentare la Dichiarazione Ici a seguito della presentazione della Denuncia di successione sarebbe infatti motivata dalla mera necessità di semplificazione degli adempimenti amministrativi e digitalizzazione informatica del patrimonio immobiliare. Non era dunque possibile ritenere – questa la tesi dei ricorrenti – che la Dichiarazione di successione costituisse valida base di calcolo dell’Imposta locale e che gli imponibili delle 2 Imposte potessero coincidere. Conformemente a quanto autorizzato dalla legge istitutiva dell’Ici – evidenziavano ancora i contribuenti – il Comune aveva peraltro emanato un apposito regolamento, provvedendo a determinare il valore venale di comune commercio delle aree fabbricabili, alle cui prescrizioni gli stessi contribuenti si erano attenuti in sede di pagamento dell’Ici.

Si criticava infine l’affermazione della Ctr, secondo cui sarebbe stato onere dei contribuenti presentare, successivamente alla notifica degli accertamenti Ici, una Dichiarazione di rettifica del valore venale del bene indicato nella dichiarazione di successione, laddove tale obbligo informativo sarebbe rimasto in vigore solo nel caso di modificazioni soggettive ed oggettive comportanti riduzioni di imposta non conoscibili in via ufficio dal Comune attraverso la banca dati catastale.

La decisione

Secondo la Suprema Corte, il ricorso era fondato, con riguardo alla censura con cui i ricorrenti lamentavano la non corretta interpretazione dell’art. 5, del Dlgs. n. 504/1992. Tale norma – evidenziano i Giudici di legittimità – stabilisce infatti che, ai fini della determinazione del valore imponibile, è indispensabile che la misura del valore venale in comune commercio sia ricavata in base ai parametri vincolanti previsti dall’art. 5, comma 5, del Dlgs. n. 504/1992, per le aree fabbricabili, devono avere riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’Indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per gli eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, e ai prezzi medi rilevati sul mercato della vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.

Detti criteri, normativamente determinati – sottolinea la Cassazione – devono considerarsi tassativi, e il Giudice di merito, investito della questione del valore attribuito ad un’area fabbricabile, non può esimersi dal verificarne la corrispondenza, tenuto conto dell’anno di imposizione, con una valutazione incensurabile in sede di legittimità, qualora congruamente motivata.

Conclusioni

La determinazione della base imponibile ai fini Ici, pertanto – conclude la Corte – non può essere determinata mediante i criteri dell’Imposta di successione, dato che l’imposizione locale appare segnata da presupposti impositivi del tutto autonomi e divergenti da quelli invece riconducibili all’Imposta sulle successioni e donazioni. 

Per quanto entrambi i Tributi utilizzino il valore del bene come base imponibile, questi presentano differenze sia sotto il profilo soggettivo (Comune per l’Ici e lo Stato per l’Imposta di successione), che della occasionalità dell’imposta (nell’imposta di successione) e della periodicità dell’imposizione locale (nell’Ici), che, infine, della natura, patrimoniale e a titolo di liberalità.

Da tali considerazioni discendeva quindi che l’avviso di rettifica emesso dal Comune sulla base del valore del bene indicato nella Dichiarazione di successione non costituiva un criterio corretto ai fini della determinazione della base imponibile Ici.


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