Ici: qualificazione di area edificabile

Ici: qualificazione di area edificabile

Nell’Ordinanza n. 29906 del 30 dicembre 2020 della Corte di Cassazione, un Ufficio “Tributi” di un Comune laziale notificava, ai fini Ici, avviso di accertamento concernente alcuni terreni, per l’anno d’imposta 2005, nei confronti di una Società immobiliare, per l’importo complessivo di Euro 11.752,90, a titolo di differenza dell’imposta dovuta, di interessi e sanzioni.

La Suprema Corte chiarisce che, in tema di Ici, le norme del Regolamento previsto dall’art. 59, comma 1, del Dlgs. n. 446/1997, adottato a norma del precedente art. 52 – con il quale i Comuni possono, tra l’altro, “determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili, al fine della limitazione del potere di accertamento del Comune” – possono essere legittimamente utilizzate dal Giudice, anche facendo riferimento al valore delle aree circostanti aventi analoghe caratteristiche, al fine di acquisire elementi di giudizio anche in relazione a periodi anteriori a quelli di emanazione del regolamento stesso, senza che ciò comporti alcuna applicazione retroattiva di norme, ma solo l’applicazione di un ragionamento presuntivo. Infatti, tali Regolamenti non hanno natura propriamente imperativa, ma svolgono funzione analoga a quella dei cosiddetti “Studi di settore”, previsti dagli artt. 62-bis e 62-sexies del Dl. n. 331/1993, convertito in Legge n. 427/1993, costituenti una diretta derivazione dei “redditometri” o “coefficienti di reddito e di ricavi” previsti dal Dl. n. 69/1989, convertito in Legge n. 154/1989, ed atteggiantisi come mera fonte di presunzioni “hominis”, vale a dire supporti razionali offerti dall’Amministrazione al Giudice, paragonabili ai bollettini di quotazioni di mercato o ai notiziari Istat, nei quali è possibile reperire dati medi presuntivamente esatti.

Peraltro, i Giudici di legittimità chiariscono che, in tema di Ici, la Delibera con cui la Giunta municipale provvede, ai sensi dell’art. 52 del Dlgs. n. 446/1997, ad indicare i valori di riferimento delle aree edificabili, come individuati dall’Ufficio “Tecnico comunale” sulla base di informazioni acquisite presso operatori economici della zona, è legittima, costituendo esercizio del potere, riconosciuto al Consiglio comunale dall’art. 59, lett. g), del Dlgs. n. 446/1997 citato, e riassegnato alla Giunta dal Dlgs. n. 267/2000 (Tuel), di determinare periodicamente e per zone omogenee i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili, al fine della delimitazione del potere di accertamento del Comune qualora l’Imposta sia versata sulla base di un valore non inferiore a quello predeterminato, e, pur non avendo natura imperativa, integra una fonte di presunzioni dedotte da dati di comune esperienza, idonei a costituire supporti razionali offerti dall’Amministrazione al Giudice, ed utilizzabili, quali indici di valutazione, anche retroattivamente.


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