Imu: residenza anagrafica e dimora abituale del nucleo familiare

Imu: residenza anagrafica e dimora abituale del nucleo familiare

Nell’Ordinanza 20130 del 24 settembre 2020 della Corte di Cassazione, i Giudici di legittimità osservano che l’art. 13, comma 2 del Dl. n. 201/2011 stabilisce che “L’imposta municipale propria non si applica al possesso dell’abitazione principale e delle pertinenze della stessa, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/l, A/8 e A/9 (…). Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o scrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente”. Ciò comporta, la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare non solo vi dimorino stabilmente, ma vi risiedano anche anagraficamente. D’altronde, come indiretta conferma di quanto sopra osservato, rileva anche la modifica introdotta, nel contesto del citato art. 13 del Dl. n. 201/2011, con l’aggiunta, della previsione secondo cui, solo con decorrenza dal 1° gennaio 2016, la base imponibile dell’imposta municipale propria è ridotta del 50% “per le unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori stabilmente nello stesso Comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato (…)


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