Incarichi in Organi di governo di Enti e Società controllate a soggetto in pensione: consentito solo in caso di gratuità

Incarichi in Organi di governo di Enti e Società controllate a soggetto in pensione: consentito solo in caso di gratuità

Nella Delibera n. 66 del 28 maggio 2018 della Corte dei conti Piemonte, un Sindaco chiede se sia possibile conferire incarichi negli Organi di governo di Enti e Società controllate da Pubbliche Amministrazioni, con corresponsione del relativo compenso, a soggetti già titolari di pensione ma che non abbiano ancora maturato i presupposti anagrafici per la posizione di quiescenza. In proposito, l’art. 5, comma 9, del Dl. n. 95/12, nella sua attuale formulazione, vieta alle P.A. di attribuire a soggetti, già lavoratori privati o pubblici, collocati in quiescenza:

  • incarichi di studio e di consulenza,
  • incarichi dirigenziali o direttivi,
  • cariche in organi di governo delle amministrazioni o degli enti e società controllati.

La portata del divieto non è tuttavia assoluta, in quanto la norma ne consente l’attribuzione a titolo gratuito con ulteriore limitazione, per i soli incarichi dirigenziali e direttivi, della durata massima di un anno, vietandone sia la proroga che il rinnovo. Ciò posto, la Sezione chiarisce che la possibilità da parte di un Ente pubblico territoriale di conferire cariche in Organi di governo di Enti e Società controllate a soggetti già titolari di pensione, a prescindere da qualunque caratteristica anagrafica dei soggetti beneficiari, è riconosciuta solo nel caso in cui l’incarico sia a titolo gratuito. È infatti vietata la corresponsione di un compenso a soggetti già collocati in quiescenza. In particolare, deve ribadirsi che, ai fini dell’applicazione del divieto, rileva unicamente il fatto che il destinatario dell’incarico sia già titolare di pensione, restando del tutto irrilevante che tale soggetto non abbia ancora maturato i presupposti anagrafici per il collocamento in quiescenza con riferimento all’incarico che gli si vorrebbe conferire.

La Sezione ribadisce inoltre che il divieto di cui all’art. 5, comma 9 del Dl. n. 95/12, facendo generico riferimento al termine “lavoratore”, comprende tutti i lavoratori, sia dipendenti che autonomi, a prescindere dall’attività lavorativa svolta prima di essere collocati in quiescenza, in coerenza peraltro con la ratio della disposizione di conseguire risparmi di spesa.


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