Iscrizione di un Ente nell’Elenco Anac dei soggetti che possono affidare servizi “in house”

Iscrizione di un Ente nell’Elenco Anac dei soggetti che possono affidare servizi “in house”

Nella Sentenza n. 1027 del 26 gennaio 2021 del Tar Lazio, i Giudici chiariscono che dalla lettura dell’art. 192 del Dlgs. n. 50/2016, emerge che il Legislatore, pur avendo previsto al comma 1 l’iscrizione delle Stazioni appaltanti nell’Elenco per cui è causa, richiede comunque, ai fini dell’esercizio in concreto di ciascun affidamento in house, che le Stazioni appaltanti assolvano ad un puntuale obbligo di motivazione sulla valutazione sulla congruità economica dell’offerta dei soggetti in “house”, dando conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato, “nonchè dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche”. Peraltro, i Giudici rilevano che, in definitiva, per le Amministrazioni aggiudicatrici e per gli Enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie Società “in house” di cui all’art. 5 del Dlgs. n. 50/2016, iscritte nell’Elenco di cui al comma 1 dell’art. 192, tale iscrizione è condizione necessaria ma non sufficiente per procedere, in concreto, ad un affidamento “in house”, essendo a tal fine richiesta anche una dettagliata e specifica motivazione per ciascun affidamento. Quindi, l’effetto pregiudizievole nei confronti di un soggetto (asseritamente) concorrente si attualizza soltanto in occasione del Provvedimento di affidamento “in house” da parte di una Amministrazione aggiudicatrice e non all’esito della mera iscrizione di tale Ente nell’Elenco di cui all’art. 192, comma 1, del Dlgs. n. 50/2016, la quale non è autonomamente impugnabile. Infine, i Giudici precisano che l’obbligo di motivazione imposto dall’art. 192, comma 2, non è un adempimento meramente formale; ciò è testimoniato dal fatto che tale disposizione, su cui si sono appuntati sospetti di incostituzionalità, ha in realtà passato indenne, non solo il vaglio di costituzionalità ma anche la verifica di conformità alla normativa europea.


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