Iva: le prestazioni di servizio correlate alla messa a disposizione di immobili offerte a soggetti non residenti scontano l’Imposta in Italia

Iva: le prestazioni di servizio correlate alla messa a disposizione di immobili offerte a soggetti non residenti scontano l’Imposta in Italia

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 77 del 22 novembre 2018, ha chiarito che le prestazioni di servizio correlate alla messa a disposizione di immobili, offerte a soggetti non residenti, scontano l’Iva in Italia ai sensi dell’art. 7-quater, del Dpr. n. 633/1972.

L’Associazione senza scopo di lucro che ha presentato l’istanza gestisce un compendio immobiliare mettendo a disposizione a titolo temporaneo e per la durata pattuita un Parco, esteso su 4 ettari, una Villa antica, una Foresteria, alcune Serre (giardino invernale) ed altre strutture immobiliari.

L’Associazione intende ampliare la propria attività, offrendo ai soggetti che organizzano in proprio eventi (quali congressi, convention, convegni, esposizioni di prodotti e servizi, eventi celebrativi, aziendali e culturali), servizi aggiuntivi correlati alla “messa a disposizione dei luoghi”, di cui:

a) alcuni “obbligatori”:

– assistenza nella fase di progettazione, organizzazione e realizzazione dell’evento a mezzo proprio personale;

– presidio dell’ingresso al compendio immobiliare;

– climatizzazione, assistenza e conduzione impianti degli spazi nei giorni di manifestazione;

– illuminazione generale;

– pulizie generali;

– presidio toilette nei giorni di manifestazione;

– smaltimento rifiuti.

b) altri “aggiuntivi”, sul richiesta del cliente:

– fornitura di arredi, posa di moquette in tutte le aree, servizi di audio e video, addobbi floreali, intrattenimento musicale, allacciamenti telefonici e linee dati, scenografie e servizi di ristorazione.

Ciò posto, l’Associazione ha chiesto di conoscere il corretto trattamento, ai fini dell’Iva, applicabile ai servizi in oggetto che lo stesso intende offrire a committenti/clienti residenti e non residenti nel territorio dello Stato, ritenendo che ai non residenti non si debba applicare l’Iva, ai sensi dell’art. 7-ter del Dpr. n. 633/1972, per mancanza del requisito della territorialità.

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato che l’art. 7-quater, comma 1, lett. a), del Dpr. n. 633/1972, in deroga a quanto stabilito dal citato art. 7-ter, comma 1, prevede che “si considerano effettuate nel territorio dello Stato: a) le prestazioni di servizi relativi a beni immobili, comprese le perizie, le prestazioni di agenzia, la fornitura di alloggio nel settore alberghiero o in settori con funzioni analoghe, ivi inclusa quella di alloggi in campi di vacanza o in terreni attrezzati per il campeggio, la concessione di diritti di utilizzazione di beni immobili e le prestazioni inerenti alla preparazione e al coordinamento dell’esecuzione dei lavori immobiliari, quando l’immobile è situato nel territorio dello Stato”.

In materia di territorialità dell’Iva relativamente ai servizi immobiliari, quindi, non trova applicazione la regola generale contenuta nell’art. 7-ter, secondo cui l’Iva è dovuta nel Paese in cui è stabilito il committente (rapporti “B2B”) ovvero il prestatore (rapporti “B2C”) ma, ai fini della tassazione, rileva il luogo in cui è situato l’immobile a prescindere dallo status del committente.

L’Agenzia ha poi ricordato che, secondo consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizie europea, “una prestazione deve essere considerata accessoria ad una prestazione principale quando essa non costituisce per la clientela un fine a sé stante, bensì il mezzo per fruire nelle migliori condizioni del servizio principale offerto dal prestatore. In tale circostanza, il fatto che un prezzo unico sia fatturato non riveste un’importanza decisiva”.

Sul piano interno, l’art. 12, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, specifica che le prestazioni accessorie ad una prestazione di servizi, effettuate direttamente dal prestatore ovvero per suo conto e a sue spese, non sono soggette autonomamente all’Imposta nei rapporti tra le parti dell’operazione principale. Inoltre, in base alla medesima norma, “se la cessione o prestazione principale è soggetta all’Imposta, i corrispettivi delle cessioni o prestazioni accessorie imponibili concorrono a formarne la base imponibile”.

Come chiarito dalla Risoluzione n. 216 /E del 2002, affinché una operazione possa definirsi accessoria è, necessario che:

– vi sia un’operazione principale, cui collegarsi, al fine di integrarla, completarla o renderla possibile;

– avvenga tra gli stessi soggetti dell’operazione principale;

– venga effettuata direttamente dal cedente o prestatore della operazione principale, ovvero da altri soggetti, ma per suo conto ed a sue spese.

Nel caso di specie, a parere dell’Agenzia l’Associazione istante ha posto in essere una prestazione principale e una serie di servizi “accessori” a detta prestazione principale nel senso precedentemente indicato.

Sulla base di tali considerazioni, l’Agenzia ha ritenuto che i predetti servizi (sia quelli “obbligatori” di cui che quelli “aggiuntivi”) non possono essere ricompresi nella nozione di “servizi generici” di cui all’art. 7-ter, del Dpr. n. 633/72, in quanto riferibili alla prestazione “principale” di messa a disposizione in uso del compendio o parti di esso e, pertanto, ad essa “accessori”.Ne consegue che, ai fini del trattamento Iva, le prestazioni di servizi in oggetto sono territorialmente rilevanti in Italia ai sensi dell’art. 7-quater, comma 1, lett. a), applicabile in combinato disposto con l’art. 12 del Dpr. n. 633/1972.


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