Iva: soggette le somme dovute ad una Società a titolo di rimborso spese per inadempienza contrattuale in base ad un accordo conciliativo

Iva: soggette le somme dovute ad una Società a titolo di rimborso spese per inadempienza contrattuale in base ad un accordo conciliativo

L’Agenzia delle Entrate, con la Risposta all’Istanza di Interpello n. 386 del 22 settembre 2020, ha fornito chiarimenti in ordine al trattamento fiscale ai fini Iva delle somme dovute in esito alla conclusione di una conciliazione giudiziale.

Nel caso di specie il soggetto istante, nell’ambito di un contenzioso relativo a presunti danni cagionati ad un immobile di proprietà di una Società privata, da lui condotto in locazione, ha aderito ad una proposta di conciliazione.

La controparte ha eccepito che gli importi indicati nella proposta conciliativa, come formulata dal Giudice, non erano comprensivi dell’Iva al 22%.

L’Agenzia delle Entrate ha ricordato la necessità di stabilire la sussistenza o meno dei presupposti ai fini Iva. Più in particolare, assumendo come soddisfatti i presupposti soggettivo e territoriale, ha esaminato il presupposto oggettivo di cui all’art. 3, comma 1, del Dpr. n. 633/1972, in base al quale “costituiscono prestazioni di servizi le prestazioni verso corrispettivo dipendenti da contratti d’opera, appalto trasporto, mandato, spedizione, agenzia, mediazione, deposito e in genere da obbligazioni di fare, di non fare e di permettere quale ne sia la fonte”.

L’art. 13, comma 1, del medesimo Decreto Iva, prevede che “la base imponibile delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi è costituita dall’ammontare complessivo dei corrispettivi dovuti al cedente o prestatore, secondo le condizioni contrattuali, compresi gli oneri e le spese inerenti all’esecuzione e i debiti o altri oneri verso terzi accollati al cessionario o al committente, aumentato delle integrazioni direttamente connesse con i corrispettivi dovuti da altri soggetti”. Ai sensi del successivo art. 15, comma 1, n. 3), inoltre, non concorrono a formare la base imponibile “le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte, purché regolarmente documentate”.

Con riferimento all’ambito applicativo di tale ultima norma, come chiarito con la Risoluzione n. 203/E del 2009, si tratta di operazioni inquadrabili nell’ambito del contratto di mandato con rappresentanza (ex art. 1704 del Codice civile) in forza del quale le somme anticipate dal mandatario nei confronti di terzi e poi rimborsate specificamente dal mandante ovvero le somme anticipate dal mandante al mandatario come “provvista fondi” sono escluse dalla base imponibile Iva e, quindi, sono fuori dal campo di applicazione dell’Imposta, a condizione che risultino regolarmente documentate da idonea fattura emessa da un terzo ed intestata direttamente al mandante.

Nel caso di specie, il soggetto istante ha aderito ad una proposta di conciliazione formulata dal Giudice civile, ai sensi dell’art. 185-bis del Cpc., il quale prevede che “il Giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando è esaurita l’istruzione, formula alle parti ove possibile, avuto riguardo alla natura del giudizio, al valore della controversia e all’esistenza di questioni di facile e pronta soluzione di diritto, una proposta transattiva o conciliativa”. Nel verbale di conciliazione esaminato nel caso in commento si afferma che il soggetto istante si farà carico integralmente del pagamento dell’importo indicato. In tal caso, l’Agenzia ha ritenuto dunque che non trovi applicazione l’esclusione dalla base imponibile Iva prevista dall’art. 15, comma 1, n. 3), del Dpr. n. 633/1972.

Come evidenziato anche nella Nota della Avvocatura generale dello Stato allegata dal soggetto istante, nell’ipotesi in cui, come dichiarato dalla medesima Avvocatura, le somme da corrispondere da parte del soggetto istante si sostanzino in un rimborso di spese di ripristino per inadempienza contrattuale, non ricorrono difatti le condizioni enunciate nella menzionata Risoluzione n. 203/2009, che ribadisce l’esclusione dalla base imponibile dell’Iva per le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazioni fatte in nome e per conto della controparte. La fattispecie rappresentata non rientra, infatti, tra le operazioni inquadrabili nell’ambito del contratto di mandato con rappresentanza, come disciplinato ai sensi dell’art. 1704 del Codice civile, e quindi riconducibili all’art. 15, comma 1, n. 3), del Tur.

Inoltre, occorre considerare che nel verbale di conciliazione è espressamente previsto che la Società rinuncia nei confronti dell’istante “ad ogni altra pretesa fondata sull’inadempimento del contratto di locazione (…). La suddetta rinuncia è risolutivamente condizionata al corretto e tempestivo adempimento della presente conciliazione”. Tale circostanza integra in effetti la sussistenza del sinallagma tra la prestazione di servizi e la somma di denaro, rappresentando il nesso diretto tra l’impegno assunto dalla Società e la somma versata dall’istante. Per le suesposte considerazioni, l’Agenzia ha ritenuto che nel caso in esame sia integrato (anche) il presupposto oggettivo per l’applicazione dell’Iva previsto per le prestazioni di servizi ai sensi del citato art. 3 del Dpr. n. 633/1972 e pertanto le somme dovute sulla base della conciliazione intervenuta tra le parti siano da assoggettare ad Iva, con applicazione dell’aliquota nella misura ordinaria del 22%.


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