“Jobs act”: in G.U. il primo Decreto del Governo Renzi, con novità in materia di occupazione e Durc anche per gli Enti Locali

E’ stato pubblicato sulla G.U. n. 66 del 20 marzo 2014 il Dl. n. 34 del 20 marzo 2014, recante “Disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell’occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese” (c.d. “Jobs act”).

Il Decreto introduce una serie di misure volte a favorire l’occupazione e l’accesso al mondo del lavoro ma anche delle semplificazioni relative alla verifica della regolarità contributiva nei confronti di Inps, Inail e – per le imprese che applicano i contratti del Settore dell’edilizia – nei confronti delle Casse edili. Tra le misure piú rilevanti, segnaliamo l’estensione della durata dei contratti di lavoro a termine fino a 36 mesi, l’istituzione del limite del 20% di contratti a termine attivabili all’interno di aziende con piú di 5 dipendenti, e l’alleggerimento degli adempimenti richiesti per l’avvio dei contratti di apprendistato.

Vediamo qui di seguito le principali misure introdotte dal Dl. n. 34/14, con particolare attenzione a quelli che producono effetti anche sugli Enti Locali.

Art. 1 – Semplificazione delle disposizioni in materia di contratto di lavoro a termine

Il comma 1 dell’art. 1 apporta una serie di modifiche al Dlgs. n. 368/01 (“Attuazione della Direttiva 1999/70/Ce relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato” che, in base al comma 5-ter dell’art. 36 del Dlgs. n. 165/01 (introdotto dall’art. 4, comma 1, del Dl. n. 101/13 convertito con Legge n. 125/13), si applica in parte anche alle Pubbliche Amministrazioni, ivi compresi gli Enti Locali.

Le modifiche apportate riguardano l’art. 1 ed in particolare:

1)      al comma 1, sono abrogate le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro” che giustificavano il ricorso ai contratti di lavoro a tempo determinato. Nella versione attuale è consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a 36 mesi, comprensiva di eventuali proroghe, concluso fra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi dell’art. 20, comma 4, del Dlgs. n. 276/03. Il numero complessivo di rapporti di lavoro costituiti da ciascun datore di lavoro a tempo determinato non può eccedere il limite del 20% dell’organico complessivo. Per le imprese che occupano fino a 5 dipendenti è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato;

2)      viene abrogato il comma 1-bis in base al quale era possibile ricorrere al contratto a termine senza causale nell’ipotesi della sussistenza del primo rapporto di lavoro a tempo determinato, di durata non superiore a 12 mesi, concluso fra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nel caso di prima missione di un lavoratore nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi dell’art. 20, comma 4, del Dlgs. n. 276/03 nonché in ogni altra ipotesi individuata dai contratti collettivi stipulati dalle Organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;

3)      al comma 2 viene ribadito che l’apposizione del termine al contratto è priva di effetto se non risulta, direttamente o indirettamente, da atto scritto.

Viene inoltre modificato l’art. 4 del Dlgs. n. 368/01, la cui attuale versione ammette la possibilità che il termine del contratto a tempo determinato possa essere, con il consenso del lavoratore, prorogato fino ad un massimo di 8 volte (anziché una sola volta). Ovviamente, occorre che la durata iniziale del contratto sia inferiore a 3 anni e che le proroghe si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato.Viene infine modificato il comma 4 dell’art. 20 del Dlgs. n. 276/03, abrogando la previsione in base alla quale la somministrazione di lavoro a tempo determinato era ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’utilizzatore.

Art. 2 – Semplificazione delle disposizioni in materia di contratto di apprendistato

L’art. 2 ha apportato alcune modifiche alla disciplina dei contratti di apprendistato.

Con il comma 1, vengono modificati gli artt. 2, 3 e 4 del Dlgs. n. 167/11.

In particolare, alla lett. a) del comma 1, viene rettificato l’art. 2, disponendo:

– al n. 1), che per l’apprendistato è prevista la forma scritta esclusivamente del contratto e del patto di prova e non più anche per il piano formativo individuale;

– al n. 2), l’abrogazione del comma 1, lett. i), che prevedeva la possibilità per il datore di lavoro di confermare in servizio gli apprendisti al termine del periodo formativo;

– al n. 3), l’abrogazione dei commi 3-bis e 3-ter, dell’art. 2, che prevedevano, rispettivamente: la subordinazione dell’assunzione di nuovi apprendisti alla prosecuzione del rapporto di lavoro, al termine del periodo di apprendistato, nei 3 anni precedenti, di almeno il 50% degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro; l’esclusione dall’applicazione della disposizione appena riportata, per i datori di lavoro con un numero di dipendenti inferiore a 10 unità.

Con il comma 1, lett. b), viene modificato l’art. 3, del Dlgs. n. 167/11, introducendovi il comma 2-ter, secondo il quale, fatta salva l’autonomia della contrattazione collettiva, in considerazione della componente formativa del contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, al lavoratore è riconosciuta una retribuzione che tenga conto delle ore di lavoro effettivamente prestate nonché delle ore di formazione nella misura del 35% del relativo monte ore complessivo.

Con il comma 1, lett. c), viene trasformato in mera facoltà il previgente obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica, interna o esterna all’azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non superiore a 120 ore nel triennio, come disciplinata dalle Regioni, sentite le Parti sociali e tenuto conto dell’età, del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista.

Il comma 2, invece, abroga l’art. 1, comma 19, della Legge n. 92/12, il quale prevedeva che, fino al 18 luglio 2015, la percentuale del 50% di cui all’abrogato art 2, comma 3-bis era ridotta al 30%.

Art. 3 – Elenco anagrafico dei lavoratori

Il comma 1 modifica l’art. 4, del Dpr. n. 442/00, che dispone l’inserimento in un Elenco anagrafico indipendentemente dal luogo della propria residenza degli inoccupati, dei disoccupati, nonché degli occupati in cerca di altro lavoro che intendano avvalersi dei servizi competenti. In particolare, la norma sostituisce il riferimento generico a “le persone” con l’espressione “i cittadini italiani, comunitari e stranieri regolarmente soggiornanti in Italia”.

Il comma 2 modifica l’art. 2, comma 1, del Dlgs. n. 181/00, estendendo la possibilità per l’interessato di comprovare lo stato di disoccupazione presso il Centro per l’impiego competente in qualsiasi ambito territoriale dello Stato (in luogo del Centro per l’impiego nel cui ambito territoriale il soggetto medesimo si trovasse domiciliato), mediante propria autodichiarazione attestante l’eventuale attività lavorativa precedentemente svolta, nonché l’immediata disponibilità allo svolgimento di un’attività lavorativa.

Art. 4 – Semplificazioni in materia di Documento unico di regolarità contributiva

Il comma 1 prevede che, chiunque vi abbia interesse potrà verificare – una volta entrato in vigore il Decreto di cui al comma 2 – con modalità esclusivamente telematiche ed in tempo reale, la regolarità contributiva nei confronti dell’Inps, dell’Inail e, per le imprese tenute ad applicare i contratti del Settore dell’edilizia, nei confronti delle Casse edili. L’esito dell’interrogazione avrà validità di 120 giorni dalla data di acquisizione e sostituisce ad ogni effetto il Documento unico di regolarità contributiva (Durc).In base al comma 2, è prevista l’emanazione, entro 60 giorni dal 21 marzo 2014 (data di entrata in vigore del Dl. n. 34/14 in commento), di un Decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali,di concerto con il Mef e, per i profili di competenza, con il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, sentiti Inps e Inail, con il quale saranno definiti i requisiti di regolarità, i contenuti e le modalità della verifica di cui al comma 1. Tale Decreto dovrà essere ispirato ai seguenti criteri:a)    la verifica della regolarità in tempo reale riguarda i pagamenti scaduti sino all’ultimo giorno del secondo mese antecedente a quello in cui la verifica è effettuata, a condizione che sia scaduto anche il termine di presentazione delle relative denunce retributive e comprende anche le posizioni dei lavoratori con contratto di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto che operano nell’impresa; b)   la verifica avviene tramite un’unica interrogazione negli archivi dell’Inps, dell’Inail, delle Casse edili che, anche in cooperazione applicativa, operano in integrazione e riconoscimento reciproco, indicando esclusivamente il codice fiscale del soggetto da verificare; c)    nelle ipotesi di godimento di benefici normativi e contributivi sono individuate le tipologie di pregresse irregolarità di natura previdenziale ed in materia di tutela delle condizioni di lavoro da considerare ostative alla regolarità, ai sensi dell’art. 1, comma 1175, della Legge n. 296/06.L’interrogazione eseguita ai sensi del comma 1, assolve all’obbligo di verificare la sussistenza del requisito di ordine generale di cui all’art. 38, comma 1, lett. i), del Dlgs. n. 163/06, presso la “Banca dati nazionale dei contratti pubblici”, istituita presso l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (Avcp). A partire dalla data di entrata in vigore del Decreto di cui al comma 2, sono inoltre abrogate tutte le disposizioni di legge incompatibili con la nuova normativa.Viene infine previsto che, per l’attuazione di quanto disciplinato dal presente art. 4, le Amministrazioni provvedano con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 5 – Contratti di solidarietà

La norma dispone la modifica dell’art. 6, del Dl. n. 510/96, convertito con modificazioni dalla Legge n. 608/96, disponendovi l’introduzione del nuovo comma 4-bis, il quale prevede che, con Dm. interministeriali vengano stabiliti i criteri per l’individuazione dei datori di lavoro beneficiari della riduzione contributiva di cui al comma 4 (riduzione dei contributi dovuti per i lavoratori per i quali sia pattuita una riduzione dell’orario di lavoro superiore al 20%), entro i limiti delle risorse disponibili.


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