La giornata parlamentare – 1 febbraio

La giornata parlamentare – 1 febbraio

L’Italia è in recessione tecnica: Pil a – 0,2%

Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel quarto trimestre del 2018 il Pil italiano è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e aumentato di appena lo 0,1% sull’anno. Nel terzo trimestre l’economia italiana si era contratta dello 0,1% e quindi, con due trimestri consecutivi di flessione del Pil, entra così in recessione tecnica Si tratta di un ulteriore abbassamento del tasso di crescita tendenziale che nel terzo trimestre era pari a +0,6% e nel secondo a +1,2%.

E’ una vera e propria doccia fredda per l’Italia, visto che l’Istat evidenzia anche che il 2018 lascia un’eredità pesante per l’anno che verrà. La crescita acquisita per l’anno in corso, quella cioè che si realizzerebbe se tutti i trimestri del 2019 registrassero una variazione del Pil pari a zero, è infatti pari a -0,2%. Il fardello rende ancora più difficile, se non quasi impossibile, centrare l’obiettivo del +1% di crescita fissato dal governo in occasione del varo della Manovra.

Il Pil cala: le reazioni del Governo

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si dice tranquillo e certo del rilancio economico già nel 2019: “Non sono preoccupato dai dati del Pil, a noi interessa concentrarci sul rilancio della nostra economia che avverrà sicuramente nel 2019, perché inizieranno a svilupparsi tutte le nostre misure. Non abbiamo ragione di perdere la fiducia, anzi abbiamo tanto entusiasmo”. Dal canto suo Luigi Di Maio attacca: “Chi al governo prima mentiva, non siamo fuori dalla crisi. I dati dell’Istat certificano il fallimento di un’intera classe politica che gli italiani hanno mandato a casa il 4 marzo”.

Per il Ministro dell’Economia Giovanni Tria “Bisogna muoversi per investire di più: gli investimenti pubblici danno l’idea di un’Italia che funziona e possono così essere un volano per attirare altri investimenti”. Per il capo del Mef, quindi, non bisogna drammatizzare poiché si tratta di una “lieve contrazione”. In un intervento alla Columbia University ha illustrato la ricetta del Governo per rilanciare l’Italia: “La sfida per il Governo è dimostrare la volontà e l’abilità di fare investimenti pubblici, di attuare nuove politiche per l’inclusione sociale e di rinvigorire la fiducia del mercato e delle imprese”. Per Tria “Gli economisti sanno che c’è una solidità economica in Italia” anche se, ammette il Ministro, “dà un senso di incertezza perché cambia spesso strada, perché è difficile investire in infrastrutture e per il sistema di regole”. Da qui l’esigenza di inviare un segnale positivo con gli investimenti pubblici, in grado di mostrare un’Italia che gira.

Inizia a farsi largo l’ipotesi di una manovra correttiva

Il rallentamento del Pil potrebbe far saltare il quadro dei conti pubblici concordato, dopo estenuanti trattative, con Bruxelles e aprire le porte a una manovra correttiva da 4-5 miliardi. Nei ministeri già guardano con preoccupazione ai budget, tanto che alcuni uffici sarebbero già stati allertati per un check up dei conti che consenta di limare la spesa; ma il Governo, almeno ufficialmente, non ha nessuna intenzione di mettersi al lavoro su una manovra bis, anzi, già rilancia il progetto della flattax per il 2020, un intervento che potrebbe valere da solo 8-10 miliardi, cui aggiungerne 23 per l’annunciato blocco degli aumenti Iva. Al momento, comunque, è troppo presto, come ha sottolineato anche il presidente della Bce Mario Draghi, per dire se servirà davvero una manovra correttiva: se il quadro resterà gestibile, senza turbolenze sui mercati e impennate dello spread, che in queste settimane è tornato stabile seppure su un livello elevato (attorno ai 240 punti base), l’esecutivo gialloverde, in effetti, potrebbe non essere costretto a rimettere mano alle scelte fatte appena un mese fa.

Comunque la misura inserita a salvaguardia dei conti, il meccanismo del cosiddetto freezing della spesa per 2 miliardi, non è una clausola di taglio automatico ma una facoltà che il Governo si riserva di attuare se a metà anno l’andamento dell’economia dovesse discostarsi da quello programmato. Per come è stata scritta la norma, insomma, si potrebbe anche decidere ugualmente di sbloccare quelle spese. Il loro congelamento, per altro, non garantirebbe comunque di fare quadrare i conti, visto che 2 miliardi corrispondono a poco più dello 0,1% del Pil mentre ne servirebbero appunto almeno 4-5 se il deficit dovesse lievitare dal 2% al 2,3%. Il quadro si potrebbe concretizzare se la crescita dovesse frenare davvero fino alla metà di quanto ipotizzato, dall’1% scritto nell’aggiornamento del quadro di finanza pubblica allo 0,6% stimato dalla Banca d’Italia.

I numeri peggiori delle stime, potrebbero però per paradosso dare una mano all’Italia, una tesi che il Governo ha sostenuto anche presentando la sua misura di bandiera, il reddito di cittadinanza, che potrebbe avere da un lato l’effetto di migliorare il dato sulla occupazione (se ci sarà una iscrizione in massa ai Centri per l’impiego) ma dall’altra incidere sull’output gap, criterio sul quale si basa il calcolo del deficit strutturale che è il vero parametro su cui Bruxelles basa il suo giudizio sul rispetto delle regole. Di sicuro l’impatto della legge di Bilancio e dell’introduzione del reddito non si leggerà nelle stime d’inverno che la Commissione Europeadiffonderà la prossima settimana e che daranno conto solo del Pil. Il vero discrimine lo faranno le previsioni di primavera, in genere a inizio maggio, che quest’anno però potrebbero anche essere posticipate vista la coincidenza con il voto per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Per Cottarelli la colpa sarebbe del tira e molla con l’Ue e dello spread a 320

“Quello che ha fatto il Governo, il tira e molla con l’Europa, i deficit annunciati, i cambiamenti, le cose fatte all’ultimo momento non hanno certo fatto bene. Si è creato un clima di incertezza per cui le imprese si sono fermate”. Per Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, è chiaro che c’è una responsabilità del Governo targato M5S Lega nella recessione tecnica certificata oggi dall’Istat: “Quando lo spread va a 320 le imprese cominciano a chiedersi: ma dove saremo tra sei mesi? Ci troveremo nel mezzo di una crisi come nel 2011? Allora nel frattempo io mi fermo. Non si può negare che ci sia stato questo effetto”.

Per Cottarelli “c’è stato anche un effetto del rallentamento in Europa, però la Francia e altri Paesi continuano a crescere”. E alla domanda sulle colpe da attribuire ai precedenti Governi ha ribadito: “L’Italia, è anni, anzi decenni, che si porta dietro problemi strutturali che ci rendono deboli. Il grande debito pubblico italiano è la cosa che ci impedisce di usare, quando necessario, la politica fiscale per sostenere l’economia. Questo non l’ha creato questo Governo, ma neanche il Governo precedente. Questo Governo ha pensato di risolvere questi problemi muovendosi in una direzione che chiaramente non ha funzionato”.

Berlusconi rilancia: Governo di centrodestra con i fuoriusciti del M5S

È ancora stallo nel confronto a distanza all’interno del centrodestra tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. L’ex premier alla luce delle fibrillazioni interne alla maggioranza gialloverde rilancia un suo vecchio pallino, proponendo come soluzione alla crisi del Paese, un nuovo Governo del centrodestra con l’appoggio di alcuni parlamentari fuoriusciti dal Movimento Cinque Stelle. Insomma, nel disegno del Cavaliere c’è la fine del Contratto di governo e la decisione della Lega di rompere con i pentastellati.Lo scenario tuttavia è smentito fermamente da Matteo Salvini: “Non mi pongo il problema posto da Berlusconi perché’ non ci sarà alcuna crisi di governo. Un conto sono le scelte locali, un altro le scelte nazionali: non c’è nessun sondaggio, neanche quello più allettante, che mi possa spingere a far cadere questo Governo. Ho dato la mia parola e intendo mantenerla”.

Tensione nel M5S sull’ulteriore finanziamento a Rousseau

Diventa un caso dentro il M5S la costituzione del Comitato che dovrà gestire la rendicontazione degli stipendi e dei rimborsi dei parlamentari del Movimento, un organismo creato, come promesso alla fine della scorsa legislatura, per controllare i flussi delle cosiddette restituzioni dopo gli scandali di rimborsopoli. Ora, tuttavia, la creazione dell’organo di gestione rischia di creare una nuova rivolta tra i pentastellati: il Comitato, presieduto dal capo politico Luigi Di Maio e dai capigruppo di Camera e Senato Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, prevede infatti che allo scioglimento dello stesso i fondi che dovessero avanzare dovrebbero essere devoluti all’Associazione Rousseau. È chiaro, infatti, protestano anche alcuni parlamentari pentastellati che si tratta di soldi “che servirebbero di più al M5S che a Rousseau” verso cui gli eletti già destinano una quota delle loro indennità (300 euro al mese).

 

 

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