La giornata parlamentare – 20 luglio

La giornata parlamentare – 20 luglio

Governo, sulle nomine è stallo. E il vertice da Conte salta

Sperava di riporlo in fretta, invece il dossier nomine continua a essere uno dei più caldi sulla scrivania del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Tante le caselle da riempire, su cui è difficile mettere d’accordo le due anime del governo, Lega e Movimento 5 Stelle, e queste due insieme con il titolare del Mef Giovanni Tria che in questa partita ha un ruolo fondamentale. Sua infatti deve essere l’indicazione per i due membri del consiglio di amministrazione della Rai di nomina governativa e decisivo è anche il suo ruolo per la scelta del nuovo Amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti.

E’ proprio su CDP che si è arenata la trattativa, trascinando nello stallo anche l’altra. Tria infatti insiste per Dario Scannapieco, vicepresidente Bei, caldeggiato anche dalle Fondazioni. Ma sul nome c’è il doppio veto Lega-M5S, che lo considerano espressione della vecchia politica. Per le forze di maggioranza la partita è fondamentale, visto che CDP tiene i cordoni della borsa che potrebbe essere utilizzata per partite come quella di Alitalia, di cui l’esecutivo vuole rilanciare l’italianità.

Il risultato è che l’assemblea di Cassa depositi e prestiti mercoledì ha prodotto una fumata nera e il rinvio al 24 luglio. Entro quella data va trovata una soluzione: ecco perché il premier Giuseppe Conte sperava di riuscire a fare il punto e trovare un’intesa all’interno del suo esecutivo ieri, prima che il ministro dell’Economia partisse per il G20 di Buenos Aires. L’incontro tra i due, consueto prima di questi appuntamenti, era già programmato; il premier ha esteso la convocazione ai due vice, Luigi Di Maio e Matteo Salvini: riunione sconvocata un’ora dopo, “per impegni politici improrogabili”.

Sta di fatto che a Palazzo Chigi si è presentato solo Giovanni Tria. Il leader del Carroccio ha dichiarato “Non sapevo neanche che fossi stato convocato”, aggiungendo poi su CDP: “Non sono io che seguo il dossier”. A occuparsene infatti è Giancarlo Giorgetti, leghista sottosegretario alla presidenza del Consiglio incaricato da Conte di trattare con i due vice e le rispettive forze politiche. “Leggetevi l’intervista di Giuseppe Conte al Fatto Quotidiano. C’è una procedura, chiedete a chi gestisce la procedura”.

Nell’intervista citata, il Presidente spiega che il ministro dell’Economia Giovanni Tria propone i nomi al Presidente del Consiglio che ne parla con i due vice presidenti: in mancanza di accordo si rinvia. Probabilmente i quattro torneranno a vedersi lunedì, quando dovrebbe essere convocato il Consiglio dei ministri al rientro del titolare del Mef.

Da lì dovrebbe uscire anche l’indicazione dei due membri del cda Rai scelti dal governo: mercoledì il Parlamento ha votato Beatrice Coletti e Rita Borioni, scelte dal Senato, Igor De Blasio e Giampaolo Rossi, nominati dalla Camera. La partita di viale Mazzini non è chiusa: mancano presidente e Ad. Quest’ultimo spetta al M5S, che cerca un manager esperto che accetti il tetto dei 240mila euro di stipendio: in pole restano l’ex La7 Fabrizio Salini e l’Ad di Widiba Andrea Cardamone. Per la poltrona di presidente, su cui punta la Lega, resta in corsa Giovanna Bianchi Clerici.

Dl dignità, Boeri attacca Di Maio e Salvini. Calo occupati? Ministero sapeva

A quasi una settimana dal polverone sulle stime per il calo di occupatigenerato dal decreto dignità – la relazione tecnica parlava di ottomila posti l’anno a rischio – il presidente dell’Inps Tito Boeri ha difeso l’operato dell’istituto e attaccato senza mezzi termini Salvini e Luigi Di Maio. Il numero uno dell’Istituto di previdenza è partito fortissimo e ha spiegato con chiarezza di aver condotto “stime su dati quasi interamente forniti dal Ministero del Lavoro”. Poi c’è stata la ricostruzione minuziosa con una decina di mail tra l’Inps e lo stesso dicastero guidato da Luigi Di Maio. Il risultato? Il 2 luglio il ministero del Lavoro ha inviato la richiesta di stima della platea di lavoratori coinvolti.

In pratica dalla medesima istanza si evince come lo stesso governo avesse “già messo in conto una riduzione dell’occupazione a tempo determinato per effetto del Decreto”. Boeri si è spinto a dire che la stima di -8mila “può apparire addirittura ottimistica se si tiene conto che ai lavori in somministrazione vengono estese tutte le restrizioni stabilite dal decreto per i contratti a tempo determinato” e che vi sono ampie ragioni teoriche ed empiriche “per ritenere che il provvedimento possa avere, almeno inizialmente, un impatto negativo sull’occupazione”. Secondo Boeri “affermare che le relazioni tecniche esprimono un giudizio politico significa perciò perdere sempre più contatto con la crosta terrestre, mettersi in orbite lontane dal nostro pianeta”.

La replica del leader del Carroccio è stata fulminea: “Mai minacciato Boeri. Il presidente super-attaccato alla poltrona dimostra ancora una volta grande fantasia, come quando chiede più immigrati per pagare le pensioni, o quando difende la legge Fornero. Se vuole fare politica con la sinistra che l’ha nominato si candidi, altrimenti lavori per migliorare la qualità dei servizi offerti dall’Inps ai cittadini”. E mentre proseguono le polemiche politiche si allungano i tempi per la presentazione in aula del decreto dignità. Il testo approderà alla Camera il 26 luglio con la discussione generale, con i primi voti previsti a partire dal 27 luglio e prosecuzione sabato e domenica fino a conclusione.

Salvini, Alitalia resterà italiana, nessuno spezzatino

L’Alitalia tornerà a essere italiana. Ad assicurarlo è anche il vicepremier leghista Matteo Salvini, che conferma la posizione espressa dal collega dei trasporti grillino Danilo Toninelli, ma senza sbilanciarsi sulla quota da riservare all’Italia e agli stranieri: “Non m’impicco a dei numeri, però ci vuole una pianificazione che metta al centro l’Italia”. Lo scenario incontra il plauso dei sindacati e i timori del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia che chiede di non far pagare il costo ai cittadini.

Certo il nuovo contesto rimescola comunque le carte in tavola rispetto al bando per la vendita definito dal precedente Governo che in 14 mesi di trattative ha portato ad avere tre offerte sul tavolo (LufthansaEasyJet WizzAir). Con davanti poco più di tre mesi per completare la procedura di vendita Salvini assicura che Alitalia deve restare italiana e spiega: “Sul futuro penso che ci siano tutti i margini perché la compagnia possa tornare a guadagnare. Poi se ci sono partner privati seri, tanto meglio. L’unica cosa che non permetteremo sarà lo spezzatino”.

La posizione rafforza quella del pentastellato Danilo Toninelli, che vuole tenere il 51%. Resta tuttavia da capire chi verrà coinvolto nella nuova partita: per il socio tricolore s’ipotizzano la Cassa depositi e prestiti e le Fs; mentre per l’altro partner la ricerca sembra sia già stata allargata oltre le tre offerte sul tavolo; “Stiamo attivando le interlocuzioni con tanti player”, ha detto il vice premier di Maio.

Critico invece l’ex ministro dei trasporti Graziano Delrio, che vede nella mossa del Governo solo il tentativo di prendere tempo ma avverte come non ce ne sia ancora tanto a disposizione. Davanti ci sono poco più di tre mesi: la procedura è stata recentemente prorogata al 31 ottobre e la restituzione del prestito al 15 dicembre. Per capire meglio le intenzioni del Governo si attende dunque il prossimo incontro il 27 luglio al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con i Commissari straordinari, che intanto in oltre un anno di amministrazione hanno incassato buoni risultati: nei primi tre mesi dell’anno e perdite operative si sono dimezzate, a giugno i ricavi da traffico passeggeri hanno registrato un +10,6%, e si stima per il 2018 un fatturato oltre i 3 miliardi.

 

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