La giornata parlamentare – 22 novembre

La giornata parlamentare – 22 novembre

Ue boccia la manovra, verso la procedura di infrazione

Non è più solo una guerra di cifre: quello tra la Commissione Europea e il Governo italiano è ormai uno scontro su due visioni opposte dell’economia. Per l’esecutivo la manovra del popolo spingerà la crescita all’1,5% l’anno prossimo, mettendo fine all’austerity. Per la Ue avrà invece un impatto addirittura negativo sul Pil, e porterà il Paese verso nuova austerità. Vista la distanza e visto che la manovra rivista lascia i target invariati, Bruxelles ha deciso di fare il primo passo ufficiale verso l’apertura della procedura d’infrazione per debito eccesivo.

Ma c’è ancora margine di manovra per evitarla. Sabato sera, Giuseppe Conte incontrerà il presidente Jean-Claude Juncker. Ma prima il premier dovrà riferire alla Camera, dove le opposizioni sono sul piede di guerra. Anche i due vicepremier confermano la rotta. Per Matteo Salvini si va avanti su “diritto al lavoro, alla salute e allo studio, meno tasse e più sicurezza”. Prima ironizza: “la lettera? aspetto quella di Babbo Natale”. Poi all’Europa chiede “rispetto per il popolo Italiano”. Luigi Di Maioinvece prova ad accorciare le distanze con la Ue: “Vogliamo la stessa cosa: ridurre il debito. E l’UE si convincerà che, per raggiungere l’obiettivo, abbiamo scelto l’unica strada che funziona: aiutare le famiglie e le imprese, creare nuove opportunità di lavoro per i giovani”.

Il ministro dell’economia Giovanni Tria, complice forse il calo dello spread sotto i 310 punti, minimizza e parla di “divergenza contenuta sul deficit, di decimali” e interviene per assicurare che i piani del Governo mantengono “il totale controllo dei conti pubblici, nei limiti della moderata politica espansiva” necessaria per contrastare il rallentamento dell’economia. Torna a ribadire, poi, l’impegno sul calo del debito. L’Italia in concreto, per il momento, non ha intenzione di fare concessioni alle richieste europee ma è disponibile al confronto.

Il dialogo, comunque, potrebbe servire anche a gestire i tempi della procedura d’infrazione, che Dombrovskis ritiene si possa avviare anche entro dicembre. Entro 15 giorni gli sherpa dell’Ecofin devono dare l’ok all’opinione di Bruxelles, e solo dopo la Commissione Europea potrà raccomandare l’apertura della procedura chiedendo allo stesso tempo una correzione dei conti da effettuare entro 3-6 mesi. Le sanzioni pecuniarie e lo stop dei fondi Ue sarebbe solo l’ultimo passaggio di un percorso che non potrà concludersi prima di fine aprile. Molto, forse troppo, a ridosso delle europee.

Istat e l’Ocse rivedono a ribasso le stime della crescita dell’Italia

Secondo l’Ocse, l’economia perde slancio e l’Italia rappresenta un rischio per l’Europa. E anche l’Istat rivede al ribasso le previsioni di crescita del prodotto interno lordo, di tre decimi di punto percentuale. Il Pil si fermerà così al +1,1% quest’anno, in rallentamento rispetto al +1,6% del 2017. E nel 2019 risalirà all’1,3%, non abbastanza da centrare le stime del governo di +1,5%. Ancora più lontana dai calcoli del Tesoro è la stima dell’Ocse Economic Outlook, che vede il Pil nel prossimo anno inchiodato allo 0,9%, un ritmo dimezzato rispetto alla media dei paesi dell’euro (1,8%). La bassa crescita, secondo l’organizzazione dei Paesi industrializzati, arresterà il debito intorno al 130% del Pil sia nel 2019 sia nel 2020 (quando l’esecutivo stima un calo al 128,1%).

“La politica fiscale – spiega il rapporto – sarà espansiva nel 2019 ampliando il deficit al 2,5% del Pil e al 2,8% nel 2020”, ben oltre i numeri indicati da Roma (2,4% e 2,1%). Da Parigi arriva poi una bocciatura delle misure chiave della legge di bilancio. Il “pensionamento anticipato a quota cento aggraverà le diseguaglianze tra generazioni”, aumenterà la spesa e ridurrà la popolazione attiva e il reddito di cittadinanza darà benefici sulla crescita probabilmente modesti”. Un giudizio meno severo sullo strumento di lotta alla povertà dei Cinque Stelle arriva dall’Istat. Nei primi anni, infatti, un sostegno alle famiglie indigenti pari a mezzo punto di Pil porterebbe un incremento della crescita fino a 0,3 punti percentuali, agendo come uno shock positivo sui consumi.

Nel medio periodo, però, anche l’analisi dell’istituto di statistica prevedono che il reddito di cittadinanza causerebbe un aumento dell’inflazione che annullerebbe progressivamente gli effetti della misura sull’economia reale. E queste valutazioni si basano sull’ipotesi di una politica monetaria accomodante, in grado di neutralizzare possibili tensioni sul mercato del credito. Questa è una nota dolente perché, sempre per le stime dell’Istat, un peggioramento delle condizioni del credito, con un aumento dei tassi di interesse di 100 punti base, porterebbe un rallentamento del Pil di 0,7 punti.

Sarebbe questa una delle conseguenze se lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi andasse fuori controllo. Così come le difficoltà delle banche che, per l’Ocse, sono “vulnerabili a ulteriori rialzi dei rendimenti dei titoli sovrani”, anche se sono “ben capitalizzate” e lo stock di crediti deteriorati npl sta diminuendo. L’Istat segnala un altro fattore di rischio sul fronte delle esportazioni, in frenata quest’anno al +1,6%. Un’escalation dei dazi potrebbe portare a una riduzione del commercio mondiale dello 0,8%, che costerebbe all’Italia, secondo una simulazione, un decimo di punto di crescita del Pil.

Complessivamente l’Istat vede “uno scenario di progressivo rallentamento” dell’attività economica nel Paese con la stabilizzazione dei ritmi di produzione su livelli inferiori a quelli degli scorsi anni e una decelerazione degli investimenti dal +3,9% del 2018 al +3,2% del 2019. In questo quadro, il tasso di disoccupazione è previsto in miglioramento dall’11,2% del 2017 al 10,5% nel 2018 e al 10,2% del 2019, rimanendo comunque significativamente superiore a quello dell’eurozona.

Alta tensione tra M5S e Lega sull’anticorruzione. Nel pomeriggio il voto finale

Il giorno dopo la battuta d’arresto della maggioranza andata sotto in Aula su un emendamento che riforma il peculato, il disegno di leggesull’anticorruzione ha ripreso l’iter alla Camera, senza la fiducia sugli emendamenti e stressato dai sospetti incrociati tra Lega e 5 Stelle. Il governo, intanto, cerca di ridimensionare l’incidente e ricompattarsi. Lo fa plasticamente, mandando in Aula il premier Giuseppe Conte mentre i due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si sono alternati tra i banchi dell’esecutivo e l’emiciclo fino a sera.

In realtà per il provvedimento che tornerà in Aula questa mattina, i tempi si allungano e il rischio di un’approvazione nel 2019 appare concreto. Con riflessi soprattutto in casa 5 Stelle. Il ddl ribattezzato da alcuni spazza-corrotti, è uno dei provvedimenti bandiera per un movimento. Da qui spiegata la tensione con la Lega che invece potrà contare, quasi sicuramente, sull’approvazione del decreto sicurezza fortemente voluto da Matteo Salvini.

Non a caso la giornata di ieri è cominciata con un’assemblea dei gruppi parlamentari M5S e Di Maio, per fare il punto su entrambi i provvedimenti. Su quello anticorruzione, i sospetti sul blitz all’emendamento della sera prima (presentato da Catello Vitiello, ex 5 stelle ora al gruppo misto) cadono sul capogruppo della Lega Riccardo Molinari che, insieme al viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi, sarebbe toccato in qualche modo dal ddl. Il M5S comunque tiene il punto e insiste che non ci saranno macchie sul ddl. “Questa norma è il peggio perché’ salva i politici che rubano i soldi: per noi è inaccettabile”, tuona Di Maio. E propone la soluzione: “La più grande riparazione è l’approvazione in tempi più brevi, e vedere a febbraio che i partiti devono rendicontare tutto”. Ieri in Aula l’esame è andato avanti lentamente, con il voto su ogni emendamento ma senza sorprese e fino alle 22. Oggi si ricomincia. Il voto finale, secondo quanto deciso dalla capigruppo dovrebbe arrivare intoro alle 17.

L’Aula della Camera

L’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi a partire dalle 9.30 per proseguire l’esame della proposta di legge sul contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione. Alle 17 è prevista l’informativa urgente del Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, in merito alle valutazioni della Commissione europea in relazione alla manovra di bilancio per il 2019.

In Commissione Bilancio slitta l’inizio delle votazioni sulla manovra

La Commissione Bilancio oggi non esaminerà la legge il disegno di legge di bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e di bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021. Slitta così l’inizio delle votazioni degli oltre 700 emendamenti segnalati dai gruppi parlamentari. Il tentativo della maggioranza è comunque quello di cercare di partire domani ma se così non fosse i lavori slitterebbero all’inizio della settimana prossima. Si punterebbe così a chiudere in settimana i lavori in Commissione per far approdare il testo in Aula a partire dal 3 dicembre. A quel punto però, senza il ricorso alla fiducia, resterebbero tempi strettissimi per l’esame al Senato. Contando di far arrivare il testo a palazzo Madama prima dell’8 dicembre, resterebbero in totale 12 giorni per riuscire a portare a termine sia l’esame delle Commissione che quello dell’Aula prima delle festività natalizie. Tutto questo, escludendo l’introduzione di possibili modifiche che renderebbero necessaria una terza lettura del testo alla Camera.

L’Aula del Senato

Nella giornata di oggi l’aula del Senato tornerà a riunirsi alle 9.30 per lo svolgimento delle e interrogazioni e alle 15 per quello delle interrogazioni a risposta immediata. L’inizio dell’esame del decreto fiscale e della legge europea 2018 è stato rinviato alla settimana prossima.

Le Commissioni del Senato

Per quanto riguarda le Commissioni, la Affari Costituzionali si confronterà sul disegno di legge per la riduzione del numero dei parlamentari. La Giustizia svolgerà alcune audizioni sul disegno di legge per l’affido dei minori. La Finanze proseguirà il confronto sul decreto fiscale. La Commissione Agricoltura ascolterà i rappresentanti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sull’atto comunitario relativo alle pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera alimentare. La Commissione Industria proseguirà il ciclo di audizioni sulla produzione e vendita di pane. La Salute svolgerà alcune audizioni sul disegno di legge relativo alle disposizioni in materia di prevenzione vaccinale e alcune sul ddl sulle disposizioni in favore delle persone affette da fibromialgia. La Territorio proseguirà il ciclo di audizioni sulla normativa sui nitrati di origine agricoltura.

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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