La giornata parlamentare – 25 maggio

La giornata parlamentare – 25 maggio

Consultazioni: Conte allarga la maggioranza al Senato

Quattro voti in più al Senato che potrebbero aumentare di altri tre blindando la maggioranza giallo-verde. Una squadra di governo tutta politica da sottoporre al Capo dello Stato. La promessa che tutte le vittime dei crack bancari saranno risarcite e un faccia a faccia con il numero uno di Bankitalia.

E’ il bilancio delle consultazioni svolte per tutta la giornata dal premier incaricato Giuseppe Conte, che chiude il giro di colloqui incontrando alla Camera una delegazione di risparmiatori che “hanno sofferto per il default di alcune banche”, scandisce il professore di diritto e avvocato, ricordando che “chiedono il rispetto dei loro diritti e che il loro risparmio venga tutelato. Questa tutela sarà uno dei principali impegni di questo governo”, garantisce, assicurando che “chi ha subito truffe o raggiri sarà risarcito”. Subito dopo, Conte annuncia che oggi vedrà il governatore di Bankitalia.

L’esito delle consultazioni è stato favorevole a Giuseppe Conte dal momento che ha ottenuto l’appoggio dei parlamentari di Di Maio e degli ex M5S iscritti nel gruppo Misto, un risultato che al Senato rafforza la maggioranza che passa da 167 voti a 171.

Resta invece saldamente all’opposizione il Partito Democratico: il segretario reggente Maurizio Martina ha ribadito che i dem faranno un’opposizione dura, seria e responsabile, e ha avvertito: “Non si governa il Paese con le dirette facebook”. Sarà contro il Governo anche Fratelli d’Italia, ma Giorgia Meloni assicura che i suoi voti ci saranno quando il Governo presenterà misure di centrodestra, come la flat tax.

Forza Italia, anche se Berlusconi non ha pronunciato una sola parola dopo l’incontro con Conte, ha lasciato a un comunicato mattutino il compito di confermare che gli azzurri non voteranno la fiducia. Viste le prese di posizione degli alleati di centrodestra, Matteo Salvini ha chiesto pubblicamente a Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni di fidarsi: “Sapremo convincere e conquistare, non con i posti ma con i progetti, anche gli amici del centrodestra”.

Governo, impasse su Mef e Esteri: Tra Di Maio e Salvini manca l’accordo

Il primo giorno da premier incaricato per Giuseppe Conte è stato in salita. Parallelamente alle consultazioni il professore di diritto scelto da Movimento 5 Stelle e Lega si ritrova a fare subito da mediatore in un braccio di ferro potenzialmente esplosivo, quello tra Quirinale e M5S-Lega sulla scelta di Paolo Savona all’Economia, cui Luigi Di Maio e Matteo Salvini, consapevoli del già fragilissimo equilibrio nell’assegnazione dei ministeri, non vogliono rinunciare nonostante i segnali negativi arrivati anche ieri dal Colle.

Dal Quirinale, infatti, è filtrata un’indicazione precisa: il problema non sono i veti, ma i diktat imposti al presidente della Repubblica. Il riferimento è al candidato per via XX Settembre Paolo Savona, fortissimamente sponsorizzato dalla Lega e dal suo leader Matteo Salvini. Che infatti replica piccato: “Ma quali diktat?”. Il segretario del Carroccio, proprio non si capacita di “quali problemi ci potrebbero essere con una personalità come Savona”, che gode anche della fiducia del M5S.

Ai piani alti del Movimento è fin troppo chiaro che senza l’economista salta anche la linea più soft per la Farnesina. Ergo, la candidatura di Enzo Moavero Milanesi ai Rapporti con l’Uetraballa, minacciando come un pericoloso domino anche l’arrivo di Giampiero Massolo agli Esteri.

Questa ennesima impasse costringe, di conseguenza, anche il premier incaricato Giuseppe Conte a prendere altro tempo prima di sciogliere la riserva con Sergio Mattarella. Al Colle il professore dovrà tornare solo e soltanto quando avrà la squadra dei ministri al completo, pronta per essere posta al vaglio del Presidente della Repubblica.

Per trovare una soluzione percorribile i Cinque Stelle avrebbero proposto di accorpare le deleghe Esteri e Rapporti con l’Ue e affidare il super-ministero a Enzo Moavero Milanesi, figura estremamente gradita al Colle. Di contro al Mef suggeriscono la nomina dell’Economista Luigi Zingales, anche se sull’economista la Lega ha ancora non poche perplessità legate principalmente alla sua vicinanza all’ex premier Matteo Renzi. Per Luigi Di Maio Zingales sarebbe l’uomo perfetto per portare a compimento uno degli obiettivi storici: superare spesometro e redditometro, oltre a sgrossare con decisione la burocrazia economica. I due leader ne riparleranno ancora nei prossimi incontri.

Oggi è prevista una nuova girandola d’incontri e contatti con i leader di Lega e M5S; Conte sarà chiamato a districarsi tra gli avvertimenti del presidente Mattarella e la tenaglia Di Maio-Salvini. E avrà un duplice compito: non deragliare dal binario del contratto di governo e ammorbidire, allo stesso tempo, la trincea pentaleghista su Savona. L’obiettivo di giurare già sabato a tarda sera sembra quindi allontanarsi, a questo punto sembra più probabile domenica.

Rimangono i nodi di Trasporti e superministero Mise-Lavoro

In questo quadro si sono aggiunti anche i nodi dei Trasporti e del superministero Mise-Lavoro. Sul primo, non piace al M5S il nome di Giuseppe Bonomi (in corsa c’è anche Giorgetti) e, soprattutto, il Movimento sembra non essersi ancora arreso a perdere il dicastero. Sull’accorpamento di Sviluppo Economico e Lavoro, che avrebbe a Luigi Di Maio, è la Lega invece a non essere convinta: a pesare è la netta contrarietà di Silvio Berlusconi al leader pentastellato.

Anche la Sanità è in bilico. Più facile, forse, trovare la quadra sugli altri ministeri: l’Istruzione andrà al M5S: favorito resta Vincenzo Spadafora (anche se a riguardo emergono i primi malumori nel M5S), outsider possibili Michela Montevecchi e Filomena Maggino.

Per la Difesa in pole resta Emanuela Trenta e per la Giustizia Alfonso Bonafede. La Lega potrebbe presentare Giulia Bongiorno ai Rapporti con il ParlamentoNicola Molteni all’AgricolturaSimona Bordonali alla FamigliaGian Marco Centinaio al Turismo-Affari RegionaliLorenzo Fontana sembra in corsa come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ruolo per cui resta attualissimo anche il nome dello stesso Giorgetti.

 

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