La giornata parlamentare – 26 aprile

La giornata parlamentare – 26 aprile

Roberto Fico prepara il secondo round di colloqui

Grande cautela di Roberto Fico che in queste ore sta preparando il secondo round di colloqui con le delegazioni di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Il presidente della Camera sa di dover camminare sulle uova e si muove con estrema delicatezza rimanendo nel perimetro istituzionale affidatogli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Al Quirinale restano in attesa di conoscere le conclusioni che Fico esporrà oggi pomeriggio al Capo dello Stato, ma è certo che ancora una volta l’effetto tempo condizionerà questa seconda esplorazione: Sergio Mattarella è perfettamente consapevole che ulteriori strade non sono praticabili e non rischierà certo di far fallire questo tentativo per un eccesso di fretta.

Quindi, se oggi Fico, com’è altamente probabile, spiegherà al Presidente di aver avuto rassicurazioni sulla volontà di dialogo tra le parti e che bisognerà aspettare la Direzione Nazionale del Partito Democratico, il Colle ne prenderà atto ed elaborerà una soluzione che permetta di raggiungere questo appuntamento che è fissato ufficiosamente per il due maggio.

Al momento, la mossa più semplice e la più probabile è un prolungamento dell’esplorazione del Presidente della Camera, anche se è bene ricordare che l’intervallo non è breve visto che la Direzione sarà solamente mercoledì prossimo e c’è quindi una settimana di mezzo, sette giorni pericolosissimi che possono essere un’eternità se vissuti all’interno di un quadro politico deterioratocome quello che caratterizza l’Italia dopo il voto del 4 marzo.

Ma non ci sono alternative: il Movimento 5 Stelle sembra aver chiuso definitivamente all’ipotesi di un’alleanza con la Lega di Mattero Salvini ed è irremovibile nella sua decisione di restare fuori da un Governo d’emergenza o di scopo per arrivare al 2019. D’altro canto però sarebbe impensabile l’ipotesi di tagliare fuori i quasi 350 parlamentari pentastellati da un esecutivo di traghettamento.

Ormai sembra scontato che si arriverà alla metà di maggio senza riuscire a formare un Governo e questa consapevolezza fa riemergere con forza l’ipotesi di un ritorno alle urne a ottobre. In molti parlano già di una campagna elettorale balneare sotto gli ombrelloni per tornare a votare già a fine settembre.

Secondo molti leghisti e pentastellati si potrebbe votare nuovamente con il Rosatellum, una possibilità che però potrebbe proporre un risultato non troppo diverso da quello del 4 marzo e quindi nessun vincitore e ingovernabilità.

Quel che è certo è che i margini per strategie e tatticismi si stanno velocemente riducendo. Al Colle ne sono consapevoli e si preparano al dopo 2 maggio: se si chiudesse anche la pista di un accordo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico Sergio Mattarella sarà costretto a intervenire.

Alta tensione nel Pd dopo l’apertura al M5S

Dopo che il Movimento 5 Stelle ha definitivamente chiuso la possibilità di arrivare a un accordo di Governo con la Lega di Matteo Salvini, è arrivata l’apertura del segretario reggente dem Maurizio Martina, un fatto politico importante che però ha scatenato l’ennesimo travaglio interno al Partito Democratico che potrebbe sfociare nell’ennesima spaccatura.

Martina è consapevole della complessità della sfida cui è chiamato il suo partito ma crede fermamente che il confronto con i pentastellati si debba accettare. In queste ore gli uomini del Nazareno sono al lavoro per trovare punti di contatto e soprattutto per ribadire al Presidente Roberto Fico quali potrebbero essere gli interventi comuni che si potrebbe mettere in campo per puntellare un eventuale accordo di Governo.

Nel Pd la tensione è alle stelle. La diversità di vedute è evidente: Matteo Renzi non nasconde la sua contrarietà a un eventuale accordo con il Movimento 5 Stelle e figuriamoci poi se l’intesa prevedesse che Luigi Di Maio diventi premer.

Ma non è il solo: ieri Carlo Calenda con un tweet ha ribadito “sono fermamente contrario a un’alleanza con il M5S. Se si andasse verso questa strada, confermo l’uscita dal Pd. Mi sono rotto di questa politica da tifo da stadio e opposti bullismi. Non ha nulla a che fare con la complessità dei problemi che dobbiamo affrontare e neanche con una politica forte di cui abbiamo disperatamente bisogno”.

Ma nel partito non ci sono solamente pareri discordi rispetto a un possibile accordo con i pentatellati: nelle ore immediatamente successive all’incontro con Roberto Fico molti esponenti, a cominciare da Piero FassinoDario Franceschini e Francesco Boccia, hanno dichiarato il loro appoggio alla linea proposta da Maurizio Martina.

Quale linea prevarrà lo deciderà la Direzione nazionale del partito che dovrebbe essere convocata per il pomeriggio di mercoledì 2 maggio. Se queste fossero le premesse è facile supporre che si arriverà a una vera e propria conta: i renziani, fermamente contrari a ogni accordo, hanno la maggioranza ma il fronte del dialogo si è fatto di giorno in giorno più nutrito.

 

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