La giornata parlamentare – 26 febbraio

by Redazione | 26/02/2018 9:25

Mancano oramai pochi giorni al voto del 4 marzo. Tutti i partiti si preparano al rush finale ma le incognite sono ancore molte perché al momento non sembra che nessuna delle principali forze in campo abbia la forza di raggiungere la fatidica soglia del 40%. Il centro destra, a un passo dall’obiettivo, sembra più interessato alla leadership interna che alla vittoria delle elezioni: da giorni Silvio Berlusconi e Matteo Salvini sono in guerra aperta per accaparrarsi quel voto in più che permetterebbe a Forza Italia o alla Lega di guidare la coalizione.

Nel centro sinistra pesa ancora il dualismo fra Matteo Renzi e il Premier Paolo Gentiloni. In molti all’interno del partito vorrebbero chiarezza e soprattutto che l’attuale Presidente del Consiglio fosse lanciato per ottenere un nuovo incarico. Il Movimento 5 Stelle, forte dei sondaggi, cerca di uscire dall’angolo dopo il caso rimborsopoli e gli impresentabili nelle liste; per far ciò, a giorni presenterà la sua squadra di Governo agli elettori e al Quirinale. Liberi e Uguali, in difficoltà nei sondaggi, ha annunciato che all’indomani del voto formerà un nuovo partito.

Ma la vera incognita sarà quella della formazione del prossimo Governo. E’ possibile che si dovrà provare la strada delle intese post elettorali e qui le ipotesi in campo sono molte: dall’accordo Pd e FI a quello tra M5S e Lega. La verità è che bisognerà vedere i risultati elettorali e il peso numerico che ciascun partito avrà nel prossimo Parlamento.

Walter Veltroni lancia la corsa di Paolo Gentiloni

Walter Veltroni scende in campo a sostegno del Partito Democratico e di Paolo Gentiloni a pochi giorni dalle elezioni. Dopo Romano Prodi, anche l’altro padre nobile dem, interviene nella campagna elettorale salendo sul palco del Teatro Eliseo a fianco del premier.

In un intervento non elettoralistico e politicamente significativo l’ex sindaco rilancia il carattere riformista del partito, avverte che “il Pd è un approdo e non un passaggio nella storia della sinistra” e lancia un chiaro altolà a ogni ipotesi di cedimento nei confronti della destra. Applaudito in platea da Luigi Zanda, Marianna Madia e Anna Finocchiaro, chiarisce che Berlusconi resta “il principale esponente dello schieramento a noi avverso” e che il Pd deve evitare ogni trasformismo.

Veltroni non cita esplicitamente la formula delle larghe intese, tuttavia la sua contrarietà appare evidente. Il governo, osserva tra gli applausi, “non può essere luogo di pasticci”. Dopo il 4 marzo, sottolinea, “se non ci dovesse essere una maggioranza di governo, si deve fare una legge elettorale con premio di maggioranza, costruire coalizioni coese su un programma e poi far decidere gli italiani”.

Con poche parole Veltroni rivendica la vocazione maggioritaria del Partito Democratico e il valore dell’alternanza, osservando che l’Italia “ha bisogno di una democrazia che decide: “Alleanze spurie e improvvisate sono pasticci che gli elettori non capirebbero”. Per uscire dall’angolo, secondo il primo segretario dem il partito deve tornare dove c’è il disagio se non vuole lasciare il campo libero alla destra, “quella estrema, fascista”.

A seguire è intervenuto Paolo Gentiloni che ha subito ammesso il ritardo accumulato dal Partito Democratico ma ciò nonostante ne ha rilanciato l’azione politica ribadendo che, nonostante i moltissimi errori, la credibilità del Pd viene direttamente da quanto fatto in questi anni e non da generiche promesse. Dagli studi di Canale 5 ha poi ribadito la propria indisponibilità a ogni intesa con i partiti estremisti e populisti.

Parole che non convincono l’ex segretario Pd, Pierluigi Bersani, secondo il quale sul governo “Renzusconi” c’è chi è già avanti con il lavoro. Il leader di Liberi e Uguali auspica la creazione di una grande area progressista su contenuti di “sinistra di governo”. Al contempo Pippo CivatiNicola Fratoianni e Roberto Speranzaannunciano ufficialmente la nascita, dopo il voto, di un “nuovo soggetto politico della sinistra in Italia“.

Luigi Di Maio lancia la candidatura del Generale Costa all’Ambiente

Nell’ultima domenica prima del voto, il candidato premier del Movimento Stelle Luigi Di Maio prova a uscire dall’angolo dopo il caso rimborsopoli e i candidati “impresentabili” lanciando, in tv, il primo nome del governo del M5S.

Se Luigi Di Maio riuscisse a formare un governo (ipotesi al momento molto difficile) dopo il 4 marzo, il ministro dell’Ambiente sarà il generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri Sergio Costa, comandante della Regione Campania dei Carabinieri forestali, un nome in linea con il proposito del M5S di cercare: personalità esterne, “patrimonio del Paese” e che, allo stesso tempo, condividono le battaglie pentastellate.

Di Maio è il primo a ricordare che il Generale Costa “è stato impegnato nel contrasto alle ecomafie e al clan dei Casalesi. Ha scoperto la più grande discarica di rifiuti pericolosi di Europa seppellita nel territorio di Caserta mettendo a nudo gli opachi rapporti delinquenziali nell’ambito dei rifiuti tossici. Ha anche scoperto la discarica di rifiuti nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio”.

Il capo politico dei pentastellati ha scelto poi il salotto di Massimo Giletti, su La7, per confermare che prima del voto del 4 marzo il Movimento 5 Stelle presenterà a elettori e capo dello Stato la lista dei ministri e non è tutto: “Tre donne saranno in tre ministeri chiave: Esteri, Interni e Difesa”. Il candidato premier grillino è convinto che nessuno arriverà al 40 per cento e a quel punto il Capo dello Stato Sergio Mattarella dovrà chiamare il Movimento, come primo partito, per la formazione del nuovo governo.

Se queste fossero le condizioni, Di Maio è certo che all’indomani del voto si potrebbe aprire in confronto con le altre forze politiche: “Firmiamo un contratto su un programma, su quello votiamo e avviamo la diciottesima legislatura”. Al contempo Di Maio ha dato alcune stoccate al centro destra definendo Silvio Berlusconi un truffatore che continua a firmare finti contratti da Bruno Vespa e avvertendo che della Lega di Matteo Salvini non ci si può fidare. Alessandro Di Battista, aprendo a sinistra, ha aperto all’attuale Ministro dell’interno Marco Minniti: “Ha la capacità che altri esponenti del Partito democratico non hanno, anche se non mi è piaciuta la gestione dei flussi migratori”.

 

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari[1]

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Endnotes:
  1. A cura di Nomos Centro Studi parlamentari: https://www.nomoscsp.com/settimana-in-parlamento/la-giornata-elettorale-del-26-febbraio-2018.html

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