La giornata parlamentare – 27 aprile

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Governo, M5S-Pd fatti passi avanti. Fico: dialogo avviato, mandato finito

A 53 giorni dal voto del 4 marzo sembra aprirsi uno spiraglio anche se la strada per la formazione del prossimo governo è ancora molto lunga. Il mandato esplorativo di Roberto Fico, il secondo dopo quello affidato a Elisabetta Alberti Casellati titolare del Senato, ha avuto un esito positivo e pertanto può ritenersi concluso.

Il presidente della Camera, dopo aver esplorato per due volte le possibilità d’intesa tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, è salito al Quirinale e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha confermato che il dialogo tra i due partiti è avviato.

Ora, spiega la terza carica dello Stato, si tornerà a confrontarsi “all’interno dei gruppi parlamentare, aspettando anche la direzione del Pd” che dovrebbe tenersi mercoledì 3 maggio. Il forno M5S-Pd si è acceso a differenza di quello tra centrodestra e penta stellati che è rimasto freddo, almeno in termini d’intese.

Quello che è certo è che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fretta ed è che è disposto a concedere non più di una settimana al Movimento Cinque Stelle e al Partito Democratico per dimostrare se “l’esito positivo” di cui ha parlato il Presidente della Camera Roberto Fico concludendo il suo mandato esplorativo può trasformarsi in un accordo per dar vita a un governo.

Il possibile accordo M5S e PD agita il centrodestra

Duro il commento di Matteo Salvini dopo le parole del presidente della Camera: “Gli italiani sono in ostaggio dei litigi del Partito Democratico e delle ambizioni di potere dei Cinque Stelle, alla faccia del voto che ha premiato la Lega e il centrodestra. Roba da matti”.

Anche Giorgia Meloni va giù pesante: “A Luigi Di Maio interessa solo fare il premier, di posare le sue reali terga sullo scranno più alto dell’esecutivo italiano e per questo i Cinque Stelle sono disposti a dimenticare tutto quello che hanno detto in 5 anni al Pd, sono disposti a sbianchettare il loro programma”; i pentastellati, aggiunge “sono disposti a fare il peggiore inciucio di palazzo degli ultimi 30 anni. Sarebbe scandaloso arrivare a un governo 5 Stelle-Pd. Se tu fai tutto questo giro e riporti al governo il Pd vuol dire che sei impazzito”.

Diversi i toni di Silvio Berlusconi che invece è convinto che “non arriveranno ad un accordo M5S e Pd, che è nostro avversario ma è certamente un partito democratico: se il Pd si accoppiasse con M5S segnerebbe la sua scomparsa dal panorama politico italiano”.

Martina riconosce l’apertura del M5S

La parola ora passa ai partiti e il Colle resta in attesa che questo inizio di dialogo si concretizzi in fatti e che si possa pensare seriamente alla formazione di un esecutivo. “Sono stati fatti passi avanti importanti che vogliamo riconoscere” ammette Maurizio Martina dopo l’incontro con Roberto Fico alla Camera; “Per noi” ribadisce il segretario reggente del Pd “era necessario che il M5S chiudesse definitivamente la fase del confronto con il centrodestra e la Lega. Su questo sono state dette parole molto importanti che vogliamo riconoscere”.

Martina non nasconde però “le difficoltà e le differenze che animano il confronto, ed è giusto dirlo per serietà e responsabilità. Siamo forze diverse con punti di vista a volte molto diversi”. Per questo, annuncia: “Abbiamo deciso di convocare la Direzione nazionale Pd il 3 maggio prossimo per decidere se e come accedere a questo confronto da comunità collettiva. Insieme discutiamo e poi insieme lavoriamo”.

I riflettori sono puntati sul 3 maggio, giorno in cui i Dem riuniranno la Direzione per decidere se aprire o meno il dialogo con i pentastellati. L’appuntamento, a meno di sorprese, sembrerebbe avere un esito scontato con i renziani (che sulla carta hanno la maggioranza) pronti a chiudere il forno con i 5 stelle.

Nessuna intesa, è il tamtam che ripetono i parlamentari vicino all’ex segretario del Pd che, conti alla mano, evidenziano come un eventuale governo tra i due partiti al Senato avrebbe a disposizione 161 voti, la maggioranza assoluta sul filo. Ma numeri a parte nel Pd sembra sempre più vicina la conta e Il fronte di coloro che vorrebbero aprire un dialogo con i 5 stelle si fa sempre più ampio.

Per Di Maio un fallimento vorrebbe dire ritornale al voto

Per Luigi Di Maio è fondamentale “abbandonare il vocabolario della prima e seconda Repubblica, qui non ci sono forze politiche che fanno alleanze ma i cittadini che fanno un passo avanti. Stiamo cercando di mettere a punto un buon contratto di governo al rialzo e non al ribasso” e aggiunge “Ai cittadini interessa avere un reddito di cittadinanza che li porti sopra alla soglia di povertà o che due forze politiche litighino per l’eternità?

Siamo disponibili a sederci per cominciare a lavorare al contratto. Capisco chi dice mai con il Pd o mai con il M5S. Non si sta parlando di negare le differenze, a volte profonde. Stiamo cercando di ragionare in una logica non di schieramento ma di risposta alle attese dei cittadini. Noi ci mettiamo in gioco. Se andrà male non ci sono alternative a un ritorno alle urne”.

 

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