La giornata parlamentare – 28 maggio

La giornata parlamentare – 28 maggio

Salta il Governo Conte. Lega e M5S non accettano il No del Colle su Savona

È durata appena quattro giorni la parentesi dell’incarico che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva affidato a Giuseppe Conte per la formazione di un governo targato Movimento 5 Stelle e Lega. Il no del Capo dello Stato a Paolo Savona è stato lo scoglio sul quale è inciampato l’ex premier incaricato e che ha provocato la definitiva rottura delle trattative.

Il presidente della Repubblica, dopo giorni di fortissime pressioni politiche, non ha ceduto all’imposizione di Paolo Savona al dicastero dell’Economia. Per cercare una mediazione, ieri pomeriggio Mattarella aveva chiamato al Quirinale prima il segretario della Lega Matteo Salvini, poi il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio. L’obiettivo era sciogliere il nodo politico sul ministero dell’Economia, un tentativo andato chiaramente in fumo vista l’indisponibilità totale dei due leader di individuare un nome alternativo a Paolo Savona. La decisione ha fatto saltare ogni altra possibile altra trattativa; di lì a poche ore è arrivata la rinuncia del premier incaricato Giuseppe Conte.

Mattarella dice no a Savona: Non posso subire imposizioni

Le ha provate tutte in 84 giorni, ma alla fine la crisi si è chiusa con un conflitto istituzionale che non ha precedenti. Sergio Mattarellaquesta volta ha puntato i piedi e lanciato nel salone d’onore del Quirinale parole che pesano come pietre. Il Presidente della Repubblica “non ha mai subito, né può subire, imposizioni” e poi rincara la dose: “Nessuno può sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento”.

“Ho accolto la proposta per l’incarico di presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento e ne ho accompagnato, con piena attenzione, anche il lavoro per formare il governo”.“Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri tranne quella del ministro dell’Economia” perché questa casella “costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari”. Mattarella non ha negato di aver chiesto per questo dicastero “un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma”.

Su questo il Capo dello Stato ha rilevato una “rigidità incredibile” anche quando sono state presentate ai due leader varie soluzioni tra cui quella di Giancarlo Giorgetti, ma anche il braccio destro dello stesso Salvini ha ricevuto un no categorico.

“È mio dovere nello svolgere il compito di nomina dei ministri essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani”: il Presidente ha ribadito che “L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione Europeae ne è protagonista” e ha poi chiarito che “l’Incertezza della nostra posizione nell’Euro ha posto in allarme investitori italiani e stranieri che hanno investito in titoli e aziende. L’aumento dello spread aumenta il debito e riduce la possibilità di spese in campo sociale. Questo brucia risorse e risparmi delle aziende e prefigura rischi per le famiglie e cittadini italiani”.

 

Cottarelli sarà a capo del Governo del Presidente

C’è questo alla base della preoccupazione del Quirinale per la nomina di Savona all’economia ed è per questo che Mattarella ha convocato per questa mattina Carlo Cottarelli per affidargli l’incarico di formare un governo del Presidente che traghetti il Paese verso le prossime elezioni, che potrebbero tenersi tra settembre e ottobre o, come sembra più probabile, all’indomani dell’approvazione della legge di bilancio e quindi a inizio 2019. Ma è solo un’ipotesi per il momento, visto che i numeri in Parlamentonon sono di certo a favore di un eventuale Governo del Presidente.

Di Maio chiede l’impeachment e Salvini minaccia la marcia su Roma

Sono state immediate e durissime le razioni di Luigi Di Maio e Matteo Salvini contro il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo il capo politico del Movimento 5 Stelle e il segretario federale della Lega, l’ostacolo alla nascita del governo del cambiamento è stato teleguidato dai poteri forti, “agenzie di rating e lobby finanziarie internazionali”.

Nessuno dei due leader ha più voglia di continuare a tirare il freno a mano istituzionale; ormai lo scontro con il Colle è aperto e a livelli talmente alti da aver già schierato tutta l’artiglieria della comunicazione: dai social alle tv, alle piazze, è un pingpong di dichiarazioni infuocate all’indirizzo del Quirinale, culminate con l’annuncio di Luigi Di Maio: “Prima attiviamo l’articolo 90 e poi torniamo alle urne”.

Tecnicamente, si tratta della messa in stato di accusa del capo dello Stato da parte del Parlamento, possibilità che al momento non sembra però trovare sponda concreta nel Carroccio: troppo presto per parlare di impeachment. L’ipotesi però trova l’appoggio di Fratelli d’Italia che ha già fatto sapere di essere disponibile.

Il leader dei Cinque Stelle ha chiesto di “parlamentarizzare la crisi” in Italia, spiegando che “abbiamo un grande problema, si chiama democrazia perché le agenzie di rating in tutta Europa erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell’Economia, e allora diciamoci che è inutile andare a votare, visto che i governi li decidono sempre gli stessi”. Il capo politico pentastellato è sembrato assumere toni minacciosi quando nel video diffuso via Facebook ha fatto sapere: “Non finisce qui”.

Matteo Salvini non è stato da meno. In serata pubblica un video nel quale afferma: “Mi sto convincendo che non siamo un paese libero, siamo un paese a sovranità limitata”. Un’accusa grave, accompagnata da una promessa: “Non chinerò mai la testa davanti alle richieste di chi non risponde al bene dei cittadini italiani, perché l’Italia non è una colonia, non siamo schiavi di tedeschi o francesi, dello spread o della finanza”. Ma a scatenare ancor più polemiche politiche e le forte preoccupazione di tutte le opposizioni per l’affermazione del leader del Carroccio: “Vogliamo domani una data per le elezioni, altrimenti veramente andiamo a Roma”.

 

 

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