Il Governo Conte incassa fiducia in Senato

Il governo guidato da Giuseppe Conte ha incassato la fiducia a Palazzo Madama. Con 171 voti favorevoli, 117 contrari e 25 astenuti, il presidente del Consiglio del Governo del cambiamento ha ottenuto un primo importante risultato e può guardare con serenità al voto di oggi alla Camera.

Alla fine il risultato è andato secondo le previsioni, con Movimento 5 Stelle Lega che in modo compatto hanno confermato tutti i loro 167 voti (la maggioranza è fissata a 161), con l’aiuto di due ex pentastellati Maurizio Buccarella e Carlo Martelli (oggi nel Misto), e due della componente del Maie, Ricardo Antonio Merlo e Adriano Cario. A semplificare il quadro l’astensione, ampiamente annunciata, dei 18 senatori di Fratelli d’Italia.

Netta invece la contrarietà alla fiducia di Partito DemocraticoLiberi e UgualiForza Italia e parte del gruppo delle Autonomie, fra questi si contano il no alla fiducia di Pier Ferdinando Casini e Gianclaudio Bressa. Al netto di contrari e astenuti la maggioranza ha ottenuto un risultato importante e solido visto che sono ben 10 i senatori in più rispetto a quota 161.

Nella scorsa legislatura il governo di Matteo Renzi incassò nel febbraio del 2014 169 voti favorevoli alla prima fiducia a palazzo Madama, contro 139 contrari. Stessi numeri a favore per Paolo Gentiloni nel dicembre del 2016. Enrico Letta, sempre al Senato, poteva contare invece su un’ampia maggioranza bipartisan che nel settembre del 2013 votò la fiducia con 235 sì. Tornando ancora più indietro nel tempo, il record più basso di voti favorevoli al Senato lo detiene il primo governo Berlusconi: nel maggio del 1994 il primo esecutivo guidato dal Cavaliere incassò 159 sì contro 153 no.

Un programma ambizioso per Conte

Per il premier Giuseppe Conte ieri è stata la giornata più lunga. Alle 12 il lungo discorso in Senato (un’ora e 15 minuti, il più lungo della storia della Repubblica), pronunciato con inconfondibile stile accademico: parole soppesate e citazioni auliche che toccano il concetto di populismo di Dostoevskij, il principio-responsabilitàche impone di agire del filosofo Hans Jonas. Pochi i momenti di alleggerimento in 75 minuti, con ben ventiquattro pagine divise in ‘capitoletti’.

“Bisogna offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini”, è l’esordio del discorso programmatico nell’aula di Palazzo Madama. “Oggi ci presentiamo a voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo ma di un progetto per il cambiamento dell’Italia”, continua Conte. E aggiunge: “Io sarò garante del contratto, come avvocato che tutelerà l’interesse dell’intero popolo italiano”.

“La prima preoccupazione del governo saranno i diritti sociali, progressivamente smantellati negli ultimi anni. I cittadini italiani hanno diritto a un salario minimo orario, a un reddito minimo di cittadinanza”, ma solo “dopo la riforma dei centri per l’impiego”, e a pagare “in maniera semplice tasse eque, avendo come obiettivo la flat tax”. Ha poi dichiarato che il contrasto all’evasione fiscale si potrà ottenere “inasprendo l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale, al fine di assicurare il carcere vero per i grandi evasori”.

Sulla previdenza è andato all’attacco delle “pensioni d’oro”: ci sarà un intervento “sugli assegni superiori ai 5mila euro netti mensili nella parte non coperta dai contributi versati”, seguito dall’annuncio dei tagli ai vitalizi dei parlamentari. Ma nessun accenno alla modifica della legge Fornero. Nel suo discorso ha trovato spazio anche la “Daspo” ai corrotti, il potenziamento della legittima difesa, la lotta alla criminalità organizzata, misure più severe per la violenza sessuale e una riforma della prescrizione.

A seguire ha ribadito l’appartenenza all’Alleanza Atlantica ma la volontà di eliminare le sanzioni internazionali alla Russia. Conte ha anche chiarito che l’Europa “è la nostra casa, come Paese fondatore abbiamo il diritto di rivendicare un’Europa più forte e più equa”. Sui migranti ha attaccato il “bussiness dell’immigrazione”, confermato la volontà di modifica degli accordi di Dublino e chiarito che “non saremo mai razzisti”. Sul capitolo sanità, Conte batte su “efficienza e qualità dei servizi”, ma tace sul tema vaccini. Tra i temi trattati, terzo settore e sport, ma non cultura e scuola.

Il premier si è comunque guadagnato oltre 60 applausi, di cui due bipartisan, quando con forza ha dichiarato la fedeltà dell’Italia all’Alleanza Atlantica e quando ha condannato l’uccisione in Calabria del cittadino maliano Soumaila Sacko. La standing ovation finale è quasi scontata, con Matteo Salvini che per primo ha commentato: “Bellissimo il discorso del premier. Condivido tutti i punti”.

Opposizioni compatte, ma divise, per il No al Governo

Chi invece è rimasto quasi incollato allo scranno è Matteo Renzi, che per tutto l’intervento di Conte si è limitato a prendere appunti. L’ex segretario del Partito Democratico, che ieri ha fatto la dichiarazione di voto per i dem, non ha risparmiato frecciatine all’esecutivo giallo-verde con tanto di battuta finale, al vetriolo: “Il nostro No è motivato dal fatto che è un contratto scritto con l’inchiostro simpatico, è garantito da un assegno a vuoto”.

Dai banchi di Forza Italia invece è Licia Ronzulli a lanciare la sfida al “forse alleato Matteo Salvini”. La fedelissima di Silvio Berlusconi non ha dubbi, in questo governo “esploderanno le contraddizioni, emergeranno le incoerenze, si manifesterà l’incapacità”. Fi invece “rimarrà l’autentica interprete dei valori propri del centrodestra che per quanto ci riguarda non potranno mai, dico mai, essere valori negoziabili”. Anche Pietro Grasso di Leu ci va giù pesante criticando il governo che sui diritti civili “inizia male, malissimo”. Durante il dibattito interviene anche Umberto Bossi, mettendo in guardia il governo (che lui sostiene) sul reddito di cittadinanza: “È impensabile consegnarlo ai centri per l’impiego, che hanno solo poteri notarili. Non possono controllare una legge così costosa”.

È però quando parla la senatrice a vita Liliana Segre il momento più commovente. “Un ringraziamento al presidente Mattarella che ha scelto come senatrice a vita una vecchia signora con i numeri di Auschwitz tatuati sul braccio”, parole accolte con un lungo applauso. “Non anestetizzare le coscienze”. È l’appello della senatrice a vita che però avverte: “Che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano”. Segre ha poi dichiarato la sua astensione e annunciato che valuterà “volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio”.

Oggi tocca alla Camera dare la fiducia al Governo Conte

Incassata la fiducia al Senato, il governo del neo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si appresta a ottenere oggi il via libera della Camera. Anche a Montecitorio l’esito del voto è atteso in serata. Alla Camera l’esecutivo giallo-verde ha una maggioranza schiacciante, con 346 voti (222 deputati del Movimento 5 Stelle e 124 della Lega), quindi 30 voti di scarto rispetto alla maggioranza assoluta di 316. Ma come già successo ieri a palazzo Madama, i voti a favore potrebbero aumentare di alcune unità, sempre grazie ai deputati ex M5S e ad alcune componenti del gruppo Misto. Fratelli d’Italia, come al Senato, si asterrà, mentre Forza ItaliaLiberi e Uguali e Partito Democratico voteranno contro.