La giornata parlamentare – 7 novembre 2019

La giornata parlamentare – 7 novembre 2019

La maggioranza presenta il primo pacchetto di riforme istituzionali

La maggioranza ha presentato alla Camera la prima tranche del pacchetto di riforme istituzionali, con l’obiettivo di controbilanciare gli effetti del taglio dei parlamentari. Si tratta delle prime due contenute nel documento d’impegno sottoscritto da Pd, M5s, Leu e Iv, ovvero la riduzione da tre a due del numero dei delegati regionali che compongono la platea che elegge il Capo dello Stato e la modifica dell’elezione del Senato dalla base regionale a quella circoscrizionale. La riforma scatterà il giorno successivo all’entrata in vigore del taglio degli eletti. Tuttavia, per quel che riguarda i delegati regionali, la modifica avrà effetto nella legislatura successiva. “Discuteremo dell’avvio dell’esame già nell’Ufficio di presidenza della prossima settimana, una volta che il testo sarà ufficialmente assegnato alla commissione. Si procede spediti. La maggioranza è compatta”, assicura il presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio Giuseppe Brescia (M5S).  

L’altra tranche del primo step di riforme, contenente l’equiparazione dell’elettorato attivo e passivo di Camera e Senato, invece, sempre come da accordi nella maggioranza, sarà oggetto di un emendamento da presentare a palazzo Madama al ddl costituzionale sul voto ai 18enni per eleggere i senatori. Ma prima, spiega il capogruppo dem in commissione Affari costituzionali Dario Parrini, bisognerà svolgere le audizioni, in tutto 14, e poi sarà fissato il termine per gli emendamenti. Intanto, la maggioranza si appresta ad avviare il confronto sulla riforma della legge elettorale che potrebbe trasformarsi in un percorso accidentato. Potrebbe svolgersi già martedì prossimo un primo incontro tra le varie forze della maggioranza, per arrivare a una proposta condivisa entro dicembre, com’è stato scritto nero su bianco nel documento. 

A differenza delle riforme costituzionali, sul sistema di voto manca ancora una linea comune nella maggioranza. E, certo non aiutano le fibrillazioni che si registrano ogni giorno sulla manovra. Anzi, fonti di maggioranza spiegano che finché non si rasserena il clima ogni partito manterrà le proprie carte coperte. A complicare ulteriormente il quadro, poi, ci sono proprio le posizioni diverse all’interno del Pd sul sistema elettorale: non tutti i dem sposano un ritorno al proporzionale, nemmeno se corretto magari con una soglia di sbarramento alta (s’ipotizza il 5%) o con un doppio turno nazionale con possibilità di apparentamento. 

Sulla manovra ancora fibrillazioni nella maggioranza. Pd cerca la mediazione

La sessione di bilancio, in realtà, ufficialmente è appena iniziata: dopo una gestazione travagliata, il testo è arrivato da pochi giorni al Senato e oltre alle richieste delle opposizioni fioccano le ipotesi di cambiamenti, anche radicali, volute dalla maggioranza. “La tassa sulle auto aziendali è stata cancellata” esulta ad esempio Matteo Renzi, ma la sua sembra più una fuga in avanti perché’ sul rincaro per i mezzi in fringe benefit ancora è aperta una riflessione, così come sull’altra tassa nel mirino, quella sulla plastica. Anche perché le due misure insieme valgono quasi un miliardo e mezzo. A chiedere un ripensamento sono per prime le imprese del settore, che temono per la tenuta della filiera del packaging, anche se il giudizio negativo di Confindustria è sul complesso della manovra, come dice il presidente Vincenzo Boccia. Sulla plastic tax, comunque, aperture già ci sono state ma ancora una volta gli alleati immaginano soluzioni diverse.  

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa invita il comparto a presentare una proposta unitaria per correggere l’imposta da 1 euro al chilo sui prodotti monouso e immagina di trasformarla in una tassa di scopo per supportare e accelerare la riconversione green. Ma si lavora al contempo anche a rimodularla rispondendo al criterio “chi più inquina più paga”, arrivando magari fino a un dimezzamento del prelievo. Questa via però trova non poche perplessità nel M5S: un conto, è il ragionamento, è aggiustare l’impatto della norma, magari con uno slittamento di qualche mese per dare più tempo per la riconversione, altro è snaturare l’intervento o addirittura cancellarlo. E lo stesso vale per le auto aziendali. Tutti d’accordo, invece, sulla necessità di ritoccare le misure sulle ritenute negli appalti, le più criticate del decreto fiscale: in questo caso si pensa a circoscrivere i settori cui applicare la stretta. Con ogni probabilità bisognerà anche rivedere le norme sull’archivio dei dati delle fatture elettroniche di cui Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza possono fare un utilizzo più ampio: per il Garante della Privacy si tratta di troppi dati sensibili e non “fiscalmente rilevanti”.

Sull’Ilva il Governo è al lavoro per trovare una soluzione con ArcelorMittal

Sull’ex Ilva è scattato l’allarme rosso. Per il Governo “il rilancio è una priorità e le richieste di ArcelorMittal sono inaccettabili”. In una conferenza stampa notturna, convocata dopo dodici ore di riunioni e vertici dai toni anche drammatici, il premier Giuseppe Conte riassume quella che è una vera e propria guerra con la multinazionale dell’acciaio. Sull’immunità restano intatte le tensioni nella maggioranza e nel Movimento Cinque stelle: “Lo scudo penale è stato offerto ed è stato rifiutato. Il problema è industriale”, sottolinea il premier riferendo che dall’azienda è arrivata una richiesta di cinquemila esuberi e chiamando “tutto il Paese e le forze di opposizione alla compattezza”. Saranno 48 ore sul filo del rasoio perché’ la trattativa con ArcelorMittal non è ancora definitivamente chiusa. 

Ultimatum Pd a Renzi e Di Maio, così la corda si spezza

“Avanti così non si può andare. Già le bordate arrivano da tutte le parti, dalla Lega di Matteo Salvini a Confindustria, almeno gli alleati devono smetterla con strappi e polemiche”, perché, è l’avvertimento che manda il Pd, “a forza di tirare, la corda si spezza”. Dalla manovra economica all’ex Ilva si susseguono le prese di distanza ora del Movimento 5 Stelle ora di Italia Viva. Ultimo pomo della discordia le tasse su auto aziendali e plastica che vedono Iv e M5S su posizioni opposte e il Pd al lavoro per una soluzione che plachi le ire dell’industria, metta d’accordo gli alleati e salvaguardi il tema più caro al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, i saldi della manovra. Nicola Zingaretti ha riunito ieri mattina Ministri e dirigenti Dem (compreso Gualtieri) e ha provato quindi a mandare un segnale chiaro a M5S e Italia Viva, sollecitato anche dall’area Guerini-Lotti che da tempo chiede un piglio più deciso. 

Oltre alla esasperazione per gli atteggiamenti di Matteo Renzi e Luigi Di Maio, il non detto è che o si ritrova un po’ di tranquillità o l’alternativa resta solamente quella delle urne. “Un’arma spuntata”, dicono i renziani: in piena sessione di bilancio, è il ragionamento “non si può calare il sipario”. A gennaio poi ci sono le elezioni in Emilia Romagna e Calabria. Viceversa lo scenario potrebbe vedere un “voto anticipato con Rosatellum e taglio dei parlamentari e i Dem al 20% con al massimo 75 tra deputati e senatori, un suicidio politico”. Insomma per i renziani quelle del Pd non sarebbero minacce ma solamente tattiche.

Al Senato 

Dopo che nella seduta di ieri è stato approvato, con modifiche, il decreto per il trasferimento di funzioni e la riorganizzazione dei Ministeri, l’Aula del Senato tornerà a riunirsi alle 9.30 per l’esame del decreto, già approvato dalla Camera, sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica. Come di consueto, alle 15.00 svolgerà le interrogazioni a risposta immediata. Alle 16.30 infine, ascolterà l’informativa del Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli sulla situazione dell’Ilva.

Per quanto riguarda le Commissioni, la Bilancio svolgerà le audizioni preliminari all’esame della legge di bilancio 2020. Nello specifico, assieme alla Bilancio della Camera, ascolterà i rappresentanti dell’Ance, di Confedilizia, di Confapi, Confimi, Confprofessioni e Federdistribuzione. Tutte le altre Commissioni inizieranno l’esame della manovra economica in sede consultiva. La Territorio proseguirà il confronto sugli emendamenti presentanti al cosiddetto decreto clima.

L’Aula della Camera 

Dopo che nella seduta di ieri sono state approvate diverse ratifiche di trattati internazionali e che la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, a nome del Governo, ha svolto un’informativa urgente sul Memorandum Italia-Libia in tema di contrasto all’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani, l’Assemblea della Camera tornerà a riunirsi alle 14.00 per l’informativa urgente del Governo sulla situazione dell’ex Ilva.

Le Commissioni della Camera

La Commissione Affari Costituzionali ascolterà il Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho nell’ambito dell’esame delle proposte di legge in materia di scioglimento dei consigli degli Enti locali conseguente a fenomeni d’infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso. Ascolterà poi i rappresentanti dell’Associazione Riparte il Futuro sulle proposte di legge relative ai conflitti di interessi. La Giustizia proseguirà il ciclo di audizioni sulla pdl relativa ai testimoni di giustizia e, con la Affari Sociali, si confronterà sull’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori. La Finanze proseguirà il ciclo di audizioni sul decreto fiscale; audirà poi i rappresentanti della Conferenza delle regioni e delle province autonome nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui sistemi tributari delle regioni e degli enti territoriali nella prospettiva dell’attuazione del federalismo fiscale e dell’autonomia differenziata. 

Nomos

A cura di Nomos Centro Studi parlamentari

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