La Giornata Parlamentare del 19 novembre 2021

La Giornata Parlamentare del 19 novembre 2021

Al Senato partono le audizioni sulla manovra ma è stallo sui relatori

Martedì, con le Comunicazioni della Presidente Elisabetta Casellati si è aperta ufficialmente la sessione di bilancio. Il testo della manovra è stato assegnato alla Commissione Bilancio in sede referente, mentre le altre Commissioni dovranno trasmettere i propri pareri entro il 23 novembre.

Nella giornata di oggi inizierà il ciclo di audizioni che si chiuderanno martedì 23. Questa mattina, a partire dalle 9.30, le Commissioni Bilancio di Camera e Senato ascolteranno i rappresentati di Sbilanciamoci, Gruppo Terzo settore, Forum terzo settore, WWF, Legambiente, Coordinamento delle Associazioni Tecnico-scientifiche per l’Ambiente e il Paesaggio (CATAP); alle 10.30 quelli di Confagricoltura, CIA-Agricoltori italiani, Coldiretti e COPAGRI; dalle 11.30 Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Confprofessioni, Associazioni europee di professionisti e imprese (AEPI) e Rete professioni tecniche (RPT). A seguire sarà la volta di Confederazione generale dei sindacati autonomi dei lavoratori (CONFSAL) e Save the children. 

Dalle 14.30 saranno auditi i rappresentanti di ANCE, Confedilizia, Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Casartigiani, CNA, Confapi, Confimiindustria, Conflavoro PMI, Associazione nazionale per l’industria e il terziario (ANPIT), Alleanza delle cooperative italiane, Federdistribuzione. Dalle 17.30 toccherà ad Associazione piccoli comuni d’Italia (ANPCI) e alle 18.00 all’Associazione trasporti (ASSTRA) e all’Associazione Logistica dell’Intermodalità Sostenibile (ALIS).

Comunque sia l’iter della legge di bilancio comincia in salita, con tensioni in Commissione Bilancio a Palazzo Madama presieduta dal Cinquestelle Daniele Pesco, dove c’è tempo fino a mercoledì per risolvere lo stallo sul relatore. Pd, Leu e Autonomie chiedono una soluzione di equilibrio, un relatore di centrosinistra nella persona di Vasco Errani (Leu), e uno di centrodestra (FI o Lega). La strategia della nuova capogruppo M5S Mariolina Castellone punta a tre relatori, idea respinta dagli altri partiti. La decisione finale è prerogativa del presidente, che potrebbe diventare relatore unico. Lunedì 29 novembre alle 17.00 scade il termine per la presentazione degli emendamenti. Il Governo conta di chiudere i lavori in Commissione il 13-14 dicembre e portare la manovra in Aula al Senato il 17 per poi mandare il testo alla Camera per l’approvazione definitiva entro Natale.

L’Italia vede luce verde sulla manovra da parte dell’Ue, ma su Pnrr deve correre

Tra la fine di novembre e la fine di dicembre l’Italia sarà chiamata a passare un doppio esame a Bruxelles, il primo sulla legge di bilancio, il secondo sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sui documenti di programmazione e bilancio inviati dai 27 Paesi membri la Commissione Europea si esprimerà il 24 novembre, ma, complice la sospensione del patto di stabilità, per l’Italia la luce verde è quasi scontata. Diverso il discorso per il Pnrr, in merito al quale Roma è chiamata a rispettare il cronoprogramma 2021 e solo dopo potrà fare richiesta della prima tranche da circa 24 miliardi del Next Generation Ue. Il tempo stringe ma il messaggio del Governo all’Ue resta chiaro: “Del Pnrr non verrà sprecato un euro”. A recapitare l’ultima assicurazione in ordine cronologico a Bruxelles, dove tra l’altro ha incontrato il Commissario Ue agli Affari Economici Paolo Gentiloni, è stato il ministro per il Sud e la Coesione Mara Carfagna: “La vera sfida è attuare nei tempi prestabiliti gli investimenti e vogliamo mettere le amministrazioni nelle condizioni di farlo”, ha sottolineato Carfagna nel corso del Consiglio Affari Generali Ue sui fondi strutturali. “L’unico lusso che non possiamo concederci è sprecare questa straordinaria opportunità che l’Ue ha messo in campo. L’Italia deve essere all’altezza”, ha ribadito spiegando ai cronisti che, sulla messa in opera dei progetti del Next Generation Ue, tra gli eurocrati “c’è un clima di fiducia”. 

Ma la ragione è anche politica: “L’Italia è privilegiata grazie all’autorevolezza di Draghi”, ha osservato l’esponente di Forza Italia. E l’effetto Draghi potrebbe anche contribuire al parere positivo della Commissione Ue sul Dpb, sulla base del quale viene costruita la manovra. A ciò si aggiunge il dato della mancanza dei tetti per deficit e debito stabiliti dal patto di stabilità, sospeso fino al 2023. Sul Pnrr i contatti tecnici tra Governo ed esecutivo Ue sono settimanali e finora, da Bruxelles, non sono arrivati segnali di allarme sull’attuazione dei primi 51 target del piano italiano. Ma per avere il via libera il Governo è chiamato a presentare la rendicontazione completa e prima di dicembre ciò non avverrà. La Spagna ha già inoltrato richiesta formale, presto dovrebbe essere seguita da Francia e Grecia; per Roma si tratta di correre. Nella capitale belga, nel frattempo, si guarda anche al primo trimestre dell’anno prossimo quando la Commissione presenterà le linee guida per le politiche di bilancio del 2023. L’obiettivo è non tornare allo status quo e poi ultimare entro l’estate la revisione sulla governance economica: “Non dobbiamo ripetere gli errori del passato”, è il mantra di Paolo Gentiloni che, partecipando ad una conferenza sulla risposta di Usa e Ue al Covid, ha ribadito come, su entrambe le sponde dell’Atlantico, la ripresa sia stata “più rapida del previsto”, anche se non priva di qualche ombra, come quella dell’inflazione

La maggioranza si spacca in Senato e il Governo va sotto due volte

Ieri il governo Draghi è stato battuto due volte nell’Aula del Senato. A palazzo Madama si votava il decreto che aumenta le capienze nei luoghi di cultura e sport. Il provvedimento è a bassa conflittualità, l’esecutivo non pone la fiducia, ma qualcosa va storto e LegaForza Italia e Italia Viva, infischiandosene del parere contrario del Governo, approvano con Fdi due emendamenti che riguardano bus turistici e l’età di pensionamento dei medici. Pd, M5S e Leu si scagliano contro gli alleati, li accusano di voler mettere a rischio il Governo, evocano la crisi e, per evitarla, invocano una verifica di maggioranza. Il rischio, avvertono, è che le fibrillazioni si ripetano sulla manovra. Ma il non detto è il Quirinale: la lettura diffusa è che chi scatena il caos in Aula voglia inviare un segnale, anche a Draghi, in vista del voto di gennaio. A Palazzo Chigi non drammatizzano quanto accaduto in Senato, ma l’osservano con attenzione, anche perché è chiaro che un conto sono due emendamenti, dopotutto marginali, al decreto sulle capienze, ben altra storia sarebbe se lo sfilacciamento della maggioranza si ripercuotesse sulla legge di bilancio, che proprio in Senato ha iniziato il suo iter tra mille difficoltà (basti pensare che non c’è l’accordo neanche sui relatori). Alcuni senatori del M5S attraverso i Ministri avrebbero fatto pervenire al premier Mario Draghi una richiesta di ascolto, la possibilità di avere un momento di confronto a Palazzo Chigi. E la disponibilità c’è, tanto che potrebbe tradursi la prossima settimana in un incontro, ed esiste anche nei confronti del resto della maggioranza e dei governatori che chiedono una stretta sul fronte Covid

Quanto all’ipotesi che i senatori abbiano voluto inviare un segnale a Draghi per avvertirlo che è nelle loro mani la sua eventuale elezione al Quirinale, dal Governo non si mostrano convinti. Di sicuro non passa inosservato che abbiano votato a favore dei due emendamenti in Senato il leader della Lega Matteo Salvini e la ministra Erika Stefani, che avrebbe lasciato per questo in anticipo il Consiglio dei ministri. Con il loro voto passa un emendamento sulla capienza al 100% per i bus turistici, con obbligo di Green pass per i passeggeri, e uno di Iv che alza a 68 anni l’età dei dirigenti di Asl che possono essere arruolati per l’emergenza sanitaria. La prima modifica era condivisa anche dal Pd e concordata in maggioranza, ma quando il ministero della Sanità dà parere negativo i Dem, Leu e M5S si attengono alla linea e scelgono di non votare a favore. La seconda modifica ha il parere negativo del Ministro della Pa Renato Brunetta, ma anche Fi vota a favore e la norma passa, tra gli applausi dei senatori del centrodestra. Dopo il voto gli azzurri negano ragioni politiche dietro la loro scelta. Si dà la colpa ai tanti assenti, tra cui anche il leader di Iv Matteo Renzi

Tra le tensioni arriva l’assegno unico per i figli e parte il tavolo sul fisco

L’assegno unico per i figli incassa il via libera del Consiglio dei ministri ma non sono mancate tensioni. Poche ore dopo la Lega ha aperto una crepa nella soddisfazione generalizzata, definendo “inaccettabile” concedere il sostegno anche agli immigrati residenti in Italia da solo due anni. Il provvedimento ora passa alle Camere e il governo spera che non sia troppo stravolto in modo da poter avviare le domande da gennaio. Da oggi riflettori si accenderanno sulla riforma fiscale: la maggioranza, non proprio allineata, si riunirà alle 10.30 al tavolo tecnico del Ministero dell’economia Daniele Franco per cercare una sintesi sulla destinazione degli 8 miliardi di euro stanziati nella manovra per il taglio delle tasse.

I più scettici temono che alla fine il capo del MEF cali dall’alto un piano già pronto. Dal XX settembre si dicono aperti a sentire le richieste che i partiti presenteranno ufficialmente in questo primo incontro istruttorio, che non dovrebbe registrare né proposte né iniziative di mediazione da parte del Ministro. L’unico mantra è quello di non disperdere le risorse in tanti micro-interventi, meglio concentrarle, magari prevalentemente sulle buste paga. Ma il mix si deciderà alla fine: il Pd punta tutto sul taglio del cuneo fiscale, M5S su una strada intermedia di semplificazione, rendendo l’Irap un’addizionale dell’Ires e alleggerendo l’Irpef sui redditi medi e bassi, FI vuole superare l’Irap, la Lega spinge su partite Iva e autonomi a costo di tagliare il Reddito di cittadinanza, Iv guarda a una riforma di sistema e chiede di ripartire dalla delega fiscale varata dal Parlamento, come ha ribadito il presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin. Dovrebbe essere solo la prima di una serie di riunioni e, comunque, per chiudere il cerchio servirà un passaggio politico. 


Nomos

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