La Giornata Parlamentare del 20 ottobre 2022

La Giornata Parlamentare del 20 ottobre 2022

Al via le consultazioni; domenica il governo della Meloni potrebbe giurare

Questa mattina inizieranno le consultazioni al Quirinale e si aprirà la strada per la formazione del prossimo Governo. La candidata in pectore, che con ogni probabilità riceverà l’incarico dal Capo dello Stato, ha tutta l’intenzione di chiudere questa fase il prima possibile; l’obiettivo del centrodestra è quello di arrivare al giuramento del nuovo esecutivo nel Salone delle Feste del Quirinale già domenica per poi andare alle Camere martedì.

Ecco un possibile timing:

Giovedì 20 ottobre consultazioni

Partono le consultazioni al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sentirà al telefono l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano e poi incontrerà nello Studio alla vetrata alle 10.00 il presidente del Senato Ignazio La Russa e alle 11.00 il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Alle 12.00 e alle 12.30 saliranno al Colle i gruppi Per le Autonomie e Misto del Senato; dalle 16.00 alle 19.00, al ritmo di una formazione politica ogni mezz’ora, gli incontri con il gruppo Misto della Camera, la componente Verdi-Sinistra, i gruppi di Azione-Italia Viva, del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico.

Venerdì 21 ottobre consultazioni e Incarico

Alle 10.30 Mattarella riceverà in un’unica delegazione i gruppi parlamentari della coalizione di centrodestra: Fratelli d’ItaliaLegaForza Italia e Noi Moderati; l’incontro concluderà le consultazioni. In serata potrebbe arrivare l’incarico di formare il nuovo governo a Giorgia Meloni che andrà prima alla Camera poi al Senato e quindi a Palazzo Chigi per comunicare formalmente di aver ricevuto l’incarico da Mattarella.

Sabato 22 ottobre scioglimento della Riserva

Potrebbero tenersi consultazioni del presidente del Consiglio incaricato con le forze politiche; tuttavia, non è detto che accada. Non sono state, infatti, tenute per i Governi politici usciti dalle urne nel 2001, nel 2006 e nel 2008. Ove si tengano, saranno a Montecitorio, quasi sicuramente nella Sala della Lupa. In serata Meloni potrebbe salire al Quirinale con la lista dei ministri per sciogliere la riserva.

Domenica 23 ottobre giuramento

È la data in cui si può immaginare il giuramento del nuovo Governo al Quirinale. Con il giuramento dell’ultimo Ministro il governo entrerà nella pienezza dei poteri. A Palazzo Chigi si svolgerà quindi il passaggio della Campanella e si terrà il primo Consiglio.

Martedì 25 ottobre fiducia

Il Governo si presenta in Parlamento per la fiducia. Si comincia al mattino alla Camera, poi Giorgia Meloni si sposterà al Senato per consegnare il testo delle dichiarazioni programmatiche appena svolte a Montecitorio. Non è ancora chiaro se la fiducia in entrambi i rami del Parlamento arriverà nella stessa giornata o si articolerà in due giorni, con il voto al Senato mercoledì 26 ottobre.

Una volta ottenuta la fiducia da entrambi i rami del Parlamento il Governo di Giorgia Meloni avrà completato l’iter di formazione e sarà pienamente in carica. Già dal 26 ottobre la Commissione speciale costituita per l’esame del decreto legge Aiuti Ter alla Camera inizia l’esame del testo, che approderà in Aula il 7 novembre; dal 27 ottobre alla Camera e al Senato potranno costituirsi le Commissioni permanenti e nella settimana che inizia il 7 novembre i presidenti di Camera e Senato potrebbero convocarle perché eleggano i rispettivi presidenti. È facile che prima del 7 novembre avvenga la nomina di sottosegretari e dei viceministri.

Camera e Senato hanno eletto i Vicepresidenti, i Questori e Segretari d’Aula

Dopo giorni di polemiche fra i partiti che compongono la maggioranza e l’opposizione ieri alla Camera e al Senato sono stati votati, senza particolari soprese, gli uffici di Presidenza e quindi i Vicepresidenti, i Questori e Segretari d’Aula.

A Montecitorio sono stati eletti due vicepresidenti del centrodestra: Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia e Giorgio Mulè di Forza Italia e due vicepresidenti delle opposizioni, Anna Ascani del Partito Democratico e Sergio Costa del Movimento 5 stelle. Non avendo trovato un accordo nessuna di queste posizioni è andata al Terzo Polo che, in segno di protesta per non aver ricevuto uno dei ruoli di garanzia, ha scelto di non partecipare al voto e di portare la questione direttamente al Presidente Sergio Mattarella in occasione delle consultazioni. Sono stati eletti Questori i deputati Paolo Trancassini (FdI), Alessandro Benvenuto (Lega) e Filippo Scerra (M5S); i Segretari sono Fabrizio Cecchetti (Lega), Chiara Colosimo (FdI), Giovanni Donzelli (FdI), Riccardo Zucconi (FdI), Anna Patriarca (FI), Gilda Sportiello (M5S), Roberto Traversi (M5S) e Chiara Braga (PD).

Al Senato i due vicepresidenti del centrodestra sono il senatore forzista Maurizio Gasparri (FI) e Gian Marco Centinaio (Lega). Per le opposizioni c’è stata la riconferma di Anna Rossomando (Pd) e l’elezione di Mariolina Castellone (M5S). Per quanto riguarda i Questori sono stati eletti Gaetano Nastri (FdI), Antonio De Poli (Noi Moderati), Marco Meloni (Pd). Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha inoltre annunciato che Antonio Iannone (Fdi), Erika Stefani (Lega), Marco Silvestroni (Fdi), Andrea Paganella (Lega), Gianpietro Maffoni (Fdi), Pietro Lorefice (M5S), Marco Croatti (M5S) e Valeria Valente (Pd) sono stati eletti segretari d’Aula.

La Meloni è chiara: “Chi non condivide l’atlantismo è fuori dal Governo”

Con le consultazioni al Quirinale alle porte e la squadra di Governo da chiudere, restare in silenzio davanti alle nuove parole di Silvio Berlusconi sulla guerra in Ucraina non era più possibile. Così, lontana per un giorno dai riflettori di Montecitorio e via della Scrofa, Giorgia Meloni detta la linea con una nota che contiene un chiaro aut aut agli alleati: “Su una cosa sono stata, sono, e sarò sempre chiara: intendo guidare un Governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica. Chi non fosse d’accordo con questo caposaldo non potrà far parte del Governo, a costo di non fare il Governo”. Nessun piano B, insomma, e questo perché “l’Italia con noi al governo non sarà mai l’anello debole dell’Occidente, la nazione inaffidabile tanto cara a molti nostri detrattori. Rilancerà la sua credibilità e difenderà così i suoi interessi”.

La Meloni va dritta al punto affermando che “su questo chiederò chiarezza a tutti i Ministri di un eventuale Governo. La prima regola di un governo politico che ha un forte mandato dagli italiani è rispettare il programma che i cittadini hanno votato”. A stretto giro, però, ecco giungere anche la nota del leader di Forza Italia in cui rivendica il fatto che “in 28 anni di vita politica la scelta atlantica, l’europeismo, il riferimento costante all’Occidente come sistema di valori e di alleanze fra Paesi liberi e democratici sono stati alla base del mio impegno di leader politico e di uomo di governo. Nessuno, sottolineo nessuno, può permettersi di mettere in discussione questo”, aggiunge il Cav, spiegando che la sua posizione personale e quella di Forza Italia “non si discostano da quella del Governo Italiano, dell’Unione Europea, dell’Alleanza Atlantica né sulla crisi Ucraina, né sugli altri grandi temi della politica internazionale. Alla pace non si potrà giungere se i diritti dell’Ucraina non saranno adeguatamente tutelati”.

I due comunicati arrivano dopo che sono uscite le nuove dichiarazioni di Berlusconi durante il suo intervento all’assemblea di Fi alla Camera per l’elezione del capogruppo in cui il Cavaliere confessa di non poter rivelare cosa pensa di Volodimir Zelensky, spiegando però che con il suo arrivo l’Ucraina, dopo aver buttato “al diavolo” l’accordo di pace siglato a Minsk nel 2014, ha triplicato gli attacchi alle due repubbliche del Donbass. Parlando di Vladimir Putin, poi, Berlusconi spiega che era “contrario a qualsiasi iniziativa” e che ha deciso di “inventarsi una operazione speciale” per mettere al posto di quello di Zelensky un “governo di persone per bene e di buon senso”. Queste dichiarazioni che si sommano a quelle sui rapporti riallacciati con Putin tra regali di compleanno e scambi di lettere, un bis di cui sicuramente avrebbe fatto a meno Antonio Tajani, in predicato di diventare vicepremier e Ministro degli Esteri, incarico che tuttavia sia per Giuseppe Conte sia per Carlo Calenda adesso dovrebbe saltare. Il coordinatore azzurro replica su Twitter annunciando che oggi sarà al Summit del Ppe “per confermare la posizione europeista, filo atlantica e di pieno sostegno all’Ucraina mia e di Fi”.


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