La Giornata Parlamentare del 28 ottobre 2022

La Giornata Parlamentare del 28 ottobre 2022

Meloni accelera su viceministri e sottosegretari: lunedì le nomine in Cdm

Il Governo stringe per la nomina dei viceministri e dei sottosegretari e inizia a preparare la legge di bilancio. La richiesta di Giorgia Meloni è fare presto ma prima di entrare nel vivo della prossima manovra va chiuso il dossier del sottogoverno: i viceministri per FI dovrebbero essere Paolo Sisto alla Giustizia, Paolo Barelli all’Interno e Valentino Valentini al Mise; a Forza Italia toccheranno sei sottosegretari: Maurizio Casasco (Mef), papabili l’ex vicepresidente della Camera Andrea Mandelli (alla Salute) e l’ex deputato Matteo Perego (alla Difesa); gli altri nomi in ballo sono Deborah BergaminiGiuseppe Mangialavori al Mare e Sud, Matilde Siracusano agli Affari europei; nella partita c’è anche l’azzurro Andrea Battistoni all’agricoltura. Per quanto riguarda il Carroccio il leghista Edoardo Rixi sarà viceministro al ministero delle Infrastrutture e l’altro potrebbe essere Vannia Gava (Transizione ecologica); nella Lega in corsa anche Caludio Durigon (Lavoro), Lucia Bergonzoni (Cultura), Nicola Molteni (Interni), Jacopo Morrone o Andrea Ostellari (Giustizia); in ballo nella partita anche Massimo BitonciGiulio Centemero e Alessandro Morelli. L’unico posto per Noi moderati se lo giocano Alessandro Colucci e l’ex sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Per Fdi, invece, oltre a Maurizio Leo (Mef) e Edmondo Cirielli (Esteri), si fanno i nomi per un posto da sottosegretario di Andrea Delmastro(Giustizia), Paola Frassinetti (Istruzione) e Marcello Gemmato (Salute).

Intanto la squadra del Governo stringe pure sul completamento degli uffici di diretta collaborazione o cariche apicali dei ministeri: il nuovo segretario generale di Palazzo Chigi sarà Carlo Deodat, il capo di gabinetto di Giorgia Meloni dovrebbe essere Gaetano CaputiFrancesca Quadri potrebbe arrivare al Dipartimento affari giuridici e legislativi, il rappresentante permanente alla Nato Francesco Talò sarà consigliere diplomatico. Stefano Varone potrebbe essere capo gabinetto al Mef, Federico Eichberg al Mise, Marcella Panucci al ministero dell’Università, l’ex deputata azzurra Giusi Bartolozzi alla Giustizia, Roberto Alesse al ministero del Sud, Claudio Tucciarelli al dicastero degli Affari regionali, Luigi Fiorentino alla P.a, Mario Antonio Scino al Mite, Giovanni Panebianco allo Sport, il costituzionalista Alfonso Celotto alle Riforme, Arnaldo Morace Pinelli al ministero della Salute, Mauro Nori a quello del Lavoro. Alfredo Storto sarà il capo di gabinetto al dicastero delle Infrastrutture, con il vicepremier Matteo Salvini che potrebbe avvalersi dell’apporto anche di Vincenzo Nunziata. Al ministero di via XX settembre capo dell’ufficio legislativo dovrebbe essere Daria Perrotta.

La priorità è la legge di bilancio anche se le risorse sono scarse

L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è al lavoro anche sulla legge di bilancio. I tempi sono molto stretti come anche le risorse disponibili. Al momento è stato avviato il lavoro che potrebbe arrivare mettere sul tavolo almeno 14-15 miliardi costituito dal tesoretto lasciato in eredità dal governo Draghi, da altri margini nelle pieghe del bilancio e in parte anche dalla riscrittura della norma sugli extra-profitti. La maggioranza al momento discute; fra le norme su cui si sta lavorando c’è, come annunciato dalla Premier in Aula al Senato, l’aumento del tetto dei contanti: il compromesso potrebbe essere raggiunto portandolo a 5.000 o a 3.000 e non ai 10.000 come paventato; il primo passo sarà la comparazione con gli altri Paesi europei. Sulle prime mosse da compiere il presidente del Consiglio Meloni è al lavoro con i suoi ministri. Ieri ha visto il responsabile del Mef Giancarlo Giorgetti che avrebbe fatto un resoconto sui conti pubblici, il futuro viceministro Maurizio Leo e il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto; in serata il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani e il ministro per l’Agricoltura e la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. Sul tavolo, dunque, la prossima legge di bilancio e i provvedimenti da portare in Consiglio dei ministri la prossima settimana: le priorità sono il caro bollette e il tema dell’energia che potrebbe essere affrontato in un altro incontro in programma oggi. L’obiettivo è stringere i tempi, anche riguardo alle modifiche del Pnrr

Arriverà un primo segnale con l’estensione della flat tax per le partite Iva dagli attuali 65 mila euro a 85 mila euro di fatturato; possibile che ci sia un intervento sulla pace fiscale e sulla burocrazia per far partire i lavori pubblici. Si punta in ogni caso a dare un sostegno alle imprese con aiuti che non dovrebbero essere a pioggia ma che potrebbero agevolare “chi ha intenzione di fare”, come ha spiegato il presidente del Consiglio nel suo intervento al Senato. Le prime misure, tra cui quella sulla proroga sugli sconti sul carburante, entreranno nel dl aiuti Ter, con il rinvio pure delle multe Covid a giugno. Il premier lavora anche all’agenda internazionale: ha sentito al telefono il segretario generale della Nato Stoltenberg, sta preparando il dossier sul G7 e sul G20, potrebbe partecipare alla riunione della Cop27 in Egitto (ci saranno il Cancelliere Scholz, il presidente francese Macron e, anche se per poco tempo, il presidente americano Biden). In definizione anche l’incontro con il presidente della Commissione Ue von der Leyen.

Letta cerca il coordinamento delle opposizioni ma per il momento il Pd è solo

All’indomani del via libera al governo Meloni, Enrico Letta ha riunito la Segreteria e dal Nazareno è arrivata una sterzata alla strategia: gli atteggiamenti del M5S e, soprattutto, del Terzo polo hanno messo in chiaro che per il momento di una cabina di regia delle opposizioni non si parla; quindi, intanto avanti da soli, col lavoro nelle Aule. Per Francesco Boccia “Matteo Renzi fa interposizione fra maggioranza e futuri approdi e quando fa opposizione fa opposizione all’opposizione”. D’altronde, Carlo Calenda lo ha detto chiaramente: “Non esiste uno spazio per l’unità delle opposizioni invocata da Letta”. Anche i rapporti fra Pd e M5S sono piuttosto burrascosi e non aiutano i sondaggi, che fotografano un testa a testa: secondo una rivelazione sulle intenzioni di voto realizzata da Alessandra Ghisleri di Euromedia Research per Porta a Porta, con il 17.3% (+1.1%) il M5S supera il Pd che ha il 17% (- 2%) e Azione-Iv è data all’8.3% (+0.4%). 

E allora, intanto il Pd farà da sé: “Deve essere molto forte nel lavoro in Parlamento” spiegano dal Nazareno “a partire dalla legge di Bilancio e nell’individuazione delle battaglie nel Paese. Il programma, con il focus su lavoro e giustizia sociale, diritti e conoscenza e sostenibilità ambientale, è una eccellente base di partenza”. Il lavoro si dovrà intrecciare a quello del Congresso, che “non sarà un ennesimo cambio di segretario ma qualcosa di più profondo, sarà a tutti gli effetti costituente e nascerà il nuovo Pd”. Il percorso è quello indicato da Letta quando, nei giorni successivi alle politiche, ha annunciato che avrebbe lasciato la guida del partito, fissando a marzo (e uno dei giorni possibili potrebbe essere il 12) il momento in cui sarà scelto chi gli succederà. Il punto della situazione dopo l’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi è stato sintetizzato da Letta, quando si è detto “sconcertato per le prime mosse del Governo”, soprattutto per “l’innalzamento del tetto del contante” definita “una scelta dissennata”. L’impressione, spiegano dal Nazareno, è che “la premier abbia voluto dare un contentino alla Lega: ok alla soglia alta ma, in cambio, niente quota 101, niente flat tax modello Carroccio, niente accondiscendenza verso le mille promesse elettorali irrealizzabili. Semplicemente per un motivo: le risorse non ci sono”. L’obiettivo di Letta è far procedere in tandem l’attività di partito e di opposizione parlamentare: “Il dibattito congressuale dovrà legarsi all’agenda nel Paese e in Parlamento”.

La Bce alza i tassi di interesse di 75 punti base e prevede ulteriori aumenti

Come da attese, la Banca centrale europea ha annunciato il rialzo dei tassi di 75 punti base per i suoi tre tassi chiave, compiendo “progressi sostanziali nella riduzione dell’accomodamento della politica monetaria”. La presidente Christine Lagarde ha affermato che ci saranno “ulteriori aumenti dei tassi in futuro”, che il processo di normalizzazione della politica monetaria continua e che “a un certo punto dovremo individuare il tasso che ci consentirà di raggiungere l’obiettivo di medio termine del 2%”, senza dare indicazioni più definite in conferenza stampa. In questa fase economia è “probabile che l’attività dell’Eurozona sia rallentata in modo significativo nel terzo trimestre dell’anno”, ha spiegato Lagarde, aggiungendo che “sebbene gli indicatori a breve termine suggeriscano che nel terzo trimestre sono stati ancora creati posti di lavoro, l’indebolimento dell’economia potrebbe portare a un aumento della disoccupazione in futuro”; lo scenario lascia presagire “un ulteriore indebolimento nel resto di quest’anno e all’inizio del prossimo”. La Bce procederà dunque a “ridurre il sostegno alla domanda e a prevenire il rischio di un persistente spostamento verso l’alto delle aspettative di inflazione”. Saranno inoltre modificati i termini e le condizioni della terza serie di operazioni mirate di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO III), perché l’aumento dell’inflazione rende necessario “ricalibrarlo per garantire che sia coerente con il più ampio processo di normalizzazione della politica monetaria”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato che il rialzo dei tassi era “ampiamente previsto” e che “probabilmente non sarà l’ultimo in questa fase”. Giorgetti ha aggiunto che “confidiamo nella saggezza della Bce nell’interpretare le cause della recente impennata dell’inflazione e nel tener conto del rallentamento in corso nell’economia europea”. 


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