La Giornata Parlamentare del 5 agosto 2022

La Giornata Parlamentare del 5 agosto 2022

Il Governo vara il nuovo decreto aiuti: 17 mld per famiglie e imprese

Via libera dal Cdm al nuovo decreto aiuti da 17 miliardi che contiene interventi per far fronte a inflazione, caro energia, siccità e sostegno di famiglie e imprese. Il premier Mario Draghi ha definito il provvedimento “di proporzioni straordinarie”, fatto a saldi invariati “perché l’andamento dell’economia è migliore del previsto. Merito della capacità di famiglie e imprese, un po’ anche delle politiche economiche del Governo”. Ma, se la crescita è “straordinaria”, “ci sono nuvole all’orizzonte, ci sono previsioni preoccupanti per il futuro”. Tra le misure, sale il taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35mila euro che passa dallo 0,8% al 2%. Le bozze del decreto, presentate non senza strascichi e polemiche con i sindacati, parlavano di un punto percentuale. 

“I mezzi son quello che sono, ma dire che si dà tutto alle imprese e poco alle famiglie non è vero”, puntualizza Draghi, mentre il ministro dell’Economia Daniele Franco conferma che alle famiglie va un po’ di più, 5,8 miliardi contro i 5,5 alle imprese. Confermato anche l’anticipo a ottobre della rivalutazione del 2% delle pensioni con il limite però di 35mila euro. Confermati gli interventi contro il caro bollette, con la possibilità per chi percepisce il bonus sociale di avere un rimborso su acqua, luce e gas detassato all’interno del welfare aziendale, fino a un massimo di 516 euro, il doppio del limite precedente. Inoltre, le imprese fornitrici di gas ed elettricità non potranno modificare unilateralmente le condizioni di contratto fino al 30 aprile 2023, mentre per i clienti svantaggiati i prezzi del gas saranno calmierati dal 1° gennaio 2023. I crediti di imposta per le imprese per far fronte agli aumenti di energia e gas sono stati estesi al terzo trimestre con 3,3 miliardi; gli sconti sulla benzina sono prorogati al 20 settembre; prorogata la tassazione sugli extraprofitti delle aziende energetiche. 

Il Premier ha poi preso atto che il gettito versato è stato inferiore alle attese: “È mia intenzione che paghino tutto”, assicura, “ci sono provvedimenti in questo decreto che aumentano sanzioni”; “non escludo che qualora non ci fossero altre risposte non ci siano altri provvedimenti. Non è tollerabile che c’è un settore che elude una disposizione del Governo”. Nel decreto ci sono anche 400 milioni ai Comuni, 1 miliardo in più per il fondo sanitario nazionale che passa a 4 miliardi, 200 milioni per le imprese agricole danneggiate dalla siccità e la possibilità di dichiarare anche preventivamente lo stato di emergenza idrico. Più che raddoppiato il bonus trasporto, che passa da 79 a 180 milioni, mentre il bonus psicologo sale da 10 a 25 milioni di stanziamento. Infine, arriva la norma salva ex Ilva. Le priorità della prossima manovra spetteranno al nuovo esecutivo: “Sulla Nadef” spiega il Ministro Franco, “definiremo il quadro tendenziale e ricorderemo gli obiettivi già fissati nel Def; sarebbe bene restare sugli stessi obiettivi ma questa è una decisione che sarà presa dal prossimo Governo”.

Letta incontra Verdi e Si, passi avanti ma servono ancora 48 ore

Dopo un’altra giornata di trattative l’accordo tra il Pd con Verdi e Sinistra Italiana non è ancora stato chiuso. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno portato a Enrico Letta un documento programmatico, gemello diverso di quello frutto dell’accordo con Carlo Calenda; netto è lo stop al nucleare, mentre sui rigassificatori si entra nel merito: “No all’impianto di Piombino, pensato dentro al porto e di fronte alla città, quindi senza le garanzie minime di sicurezza”, mentre un’apertura potrebbe arrivare sul modello Ravenna. E poi ancora sì a una politica di sostegno alle famiglie; “Impraticabile”, infine, una coalizione basata sull’agenda Draghi. Dopo diversi contatti, l’incontro tra i tre si tiene in serata, ma un’ora e mezza non basta per siglare l’intesa: “Abbiamo ascoltato e registrato la volontà molto forte del Pd di arrivare alla costruzione di un’intesa con l’alleanza Verdi-Si. Abbiamo registrato la volontà di rendere questa alleanza centrale in questa campagna elettorale”, sintetizza Nicola Fratoianni, alla fine del faccia a faccia, “Nelle prossime ore ci confronteremo nella nostra alleanza, svolgeremo la nostra discussione e poi ci auguriamo in tempi rapidi di dare una valutazione definitiva e capiremo davvero se ci sono le condizioni per questa intesa o se non ci sono. Siamo consapevoli che servono tempi rapidi, parliamo realisticamente di 24-48 ore”, aggiunge. 

Enrico Letta resta determinato a chiudere. Il segretario del Pd ha ribadito ai suoi interlocutori “la forte volontà e determinazione del Pd” a fare la strada insieme contro la destra. “L’obiettivo è quello di costruire e rafforzare una coalizione larga e plurale per essere competitivi e cercare di battere la destra sovranista”. In ogni caso, è la convinzione, “il gioco vale la candela” e Letta rimane “paziente e determinato”. È evidente, ragiona con i suoi, che l’obiettivo “è più alto di qualsiasi eccessiva premura”, anche se è necessario fare in fretta per costruire il programma elettorale della coalizione: nel giro delle prossime 24-48 ore il nodo sarà sciolto. Ancora da chiudere, poi, la partita con Luigi Di Maio: il ministro degli Esteri potrebbe incontrare Letta oggi e intanto continua a chiedere “dignità e rispetto reciproco”. Nelle prossime ore, ribadisce ai suoi, “bisogna capire dove vuole andare questa coalizione e che coalizione si vuole costruire. Ma una cosa è certa: le forze politiche di una coalizione non possono essere differenziate in partiti di serie A e partiti di serie B”. 

Conte apre a una alleanza con Si e Verdi. Raggi attacca il Pd

Mentre il Pd di Enrico Letta tenta di trovare l’intesa con Verdi e Sinistra Italia, Giuseppe Conte tenta di inserirsi. Il dialogo con il M5S era stato auspicato più volte nelle scorse settimane da parte dei leader di Si ed Europa Verde, ma ora è il presidente pentastellato ad aprire uno spiraglio: “Fratoianni è una persona seria, stamattina ci siamo sentiti ancora una volta, se vorrà confrontarsi sui programmi noi siamo aperti. Il problema non è se Bonelli e Fratoianni faranno l’accordo col Pd, ma è che cosa faranno con Gelmini e Carfagna?”. I fronti sono aperti a un’interlocuzione, che comunque procede con tutte le cautele del caso e su più tavoli, come evidenzia e fa capire in mattinata Bonelli: “Con responsabilità verifichiamo se ci siano le condizioni per il dialogo con il Pd. Conte ci pare voglia portare il M5S alle origini, noi vogliamo parlare di giustizia sociale e climatica e sentiamo la responsabilità verso il Paese e per fermare le destre estreme; fra noi e Si non c’è nessuna valutazione diversa rispetto al Movimento. Siamo impegnati sulle questioni programmatiche per vedere se sia possibile trovare un’intesa”. Nicola Fratoianni ieri in un’intervista a Qn ha parlato “di un’alleanza tecnica con M5S della quale sarebbe necessario discutere” e in caso di mancato accordo con il Pd le cose potrebbero rapidamente evolvere verso un apparentamento con i pentastellati. 

Nel M5S, ad ogni modo, il tema delle alleanze fa discutere anche internamente. Ieri è tornata a parlare del fu campo largo Virginia Raggi tramite un post su Facebook, in odore di polemica contro i vertici pentastellati: “Sono lieta di vedere che finalmente Conte e i big del M5S hanno capito che non c’è speranza con il Pd. Li abbiamo rianimati con il Conte 2 e non siamo riusciti a pesare nel governo Draghi in nome di una presunta alleanza progressista che evidentemente faceva bene solo ai nostri alleati”. E Raggi, che non potrà essere ricandidata in virtù della regola del doppio mandato, non le manda a dire nemmeno quando parla degli accordi in essere tra M5S e Pd nei territori: “Adesso, si abbia il coraggio di chiudere anche con le pseudo alleanze di comodo in quei Comuni o in quelle Regioni laddove è evidente anche alla luce dei programmi che non c’è conciliabilità”. 

Musumeci si dimette. Il 25 settembre sarà election day in Sicilia

Dopo una lunga fase d’incertezza, il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci si è dimesso ed ha annunciato che il 25 settembre, contestualmente alle elezioni politiche, si voterà per la Regione. Il Presidente avrebbe meditato molto e assunta la decisione, a suo dire, non per ragioni politiche ma esclusivamente di “ordine tecnico, di ordine procedurale, dettate dal buon senso”. Musumeci ha sottolineato di aver informato della sua decisione il presidente dell’Assemblea regionale siciliana e ha poi illustrato i quattro motivi per cui in Sicilia si debba votare il 25 settembre: il primo riguarda “la chiusura delle scuole”, perché con il voto in scadenza bisognerebbe chiudere gli istituti due volte; poi, la crescita dei casi Covid perché se aumentano “i contagi non potremmo garantire a tutti gli elettori di poter esercitare il diritto di voto”; e ancora, “tre mesi e più di campagna elettorale” perché alle politiche seguirebbero subito dopo le regionali; infine i costi che dovrebbero affrontare le istituzioni per garantire il diritto di voto, circa “venti milioni di euro” che se si votasse in due momenti raddoppierebbero: “Non è possibile e il buon senso dice di no”, ha concluso. 

La sua scelta tuttavia non chiude le porte a un’ipotetica ricandidatura: “Sono pronto a guidare la coalizione di centrodestra per la vittoria e garantire per la seconda volta che la nostra coalizione possa guidare le sorti della Regione siciliana”, ha ribadito. Ma non è affatto scontata visto che a Roma, secondo indiscrezioni parlamentari di Forza Italia, il presidente Silvio Berlusconi ha chiamato Stefania Prestigiacomo per chiederle la disponibilità alla candidatura a Presidente della Regione Siciliana; la scelta del candidato sarà al centro di un confronto tra i leader del centrodestra e, viste le tensioni dei mesi scorsi su una eventuale ricandidatura di Musumeci, non sarà una decisione semplice. Di sicuro si intreccerà con il dibattito sui collegi e Fi sembra intenzionata, magari con l’appoggio di Matteo Salvini, a dar battaglia.


Nomos

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