La giornata parlamentare del 5 febbraio 2021

La giornata parlamentare del 5 febbraio 2021

Draghi ha iniziato le consultazioni; obiettivo: costruire un’ampia maggioranza

Il perimetro parlamentare di Mario Draghi potrebbe spaziare dalla Lega a Leu, passando per Pd M5S. Al primo giorno di consultazioni, mentre sfilano davanti al premier incaricato i piccoli gruppi parlamentari di Camera e Senato, fino a qualche giorno fa indispensabili per immaginare un Conte ter, s’intravede uno spazio politico prima inimmaginabile. La formula sarebbe il modello Ciampi, con pochi ministri tecnici di alto profilo ad affiancare il premier sui dossier più delicati, come l’economia, la giustizia e forse anche la sanità, ma in Consiglio dei ministri i rappresentanti di tutti i partiti; è questa l’ipotesi che rimbalza nei rumors parlamentari. Draghi mantiene un riserbo assoluto sulla forma politica che intende dare al suo esecutivo. Solo al secondo giro di consultazioni potrebbe scoprire le sue carte, per ora prende appunti, ascolta, annota auspici e condizioni. Un governo di tutti, senza Fdi e forse un pezzo di sinistra, sarebbe la risposta più corale possibile all’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’unità nazionale. Realizzarla non sarà semplice: la partecipazione di parte del M5S ma soprattutto della Lega è ancora un’incognita. 

Ai rappresentanti dei piccoli gruppi parlamentari l’ex presidente della Bce fornisce in pochi tratti le sue priorità: le riforme, a partire da quella della Pa, il piano vaccinale, come premessa indispensabile di una ripresa non solo economica, il Recovery plan come occasione storica per l’Italia e per l’Ue, da non sprecare, i giovani e la scuola, i posti di lavoro da creare e l’appuntamento con la fine del blocco dei licenziamenti. Ai gruppi chiede proposte e spunti, si sente dire a più riprese che il governo deve essere politico, che i gruppi parlamentari vanno ascoltati, batte molto sul tasto della campagna vaccinale. Che governo sceglierà per questa missione, è ancora un’incognita ma tra i partiti si diffonde la convinzione che il prossimo esecutivo non sarà solo tecnico, sarà anche politico, e non solo perché lo chiedono quasi tutti, ma anche perché portare in Cdm i rappresentanti dei partiti vorrebbe dire avere un più saldo canale con il Parlamento. Certo, comporre tutti i desideri non è facile: il Pd vorrebbe una maggioranza Ursula, solo con gli europeisti, senza Lega e Fdi; la Lega auspica forte discontinuità con il Conte bis, il che vorrebbe dire fuori i ministri uscenti (e il premier); il M5S, che ha i numeri più importanti in Parlamento, vuole garanzie sui suoi temi e i suoi ministri; Forza Italia chiede rassicurazioni sul futuro Guardasigilli. A dare carta bianca sono +Europa e Azione, che si candidano a fare i pasdaran draghiani, mentre potrebbero stare fuori una parte del M5S e anche i parlamentari più di sinistra. La maggioranza potrebbe prendere forma nel secondo giro di consultazioni: potrebbe essere quello il momento in cui emergeranno anche con più chiarezza i profili dei ministri. 

Il Calendario delle consultazioni

Oggi alle 11.45 Draghi incontrerà i rappresentanti di LeU, alle 12.45 quelli di Italia Viva, alle 15.00 invece sarà la volta di Fratelli d’Italia. Alle 16.15 sarà il turno del Partito Democratico, poi l’ultimo appuntamento della giornata con i rappresentanti di Forza Italia. Questo primo giro di consultazioni terminerà sabato quando alle 11.00 Mario Draghi incontrerà prima la Lega di Matteo Salvini e successivamente alle 12.15 il Movimento 5 Stelle. 

La direzione sembra quella di un governo tecnico e politico: il totonomi

C’è chi ipotizza una squadra di Governo snella. Per ora ci si affida solo a ipotesi e rumors, ci s’interroga se Draghi al dunque farà la sua lista o chiederà ai gruppi di indicare rose di nomi. All’Economia, c’è chi accredita l’ipotesi che il premier tenga l’interim, ma viene considerato più probabile che scelga un tecnico di sua fiducia come Daniele Franco o Luigi Federico Signorini (Bankitalia) o Daniele Scannapieco (Bei), mentre vengono considerate in ribasso le quotazioni dell’uscente Roberto Gualtieri. Alla giustizia continua a farsi il nome di Marta Cartabia o Paola Severino. Un tecnico come Ilaria Capua potrebbe andare alla sanità, dove però non è esclusa la conferma di Roberto Speranza. All’interno Luciana Lamorgese potrebbe restare, anche se su quel Ministero pesa l’incognita Lega. Carlo Cottarelli potrebbe entrare in squadra così come la Rettrice della Sapienza Antonella Polimeni

Quanto ai politici, Nicola Zingaretti non sembra escludere del tutto un suo ingresso, se Draghi glielo chiederà, ma per ora lo smentisce. Potrebbe essere confermato per il M5S Luigi Di Maio e per il Pd Lorenzo GueriniDario Franceschini o entrare Andrea Orlando se Zingaretti decidesse di no. Matteo Renzi dice ai suoi che esclude di essere interessato, potrebbe indicare Ettore Rosato o Maria Elena Boschi. Per Fi Antonio Tajani. Per la Lega, naturalmente, Giancarlo Giorgetti o un tecnico d’area. I desiderata dei partiti rischiano però di scontrarsi con i piani del premier incaricato e con la necessità di dare la sua impronta non solo sui temi, ma anche nella squadra, anche per superare i veti incrociati. C’è chi non esclude che alla fine i partiti possano entrare solo nei posti di viceministro o sottosegretario. Difficile, però, che si accontentino: il M5S l’ha detto più chiaro di tutti, se il governo non sarà politico difficile che voti sì. (Lo speciale di Nomos)

Conte e Di Maio aprono a Draghi, il M5S, a fatica, va verso una nuova svolta

Il Movimento 5 stelle inizia a orientare la bussola verso un possibile sì al governo di Mario Draghi, anche se il percorso resta accidentato. Il premier uscente Giuseppe Conte garantisce di non voler ostacolare il compito dell’ex presidente della Bce e si offre come riferimento dei 5 stelle nel quadro di una collaborazione con Pd e LeU. Il leader ombra Luigi Di Maio aggiusta la linea in corsa e spinge il Movimento a un confronto senza pregiudiziali; “Comprendo gli animi e gli umori di queste ultime ore”, inizia così, con questa dichiarazione prima ancora delle parole di Conte, la svolta del M5S. “È proprio in queste precise circostanze che una forza politica si mostra matura agli occhi del Paese”, avverte, facendo appello al “rispetto istituzionale”. L’ex capo politico traccia così la strada sule consultazioni: il M5S, dice, ha “il dovere di partecipare, ascoltare e di assumere poi una posizione sulla base di quello che i parlamentari decideranno”. “In queste ore qualcuno mi descrive come un ostacolo alla formazione del nuovo governo, evidentemente non mi conosce o è in mala fede, i sabotatori vanno cercati altrove”, rivendica intanto Giuseppe Conte parlando davanti a palazzo Chigi; “Auspico un governo politico che sia solido e abbia quella sufficiente coesione per operare scelte politiche, eminentemente politiche”, dice, schierandosi con la necessità del M5S di condizionare un eventuale sì alla possibilità di pesare anche nel prossimo esecutivo. “Ci sono e ci sarò”, promette al M5S, mentre “agli amici di Pd e Leu dico che dobbiamo continuare a lavorare insieme”. 

Intanto nel dibattito interno al M5S iniziano a intravvedersi i primi orientamenti.  Fra i già convinti o quasi può essere annoverato Luigi Di Maio ma anche qualche figura vicina al presidente della Camera Roberto Fico, come il Ministro uscente Federico D’Incà. I contrari sono divisi al loro interno fra seguaci di Alessandro Di Battista, che però saranno probabilmente abbandonati al loro destino dall’ex deputato che non intende rischiare tutto promuovendo una scissione, ed ex contiani come Paola Taverna, che si stanno rimettendo in movimento dopo le parole del premier uscente. La terza via è rappresentata da chi ricorda che il M5S resta il gruppo più corposo in Parlamento, dispone ancora di non pochi presidenti di commissione, qualunque maggioranza che lo escludesse non avrebbe vita facile e prova quindi a difendere qualcosa delle battaglie storiche del Movimento. Vito Crimi prova a fare sintesi dando voce ai timori e ai dubbi della maggioranza, senza tornare sulla prima chiusura annunciata martedì sera; sabato nelle consultazioni, annuncia, “ascolteremo attentamente” Draghi ma “porteremo al tavolo il Movimento 5 stelle con la sua storia, le sue battaglie e le sue visioni. E, chiaramente, fra queste il reddito di cittadinanza è uno dei punti fermi”. Dopo la difficile assemblea-sfogatoio di mercoledì, quando gli “aperturisti” nei confronti di Draghi si erano manifestati con una certa timidezza, il doppio segnale di Conte e Di Maio sposta i termini della discussione interna. 

Il centrodestra si spacca su Draghi FdI contro, FI a favore e Lega apre

La coalizione di centrodestra esce con le ossa rotte dalla trattativa pre-consultazioni con il presidente del Consiglio incaricato. È da poco passato mezzogiorno quando arriva una nota di Silvio Berlusconi, che scioglie la riserva e annuncia il sostegno del suo partito a Mario Draghi, prima dell’avvio di un’assemblea di Forza Italia che si preannunciava tormentata senza una presa di posizione netta del Cavaliere. Berlusconi è costretto a intervenire per tenere il suo gruppo per la gran parte favorevole al sostegno a Draghi. Durante la riunione la capogruppo di FI Mariastella Gelmini legge la nota del presidente che è accolta da un applauso, in primo luogo dalla vice presidente della Camera Mara Carfagna che, tra le prime a evocare il governo di larghe intese, la considera una vittoria della sua linea. Da quel momento è chiaro che la trattativa interna alla coalizione di centrodestra per trovare una posizione comune è finita: mercoledì Fratelli d’Italia, dopo aver proposto inutilmente l’astensione di tutti come mediazione, aveva annunciato il suo no categorico. Con il sì di FI si consuma definitivamente la frattura e la coalizione andrà da Mario Draghi con delegazioni separate.

Ieri pomeriggio Matteo Salvini ha riunito la segreteria politica della Lega. Al termine, si mostra ai cronisti con il suo vice Giancarlo Giorgetti, che poi chiarirà che tra i due “non c’è alcuna contrapposizione” su un eventuale sostegno a Draghi. Salvini non chiude rispetto a un eventuale sostegno “In base alle risposte che avremo liberamente e serenamente faremo le nostre scelte”, assicura: “Per noi prima viene l’interesse e il bene del Paese. Ancor prima dell’interesse di coalizione e di partito”. Aperture anche da parte dei centristi: “Abbiamo ringraziato Draghi per la sua disponibilità e generosità, la sua è una figura di altissimo profilo internazionale, autorevole e forte. Questa è una risorsa e una grande opportunità per l’Italia”, afferma Maurizio Lupi di NcI dopo il primo giro di consultazioni con l’ex governatore. E anche Giovanni Toti, leader di Cambiamo! ha dato la sua disponibilità e anzi ha spronato l’intero centrodestra a “impegnarsi nel modo più ampio possibile”.


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