La giornata parlamentare del 9 febbraio 2021

La giornata parlamentare del 9 febbraio 2021

Alle consultazioni Draghi inizia a parlare del suo programma 

La pandemia ha rubato giorni di scuola ai ragazzi e alle ragazze italiani e Mario Draghi vuole partire da qui: il calendario scolastico va rivisto e bisogna fare di tutto per assicurare che alla ripresa a settembre i professori siano in cattedra; e il premier incaricato ne discute con i partiti più piccoli durante il secondo giro delle consultazioni. L’altra priorità è accelerare sui vaccini, la loro distribuzione ma anche la produzione. E creare posti di lavoro, perché la ripresa ci sarà ma sarà lenta. Prende forma il programma del nuovo governo, che parlerà anche di Europa e lavoro e delle riforme necessarie a rilanciare il Paese: fisco, pubblica amministrazione e giustizia in cima alla lista. Il ritmo dei colloqui è serrato, gli esponenti delle forze politiche escono uno dopo l’altro e dipingono un quadro molto simile. La cornice entro la quale si muoverà il governo Draghi sarà europeista all’insegna di un rinnovato atlantismo. Sul fronte interno invece il premier incaricato batte più volte sulla riforma della pubblica amministrazione, necessaria per l’attuazione del Recovery plan. 

Ci sono poi la riforma della giustizia civile e quella del fisco, che deve essere organica, con il riordino dell’irpef e una profonda revisione delle aliquote mantenendo l’impostazione progressiva; quella penale, tema fonte di molte tensioni fra i partiti, non è citata. L’emergenza sanitaria ha poi portato con sé quella sociale ed economica. Il blocco dei licenziamenti scade a fine marzo e qui nessuno riporta parole nette: la necessità di proteggere le persone sarebbe però chiara al premier incaricato, che punta a creare nuovi posti di lavoro attraverso la ripresa degli investimenti e l’apertura dei cantieri. Altra priorità, l’ambiente. Centrali i due grandi temi che interessano tutti i cittadini: la scuola e la lotta al Covid. Il 15 febbraio scade il decreto legge che vieta gli spostamenti fra Regioni e dunque se rinnovare la stretta o come alleggerirla potrebbe essere il primo atto del nuovo governo. Sulla scuola invece si sono già fatti sentire i presidi: l’idea di allungare, magari fino a luglio, la presenza degli studenti in classe viene accolta con un mix di prudenza e timore mentre sulle “200mila assunzioni” da fare la richiesta è di maggiore autonomia agli istituti. 

Al via l’ultimo giorno di consultazioni, poi Draghi scioglierà la riserva

Oggi le consultazioni di Draghi riprenderanno alle 11.00, con il neonato gruppo di Palazzo Madama di Europeisti-Maie-Centro democratico; dalle 11.45 alle 12.15 il presidente incaricato incontrerà Liberi e uguali e, a seguire, dalle 12.30 alle 13.00, i rappresentanti di Italia viva; alle 13.15, poi, sarà il turno di Fratelli d’Italia, unico partito al momento che ha già annunciato che non voterà la fiducia; il Partito democratico è atteso dalle 15.00 alle 15.30; dalle 15.45 alle 16.15 sarà la volta di Forza Italia e Udc, e, a seguire, dalle 16.30 alle 17.00, della Lega; la chiusura del secondo giro è con il Movimento 5 Stelle dalle 17.15 alle 17.45. Al termine delle consultazioni potrebbe svolgersi, probabilmente nella giornata di domani, un confronto con le parti sociali e gli enti locali; dopodiché, il presidente incaricato potrebbe salire al Quirinale per riferire a Sergio Mattarella l’esito degli incontri con i partiti: se fosse confermato il sostegno ampio che sembra esserci, Draghi potrebbe sciogliere la riserva e presentare la lista dei ministri poco dopo. 

I partiti premono sulla futura squadra di Governo di Mario Draghi

La squadra di governo che accompagnerà Mario Draghi in questo percorso è invece ancora un’incognita per i partiti della sua potenziale maggioranza: la convinzione è che sarà tecnico-politica, senza i leader, con ministri scelti dal premier, ma sul dettaglio non si sa nulla e dai partiti continuano a trapelare auspici e paletti. Ai piccoli gruppi incontrati nel secondo giro di consultazioni, Mario Draghi non lascia neanche un indizio, ma l’impressione, racconta l’esperto Bruno Tabacci, è che possa prendere ancora qualche giorno per decidere. Dopo che ieri è iniziato il secondo giro di consultazioni, in molti lo descrivono gentile, accogliente, ma anche molto netto nella sua impostazione di lavoro: ha davanti a sé alcuni appunti schematici e illustra in poche parole i cardini del suo programma. C’è chi ipotizza che il premier incaricato possa sentire i leader di partito dopo le consultazioni, prima di chiudere il cerchio. Ma nell’incrocio tra ministri e deleghe emergono tutte le difficoltà nel tenere insieme una maggioranza che va da Leu (combattuta al suo interno se entrare o meno) alla Lega, passando da Pd e M5S. 

Cinque stelle, che ufficializzeranno la scelta con un sofferto voto su Rousseau, chiedono un governo politico e quindi i loro ministri, Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli possibilmente confermati agli Esteri e allo Sviluppo economico, rappresenterebbero due delle grandi componenti del Movimento. Altrettanto fa la Lega, dove si starebbero confrontando anche in chiave interna le due anime facenti capo a Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti. Al Pd le aspirazioni degli ex ministri e delle correnti si scontrerebbero con la volontà di Draghi di scegliere i profili più adatti; di qui la spinta di alcuni per un disarmo e l’indicazione di tecnici d’area. Il Nazareno fa sapere che ci si affida alle decisioni che il premier incaricato prenderà d’accordo con Mattarella, ma nei gruppi parlamentari si fanno i nomi di Dario FranceschiniLorenzo Guerini e Andrea Orlando come possibili ministri politici. Matteo Renzi, da Italia viva, starebbe spingendo nella direzione di una discontinuità col precedente governo. I leader di partito dovrebbero restare fuori, ma come tenere insieme gli auspici di M5S e Lega per Di Maio e Salvini, e la possibilità che Roberto Speranza resti alla salute con le difficoltà che la convivenza in Cdm comporterebbe? A complicare la situazione c’è che a ogni delega corrisponde un tema potenzialmente divisivo: Draghi non sarebbe disposto, ad esempio, a rinnovare alla scadenza la leghista quota 100. Di qui il dilemma: avere ministri politici vuol dire dare più forza all’esecutivo in Parlamento, ma sui nomi l’equilibrio è difficilissimo e potrebbe volerci più tempo per la sintesi. 

Figure chiave saranno i sottosegretari alla presidenza del Consiglio: c’è chi ipotizza che possano essere politici come Giorgetti e Orlando, a rappresentare i partiti, ma vengono più quotati profili tecnici come Daniele Franco di Bankitalia, la giurista Luisa Torchia o l’avvocato Antonio Catricalà; Franco resta comunque il nome più quotato per l’Economia, insieme a Dario Scannapieco della Bei. Tra gli economisti si citano anche Carlo Cottarelli e Ignazio Angeloni della vigilanza Bce. Al Viminale, come ministro super partes e di garanzia, resterebbe Luciana Lamorgese. Per la sanità si cita Rocco Bellantone, presidente della Facoltà di medicina della Cattolica e direttore del Gemelli. Molte, assicura chi conosce Draghi, saranno le donne: di qui, nei rumors, i nomi di Marcella Panucci, ex Confindustria, della professoressa Lucrezia Reichlin, del direttore della Farnesina Elisabetta Belloni e di Marta Cartabia alla Giustizia. 

Il voto su Rousseau fa alzare la tensione nel M5S, ombra scissione

L’ennesimo bivio, forse l’ultimo: da qui a giovedì in una doppia votazione (la prima sul cambio dello Statuto, la seconda sul governo Mario Draghi) il M5S è chiamato ad una svolta cruciale. La decisione di affidare il sì al nuovo esecutivo agli iscritti arriva come un fulmine a ciel sereno in buona parte dell’ala governi sta: “Che succede se vincono i No? Facciamo una scissione al contrario?”, è la domanda che circola tra i parlamentari che hanno da tempo aperto a Draghi. Un intervento di Beppe Grillo, per dare un imput decisivo all’attivismo pentastellato, è auspicato e atteso ma chissà se basterà, anche perché, al Senato, la fronda dei contrari resta solida e numerosa. A irritare i governisti, a partire da Luigi Di Maio, c’è innanzitutto il metodo; non a caso, subito dopo l’annuncio del blog delle Stelle, l’account ufficiale del Movimento ricorda: “Il M5S, come ha sempre fatto anche per la formazione dei governi precedenti, darà la parola ai propri iscritti”. Come dire, nessuna sorpresa sul voto. Eppure, protestano diversi parlamentari, nel corso della riunione congiunta di domenica notte quella di affidare il sì a Draghi al web era balzata solo come un’ipotesi, e c’è chi vede nella decisione l’ultima zampata di Davide Casaleggio contro la fronda dei parlamentari anti-Rousseau

Il voto online, tuttavia, potrebbe anche placare l’ala dei contrari guidati da Alessandro Di Battista. Se la base dicesse sì, sconfessarla con un no diverrebbe complicato anche per chi, da Mattia Crucioli a Barbara Lezzi, non fa mistero della sua contrarietà al governo Draghi. E, nel frattempo, sono in tanti a chiedere “quesiti chiari” per gli iscritti. La sensazione, secondo fonti di primo piano del Movimento, è che ci sia una prima domanda, a cui seguiranno diverse subordinate. Molto dipenderà proprio dal quesito. Anche perché il sentimento degli attivisti, spiegano gli eletti che in queste ore ci hanno parlato, è per ora nettamente anti-Draghi e se l’ex governatore della Bce optasse per un governo tutto tecnico i no fioccherebbero anche nei gruppi. Nelle prossime ore, insomma, serviranno endorsment pro-Draghi sulla scia di quello che, in congiunta, ha messo in campo il premier uscente Giuseppe Conte. Il suo intervento è stato accolto da applausi e commozione e il suo dietrofront dall’ingresso nel governo lascia sicuro campo aperto a Luigi Di Maio, oltre che ad altri big come Stefano Patuanelli. Resta il rebus del ruolo di Conte nel Movimento: difficile che voglia disperdere il consenso incassato in questi mesi ma, al momento, il premier dimissionario non è iscritto al M5S, dato che frena anche una sua candidatura come capo politico se gli iscritti, nel voto di oggi e mercoledì sullo Statuto, bocciassero la governance a 5. Molto dipenderà dalla scelta del M5S su Draghi e da una’eventuale e conseguente scissione. 

Al Senato

A causa dell’apertura della crisi di Governo, nella giornata di oggi e per tutto il resto della settimana l’Assemblea del Senato non si riunirà e sarà convocata a domicilio.  Per quanto riguarda le Commissioni, la Istruzione, con la Sanità, svolgerà delle audizioni sull’affare assegnato sull’impatto della didattica digitale integrata (DDI) sui processi di apprendimento e sul benessere psicofisico degli studenti. La Lavori pubblici svolgerà diverse audizioni sul decreto cosiddetto sblocca cantieri. La Agricoltura svolgerà alcune audizioni sull’affare sulle problematiche connesse al tema dei cambiamenti climatici con particolare riferimento al loro impatto sul settore agricolo. La Salute svolgerà delle audizioni sul tema dei vaccini anti Covid-19 e alcune sull’affare assegnato relativo al potenziamento e riqualificazione della medicina territoriale nell’epoca post Covid.

Alla Camera

A causa dell’apertura della crisi di Governo, nella giornata di oggi e per tutto il resto della settimana l’Aula della Camera non si riunirà e sarà convocata a domicilio. Per quanto riguarda le Commissioni, La Affari costituzionali, con la Trasporti, si confronterà sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri in materia di notifiche degli incidenti aventi impatto su reti, sistemi informativi e servizi informatici. La Bilancio ascolterà il Presidente della Commissione tecnica fabbisogni standard Giampaolo Arachi e o rappresentanti dell’Uncem sulla Proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza. Sul medesimo tema, con la Attività Produttive ascolterà in rappresentanti di Leonardo.  

La Ambiente svolgerà diverse audizioni sul recovery plan; nello specifico domani audirà i rappresentanti di Assobioplastiche, della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, della Lipu, di Symbola Unioncamere, della Federation of Aluminium Consumers in Europe (FACE), di Greenpeace, dell’Unione Nazionale imprese recupero e riciclo maceri (UNIRIMA), dell’Associazione Nazionale Riciclatori e Rigeneratori Materie Plastiche (ASSORIMAP) e dell’Associazione nazionale dei commercianti in ferro e acciaio e metalli non ferrosi (Assofermet); a seguire quelli dell’Unione Imprese Economia circolare (FISE UNICIRCULAR) e FISE Assoambiente e dell’Associazione Italiana Compostaggio (AIC). La Trasporti, così come la Affari sociali, svolgerà delle audizioni sulla Proposta di Piano Nazionale di ripresa e resilienza. 


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