La Giornata Parlamentare del 9 giugno 2022

La Giornata Parlamentare del 9 giugno 2022

Sul Fit for 55 traballa la maggioranza Ursula. Scontro tra Pd e centrodestra

Quella sugli otto capitoli del pacchetto clima, il cosiddetto Fit for 55, è stata una battaglia come non se ne vedevano da tempo a Strasburgo, con la spaccatura tra Ppe e Socialisti & Democratici a simboleggiare il caos. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen, prima promotrice del Fit for 55, non potrà non tenerne conto, ma anche in Italia lo scontro sull’ambiente decreta una nuova spaccatura all’interno della maggioranza di Governo. In aula approdava la riforma dell’Ets (il sistema di scambio per le quote di emissione) che include anche il contestato Ets II, il cui obiettivo è tassare la CO2 emessa da trasporti su gomma e caldaie, anche domestici. Il voto era in bilico; S&d e i liberali di Renew puntavano al range 2026-32, il Ppe, appoggiato da Ecr, proponeva il 2028-34. A passare, in aula, è stato proprio l’emendamento dei Popolari. Ma, a quel punto, i Socialisti hanno deciso di bloccare l’intera riforma. Sulla riforma del mercato delle emissioni i partiti della maggioranza Draghi sono andati in ordine sparso: la Lega ha votato contro, FI a favore, M5S si è astenuto, gran parte della delegazione del Pd sul testo finale si è astenuta, in quattro si sono spinti al voto contrario: “La posizione del Pd è stata netta: assieme al M5S, alla sinistra e ai Verdi abbiamo preso una posizione di non voto”, ha spiegato il capodelegazione Dem Brando Benifei; “Per Letta una figuraccia, il Pd affossa uno dei provvedimenti principali”, ha attaccato Giorgia Meloni, “Il Pd ha votato come le destre”, ha incalzato Carlo Calenda

Ma è sullo stop alle auto inquinanti dal 2035 che S&d si è preso una rivincita. L’emendamento del Ppe che riduceva al 90% del totale delle emissioni lo stop ai veicoli a benzina, diesel e gpl è stato bocciato; i Popolari erano stati chiari: con una bocciatura non avrebbero votato l’intero capitolo auto. Ma alla fine, a prevalere, è stato il fronte formato da S&dRenew e Greens, con il sostegno del M5S. “Sulle auto la destra si è ricompattata ma ha perso la battaglia”, ha esultato il Pd; “Oggi abbiamo scoperto che i Dem sono contro i lavoratori”, ha sottolineato Antonio Tajani riassumendo l’ira del Ppe. Per Matteo Salvini lo stop alle auto inquinanti “è una follia assoluta, un regalo alla Cina e un disastro per i lavoratori”. Unico punto sul quale, trasversalmente, le delegazioni italiane si sono compattate è stato l’emendamento salva Motor Valley, che per gli standard di emissione prolunga le deroghe per i piccoli produttori. Di certo, i voti della Plenaria di Strasburgo non chiudono la questione ambientale. I capitoli Ets, Fondo Sociale per il Clima e carbon tax alle frontiere tornano in Commissione Ambiente mentre quelli approvati saranno oggetto dei negoziati tra Parlamento, Consiglio e Commissione. Ma i voti di oggi rischiano di delineare anche una fase ben più caotica per il Parlamento Ue: la maggioranza Ursula non è salda come un tempo.

L’Ocse rivede le previsioni di crescita globali a causa della guerra e gela l’Italia

La guerra in Ucraina assesta un duro colpo alle previsioni di crescita globali, Italia inclusa, mentre la fiammata dell’inflazione continuerà a erodere il potere d’acquisto delle famiglie, a cominciare da quelle più povere e vulnerabili. Questa la fotografia scattata dall’Ocse nelle Prospettive Economiche presentate a Parigi con un preambolo dal titolo: “Il prezzo della guerra”: “Il mondo pagherà un pesante tributo al conflitto russo contro l’Ucraina”, ha dichiarato la capoeconomista dell’Ocse Laurence Boone presentando in conferenza stampa il drastico taglio delle previsioni sull’economia mondiale. “Ovunque nel mondo, i Paesi subiscono il rincaro delle materie prime, che si aggiunge alle tensioni inflazionistiche e pesa sui redditi e la spesa reale, il che frena la crescita”, ha fatto eco il segretario generale dell’Ocse Mathias Cormann, aggiungendo che questa situazione “è direttamente imputabile alla guerra di aggressione, infondata e ingiustificabile, condotta dalla Russia che causa un calo dei redditi reali, un indebolimento della crescita e un deterioramento delle prospettive occupazionali globali”. 

Le proiezioni contenute nell’OECD-Economic Outlook prevedono una brusca frenata del Pil globale: dal 5,8% del 2021 al 3% del 2022 (contro il 4,5% atteso nell’Outlook di dicembre scorso) e al 2,8% del 2023. Quanto all’inflazione, le stime per il 2022 la posizionano a circa il 9% nei Paesi dell’area Ocse, il doppio rispetto a quanto annunciato precedentemente. Le ricadute economiche e sociali della guerra si fanno sentire in modo ancora più acuto in Europa, in particolare tra i Paesi maggiormente esposti al conflitto per la loro dipendenza energetica dalla Russia o il flusso di rifugiati ucraini in fuga dalle bombe. Nell’Eurozona, secondo le stime, il Pil scenderà dal 5,3% del 2021 al 2,6% del 2022 e all’1,6% del 2023. Quanto all’Italia, dopo il forte slancio del 2021 (+6,6%), si prevede una crescita al 2,5% nel 2022 e all’1,2 % nel 2023. L’inflazione, osserva poi l’Ocse, nel nostro Paese è cresciuta complessivamente del 7,3 % nel mese di maggio, “trainata dall’incremento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari”. L’inflazione alimentare “dovrebbe restare elevata per tutto il periodo considerato dalle previsioni economiche” e “gli incrementi dei salari non compenseranno completamente la spesa che le famiglie dovranno sostenere in ragione dell’aumento del costo della vita”. 

Intanto, Eurostat rivede al rialzo le stime sulla crescita del Pil e dell’occupazione nel primo trimestre dell’anno rispetto all’ultimo del 2021. Nel periodo gennaio-marzo il Prodotto interno lordo dell’Eurozona è cresciuto dello 0,6% rispetto allo 0,3% della stima flash pubblicata a metà maggio. Per l’Ue nel suo insieme la stima è passata dallo 0,4 allo 0,7%. Dalle previsioni emerge che l’Italia è terzultima tra i Paesi dell’Eurozona per la crescita registrata nel primo trimestre 2022: tra gennaio e marzo il Pil italiano è cresciuto dello 0,1%, stessa performance dell’Estonia, rispetto al trimestre precedente. Peggio hanno fatto solo la Francia, caduta in terreno negativo a -0,2%, e i Paesi Bassi, allo 0%. 

Il Pnrr, con il sostegno di Draghi, arriva alle Regioni, da idrogeno a sanità

Il Pnrr arriva alle Regioni, che entrano in campo nell’attuazione del Piano attraverso l’avvio dei primi progetti bandiera, su temi altamente innovativi come l’Hydrogen Valley e la medicina predittiva. Sei le Regioni apripista (LiguriaPiemonteFriuli-Venezia-GiuliaUmbriaBasilicata) ma nel giro di qualche mese dovrebbero essere tutte coinvolte. “Siete i protagonisti del Piano”, assicura il presidente del consiglio Mario Draghi ai governatori che più volte hanno espresso l’esigenza di avere un ruolo nel Pnrr: “Il piano parte dal basso e ha bisogno del vostro contributo”, sottolinea il premier, assicurando il sostegno incondizionato del Governo. Il primo blocco di protocolli d’intesa, siglati nella Sala Verde di Palazzo Chigi alla presenza di quattro ministri e sei presidenti di Regione oltre al premier e al sottosegretario alla presidenza del consiglio Roberto Garofoli, riguarda il progetto della Liguria per realizzare il primo Centro di Medicina Computazionale e Tecnologica e quello delle altre cinque regioni per la realizzazione di siti di produzione d’idrogeno verde in aree industriali dismesse, le cosiddette Hydrogen Valleys

“Due progetti di grande interesse territoriale e nazionale” che rafforzano la coesione dei territori, evidenzia Draghi, spiegando che il progetto ligure punta a diventare “un punto di riferimento” nel settore della sanità e quello sull’idrogeno verde darà una spinta sia all’occupazione che agli obiettivi green.  Il primo, puntualizza la Ministra dell’università Maria Cristina Messa, s’integrerà con la ricerca e consentirà all’Italia – aggiunge il titolare della salute Roberto Speranza – di “rafforzare la nostra capacità su un terreno rilevante come la medicina personalizzata”; il secondo per il Ministro della transizione Roberto Cingolani rimetterà il nostro Paese “in linea con i migliori Stati Ue in un settore strategico per il futuro”. In Puglia, in particolare, gli investimenti interesseranno in un certo modo anche l’Ilva, su cui lo stesso Draghi rilancia l’impegno del Governo: “vogliamo riportarla a quello che era quando era competitiva, era la più grande acciaieria d’Europa”. 

Gelmini accelera sull’autonomia di alcune regioni, critica Carfagna

C’è un’accelerazione sull’autonomia differenziata, ma la strada non si annuncia in discesa. Il Ministro Mariastella Gelmini ha predisposto una bozza con l’obiettivo di varare una legge quadro entro fine legislatura e il 22 giugno è attesa una riunione con i governatori di Emilia RomagnaLombardia e Veneto. Le due mosse dividono la maggioranza: nel Pd si critica il contenuto e si teme la rottura dell’unanimità fra Regioni del Nord e del Sud, nonché fra Regioni e Città metropolitane, e il M5S sottolinea il “rischio di far male al Mezzogiorno anche in relazione agli obiettivi del Pnrr”. La bozza di 5 articoli, datata 28 aprile, condivisa informalmente con i gruppi parlamentari, disciplina le intese Stato-Regioni, indica i livelli essenziali delle prestazioni su sanità, assistenza, istruzione, trasporto pubblico locale (i Lep, su cui lo Stato ha un grave ritardo) come condizione per il trasferimento di funzioni onerose e prevede che le risorse necessarie all’esercizio da parte della Regione siano determinate secondo la spesa storica. Infine si dispone che l’intesa duri 10 anni con possibilità di modifica. 

Dopo i due progetti arenatisi nei governi Conte (con i ministri Stefani e Boccia), questa accelerazione è spinta dai governatori di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Liguria, diversi colori politici ma identico obiettivo di superare burocratizzazione e centralizzazione. E fra quelli del Mezzogiorno monta il malumore: il Ministro per il Sud Mara Carfagna, collega di partito di Gelmini, ha chiarito la necessità di “fare in modo che la legge sull’autonomia differenziata non aumenti i divari, non li consolidi e non li cristallizzi”. Il presidente del Veneto, il leghista Luca Zaia, ha chiesto di “mettere fine alle leggende metropolitane sul fatto che l’autonomia è la secessione dei ricchi, un atto di egoismo, la volontà di affamare il Sud o di rubare soldi”; “Non ci vedo nessuna questione di accrescimento dei divari, tutt’altro”, conviene il governatore toscano, il dem Eugenio Giani. E più volte il presidente lombardo Attilio Fontana (Lega) ha ribadito che “l’autonomia è dare uno stimolo a tutti”. La bozza, comunque non soddisfa del tutto neanche i governatori del Nord. 

Al Senato

Nella giornata di oggi e per tutto il resto della settimana, l’Assemblea del Senato non si riunirà per consentire lo svolgimento dell’ultima settimana di campagna elettorale in vista del voto per le amministrative e dei cinque referendum sulla giustizia. L’Aula di palazzo Madama tornerà a riunirsi martedì prossimo alle 16.30 per la discussione della proposta di delega al Governo in materia di contratti pubblici. Per questa settimana nemmeno le Commissioni si riuniranno.

Alla Camera

Come per il Senato anche l’Assemblea della Camera questa settimana non si riunirà. I lavori dell’Aula di Montecitorio riprenderanno lunedì prossimo alle 16.00 con la discussione della proposta di legge per l’inserimento in Costituzione dell’attività sportiva, delle mozioni per la prevenzione e cura delle malattie oncologiche, anche nel quadro del Piano europeo di lotta contro il cancro e delle mozioni per una strategia nazionale per la prevenzione del suicidio. Questa settimana le Commissioni non si riuniranno.


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