Piccoli Comuni: presentato un Ddl. che punta a rendere ineludibili le fusioni per oltre 5.000 Enti

by Redazione | 02/02/2016 17:46

Il 15 novembre 2015 è stato presentato alla Camera il Disegno di legge (Atto Camera 3420) denominato “Modifica al Testo unico di cui al Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di popolazione dei Comuni e di fusione dei Comuni minori”, e attualmente all’esame della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati.

Il Provvedimento in discussione “contrasta” con altre disposizioni emanate dal Governo come l’ennesimo rinvio al 31 dicembre 2016, previsto nel Dl. “Milleproroghe” dell’obbligo di associazionismo delle funzioni, o dal Parlamento che, con la “Legge di stabilità 2016”, ha aumentato i contributi per le Unioni e le fusioni volontarie di Comuni, incentivando la possibilità di assumere e introducendo specifiche deroghe al turn over.

Secondo il Ddl, la dimensione ottimale per un Comune si colloca in una fascia demografica tra i 5.000 e i 10.000 abitanti, in quanto consentirebbe “il mantenimento di una dimensione a misura d’uomo coniugandola con servizi efficienti e ottimizzazione delle risorse”.

Ergo: in un attimo, se il Ddl. diventasse legge, 5.652 Comuni entro 2 anni dovrebbero fondersi al fine di costituire un nuovo ente di popolazione pari o superiore a 5.000 abitanti.

Secondo la relazione di accompagnamento alla proposta, le fusioni sarebbero “ineludibili”, e i Comuni che non si uniranno “spontaneamente” verrebbero accorpati ex lege dalle Regioni entro 24 mesi, perdendo anche tutti i benefici previsti dalla legge per le fusioni, mentre se le Regioni non procedessero in tal senso agli “accorpamenti forzosi”, subirebbero un taglio di almeno il 50% per i trasferimenti non destinati a finanziare Sanità e Trasporto pubblico locale.

Di là da considerazioni politiche, sociali e quant’altro, questo Ddl. suscita qualche perplessità anche da un punto di vista costituzionale: infatti, la Costituzione stabilisce che gli accorpamenti possono essere attuati a seguito di referendum popolare e non con legge ordinaria.

Ma va ricordato che anche l’Anci ha presentato una propria Proposta di legge, che vuole superare l’obbligo dell’associazionismo locale delle funzioni, ridisegnando il sistema complessivo delle Autonomie locali mediante l’istituzione di bacini omogenei che diano vita a Comuni strutturalmente più forti soprattutto dopo lo svuotamento delle funzioni delle Province.

di Stefano Paoli

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