Possibile utilizzare l’8 per mille per ripianare il debito Ici della Chiesa? La risposta del Ministro Tria nel question time alla Camera

Possibile utilizzare l’8 per mille per ripianare il debito Ici della Chiesa? La risposta del Ministro Tria nel question time alla Camera

In occasione del “question time” alla Camera del 21 novembre 2018, è stato posto un quesito (Magi – Misto – +Europa – CD) sull’attribuzione delle cosiddette quote inespresse dell’otto per mille, anche in relazione alla questione del versamento dell’Ici da parte della Chiesa cattolica, alla luce della Sentenza della Corte di giustizia dell’Ue. Nello stesso quesito si richiamano delibere della Corte dei conti, che, a dire del richiedente, confermerebbero l’opportunità di una rivisitazione del meccanismo di attribuzione dell’8 per mille e delle quote inespresse, da utilizzarsi, in pratica, per il recupero in compensazione di quanto dovuto a titolo di Ici da parte della Chiesa.

Con interrogazione a risposta immediata rivolta al Ministro dell’Economia e delle Finanze, l’Onorevole Magi ha chiesto se vi sia un orientamento del Governo volto a trattenere in compensazione le quote dell’8 per mille destinate alla Chiesa cattolica al fine di estinguere il debito della stessa Chiesa per il mancato pagamento ICI, come da recente sentenza della Corte di giustizia. L’Onorevole Magi ha chiesto inoltre se il Governo ritenga di avviare la procedura prevista dall’articolo 49 della legge 222 del 1985, al fine di ridurre l’aliquota e incidere sul meccanismo delle quote inespresse.

Il Ministro, dopo aver evidenziato che, per quanto concerne i rapporti Stato – Chiesa cattolica, la pertinente disciplina di riferimento è contenuta negli articoli 47 e seguenti della Legge n. 222 del 1985 e che, in particolare, l’articolo 47, secondo comma, dispone che “una quota pari all’otto per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, è destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario, a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione della Chiesa cattolica. Le destinazioni di cui al comma precedente vengono decise sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse”, ha ricordato come detto sistema è oggetto di revisione a cadenza triennale.
Tale disciplina è del resto riconducibile alla negoziazione bilaterale fra lo Stato e la Chiesa cattolica e, collocandosi a pieno titolo nel contesto concordatario, si connota per una particolare forza di resistenza rispetto ad eventuali modificazioni unilaterali.
Peraltro, il Ministro ha anche evidenziato che la stessa Corte costituzionale ha avuto modo di precisare che la Costituzione ha inteso evitare l’introduzione unilaterale di una speciale e derogatoria regolazione dei rapporti tra lo Stato e la singola confessione religiosa, sul presupposto che la stessa unilateralità possa essere fonte di discriminazione.
Per questa fondamentale ragione (Corte Costituzionale, sentenza n. 52/2016), gli specifici rapporti tra lo Stato e ciascuna singola confessione devono essere retti da una legge «sulla base di intese».
Principio questo ancor più stringente nel caso dei rapporti tra Stato e Chiesa cattolica, visto il principio concordatario declinato espressamente nell’art. 7 della Costituzione.
Tanto premesso, il Ministro conclude rispondendo che trattenere in compensazione le quote dell’8 per mille destinate alla Chiesa cattolica sarebbe lesivo delle scelte dei contribuenti che optano per la destinazione della propria quota alla Chiesa, dovendosi anche inoltre ricordare che l’articolo 47 della Legge n. 222 del 1985, al comma 2, prevede per l’8 per mille un vincolo di destinazione “a scopi di carattere religioso”. Vincolo che mal si concilierebbe con la finalità che si vorrebbe perseguire con la compensazione proposta.
Tanto premesso in ordine alla risposta data in occasione del “question time”, si rileva come la Delibera della Corte dei conti cui faceva riferimento il richiedente nel proprio quesito è, probabilmente, quella del 23 dicembre 2016, n. 16/2016/G, la quale, richiama anche la relazione “Destinazione e gestione dell’8 per mille dell’Irpef: le misure consequenziali finalizzate alla rimozione delle disfunzioni rilevate”, approvata con la deliberazione della Corte dei conti del 26 ottobre 2015, n. 8/2015/G, che aveva rilevato il perdurare di elementi di debolezza nella normativa, ormai risalente ad oltre 30 anni, e nella gestione dell’istituto dell’8 per mille.
In particolare, nella citata delibera, si segnalano: la problematica delle scelte non espresse e la scarsa pubblicizzazione del meccanismo di attribuzione delle quote; l’entità dei fondi a disposizione delle confessioni religiose; la poca pubblicizzazione delle risorse erogate alle stesse; lo scarso controllo sui fondi di competenza statale; la rilevante decurtazione della quota statale; l’incoerenza nella destinazione delle risorse derivanti dall’opzione a favore dello Stato e la lentezza nella loro assegnazione.
Il contributo dell’8 per mille è del resto obbligatorio per tutti, a prescindere dall’intenzione manifestata; e tuttavia, l’allocazione di questa quota del gettito Irpef è determinata da una sola parte dei contribuenti, gli optanti. Infatti, il meccanismo neutralizza la non scelta, dato che, in base al meccanismo delle cosiddette scelte non espresse, la mancata espressione della propria scelta non equivale al rifiuto del sistema o alla volontà di non parteciparvi, essendo stata la scelta del legislatore quella di ripartire una quota dell’Irpef generale sul modello delle votazioni politiche, dove il numero dei votanti non determina il numero dei seggi da assegnare, che sono, infatti, assegnati tutti, anche se non tutti gli elettori si recano alle urne.
La disciplina bilaterale riserva, del resto, a specifici organi e procedure – e, in particolare, alla Commissione paritetica istituita a norma dell’art. 49 della Legge n. 222/1985 – il compito di procedere, con cadenza triennale, alla valutazione del gettito della quota dell’8 per mille Irpef, al fine di predisporre eventuali modifiche, laddove, già nel mese di settembre 2014, la Parte governativa della Commissione aveva affermato di voler proporre alla Parte ecclesiastica che, in sede di successiva verifica triennale, tenuto conto degli anni trascorsi dalla data di entrata in vigore della Legge n. 222/1985, venisse discussa l’opportunità di una revisione della quota dell’8 per mille.
Non sembra però poi che il tema sia stato più ripreso.

di Giovambattista Palumbo


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