Prima infanzia: solo il 36% dei servizi socio-educativi è pubblico

Prima infanzia: solo il 36% dei servizi socio-educativi è pubblico

Solo il 36% delle 13.262 unità che offrono servizi socio-educativi per la prima infanzia, censite nell’anno educativo 2014/15, è pubblico. Tutto il resto delle strutture è a gestione privata. A renderlo noto è l’Istat, che ha pubblicato il 12 dicembre 2017 tutta una serie di dati relativi appunto alla rete di servizi dedicati ai bambini al di sotto dei 3 anni.

I posti disponibili, in tutto 357.786, coprono solo il 22,8% del potenziale bacino di utenza.

Per i servizi socio-educativi rivolti alla prima infanzia i Comuni hanno impegnato, nel 2014, 1 miliardo e 482 milioni di Euro, il 5% in meno rispetto all’anno precedente.

Le famiglie contribuiscono in misura crescente ai costi del servizio: dal 2004 al 2014 la quota è passata dal 17,4 al 20,3% della spesa corrente impegnata dai Comuni per i servizi socio-educativi.

Permangono differenze molto rilevanti fra il Mezzogiorno e il resto del Paese: al Nord-est ed al Centro Italia i posti censiti nelle strutture pubbliche e private coprono il 30% dei bambini sotto i 3 anni, al Nord-ovest il 27%, mentre al Sud e nelle Isole si hanno rispettivamente 10 e 14 posti per cento bambini residenti. I bambini sotto i 3 anni accolti in servizi comunali o finanziati dai Comuni variano dal 18,3% del Centro al 4,1% del Sud.

Notevoli anche le differenze nella spesa comunale in rapporto al potenziale bacino di utenza. Confrontando i Comuni Capoluogo di Provincia, la spesa più alta si ha a Trento, con 3.545 Euro per bambino residente, seguono Venezia con 2.935, Roma con 2.843, Aosta con 2.804 Euro; sul versante opposto si trovano i Comuni di Lanusei e Sanluri, che non hanno riportato spese per questo tipo di servizi, Reggio Calabria (19 Euro per bambino), Catanzaro (38 Euro), Vibo Valentia (46 Euro).


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